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mercoledì 1 aprile 2026

COLTELLO IN MANO


 UN  TREDICENNE ACCOLTELLA L'INSEGNANTE



«Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età nemmeno mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso.

 Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori»

 


Alessandro D’Avenia

 «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese».  

 Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25, prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento). Una costellazione di gruppi o soggetti singoli che promuovono e compiono violenza fine a se stessa, online e offline, usando i minori come vittime o carnefici.  

 Attraggono soggetti vulnerabili attraverso piattaforme di gioco e applicazioni di messaggistica, e li spingono all’uso di droghe, alla condivisione di immagini intime, alla produzione di materiale pedopornografico, all’incesto e allo stupro, alla tortura di animali, ad autolesionismo, suicidio o omicidio in diretta.  

 Abbiamo donato ai bambini il cellulare, ma adesso sappiamo che è come aver dato loro una macchina, dell’alcol, una pistola o della droga, non uno strumento neutro che dipende da come e da chi lo usa, ma uno strumento che ti usa.  

 Mi rivolgo adesso ai politici, perché il problema è politico. Che cosa aspettate? 

 Nella mia esperienza di insegnante cominciata nel 2000 ho assistito a una mutazione antropologica. 

 Lo smartphone ha determinato l’adultizzazione e quindi l’adulterazione dell’infanzia, destrutturando una tappa della crescita con conseguenze di salute per tutta la vita successiva.  

 Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Ripeto, è come regalare loro le chiavi della macchina o una cassa di vino.  

 Ci vuole una rivoluzione dal basso, dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori, di cui purtroppo siamo diventati complici inconsapevoli (che ebbrezza quando abbiamo riempito la scuola di device che adesso dobbiamo vietare...).  

 Proprio in questi giorni si è concluso a Los Angeles un procedimento legale in cui per la prima volta i manager di Instagram e YouTube hanno dovuto testimoniare. Un maxi-processo con 1.600 querelanti intentato a Google e Meta, a partire dalla denuncia della ventenne Kaley G.M., che ha cominciato a soffrire di ansia, depressione e pensieri suicidi a causa dell’uso precoce dei social. Il verdetto ha stabilito che le piattaforme che Kaley frequenta da quando era bambina sono colpevoli dei suoi disturbi. Anche TikTok e SnapChat erano stati citati in giudizio ma hanno patteggiato, chiudendo con un accordo privato e un risarcimento non dichiarato. 

 La strategia usata dagli avvocati delle vittime è stata quella degli anni ’90 contro l’industria del tabacco che nascondeva le conseguenze del fumo. Le compagnie dovettero risarcire 206 miliardi di dollari e sospendere la pubblicità (ricorderete film come Insider e Thank you for smoking). Allo stesso modo la sentenza del 26 marzo 2026 contro le big-tech è storica: non solo non fanno abbastanza per i minori, ma fanno male.  

 Il caso del tredicenne italiano non è diverso: la sua rabbia, invece di essere accolta dalle figure adulte vicine, viene intercettata dagli attori del Nve, come in tanti casi simili avvenuti in giro per il mondo di recente. Si tratta di ragazzini problematici o è un effetto dell’architettura dei social?  Nel 2017 la 14enne inglese Molly Rose si era uccisa dopo aver assorbito migliaia di immagini di autolesionismo. La fondazione a lei dedicata ha pubblicato di recente una ricerca che mostra come, nonostante i proclami delle piattaforme, non sia cambiato nulla. È stato simulato il profilo TikTok e Instagram di una 15enne depressa: il 95% dei video proposti dall’algoritmo «per te» sono risultati dannosi, il 55% relativi ad autolesionismo e suicidio, il 16% a modi per togliersi la vita. 

 Il libro fenomeno globale di Jonathan Haidt, «La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli», che tutti gli educatori dovrebbero leggere (in Italia sta facendo altrettanto Alberto Pellai che, con Barbara Tamborini, ha pubblicato di recente l’ottimo «Esci da quella stanza»), raccoglie le evidenze scientifiche dopo 20 anni di esposizione al cellulare di bambini e adolescenti: dipendenza, frammentazione dell’attenzione, destrutturazione della socialità, perdita del sonno.  

