domenica 16 giugno 2019

RISULTATI SCOLASTICI E CRESCITA DELLA PERSONA

La dittatura dei risultati 
non ha interesse 
per la crescita integrale della persona

Si è appena concluso a New York il Convegno mondiale per l’educazione cattolica 2019 organizzato da Oiec (International Office for Catholic Education). Per 4 giorni, dal 5 all’8 giugno scorso, più di 500 delegati provenienti da più di 100 Paesi si sono confrontati sul tema 'Educazione all’umanesimo della fraternità per costruire una civiltà dell’amore'. Motto del congresso 'Educatio Si' può essere tradotto con 'Sii educato'. Attraverso questo messaggio, l’Oiec vuole simboleggiare il legame tra due linee guida dell’educazione cattolica: il piano per l’istruzione 2030 delle Nazioni Unite e l’enciclica 'Laudato Si' di papa Francesco. Pertanto, 'Educatio Si' è il simbolo del forte impegno dell’Oiec verso il conseguimento dell’istruzione per tutti, associato alla parola di Dio. Questo l’orizzonte con il quale la grande famiglia Oiec ha aperto il Convegno Mondiale per l’Educazione Cattolica 2019.
Primo e significativo gesto, la celebrazione dell’eucarestia presieduta da mons. Cristophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati. Uniti. Con lui più di 80 tra sacerdoti e vescovi provenienti dai 5 continenti, tra cui, preziosa la presenza di mons. Zani (Segretario Cec) nella stupenda cattedrale di San Patrick nel cuore di Manhattan. Significativo uno dei molti interventi – come racconta il vicepresidente Claudio Masotti dell’Agesc – 'Educazione oggi, emergenze e sfide' tenuto dal sociologo professor Jorge Baeza Correa (docente della Università Cattolica Silva Henríquez in Cile). Nella sua ricerca, secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, la popolazione di rifugiati e sfollati nel mondo raggiunge 68,5 milioni di persone, di cui 25,4 milioni hanno meno di 18 anni. Nel rapporto dell’organizzazione sull’istruzione «4 milioni di bambini rifugiati non frequentano la scuola. Solo il 61% dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria, rispetto a una media globale del 92% (...). Solo il 23% degli adolescenti rifugiati è iscritto alla scuola secondaria, rispetto alla cifra complessiva dell’84%. La situazione dell’istruzione terziaria è fondamentale. Solo l’uno percento dei giovani rifugiati frequenta l’università, rispetto al 37 percento mondiale».
Nei pomeriggi, – come ricorda Masotti – siamo stati ospiti della Fordham University in New York, i delegati hanno potuto partecipare, alle sessioni di workshop secondo un calendario molto fitto di incontri nel quali confrontarsi e condividere progetti ed esperienze nel campo dell’educazione e della formazione. Il congresso si è concluso con un momento di grande unità di tutti i delegati riunti significativamente al palazzo delle Nazioni Unite. In quest’ultima sessione, papa Francesco ha voluto essere presente con un suo video messaggio di saluto carico di contenuti. Il Papa ha sottolineato alcune delle principali difficoltà che l’educazione incontra oggi. La decostruzione dell’umanesimo come l’individualismo e il consumismo generano una competizione che svilisce la cooperazione, offusca i valori comuni e mina alla radice le più basilari regole di convivenza. La dittatura dei risultati che non ha alcun interesse per la crescita integrale della persona. E la “rapidification” che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità cambiando continuamente i punti di riferimento.
Per fare fronte e vincere questi ostacoli, continua il Papa, «occorre la sinergia delle diverse realtà educative tra cui la prima è la famiglia, luogo in cui si impara ad uscire da se stessi e a collocarsi di fronte all’altro. Altresì occorre mettere al centro dell’azione educativa la persona nella sua integrità». L’intervento del Papa si conclude con una precisa indicazione: «Dobbiamo lavorare per liberare l’educazione da un orizzonte relativistico e aprirla alla formazione integrale di ciascuno e di tutti». Il congresso è stato una vetrina importante per dare voce ai molti Paesi che per mancanza di adeguate risorse economiche non hanno voce. E un momento di risveglio e di opportunità per importanti scambi sui temi dell’educazione di oggi.


sabato 15 giugno 2019

CERCANDO LA VERITA'

Vangelo: Gv 16,12-15 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )
 
