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martedì 31 ottobre 2023

NON E' UNO SCHERZETTO, NE' UN DOLCETTO

 Halloween 

Un immaginario da paura

 che non è uno "scherzetto"

- di Mimmo Muolo

«Dolcetto o scherzetto?», lo slogan tipico di Halloween, è diventato ormai virale. Così come questa sorta di carnevale fuori stagione, che vede il trionfo - anche mediatico - di zucche scavate e trasformate in volti inquietanti, teschi e scheletri, maschere, travestimenti mostruosi e in generale di un immaginario horror da quattro soldi.

 Come se non bastasse la cronaca di tutti i giorni a far entrare nelle nostre case gli orrori purtroppo autentici di guerre, violenze, devastazioni climatiche e distruzioni tragicamente assortite.

 Ora però la domanda di fondo è: che cos’è Halloween? Un momento di evasione tutto sommato innocuo, uno scherzetto appunto, come il furbo slogan sembra suggerire, o qualcosa di più serio, sul quale vale la pena di soffermarsi con una riflessione che prenda in esame i diversi aspetti di un fenomeno ormai troppo pervasivo per essere relegato alla sfera meramente ludica?

La prima cosa che colpisce è proprio la stratificazione di significati e di interessi che stanno dietro questa "festa". C’è la spinta commerciale, innanzitutto, se solo si considera l’entità non da poco del giro di affari generato da Halloween. Alcuni studiosi di marketing spiegano l’esplosione di questa moda con il fatto che mancava tra Ferragosto e Natale un appuntamento che spingesse l'acceleratore dei consumi voluttuari.

 Perciò Halloween verrebbe a colmare il vuoto completando l’"anno liturgico del consumismo" che si sovrappone a quello autentico e in alcuni casi scippa del loro significato vero persino le più importanti feste cristiane.

 C’è poi l’aspetto culturale, antropologico, e in definitiva educativo, che salta agli occhi quando entrano in gioco categorie distorsive dell’umano come la dimensione del mostruoso. E c’è anche il versante religioso, perché, anche a prescindere dalla sospetta vicinanza alla festa di Ognissanti (guarda caso “vampirizzata”, è proprio il caso di dirlo, dall’enorme gran cassa che enfatizza Halloween), la macabra carnevalata che va in scena in questi giorni richiama il rapporto con l’aldilà.

 Su questo versante, anzi, la fenomenologia di Halloween finisce di fatto per concretizzarsi in una delle tante schizofrenie del nostro tempo: da un lato la crescente difficoltà di molti a credere in una qualsiasi forma di vita oltre la morte, dall’altro il diffuso ricorso a figure come fantasmi, zombie, vampiri e diavoli che vanno a configurare una sorta di pantheon degli inferi e che debordano pure in film, romanzi, fumetti, serie tivù, spesso di grande successo.

 Senza voler vedere il male ovunque, è bene avere nei confronti di Halloween, specie se si è genitori e in senso più ampio educatori, una buona dose di prudenza.

 Qualche anno fa, in un’intervista ad "Avvenire", padre Francesco Bamonte, uno degli esorcisti più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, così si esprimeva: «A me sembra che Halloween di fatto non proponga niente di vero, niente di buono e non mi mostri niente di bello. Di conseguenza non mi sento aiutato ad essere più vero, più buono e a percorrere un cammino di bellezza e questo mi preoccupa dal momento che mi è stato insegnato che è la Bellezza che salverà il mondo».

 Ecco, dunque, la questione di fondo. Qual è l’antropologia di riferimento di Halloween? Quale immagine trasmette dell’uomo e del senso della vita? Una visione noir, popolata di mostri, con l’esaltazione di aspetti splatter è davvero preferibile alla bellezza di un’esistenza spesa per gli altri e coronata dalla vita senza fine, nell’abbraccio dell’amore di Dio, come avviene per i santi? E per quelli che tendono a sminuire, siamo proprio sicuri che questo immaginario horror non abbia conseguenze sulla psiche dei bambini?