 Quattro elementi letali per la crescita, un abuso in piena regola: su soggetti fragili (bambini e adolescenti lo sono per definizione) questi mezzi portano più danni che benefici, è la kryptonite dell’infanzia. Che fare? Sull’esempio dell’Australia che ha disattivato i profili degli under 16 e vieta l’iscrizione senza un documento di identità, molti governi stanno legiferando. In Francia, Portogallo, Uk, Danimarca e Spagna sono state approvate leggi simili ma l’iter operativo è ancora in corso. Brasile e Norvegia stanno varando la legge, la Germania la sta discutendo.  In Italia? Pur essendoci mossi in anticipo con una proposta bipartisan la legge è rimasta in stallo, forse perché un provvedimento del genere non porta consenso, non è gradito alle big-tech o perché siamo impastoiati in un sistema che mette altre cose prima dell’educazione e della salute dei ragazzi.  Bisogna allora intanto agire dal basso. Per questo partecipo a un progetto, ideato da professionisti di vari ambiti e in rapida espansione, per promuovere l’educazione digitale e preservare la salute dei ragazzi: «I patti digitali». 

 Accordi che, in comunità di diversa entità, vengono stretti da genitori, insegnanti e altre figure educative, per stabilire poche e semplici regole condivise in quella comunità (età giusta per lo smartphone, opportunità delle chat di classe, sia dei genitori che dei ragazzi, modi d’uso del registro elettronico, validità dei compiti online...) e smontare il così fan tutti: «Si sentirebbe fuori dal mondo».  

 Se in una comunità sono tutti d’accordo viene meno il senso di inferiorità, la pressione sociale e la scorciatoia comoda per sedare i figli (anche nel XIX secolo si usavano gli oppiacei per calmare i bambini, ma si finiva con l’avvelenarli). In questi anni abbiamo riempito le aule di strumenti digitali, convinti che avrebbero rivoluzionato la didattica, salvo scoprire che aiutano l’apprendimento solo in superficie, anzi hanno provocato lo sviluppo della cosiddetta «mente da cavalletta», incapace di attenzione e di tenuta, sempre alla ricerca della ricompensa, e una soglia della noia bassissima (soggetti del tutto manipolabili): bisogna quindi tornare alla scrittura a mano, alla calligrafia, alla lettura ad alta voce, all’ascolto attivo, all’attenzione mirata.  

 Non si tratta di vietare (i ragazzi sanno poi come fregarci), ma di dare alternative: nelle comunità che adottano i patti digitali cresce di pari passo la frequentazione di biblioteche, attività sportive e sociali. Possono essere gruppi di genitori, singole scuole o gruppi di scuole, intere comunità cittadine a siglare un patto e ricevere l’aiuto degli esperti, senza appesantire una vita già assai complessa. 

 Il 13 aprile prossimo alle 14.30 terremo l’incontro «Educazione e protezione digitale», dal vivo e in collegamento, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati (si potrà seguire la diretta). Ci saranno esponenti della Fondazione dei Patti, testimoni dei Patti già avviati e figure politiche dell’intero arco parlamentare impegnate da tempo nelle proposte di legge per regolamentare l’uso della rete da parte dei minori, cito solo Marco Gui, docente di Sociologia dei media all’Università di Milano-Bicocca, Stefano Vicari, direttore di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, Elena Bozzola, coordinatrice della commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, Stefania Garassini, giornalista e docente universitaria di Content management e Digital Journalism, Anna Scavuzzo, assessore all’Educazione del Comune di Milano, Marianna Madia (Pd), Lavinia Mennuni (FdI), Giulia Pastorella (Azione), Giorgia Latini ed Erika Stefani (Lega), Devis Dori (Verdi, già M5S). Chiedo alla premier Meloni che ha una figlia, a cui sicuramente non ha dato né darà a breve un cellulare: varate una legge in questa legislatura. 

 Il manifesto del tredicenne attentatore, evidentemente copia-incollato dai contenuti del gruppo Nlm (No Lives Matter, Nessuna vita conta, che diffonde anche un manuale per l’uso efficace di lame e armi) è un’ottima radiografia del nostro mondo adulto: «Mi sento superiore a tutti i miei coetanei. Mi sento molto più intelligente di loro e indossare un’uniforme dimostra la mia superiorità rispetto ai comuni mortali. Non sono più uno di loro, ho l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni... non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. 

 La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo... Sono stanco di essere un tipo banale, di dover fare sempre le stesse cose». Queste parole girate al rovescio nascondono un bisogno profondo: «Guardatemi! Aiutatemi a scoprire che sono unico, a capire le mie emozioni e a non subirle, a conoscere il mondo e gli altri, a sperimentare che la (mia) vita ha senso e vale. Toglietemi il cellulare. Liberatemi! Lasciatemi vivere i miei 13 anni. Voglio vivere!».  

 La realtà ci parla attraverso un caso eclatante. Ma questo non è un caso isolato e nemmeno un caso, è la conseguenza di un processo di abuso continuo che avvelena le anime e i corpi dei ragazzi e contro cui non stiamo facendo abbastanza."

 

Alzogliocchiversoilcielo

lunedì 19 febbraio 2024

INSEGNANTI E TUTELA DEI MINORI


DIOCESI DI MAZARA

 E AIMC

 PER LA TUTELA 

DEI MINORI

 

 Negli ultimi anni, l’attenzione della Chiesa alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili si è concretizzata con la creazione di un apposito Servizio Tutela Minori a livello nazionale, regionale e diocesano. Quest’ultimo ha il compito pastorale dell’ascolto ed accompagnamento delle vittime e della prevenzione attraverso incontri informativi e formativi rivolti a quanti si occupano di minori.

Il Servizio diocesano tutela minori è stato presentato agli insegnanti che aderiscono all’Associazione italiana maestri cattolici. A illustrarlo è stato il referente diocesano del Servizio, Antonio Ferro, che ha partecipato, in qualità di relatore, all’incontro online sul tema “Le sfide della nuova scuola”, terzo incontro programmato da parte della sezione AIMC di Mazara del Vallo. L’incontro è stato introdotto da Caterina Di Stefano, presidente della sezione. Il servizio é chiamato a collaborare e supportare l’azione pastorale della Chiesa diocesana, affinché la cura e la protezione dei minori e delle persone vulnerabili divengano concreta azione quotidiana. Il Servizio deve lavorare in stretto contatto col Vescovo.

Un ruolo centrale viene svolto da tutti gli educatori e, nel caso specifico dagli insegnanti, poiché  questi vivono una relazione costante con gli alunni, coi quali sono chiamati ad istaurare un rapporto empatico e di fiducia. Il dott. Ferro ha sottolineato quanto sia importante “essere empatici” nella relazione insegnante/alunno e di come sia fondamentale sostenere ed accrescere l’autostima e creare una relazione di fiducia che permetta all’alunno di comunicare le proprie emozioni e i propri vissuti.

Infatti, chi è più vulnerabile spesso ha una bassa autostima e cerca costantemente approvazione ed attenzione dell’altro, ciò lo espone ad un maggiore rischio di abuso. Il ruolo degli insegnanti, aldilà della trasmissione delle competenze, deve contribuire allo sviluppo armonico della personalità dell’alunno.

Il dott. Ferro, oltre a descrivere le devastanti conseguenze fisiche, psicologiche ed affettive che derivano dall’abuso sessuale, si è soffermato anche su altri tipi abuso: di potere, psicologico, di coscienza, ecc., sottolineando come alcuni comportamenti e linguaggi inappropriati, spesso danneggiano gravemente l’alunno.

L’AIMC di Mazara si è impegnata a sostenere il Servizio e ad approfondire i vari aspetti del problema, anche nelle scuole ove operano i docenti.



mercoledì 5 maggio 2021

DIGNITA' DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI AL TEMPO DEL COVID


Parolin: si riaffermi la dignità dei più piccoli

Il segretario di Stato vaticano ha inviato un messaggio in occasione dell’incontro promosso da Telefono Azzurro e incentrato sul tema “Dignità dei bambini e degli adolescenti al tempo del covid”. Il porporato sottolinea che è necessario "un approccio più incisivo nell'educazione delle giovani generazioni"

 

-         Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

 Riflettere sui passi compiuti nel campo della difesa dei minori e sottolineare l'importanza di continuare ad agire insieme, cooperando anche nell'ambito della Child Dignity Alliance, alleanza istituita a seguito del Congresso del 2017 “Child Dignity in the Digital World”. Promuovere il confronto tra istituzioni, media, esperti nazionali e internazionali, per rispondere al turpe fenomeno, in pericolosa crescita, degli abusi sessuali. Sono queste le finalità dell’incontro “Dignità dei bambini e degli adolescenti al tempo del covid”, evento promosso da Telefono Azzurro in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia.

Cardinale Parolin:  si riaffermi il valore inestimabile della vita

Durante l’incontro, tenutosi a Palazzo Borromeo e trasmesso in diretta streaming anche attraverso il canale youtube di Vatican News, è stato letto il messaggio del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. Il porporato, riferendosi all’iniziativa promossa da Telefono Azzurro, ricorda che l’evento organizzato oggi “intende mettere in luce rischi, paure e pericoli a cui va incontro oggi la  parte più  fragile della  nostra  società,   bambini  e  adolescenti”. Ed auspica  che l'odierno momento di  riflessione “riaffermi il valore inestimabile della vita e della dignità dei più piccoli e dei più indifesi”. Il cardinale Parolin, nel suo messaggio, indica anche una priorità: “il dovere di un approccio più incisivo nell'educazione delle giovani generazioni, per un radicale rifiuto di ogni  violenza e sopraffazione a danno dei minori”.  E per “un uso sempre più corretto dei mezzi  di  comunicazione”.

Un turpe fenomeno in costante evoluzione

All’incontro ha partecipato, tra gli altri, anche il Cardinale O'Malley che ha illustrato l’attività della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Monsignor Hans Zollner, docente dell’Università Gregoriana e direttore del “Centre for Child Protection”,  ha ricordato inoltre alcuni dati presenti nel volume "Online Child Sexual Exploitation. Treatment and Prevention of Abuse in a Digital World", pubblicato da Springer e curato dal professor Ernesto  Caffo, presidente e fondatore di Telefono Azzurro in qualità di responsabile scientifico del convegno “Child Dignity in the Digital World” svoltosi nel 2017 presso la Pontificia Università Gregoriana. Complessivamente, i dati sull’abuso sessuale confermano che si tratta di un fenomeno costantemente in evoluzione. Il Consiglio d’Europa stima che nel vecchio Continente 1 bambino su 5 subisca abusi. Nel Regno Unito si ritiene che il 7,5% degli adulti abbia subito abusi sessuali prima dei 16 anni I dati internazionali confermano anche che, nei casi di abuso sessuale, le vittime nella maggior parte dei casi fatichino a chiedere aiuto e optino per rimanere nel silenzio.

Le insidie della rete

Durante l’incontro si è anche ricordato un altro preoccupante trend: da tempo, e anche in questo periodo scosso dalla pandemia, Internet e le tecnologie digitali hanno contribuito ad esporre bambini e adolescenti a un nuovo livello di vulnerabilità. Nel report annuale pubblicato lo scorso anno, Internet Watch Foundation (aprile 2020) segnala - in riferimento all’anno 2019 - un incremento del numero di siti web che ospitano immagini o video 3 raffiguranti abusi sessuali a danno di minori. In un terzo dei casi, questi contenuti sono prodotti dai bambini stessi, a fronte di un inganno o di un ricatto. La maggior parte di questi contenuti raffigurano minori pre-adolescenti, tra gli 11 e i 13 anni. I dati del Centro di Ascolto e Consulenza di Telefono Azzurro dimostrano inoltre che Internet e le nuove tecnologie hanno accresciuto adescamenti sessuali e abusi sui minori. 

Il ministro Bonetti: regole per i social

All’incontro è intervenuto anche il Ministro per le Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti. Al microfono di Alessandro Guarasci sottolinea che si deve attuare, in particolare, un’azione educativa nei confronti dei più piccoli e delle loro famiglie affinché si possa abitare con precise regole uno spazio come quello dei social.

Caffo: più norme su Internet 

Il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, riferendosi ai rischi in Internet, sottolinea in particolare che è necessario formare i ragazzi ad un uso corretto delle nuove tecnologie. Occorre anche avere ulteriori normative, a livello internazionale, che vincolino le grandi aziende della rete a delle regole tese ad evitare che i bambini possano andare incontro a situazioni per loro dannose.

Ernesto Caffo: più normative a livello internazionale

Con la pandemia si è registrato, in tutto il mondo, un incremento dei casi di violenza, online e offline. “La sfida più grande per noi adulti - ha dichiarato Ernesto Caffo intervenendo all'incontro - è assicurare che i giovani abbiano un accesso sicuro a queste tecnologie: il web infatti è frequentato anche da perpetratori e i bambini, specialmente i più vulnerabili, possono facilmente diventare preda di diversi tipi di abuso. I governi, il settore non-profit, le istituzioni, il mondo accademico e la società civile dovrebbero unire gli sforzi”.

 

Vatican News

 

 


venerdì 26 giugno 2020

ABUSO DI DROGHE: PROBLEMA UMANO E SOCIALE


Giornata internazionale contro l’abuso di droghe
 e il traffico illecito 
 Papa Francesco: “Trafficanti di morte”

 “[…] La droga, come già più volte sottolineato, è una ferita nella nostra società, che intrappola molte persone nelle sue reti. Sono vittime che hanno perso la loro libertà in cambio di questa schiavitù, di una dipendenza che possiamo definire chimica”, così Papa Francesco nel discorso ai partecipanti alla conferenza internazionale sul tema “droghe e dipendenze: un ostacolo allo sviluppo umano integrale” (1°dicembre 2018).
“L’uso della droga causa gravissimi danni alla salute, alla vita umana e alla società, voi lo sapete bene. Tutti siamo chiamati a contrastare la produzione, l’elaborazione e la distribuzione della droga nel mondo. È dovere e compito dei governi affrontare con coraggio questa lotta contro i trafficanti di morte. Trafficanti di morte: non dobbiamo avere paura di dare questa qualifica. Un ambito sempre più rischioso si sta rivelando lo spazio virtuale: in alcuni siti di Internet, i giovani, e non solo, vengono adescati e trascinati in una schiavitù dalla quale è difficile liberarsi e che conduce alla perdita del senso della vita e a volte della vita stessa. Di fronte a questo scenario preoccupante, la Chiesa sente come urgente il bisogno di instaurare nel mondo contemporaneo una forma di umanesimo che riporti al centro del discorso socio-economico-culturale la persona umana; un umanesimo che ha quale fondamento il “Vangelo della Misericordia”. A partire da esso, i discepoli di Gesù trovano ispirazione per attuare un’azione pastorale veramente efficace al fine di alleviare, curare e guarire le tante sofferenze legate alle multiformi dipendenze presenti sulla scena umana.
La Chiesa, unitamente alle istituzioni civili, nazionali e internazionali, e alle diverse agenzie educative, è fattivamente impegnata in ogni parte del mondo per contrastare il diffondersi delle dipendenze mobilitando le proprie energie sulla prevenzione, la cura, la riabilitazione e sui progetti di reinserimento per restituire dignità a coloro che ne sono stati privati. Per vincere le dipendenze è necessario un impegno sinergico, che coinvolga le diverse realtà presenti sul territorio nell’attuare programmi sociali orientati alla salute, al sostegno familiare e soprattutto all’educazione. In questa prospettiva, mi unisco agli auspici che avete formulato nella vostra Conferenza, affinché vi sia un maggiore coordinamento delle politiche antidroga e anti-dipendenze – non servono politiche isolate: è un problema umano, è un problema sociale, tutto dev’essere collegato – creando reti di solidarietà e prossimità nei confronti di coloro che sono segnati da queste patologie. […]”


Abuso di droghe: “È un problema umano, è un problema sociale”
Comunicato Stampa della Comunità Papa Giovanni XXIII

«Con la chiusura delle scuole a causa della pandemia, i ragazzi sono rimasti più soli ed esposti ai pericoli del web, divenuto oggi il luogo in cui incontrano, conoscono e comprano sostanze stupefacenti di ogni genere. Mentre in Parlamento si raccolgono firme per rendere più florido il mercato della droga, soffocando così la libertà di tanti ragazzi con nuove forme di schiavitù, il nostro grido di allarme è per una strategia di prevenzione educativa sempre più dimenticata». Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII, spiega la preoccupazione della Comunità in occasione della Giornata mondiale della Lotta alla droga del 26 giugno.
«Ormai sono chiare le gravi conseguenze che pandemia e lockdown stanno recando: aumento del livello di stress, aggressività e disturbi del sonno. – continua Ramonda – A questo si aggiunge la sovraesposizione alla rete e le dipendenze comportamentali ad essa legate. Con la conseguenza che stanno cambiando modalità e stili di consumo e approvvigionamento delle droghe. Oggi l’attività di spaccio si è trasferita dalla strada al dark web e ai social network. Chiediamo al Governo e a tutti coloro che hanno responsabilità educative nei confronti delle giovani generazioni, dei loro bisogni educativi, dei loro diritti, della loro dignità di investire nella prevenzione».
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto 40 anni fa la prima Comunità terapeutica per il recupero delle persone con dipendenze patologiche. Oggi gestisce 34 Comunità Terapeutiche – 22 in Italia e 12 all’estero – in cui sono accolte oltre 300 persone.


lunedì 4 giugno 2018

PROTEZIONE DEI MINORI. Pubblicate le Linee Guida

“L’effettiva tutela dei minori (Minorum tutela actuosa) e l’impegno per garantire loro lo sviluppo umano e spirituale consono alla dignità della persona umana fanno parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi Membri sono chiamati a diffondere nel mondo”.

Una parte importante del lavoro della "Commissione per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili", istituita da Papa Francesco,  è esplorare i migliori modi per fornire educazione nella tutela a tutti coloro che servono nelle organizzazioni della Chiesa, insieme ai genitori, giovani, bambini e ai membri delle nostre parrocchie, scuole e istituti..A questo fine, i Membri della Commissione si sono focalizzati su tre aree principali e le hanno condivise con tutte le Conferenze episcopali e i laici: Cura e GuarigioneLinee Guida ed Educazione
Tutte e tre sono, e saranno, aree in sviluppo mirate ad adempiere il mandato che il Santo Padre ha dato alla PCTM. 
Siamo invitati a considerare queste aree e valutare cosa si sta facendo  nell'ambiente ove operiamo per garantire la protezione dei minori e delle persone vulnerabili. 
Lavoriamo insieme tutti per mantenere i piccoli e i vulnerabili al sicuro di ogni forma di violenza.





sabato 4 marzo 2017

PEDOFILIA: OCCORRE UN APPROCCIO GLOBALE!


Don Di Noto (Meter), “occorre un approccio globale.
In Europa 18 milioni di bambini vittime di abusi sessuali

“La pedofilia – dice don Di Noto – è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili. Si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”.

 “È difficile parlare di pedofilia incolpando soltanto la Chiesa cattolica. È fuori discussione che l’abuso sia una mostruosità, specie se perpetrato da un sacerdote, è fuori discussione tra il 2004 e il 2013 sono stati ridotti allo stato laicale 900 preti.
Ma quando la polizia inglese parla di 750.000 abusatori in Inghilterra, ci sono almeno 750.000 vittime laggiù. E questo non interessa a nessuno. Basta con la lotta settoriale”.
È uno sfogo amaro quello con cui don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org) commenta i casi d’abuso e le notizie che arrivano dalla Santa Sede in questi giorni, specie dopo le dimissioni di Marie Collins, membro della Commissione voluta da Papa Francesco contro la pedofilia: “vicenda che deve farci maggiormente riflettere per operare meglio e con chiarezza e determinazione”.
“La pedofilia – dice don Di Noto – che è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili, si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”. 
E precisa: “Secondo i dati forniti dalla Agenzia Nazionale per il crimine nel 2015 i pedofili potenziali in Gran Bretagna erano circa 750mila. Impressionante, solo in una Nazione. Non riescono più a controllare il fenomeno. Bisogna fermare questa onda che sta travolgendo milioni di bambini”.
 Per il sacerdote siciliano: “Se solo in Europa ci sono 18 milioni di bambini abusati (dato dichiarato e mai smentito), con una proporzione di 1 ad 1 abbiamo 18 milioni di abusatori, stupratori o come li volete chiamare. Vogliamo fare una proporzione di 1 a 2? Sono almeno 9 milioni tra pedofili e abusatori. Dire che è un esercito è appena vicino alla realtà dei fatti”.
Quindi: “Gli abusi sessuali sui bambini, non solo nel nostro Paese Italia, ma in tutti gli Stati del mondo sono taciuti, si nutrono di silenzio e di connivenze, dove la burocratizzazione rallenta il fattivo impegno nella repressione e nella prevenzione”.
Secondo il fondatore di Meter: “La letteratura scientifica ci dice che l’Italia ha un indice di prevalenza di abusi e maltrattamenti del 9,5 per mille, pari a circa 70/80mila casi l'anno, rispetto all'11,2% dell'Inghilterra e al 12,1% degli Usa.
In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali (13,4% delle bimbe e 5,7% dei bambini), 44 milioni di violenza fisica (22,9%), 55 milioni di violenza psicologica (29,6%). Le nuove tecnologie non hanno migliorato la situazione.
La diffusione di Internet allarga alla realtà virtuale la geografia dell'infanzia violata e la non collaborazione internazionale permette l’impunità, la produzione e la diffusione del materiale dove i soggetti coinvolti non troveranno mai una giustizia e una liberazione”, conclude don Di Noto.


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