Visualizza Gv 16,12-15
Fino a pochi anni fa, per andare in qualche località sconosciuta o per orientarsi in una città, si faceva ricorso alle cartine geografiche o alle mappe, molto scomode sia perché non sempre era facile capire se una strada fosse a senso unico o meno, sia perché piegarle e riportarle alla posizione che avevano quando le abbiamo tolte dallo scaffale della libreria era impresa ardua; inoltre, guidare orientati dalla cartina era praticamente impossibile, per cui o bisognava continuamente accostarsi ai bordi della strada per capire dove andare, oppure era necessario avere al proprio fianco un passeggero di quelli svegli che ci indicava curve, svolte, stop e incroci. Il nome del passeggero, indispensabile come pochi soprattutto nelle gare di rally, era quantomeno emblematico: “navigatore”. Sì, si chiamava come quell'applicazione che oggi troviamo su ogni auto, sui telefoni cellulari e sui tablet e che, entrando in contatto con satelliti collocati a quasi 1000 km dalla terra, ci permettono di capire con esattezza (non sempre, per la verità, e ne sanno qualcosa i camionisti...) che strada dobbiamo prendere, quale ostacolo troviamo, i tempi di percorrenza, il traffico in tempo reale, e addirittura le pattuglie di polizia presenti sul tratto di strada che stiamo per affrontare. Premesso che nutro un po' di nostalgia per i tempi delle cartine geografiche (che conservo ancora molto gelosamente anche in auto), non posso che convenire sull'utilità di questo strumento che ci aiuta ad arrivare alla meta stabilita.
Per poi ritrovarti a scoprire che anche Gesù ha un navigatore...e che a differenza nostra non lo usa per orientare se stesso, ma per orientare noi verso la meta più difficile da trovare, nel corso della nostra vita: la verità. “Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità”. E sapere che egli impiega tutta una vita per indicarci la via che porta alla verità; e sentirsi dire da lui che egli è la via, la verità e la vita...beh, personalmente mi consola e mi allarga il cuore, perché credo che raggiungere la verità sia tra le cose più difficili dell'esistenza umana. Non parlo, ovviamente della verità nel senso di “veridicità” delle cose: quella, è spesso facilmente raggiungibile, perché prima o poi la rispondenza a cose e a fatti realmente accaduti emerge, o come diciamo proverbialmente, “viene sempre a galla”.
Ma c'è una verità, un riferimento ai valori assoluti della vita, che non ci è dato di comprendere e di conoscere fino in fondo, se non ci viene fornito un aiuto dall'alto: un aiuto che viene da sopra di noi e che prende dimora in noi, nel più intimo di noi stessi, per guidarci alla verità tutta intera. Che, peraltro, non riusciremo mai a raggiungere, perché - come diceva Agostino d'Ippona - “noi cerchiamo la verità, ma troveremo solo la possibilità di continuare a cercarla all'infinito”.
E allora, che senso ha avere un navigatore così potente come lo Spirito Santo, che ricevendo dal Figlio Gesù le coordinate della nostra vita ci porti all'incontro con il Padre, se questo incontro non ci darà ancora la verità tutta intera? Che in fondo, è la domanda di senso di tutta la nostra esistenza: che senso ha tutto quello che facciamo, se non riusciremo mai a portarlo a compimento? Che senso ha faticare, muoversi, lavorare, approfondire i misteri della nostra esistenza se questi misteri non ci vengono rivelati? Che senso ha andare alla ricerca di Dio come fonte e origine della nostra vita, se poi Dio si nasconde dalla nostra vista? Che senso ha vivere onestamente per ricercare il regno di Dio e la sua verità, anche a costo di grandi sacrifici, se poi questa verità non ci è dato di conoscerla né di possederla?
Il problema, forse, sta proprio qui: in quei “verbi” che usiamo quando comunemente parliamo di “verità”: noi vogliamo sempre “sapere” la verità, “essere” nella verità e “possedere” la verità.
Vogliamo “sapere la verità” perché non sopportiamo che ci venga nascosto nulla, soprattutto da parte delle persone a cui teniamo di più: per poi accorgerci che di quella “verità” noi, alla fine, potremo sapere solo una minima parte. Perché? Perché non siamo onniscienti. Perché non siamo Dio.
Vogliamo “essere nella verità” perché non sopportiamo mai di essere dalla parte del torto, ancor peggio quando le cose riguardano qualche nostro atteggiamento che abbia risvolto nella vita pubblica o sociale, perché non sopportiamo che gli altri pensino che la colpa sia nostra: per poi accorgerci che “essere nella verità”, ossia totalmente dalla parte della ragione, è praticamente impossibile. Perché? Perché non siamo onnipotenti. Perché non siamo Dio.
Vogliamo “possedere” la verità perché non sopportiamo di sbagliare in qualcosa che abbiamo progettato in maniera duratura: per poi accorgerci che qualsiasi nostro progetto, di duraturo, ha ben poco. Perché? Perché non siamo eterni. Perché non siamo Dio.
Però un briciolo di sapienza, un briciolo di potenza e un briciolo di eternità ce l'abbiamo pure noi, nel cuore, dal momento in cui Dio ci ha voluti al mondo. Abbiamo un briciolo di sapienza del Vangelo che il Figlio ci ha annunciato, un briciolo di potenza che lo Spirito Santo ha riversato su di noi (anche la scorsa settimana), un briciolo di eternità che Dio ha messo nel nostro cuore quando ci ha creati.
Eternità, sapienza, potenza: in una parola, Dio Padre, Figlio, Spirito Santo. Colui che ci guida alla verità: ma se ne guarda bene di farcela trovare, perché non vuole che, convinti di possederla, ci fermiamo e smettiamo di camminare.
Se ci lasciasse almeno una piccola speranza, per non rimanere delusi al termine del nostro cammino terreno, non sarebbe male, vero? Giusto per non aver camminato invano!
Una speranza c'è, ed è quella che Dio ci dona per mezzo dello Spirito Santo: “L'amore di Dio riversato nei nostri cuori”.
Alla fine di tutto, la nostra vita, anche quella divina, è ancora e solo una questione d'amore.