 Domande che occorre porsi, se davvero non si vuole finir preda della martellante pubblicità che attraverso l’apparentemente innocua logica del “dolcetto o scherzetto” rischia di trasformare anche le nostre menti, e quelle dei più giovani in particolare, in zucche vuote.

 www.avvenire.it

 

sabato 28 ottobre 2017

HALLOWEEN, FESTA DEI DIAVOLI O DEI SANTI?

Alla ricerca delle origini di una festa
che è divenuta ambigua e fuorviante,
strumentalizzata a fini commerciali.

Perché non riscoprirne  le origini?


di Giovanna Jacob*

Da alcuni decenni la festa americana di Halloween è sbarcata in Europa, seducendo i più giovani. Alcuni anni fa, la propaganda anti-Halloween è sbarcata in Europa, allarmando molti. Questi ultimi non sanno che gli autori della propaganda cui loro credono ciecamente sono tutti nemici giurati della Chiesa di Roma. In realtà la festa di Halloween è una festa cattolica inventata da immigrati cattolici (irlandesi e francesi) in una nazione puritana. Non potendo sopportare che la festa più popolare degli Usa avesse origini “papiste”, i discendenti dei puritani ne hanno sempre parlato malissimo. Nel XIX secolo misero in giro la voce che la festa di Halloween discendesse da una festa celtica legata al culto dei morti. Nel XX misero in giro la voce che durante quella festa celtica si facessero sacrifici umani al dio della morte. In realtà la festa di Halloween non ha nessun legame, né diretto né indiretto, col paganesimo antico. La festa da cui discende l’attuale festa di Halloween nacque in Irlanda fra VIII e IX secolo dopo Cristo. Halloween significa letteralmente “festa della vigilia di Ognissanti”.
Tuttora sopravvivono in varie parti d’Europa feste di origine medievale in onore dei santi e dei morti che somigliano in maniera sorprendente alla celebre festa americana. Dunque Halloween non oscura in nessun modo le nostre tradizioni ma piuttosto può illuminarle.
Nel Medioevo non solo c’erano più feste legate al calendario liturgico ma ciascuna di esse era preceduta da una festa della vigilia. Di queste feste, oggi sopravvivono solo la festa della vigilia di Natale, il martedì grasso (festa della vigilia del mercoledì delle ceneri) e pure, a pensarci bene, la festa, tipicamente romana, della Befana. Non sfugga infatti che, secondo quanto i genitori raccontano ai bambini prima di metterli a dormire, la Befana passerebbe in ogni casa a portare calze piene di regalini e dolciumi nella notte della vigilia dell’Epifania: “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte”. A pensarci bene, l’iconografia della Befana ha molte analogie con l’iconografia classica della strega delle favole, che è penetrata a fondo nella festa di Halloween. Ha pure la scopa, classico accessorio da strega. Considerato l’aspetto stregonesco, rischiamo davvero che si comincino a lanciare anatemi contro la simpatica vecchina. Probabilmente già cominciano a sospettare che nell’alto Medioevo ogni anno il 6 gennaio le genti pagane della campagna romana avrebbero fatto sacrifici umani ad una sanguinaria divinità femminile …
Ma andiamo avanti. Poiché tutte le cruente leggende pseudo-storiche contro Halloween, che erano state messe in giro fino a quel momento, non erano bastate a convincere il popolo americano a mettere al bando l’odiosa festa “papista”, una trentina di anni fa gli anti-papisti americani alzarono il tiro: misero in giro la voce che nella notte di Halloween tutti gli occultisti, le streghe e i satanisti del mondo facessero cose orribili. In realtà, prima di una trentina anni fa solo alcuni occultisti, fra cui il celebre Alistair Crowley, avevano dato una qualche importanza alla data del 31 ottobre. La notizia, storicamente infondata, secondo cui i celti avrebbero avuto l’abitudine di fare sacrifici umani nella notte che segnava il passaggio dall’estate all’inverno non poteva non colpire la loro fantasia, alquanto malata. Ma appunto, solo a partire dagli anni Ottanta streghe e satanisti si sono appropriati di Halloween.
Poiché correva voce che Halloween fosse “la notte delle streghe”, le sedicenti streghe dell’associazione Wicca si sentirono chiamate in causa: “Ma allora è la nostra festa: festeggiamola!”
E poiché correva voce che ad Halloween loro stessi facessero cose raccapriccianti, i satanisti pensarono che fosse una buona idea farle veramente. Così una trentina d’anni fa hanno cominciato a festeggiare il capodanno satanico ogni 31 ottobre. Se un giorno questa gente decidesse di celebrare i suoi riti durante la notte del 24 dicembre (e non è detto che qualcuno di loro già non lo faccia), il Natale non smetterebbe di essere la più importante festa cristiana. Perché invece se i satanisti decidono di compiere i loro riti durante la festa cattolica di Halloween i cattolici gliela regalano con tante grazie?
Dunque, la festa americana di Halloween discende direttamente dalla omonima festa irlandese nata nell’alto Medioevo. Se la festa di Ognissanti era dedicata ai santi del paradiso ..... 