giovedì 13 giugno 2019

LIBERI E FORTI. ATTUALITA' DI LUIGI STURZO

Il cristianesimo deve influire positivamente sulla vita morale pubblica

Messaggio di Papa Francesco per i cento anni dall’appello di don Luigi Sturzo “a tutti gli uomini liberi e forti”, celebrato in un convegno a Caltagirone.

di Michele Raviart – Città del Vaticano

L’insegnamento e la testimonianza del Servo di Dio don Luigi Sturzo “non devono essere dimenticati, soprattutto in un tempo in cui è richiesto alla politica di essere lungimirante per affrontare la grave crisi antropologica”. “Il primato della persona sulla società, della società sullo Stato e della morale sulla politica”, ma anche centralità della famiglia, la difesa della proprietà con la sua funzione sociale e di libertà, l’importanza del lavoro e della pace, sono valori che “si basano sul presupposto che il cristianesimo è un messaggio di salvezza che si incarna nella storia, che si rivolge a tutto l’uomo e deve influire positivamente sulla vita morale sia privata che pubblica”.
L’attualità dell’appello di don Sturzo
Così Papa Francesco si è rivolto in un messaggio ai partecipanti del convegno di Caltagirone, in provincia di Catania, per i cento anni dell’appello “a tutti gli uomini liberi e forti” di don Luigi Sturzo, atto fondativo del Partito popolare italiano e manifesto della partecipazione dei cristiani alla politica dopo il non expedit. Un anniversario importante “per la storia d’Italia e d’Europa”, spiega il Papa, che è anche un’occasione per riaffermare “il valore e l’attualità” dell’appello e “la sua predicabilità tra la gente, attraverso un nuovo dialogo culturale e sociale che sia ispirato, oggi come ieri, ai saldi principi del cristianesimo”.
Il ruolo dei cristiani laici
Il centenario è anche l’opportunità per riflettere sulla concezione cristiana della vita sociale e sulla carità nella vita pubblica per il sacerdote siciliano. “Il compito di informare cristianamente la vita sociale e politica”, scrive il Papa, “appartiene soprattutto ai laici cristiani che, attraverso il proprio impegno e nella libertà che loro compete in tale ambito, attuano gli insegnamenti sociali della Chiesa, elaborando una sintesi creativa tra fede e storia che trova il suo fulcro nell’amore naturale vivificato dalla grazia divina”.
La doverosa partecipazione dei cittadini
Superando il dualismo fra etica e politica, secondo cui Vangelo e amore sarebbero legati alla sfera privata, don Sturzo riteneva doverosa la partecipazione del cittadino alla vita del proprio Paese. “Il fare una buona o cattiva politica”, si legge ancora nel messaggio del Papa, “dipende dalla rettitudine dell’intenzione, dalla bontà dei fini da raggiungere e dai mezzi onesti che si impiegano” per questo obiettivo: così infatti “ragionano i cristiani di ogni tempo e di ogni Paese”.
L’amore è il vero vincolo sociale
“La moralizzazione della vita pubblica”, afferma Papa Francesco, “è legata per don Sturzo soprattutto a una concezione religiosa della vita, da cui deriva il senso della responsabilità morale e della solidarietà sociale”. “L’amore”, infatti, “ è per lui il vero vincolo sociale, il motivo ispiratore di tutta la sua attività” che, in modo originale, unisce etica e vita teologale e tra dimensione spirituale e dimensione sociale.
Un sacerdote esemplare
Come ricordato anche da San Giovanni Paolo II nel suo incontro con i vescovi siciliani del 1982, “prima che statista, politico, sociologo e poliedrico letterato”, don Sturzo “era un sacerdote obbediente alla Chiesa, un uomo di Dio che ha lottato strenuamente per difendere e incarnare gli insegnamenti evangelici, nella sua terra di Sicilia, nei lunghi anni di esilio in Inghilterra e negli Stati Uniti e negli anni ultimi anni della sua vita a Roma”

da VATICAN NEWS




EDUCAZIONE: SENTIERI DI VIOLENZA o SENTIERI DI LIBERTÀ '?