mercoledì 26 ottobre 2016

ZUCCHE O SANTI?

ALLA VIGILIA

 DI

OGNISSANTI

Ogni anno negli ultimi giorni ottobre si riapre il dibattito sull'opportunità o meno di dare libero sfogo ai "festeggiamenti" di Halloween, una ricorrenza di nordiche e lontane origini, legata al capodanno celtico. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. I Celti credevano  che la ricorrenza chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, provocando in questo modo il dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio e facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra. La paura della morte e degli spiriti si univa all'allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.
Oggi la ricorrenza di Halloween è divenuta un fatto commerciale, condito da  macabri travestimenti  carnevaleschi, da più o meno simpatici scherzi, da discutibili rituali o da rave, talora  da alienazioni varie e, finanche,  da qualche rito satanico.
La festa cristiana di tutti i santi, legata alla ricorrenza dei defunti del giorno successivo, è ben lontana dalla concezione celtica. Non è la paura della morte e degli spiriti che la anima, ma il grato ricordo dei defunti e, in particolare, di coloro che hanno lasciato dietro di loro una luminosa traccia di santità e che, perciò, godono della gloria del Paradiso. Il morto non è uno scheletro vagante o un pauroso fantasma o un terrificante  zombi, ma un essere amico e fratello che addita ai cristiani (e non solo) la felicità eterna e, grazie alle buone azioni compiute nel suo terreno cammino, ci è di esempio.
 Il giorno di Ognissanti, perciò, è giorno della festa della santità (termine religioso e laico, nel contempo), una festa da preparare mettendo in evidenza i percorsi del bene e la gioia ad essi connessa.  Non è un discorso da sacrestia, ma anche civico e laico.
I santi sono tali non solo per la fede che hanno avuto; la fede ha motivato, vivificato e rinvigorito  la buona vita vissuta, il generoso  servizio alla comunità. L’impegno dei santi è sempre stato non solo spirituale ma anche civico. La loro  presenza è stata ed è una preziosa ed insostituibile risorsa per il progresso culturale, spirituale ed anche materiale di ogni popolo.
La scuola, luogo di cultura, non può trascurare questo aspetto. La conoscenza dei fatti e dei fenomeni religiosi fa parte del suo curricolo. Educare alla cittadinanza, infatti, è far conoscere ed apprezzare i testimoni del bene perché siano di esempio e di stimolo al nostro cammino terreno.  
Cosa fare? Ogni comunità scolastica e ogni insegnante troverà le vie più opportune, non solo a fine ottobre. Un modesto  esempio: si potrebbe cogliere l’occasione per fare preparare delle schede su alcuni santi, evidenziando le principali caratteristiche del loro impegno e le tracce che hanno lasciato; preparare una rappresentazione o un video, incontrare testimoni o esperti; visitare luoghi legati alla vita di un santo; oppure .....
Talora, purtroppo, ci si sofferma principalmente sui cosiddetti grandi (talora conquistatori e guerrafondai) trascurando quei grandi che, senza far troppo rumore, hanno costruito percorsi di pace e di vero progresso umano e sociale.
Di là dell’opportunità o meno di vivere e far vivere l’ormai consueto “gioco” di Halloween (che potrebbe dare anche  possibilità espressive, di buon gusto) siamo chiamati a orientare i ragazzi a comprendere i significati della ricorrenza di Halloween e delle festività religiose dei santi e dei defunti, a riscoprire e valorizzare le tradizioni locali e le caratteristiche virtuose di coloro che sono materialmente morti, ma che continuano a vivere nell'aldilà, un aldilà di felicità e non di terrore.
E’ opportuno ricordare che ci sono tradizioni fisse, ferme nella memoria e nei cuori delle persone, e ci sono tradizioni in evoluzione e migrazione, accolte con entusiasmo e a volte passione. L’unione di vecchio e nuovo spesso genera confusione, se non adeguatamente orientato ed accompagnato.
… e la zucca? Si, se serve per fare un po’ di sano schiamazzo e di buona allegria. Meglio adoperarla per preparare gustosi piatti da condividere con gli amici.
 In ogni caso prestare adeguata attenzione per non far crescere “zucche vuote o marce”.

 Giovanni Perrone


        OGNISSANTI E LE FESTE CRISTIANE

venerdì 31 ottobre 2014

TUTTI I SANTI O HALLOWEEN?

Noi cristiani, a volte, ci lasciamo scivolare addosso questioni fondamentali per la nostra fede, o restiamo indifferenti davanti a provvedimenti profondamente offensivi­ [...], per poi lasciarci letteralmente risucchiare da questioni, al confronto, assolutamente secondarie.
 
Mi riferisco a quel pullulare su web e social network, in questi ultimi giorni, di link ed iniziative “Halloween sì-Halloween no”: una semplice querelle che – in pochi giorni – ha assunto proporzioni tali da sembrare una vera battaglia ideologica che, come tutte le altre, non è mai foriera di verità. La questione “Halloween sì-Halloween no”, a mio parere, è una di quelle questioni che andrebbe affrontata riscoprendo una preziosa qualità – purtroppo – diffusamente atrofizzata: il buon senso, direi, per non scomodare una facoltà più articolata quale il senso comune. Mi spiego.
 
Credo che il buon senso, se debitamente esercitato, basterebbe per capire che – se la festa di Halloween è una semplice festa commerciale – non dovrebbe impegnare le nostre facoltà intellettive, più di San Valentino o del Carnevale, per decidere quanta considerazione meriti; allo stesso tempo, se la festa di Halloween è – secondo alcuni – l’anticamera per feste sataniche o veri esercizi di stregoneria, le stesse zucche vuote dedite a tali pratiche ­– ­molto probabilmente­ – le compirebbero anche se, in queste ore, nelle vetrine non ci fossero esposte zucche finte.
 
Il buon senso, soprattutto, dovrebbe suggerirci che se i cristiani non celebrano la festa di Ognissanti come dovrebbero, e non rendono memoria ai loro morti come meriterebbero, la colpa non è certo di Halloween. Sempre il buon senso, poi, indurrebbe a chiedere ai genitori – che quest’anno sentono di più la minaccia di Halloween, per la forza con la quale evocherebbe simboli di morte e paura – quanto ugualmente vigilino sulle letture o i film che guardano i propri figli.
 
Vogliamo credere, forse, che tutti i figli dei buon cristiani non leggano Harry Potter o non siano andati al cinema a vedere tutti i film della serie, accompagnati dai genitori? E la befana, a questo punto, non è una strega? E i bambini cristiani, la notte di Natale, non aspettano anche i “doni portati da Gesù Bambino”?
 
Il buon senso, sostanzialmente, porterebbe a pensare che un bambino e un adulto, se conoscono il valore ed il significato della festa di Ognissanti e della Commemorazione dei morti, possono benissimo partecipare ad una festa giocosa che non ha altro valore se non quello della aggregazione e del rito della festa, necessario di per sé all’uomo. .....