UMEC-WUCT  Consiglio 2019
                                                                        Bruxelles, 15-17 novembre

EDUCARE IN UN MONDO CHE CAMBIA
Sentieri di violenza vs sentieri di libertà ?

Ogni evento educativo è radicato in una visione della vita e incarnata nel quotidiano. Valori, azioni, relazioni, visioni del mondo si concretizzano in sentieri da percorrere per raggiungere determinate mete, al fine di permettere a ciascuna persona di sviluppare i talenti personali e realizzarsi pienamente.
L’educazione è un cammino che si percorre su determinati sentieri che permettono all’allievo, orientato e accompagnato dall’educatore, di vivere delle esperienze, di conquistare conoscenze e competenze, di mettersi alla prova, di riflettere, di progettare e sperimentare dei progetti personali o comunitari. E’ un cammino che interroga e sfida, di fronte ai molteplici cambiamenti e delle violenze che caratterizzano il mondo odierno. L’educazione è un cammino che si realizza con gli altri: il progetto di ogni persona si confronta con quello altrui, si arricchisce, si rivisita, si affina, in rapporto con i progetti educativi degli altri e della società.
Quali visioni della vita e dell’educazione, dell’uomo e dell’umanità del mondo orientano, o dovrebbero orientare, i vari percorsi, i progetti, le scelte, gli stili di insegnamento, le relazioni, la solidarietà, la responsabilità, le valutazioni in contesto caratterizzato da crisi e di molteplici mutazioni?
Gli stessi saperi, le scelte organizzative, i ritmi non sono “senz’anima”. I sentieri educativi (che percorriamo ogni giorno) possono essere sentieri di libertà o sentieri di violenza, sentieri che hanno senso o sentieri privi di meta, sentieri che esaltano la dignità di ogni persona  o sentieri che la umiliano e sviliscono, sentieri a misura del passo di ciascuno o sentieri omologati, sentieri che sviluppano responsabilità e autonomia o sentieri che favoriscono passività e “inappetenza culturale”, sentieri ove la libertà è vissuta o sentieri ove si pratica la violenza, sentieri che aprono nuovi orizzonti o sentieri di autoreferenza e chiusura, sentieri di coraggio o di paura, strade di ricerca, di confronto e di riflessività o percorsi di arroganza, di colonizzazione o di liberazione e valorizzazione, sentieri di rifiuto o di accoglienza per favorire  la concreta realizzazione di ciò che Papa Francesco chiama “umanesimo solidale”.
Guardiamo dentro le istituzioni scolastiche ove operiamo, con coraggio e con lealtà. Esploriamo stili e saperi, progetti e relazioni al fine di comprendere quali sono le caratteristiche di un sentiero di libertà, al fine di scoprire e snidare le varie forme di violenza che persistono e frenano o ostacolano la concretizzazione dell’umanesimo solidale e responsabile per una società vissuta in spirito di condivisione, nella diversità, ma anche di scoprire e valorizzare le possibilità teoriche e pratiche dei sentieri di libertà.  Si tratta di comunicare e scambiare le esperienze, tenendo conto della nostra identità cristiana, che permette di evitare ogni tentazione di percorrere le vie dell’oppressione e della violenza.
Insomma, si tratta di esplorare e di (ri)pensare il nostro modo di essere (sempre e ovunque) degli educatori esemplari, degli educatori cristiani capaci di operare nella complessa realtà odierna e nei vari ambienti dove insegniamo: testimoni credibili nelle scuole e nel mondo.

L’annuale Consiglio UMEC-WUCT, del prossimo novembre, a Bruxelles, attende perciò le nostre riflessioni ed esperienze che, condivise, ci aiuteranno ad arricchirci reciprocamente e a migliorare la qualità del nostro essere educatori e formatori delle giovani generazioni, di dare un significativo contributo alle istituzioni ove operiamo, in realtà complesse e in rapido cambiamento.
 Per favore, inviare entro il 15 settembre i vostri contributi di idee ed esperienze a: umec.wuct@gmail.com.
 Per conoscere il programma e le modalità di partecipazione scrivere a: umec.wuct@gmail.com  o visitare il blog: http://wuct.umec.blogspot.com


IL DIALOGO INTER-RELIGIOSO PER COSTRUIRE LA PACE





mercoledì 12 giugno 2019

SOLIDARIETA' PROFESSIONALE


PROGETTI DI SOLIDARIETA’ – ANNO 2019

All’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici pervengono numerose richieste di sostegno a progetti educativi da realizzare in ambienti di “estrema periferia”.

Una delle caratteristiche dell’UMEC-WUCT è, infatti, la solidarietà professionale.

Volete dare una mano ai colleghi che operano nelle varie realtà, tra mille difficoltà e pericoli?

Contribuiremo a migliorare la qualità del loro servizio educativo, degli apprendimenti scolastici e degli ambienti ove alunni e insegnanti vivono e operano.





martedì 11 giugno 2019

LA SOLITARIA RESISTENZA DEGLI INSEGNANTI

di Massimo Recalcati 

Le aggressioni oscene delle quali gli insegnanti sono sempre più spesso vittime, da parte dei loro alunni e delle famiglie che ne sostengono in modo arrogante le ragioni, lasciano senza parole e non dovrebbero essere sottovalutate. Si tratta di un vero e proprio oltraggio che colpisce al cuore la nostra vita collettiva.
Conosciamo lo sfondo antropologico in cui avvengono questi episodi: una alterazione della differenza simbolica tra le generazioni che ha comportato una frattura del patto educativo tra famiglie e insegnanti. I genitori anziché sostenere i rappresentanti del discorso educativo si schierano con i loro figli, lasciando gli insegnanti in una condizione di isolamento. Misconosciuti da uno Stato che non valorizza economicamente il loro lavoro, sovraccaricati di compiti educativi di fronte a famiglie sempre più disgregate e latitanti, gli insegnanti patiscono una condizione di umiliazione permanente. 
Nel nostro tempo ogni atto decisionale nel campo dell’educazione dei figli rischia di essere guardato dalle famiglie come un sopruso illegittimo, mentre è considerata legittima l’aggressione violenta di genitori e figli verso gli insegnanti.
La vita di questi figli dovrebbe scorrere su di un’autostrada spianata, dove ogni ostacolo, ogni esperienza di frustrazione o di ingiustizia dovrebbe essere rimossa. È il sogno narcisistico dei genitori contemporanei: assicurare ai propri figli una vita facile di successo, risparmiare loro ogni angoscia. Se allora un insegnante osa mettersi di traverso ricordando che ogni percorso di formazione è fatto di prove da superare, viene travolto in varie forme: dalle denunce al Tar alla violenza fisica e verbale sino a una sorta di bullismo rovesciato, dove sono gli insegnanti a subire angherie di ogni genere.
In un tempo non lontano l’insegnante godeva di un prestigio sociale e di un’autorità educativa che costituivano un punto fermo per le famiglie e per la nostra vita collettiva. Prima del Sessantotto questo prestigio e questa autorità spesso sfociavano in un uso repressivo del potere a danno degli studenti. È stato necessario un lento ma fondamentale processo di liberazione critica della scuola da modelli pedagogici sterilmente autoritari. Ma oggi la scuola non è più un luogo di indottrinamento ideologico ed esercizio di un potere sadico. Non è più un dispositivo disciplinare che costringe le vite dei nostri figli ad adattarsi a pratiche pedagogiche coercitive. Nel nostro tempo la scuola è un luogo di resistenza all’incuria e alla logica produttivistica che ispira l’iperedonismo contemporaneo.
Se c’è un luogo che andrebbe custodito e difeso con tutta l’attenzione necessaria da ogni forma di prevaricazione, è il luogo della scuola. È lì che la vita dei nostri figli può allargare l’orizzonte del mondo, fare esperienza della forza della parola, dell’erotismo della conoscenza. La violenza brutale di cui gli insegnanti sono vittime non è solo quella di famiglie incivili, ma è anche quella più diffusa del discredito che li colpisce: penalizzati economicamente, denigrati come lavoratori privilegiati, declassati nel loro prestigio pubblico.
Dovremmo invece sempre ricordare che ogni rinascita collettiva inizia dalla scuola e dalla sua funzione. Quale? Quella di introdurre la vita dei nostri figli alla dimensione generativa della cultura. È questo il vero vaccino che abbiamo a disposizione per prevenire la dissipazione della vita dei nostri figli: consentire l’incontro con la dimensione erotica del sapere, con la cultura come desiderio di vita.


Fonte: