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martedì 2 giugno 2026

CONNESSIONI CON IL FUTURO

UMEC-WUCT la Oradea: Legături cu viitorul – Orizonturi globale și misiunea profesorului în zilele noastre 

 Orizzonti globali 

e

 la missione

 dell'insegnante 

oggi


Nell'ambito del Convegno internazionale organizzato dAll'Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici (UMEC-WUCT) e dalla Diocesi di Oradea, la professoressa Roisín Coll, dell'Università di Glasgow, ha tenuto una conferenza dal titolo "Connessioni con il futuro - Orizzonti globali e la missione dell'insegnante oggi", offrendo un'ampia riflessione sull'identità e la vocazione dell'insegnante cattolico in un mondo segnato da profondi cambiamenti culturali, sociali e tecnologici.

All'inizio del suo intervento, la relatrice ha sottolineato l'importanza del contesto dell'Europa orientale, caratterizzato da resilienza e fedeltà alla fede: «Molte delle vostre nazioni comprendono, in modo molto particolare, cosa significhi preservare l'identità e la speranza in tempi di enormi cambiamenti politici, culturali e sociali». Partendo dal tema dell'incontro, la Prof.ssa Roisín Coll ha affermato che gli insegnanti cattolici si trovano «a un crocevia unico: tra memoria e futuro, tra tradizione e cambiamento, tra identità locale e connessione globale», sottolineando che la loro missione è oggi più importante che mai.

«Il mondo ha ancora bisogno di insegnanti. Non solo di istruttori. Non solo di professionisti. Ma di insegnanti che accompagnino i giovani, li aiutino a cercare la verità, a costruire relazioni e a scoprire la speranza», ha affermato, ricordando che il fondamento dell'educazione cattolica rimane la convinzione che ogni bambino sia creato a immagine e somiglianza di Dio.

La professoressa ha insistito sul fatto che l'educazione cattolica non mira esclusivamente al rendimento scolastico, ma alla formazione integrale della persona: "Cerchiamo di formare giovani che siano al contempo cittadini responsabili e, per citare Papa Benedetto XVI, 'futuri santi'".

Un argomento centrale della conferenza è stato la riflessione sull'intelligenza artificiale e del suo impatto sull'istruzione. Facendo riferimento a un recente articolo apparso su The Irish Catholic intitolato "L'IA non sostituirà mai il cuore pulsante dell'educazione cattolica", Roisín Coll ha sottolineato che la questione chiave non è se l'intelligenza artificiale trasformerà l'istruzione, poiché ciò sta già accadendo, ma "cosa apportano di unico gli insegnanti cattolici alla vita dei giovani che nessuna tecnologia potrà mai replicare completamente".

In questo contesto, ha sottolineato la dimensione profondamente relazionale e formativa dell'educazione cattolica: «L'insegnante cattolico porta qualcosa di unico: presenza, accompagnamento, incoraggiamento, testimonianza e fede». Allo stesso tempo, ha mostrato che, in un mondo sempre più plasmato dalla tecnologia, le dimensioni umane e spirituali dell'educazione diventano «non meno significative, ma ancor più essenziali».

Riflettendo sulle sfide attuali dell'educazione cattolica, l'insegnante di Glasgow ha richiamato l'attenzione sul rischio di diluizione dell'identità: "Una delle maggiori sfide che l'istruzione cattolica deve affrontare a livello internazionale non è sempre l'ostilità manifesta, ma la graduale diluizione: la lenta pressione a diventare indistinguibili da qualsiasi altra cosa e da chiunque altro".

In tal senso, la conferenza ha incluso anche la presentazione delle cinque caratteristiche della scuola cattolica e dell'insegnante cattolico, ispirate alle riflessioni dell'arcivescovo J. Michael Miller:

  • Ispirato da una visione soprannaturale, l'insegnante cattolico comprende l'educazione alla luce della fede e vede l'insegnamento come una missione, una partecipazione all'opera di Dio;
  • Basato su un'antropologia cristiana , che riconosce la dignità di ogni bambino, creato a immagine e somiglianza di Dio;
  • Animato dalla comunione e dalla comunità , costruisce relazioni di fiducia, solidarietà e appartenenza;
  • Pervaso da una visione “cristiana”del mondo , che integra fede, ragione e ricerca della verità nell'atto educativo;
  • Sostenuto dalla testimonianza del Vangelo , l'insegnante educa non solo attraverso la competenza professionale, ma anche attraverso l'esempio personale e la testimonianza della propria vita.

"Gli insegnanti cattolici non sono solo educatori del presente; sono custodi della memoria e costruttori del futuro", ha affermato Roisín Coll, sottolineando l'importanza della collaborazione internazionale e della solidarietà tra educatori cattolici di diversi paesi e culture.

Nella parte conclusiva della conferenza, ha parlato del ruolo centrale dell'educazione religiosa nel sostenere l'identità della scuola cattolica. "L'educazione religiosa non è semplicemente un'altra materia. È il luogo in cui la fede diventa comprensibile. Dove la tradizione viene compresa. Dove ai giovani vengono forniti gli strumenti per confrontarsi con interrogativi su verità, significato e identità", ha affermato la relatrice.

In conclusione, la professoressa dell'Università di Glasgow ha trasmesso un forte messaggio di speranza, esprimendo la sua fiducia nella vocazione degli educatori cattolici in tutto il mondo: "Il futuro dell'educazione cattolica non sarà garantito principalmente da documenti, strutture o strategie, ma dalle persone: insegnanti la cui vita rifletta il Vangelo, leader che creino culture di speranza e scuole abbastanza sicure di sé da conservare il proprio carattere distintivo".

Alcune foto sono disponibili qui ( link ).

Ufficio stampa dell'EGCO - Mihaela Caba-Madarasi

martedì 29 marzo 2022

EDUCARE E' DARE SPERANZA AL PRESENTE

 Pubblicata oggi l’istruzione della Congregazione per l’Educazione cattolica: l'importanza di un Patto Educativo Globale, il dialogo tra ragione e fede, la collaborazione tra scuola e famiglie

 

-Isabella Piro - Città del Vaticano

 - Educare è una passione che si rinnova sempre: parte da questo principîo l’istruzione della Congregazione per l’Educazione cattolica diffusa oggi e intitolata "L’identità della scuola cattolica per una cultura del dialogo". Uno strumento sintetico e pratico basato su due motivazioni: "La necessità di una più chiara consapevolezza e consistenza dell’identità cattolica delle istituzioni educative della Chiesa in tutto il mondo" e la prevenzione di "conflitti e divisioni nel settore essenziale dell’educazione".

L’importanza di un Patto educativo globale

Suddiviso in tre parti, il documento analizza la missione evangelizzatrice della Chiesa come madre e maestra; si sofferma sui vari soggetti che operano nel mondo scolastico e analizza alcuni punti di criticità, nel contesto del mondo globalizzato e multiculturale contemporaneo. Se triplice è la struttura, unico tuttavia è l’orizzonte dell’Istruzione, ovvero quel Patto educativo globale fortemente voluto da Papa Francesco, affinché la Chiesa, forte e unita nel campo della formazione, possa portare avanti la sua missione evangelizzatrice e contribuire alla costruzione di un mondo più fraterno.

La Chiesa è madre e maestra

Nella prima parte del documento, intitolata "Le scuole cattoliche nella missione della Chiesa", si sottolinea che la Chiesa è "madre e maestra": la sua azione educativa, dunque, non è "un’opera filantropica", bensì parte essenziale della sua missione, basata su determinati principî fondamentali: il diritto universale alla formazione; la responsabilità di tutti — in primo luogo dei genitori che hanno il diritto di compiere in piena libertà e secondo coscienza le scelte educative per i loro figli, e poi dello Stato che ha il dovere di rendere possibili differenti opzioni educative nell’ambito della legge — il dovere di educare, precipuo della Chiesa, nel quale si intrecciano evangelizzazione e promozione umana integrale; la formazione iniziale e permanente degli insegnanti, affinché siano testimoni di Cristo; la collaborazione tra genitori e docenti e tra scuole cattoliche e non cattoliche; il concetto di scuola cattolica come "comunità" permeata dello spirito evangelico di libertà e carità, che forma e apre alla solidarietà. In un mondo multiculturale, inoltre, si ricorda anche "una positiva e prudente educazione sessuale", elemento non trascurabile che gli studenti devono ricevere, man mano che crescono.

Il dialogo tra ragione e fede

Radicata su principî evangelici che sono, al contempo, "norme educative, motivazioni interiori e insieme mete finali", la scuola cattolica — sottolinea l’Istruzione — è quella che pone Gesù Cristo al centro della concezione della realtà e pratica il dialogo tra ragione e fede per aprirsi alla verità e "dare risposta ai più profondi interrogativi dell’animo umano che non riguardano soltanto la realtà immanente". Aperta a tutti, in particolare ai più deboli nell’ottica di "una profonda carità educativa", la scuola cattolica ha bisogno di educatori, laici e consacrati, che siano "competenti, convinti e coerenti, maestri di sapere e di vita, icone imperfette, ma non sbiadite dell’unico Maestro". Professionalità e vocazione, quindi, dovranno andare di pari passo per insegnare ai giovani la giustizia, la solidarietà e, soprattutto, "la promozione di un dialogo che favorisca una società pacifica". Ciò è quanto mai importante oggi, dato che "la scuola cattolica si trova in una situazione missionaria anche in Paesi di antica tradizione cristiana" e quindi la sua testimonianza deve essere "visibile, incontrabile e consapevole". Soggetto ecclesiale che mette in pratica "la grammatica del dialogo", gli istituti formativi cattolici diventano così "una comunità educativa" in cui si respira, con fiducia, l’autentica concordia e la convivialità delle differenze.

L’educazione alla cultura della cura

Ma non solo: la missione educativa della Chiesa rientra in un progetto pastorale più ampio, quello dell’essere “in uscita” e “in movimento”. Quest’ultimo sarà "di squadra, ecologico, inclusivo e pacificatore", ovvero partirà dalla collaborazione di ciascuno; contribuirà all’equilibrio con il sé, con gli altri, con il Creato e con Dio; includerà tutti e genererà armonia e pace. La scuola cattolica ha anche il compito di educare alla "cultura della cura", per veicolare quei valori fondati sul riconoscimento della dignità di ogni persona, comunità, lingua, etnia, religione, popoli e di tutti i diritti fondamentali che ne derivano. Vera e propria "bussola" della società — conclude la prima parte dell’Istruzione —, la cultura della cura forma persone dedite all’ascolto, al dialogo costruttivo e alla mutua comprensione.

La promozione dell’identità cattolica

La seconda parte del documento è dedicata, invece a "I soggetti responsabili per la promozione e la verifica dell’identità cattolica". Partendo dal presupposto secondo il quale "tutti hanno l’obbligo di riconoscere, rispettare e testimoniare l’identità cattolica della scuola, esposta ufficialmente nel progetto formativo", si sottolinea l’importanza di proteggerne principi e valori, anche con "la coerente sanzione di trasgressione e di delitti, applicando rigorosamente le norme del diritto canonico, nonché del diritto civile".

Gli alunni, soggetti attivi del processo educativo

Gli alunni, si aggiunge poi, sono "soggetti attivi del processo educativo": vanno quindi sia responsabilizzati a seguire il programma, sia guidati a "guardare oltre l’orizzonte limitato delle realtà umane", realizzando la sintesi tra fede e cultura. Al contempo, si ricorda che "i primi soggetti responsabili dell’educazione sono i genitori, ai quali spetta il diritto-obbligo morale di educare la prole", con i mezzi e le istituzioni scelti liberamente e secondo coscienza, e in stretta cooperazione con i docenti. Questi ultimi, dal canto loro, con professionalità e testimonianza di vita, devono garantire alla scuola cattolica la realizzazione del suo progetto formativo. A tal proposito, il documento sottolinea che spetta alla scuola stessa, seguendo la dottrina della Chiesa, "interpretare e stabilire i parametri necessari per l’assunzione" del personale che deve distinguersi per "retta dottrina e probità di vita". Se una persona assunta non si attiene a tali principî, si legge nell’Istruzione, la scuola dovrà prendere "misure appropriate", tra cui anche le dimissioni.

I compiti dei dirigenti scolastici e dei vescovi diocesani

Ampio spazio viene dedicato anche ai dirigenti scolastici: veri e propri leader educativi, essi hanno una missione ecclesiale e pastorale basata sulla collaborazione con l’intera comunità scolastica, sul dialogo con i pastori della Chiesa e sulla promozione e la tutela del legame con la comunità cattolica. Quindi, l’Istruzione analizza i compiti del vescovo diocesano/eparchiale: ad esempio, a lui spetta "il necessario discernimento e riconoscimento delle istituzioni scolastiche fondate dai fedeli", nonché l’esplicito consenso scritto per la fondazione di scuole cattoliche. Suo diritto-obbligo, inoltre, è quello di vigilare sull’applicazione delle norme del diritto universale nei centri educativi cattolici; dare ad essi disposizioni generali; visitare almeno ogni cinque anni quelli che si trovano all’interno del suo territorio diocesano; provvedere nel caso in cui si verifichino fatti contrari alla dottrina, alla morale o alla disciplina ecclesiale. Tali provvedimenti andranno presi o avvertendo i responsabili delle scuole, affinché intervengano, o agendo in prima persona nei casi più gravi o urgenti o ricorrendo alla Congregazione per l’Educazione cattolica.

Il dialogo costante con la comunità

Tra gli alti compiti del vescovo diocesano/eparchiale c’è quello di nominare o approvare i docenti di religione, nonché di rimuovere o chiedere che un insegnante venga rimosso se non sussistono più le condizioni della sua nomina, "rispettando sempre il diritto di difesa" del docente, anche con l’aiuto di un avvocato formato in diritto canonico. Infine, i presuli dovranno mantenere un dialogo costante con l’intera comunità scolastica, affinché i problemi possano essere risolti "nello scambio reciproco e nella conversazione fiduciosa». Lo stesso dovranno fare le Conferenze episcopali, il Sinodo dei vescovi o il Consiglio dei gerarchi, ai quali spetta l’emanazione di norme generali in materia di istruzione e, in particolare, di educazione religiosa. Agli stessi organismi, conclude la seconda parte del documento, si raccomanda di creare un’apposita Commissione per istituire un fondo economico che aiuti il mantenimento e lo sviluppo delle scuole cattoliche, soprattutto quelle che si trovano nel bisogno.

La scuola cattolica non sia un’isola

La terza parte dell’Istruzione, intitolata "Alcuni punti critici", analizza in primo luogo le divergenze nell’interpretazione della qualifica di “cattolica” per una scuola. Tale interpretazione può essere riduttiva, ossia limitata solo ad alcuni ambiti o alcune persone (ad esempio, gli insegnati di religione o il cappellano scolastico), ma può essere anche troppo vaga, ossia centrata sul mero "spirito cattolico" e non tenere conto della necessaria applicazione delle norme canoniche e dell’autorità gerarchica. Un’altra interpretazione errata è quella che vede nelle scuole cattoliche un modello chiuso, in cui non c’è spazio per chi non è “totalmente” cattolico. Contro questo atteggiamento, l’Istruzione mette in guardia, richiamando il modello della “Chiesa in uscita”: "Non bisogna perdere lo slancio missionario per chiudersi in un’isola — si legge nel documento — e allo stesso tempo occorre il coraggio di testimoniare una 'cultura' cattolica cioè universale, coltivando la sana consapevolezza della propria identità cristiana".

Occorre chiarezza di competenze e legislazioni

Altro punto focale rilevato dal documento è quello della necessaria chiarezza di competenze e legislazioni: il principio di sussidiarietà, che "si fonda sulla responsabilità di ciascuno davanti a Dio e distingue la diversità e la complementarietà delle competenze", nonché gli Statuti aggiornati e non troppo rigidi aiutano a dirimere tensioni che possono nascere in tale ambito. Le Conferenze episcopali, il Sinodo dei vescovi o il Consiglio dei gerarchi, inoltre, dovranno prevedere, nei Regolamenti nazionali e negli Statuti, gli elementi necessari per superare i conflitti che possono derivare dal doppio inquadramento normativo (canonico e statale-civile) delle scuole cattoliche. Può accadere, infatti, che lo Stato imponga a istituzioni cattoliche pubbliche "comportamenti non consoni" alla credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa, oppure scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola. In tal caso, si raccomanda "una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole, sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti".

I codici di comportamento

Al contempo, si richiama l’importanza del diritto canonico, che garantisce la comunione tra le parti coinvolte nella missione educativa, ponendosi come un vero e proprio "argine allo scandalo della rottura dell’unità interna della Chiesa", nonché all’esposizione dei conflitti presso i tribunali stati e i mass media. Sempre in nome della chiarezza, si richiede poi alle scuole cattoliche di munirsi di una dichiarazione della propria missione, oppure di un codice di comportamento, strumenti per la garanzia della qualità istituzionale e professionale. Anche in quei Paesi in cui la legge civile esclude "una discriminazione a causa della religione, dell’orientamento sessuale o di altri aspetti della vita privata", l’Istruzione ricorda che "viene riconosciuta alle istituzioni educative la possibilità di munirsi di un profilo di valori e di un codice di comportamenti da rispettare". Se ciò non avviene, dunque, i soggetti interessati possono essere sanzionati, in quanto non adempienti ai vincoli contrattuali.

La costruzione dell’unità

Quanto al problema della chiusura di una scuola cattolica per difficoltà di gestione, l’Istruzione sottolinea che la vendita o il trasferimento a enti distanti dai principî dell’educazione cattolica per creare utili economici non sono una soluzione. Piuttosto, sarà responsabilità del vescovo valutare ogni possibile alternativa per "salvaguardare la continuità del servizio educativo". In generale, comunque, nell’ottica della risoluzione dei conflitti all’interno della comunità educativa, si raccomanda la costruzione dell’unità, basata su alcuni elementi fondamentali: una comunicazione inclusiva e permanente che non sia sostituita da mass-media estranei o dall’opinione pubblica; la generazione di processi di sviluppo in grado di avviare una dinamica positiva; un profondo discernimento che metta insieme "la dimensione umana, spirituale, giuridica, soggettiva e pragmatica" ed eviti "dichiarazione affrettate" che possono provocare "un grave danno oggettivo per tutta la Chiesa e la sua missione"; l’esercizio della prudenza, affinché ogni eventuale soluzione sia considerata "in una prospettiva di lunga durata".

Educare è dare speranza al presente

Il documento si conclude sottolineando che le scuole cattoliche «costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa stimola ad usare la creatività per trovare percorsi adeguati», perché, come dice Papa Francesco, «educare è dare al presente la speranza».

Vatican News

 Testo in lingua italiana



mercoledì 12 maggio 2021

GIORNATA MONDIALE DELL'EDUCAZIONE CATTOLICA - 13 maggio


 L'idea di una Giornata Mondiale dell'Educazione Cattolica è stata adottata nel 2002 al Congresso dell'OIEC a Brasilia.

Si celebra il giorno dell'Ascensione (40 giorni dopo Pasqua), che quest'anno é il 13 maggio.

Lo scopo della Giornata è riflettere, riconoscere e celebrare l'educazione cattolica. Quest'anno si inserisce nelle iniziative del Global Compact Education, promosso da Papa Francesco.

L'UMEC-WUCT (Unione Mondiale Insegnanti Cattolici), alla quale l'AIMC aderisce, celebra il generoso e competente impegno che tutti gli insegnanti cattolici svolgono nelle scuole (cattoliche, statali ....) del mondo. In particolare si ricordano gli insegnanti che operano in contesti difficili e talora anche pericolosi.

Per coloro che desiderano vivere la giornata, sono disponibili alcune risorse, tra cui un volantino di una pagina e un opuscolo di 8 pagine, entrambi in tre lingue.

È disponibile anche una raccolta di 25 interviste (in diverse lingue a seconda dell'intervista) che celebrano il lavoro degli educatori cattolici di tutto il mondo, e in particolare il lavoro della Congregazione FMA la cui festa liturgica del fondatore è il 13 maggio.

Dal sito web è possibile scaricare risorse aggiuntive.



martedì 23 marzo 2021

EDUCAZIONE CATTOLICA NEL MONDO. IL RAPPORTO ANNUALE

 L’IMPEGNO DEGLI INSEGNANTI CATTOLICI E DELLE SCUOLE E UNIVERSITA’ CATTOLICHE PER L’INTEGRALE PROMOZIONE DELLA PERSONA, PER IL PLURALISMO, LA QUALITA’ DELL’EDUCAZIONE E LO SVILUPPO DEI POPOLI.

 

Il Global Catholic Education Report è pubblicato annualmente dal team di volontari che gestisce il Global Catholic Education Project. È co-sponsorizzato dalle quattro maggiori organizzazioni internazionali che rappresentano l'educazione cattolica nel mondo: OIEC, IFCU, OMAEC e UMEC-WUCT (**).

Il progetto Global Catholic Education mette in risalto il collegamento dell’educazione cattolica al mondo e il mondo all'educazione cattolica. Il progetto evidenzia l’impegno degli insegnanti cattolici (che operano nelle varie scuole e università del mondo, sia cattoliche sia statali o laiche) per l’educazione e lo dello sviluppo umano integrale di ogni persona, condividendo buone pratiche basate sulla ricerca e sull'esperienza internazionale.

Il rapporto si pone all’interno del cammino che la Chiesa sta realizzando grazie al progetto del Global Compact on Education promosso da Papa Francesco.

 Le scuole e le università cattoliche servono 68 milioni di studenti e contribuiscono al diritto all'istruzione, specialmente nei paesi a basso reddito

 Secondo il Global Catholic EducationReport 2021 (vedi infografica), 62 milioni di bambini sono iscritti nelle scuole cattoliche (prescolare, primaria e secondaria) in tutto il mondo, e più di 6 milioni di studenti sono iscritti all'istruzione superiore cattolica. Le scuole cattoliche sono particolarmente presenti nei paesi a basso reddito. In questi paesi, uno studente di scuola primaria su sette frequenta una scuola cattolica. Tuttavia, la pandemia di COVID-19 minaccia la sostenibilità di alcune scuole e università, specialmente quelle che non ricevono un adeguato sostegno dello Stato (si pensi all’Italia). La chiusura di ogni scuola cattolica, in realtà, provoca un danno culturale ed economico alla società.

Ogni anno, il Global Catholic Education Report analizza i principali aspetti che caratterizzano le scuole e le università cattoliche. Il tema del rapporto 2021 è il pluralismo educativo, la povertà di apprendimento e il diritto all'istruzione. I risultati principali sono i seguenti:

- Negli ultimi quattro decenni, le iscrizioni alle scuole cattoliche sono cresciute rapidamente, in particolare nel continente africano, che ora rappresenta il 55,3% degli studenti nelle scuole primarie cattoliche di tutto il mondo. Complessivamente, secondo la classificazione dei Paesi della Banca Mondiale, sette studenti su dieci nelle scuole elementari cattoliche vivono in paesi a basso o medio-basso reddito (40,9% nei paesi a basso reddito e 29,7% nei paesi a medio-basso reddito). Al contrario, come nel caso di altre università, le istituzioni cattoliche di istruzione superiore rimangono concentrate nei paesi a reddito medio-alto e alto.

- A livello globale, la "quota di mercato" dell'educazione cattolica è del 4,8% a livello primario, del 3,2% a livello secondario e del 2,8% a livello di istruzione superiore. Ma nell'Africa sub-sahariana, l'11,0% degli studenti della scuola primaria sono in scuole cattoliche, e nei paesi a basso reddito la percentuale è del 13,7%. Il fatto che le scuole primarie cattoliche servano proporzionalmente più studenti nei paesi a basso reddito evidenzia l’impegno della Chiesa per servire i poveri e promuovere lo sviluppo la pace e la fraternità mondiale.

- L'articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo afferma che "i genitori hanno il diritto prioritario di scegliere il tipo di educazione da impartire ai loro figli". Questo richiede un pluralismo nell'educazione. Il rapporto mette in risalto l’impegno degli insegnanti cattolici (ovunque essi operano) per il pluralismo nell'educazione. Infatti, gli insegnanti, le scuole e le università cattoliche, e le associazioni professionali nazionali e internazionali contribuiscono al diritto all'istruzione non solo promuovendo e sostenendo un'istruzione di qualità, ma anche aumentando il pluralismo nell'istruzione. In Italia l’Associazione Italiana Maestri Cattolici fa parte attivamente dell’UMEC-WUCT.

- Le stime per 38 paesi evidenziano che le scuole e le università cattoliche permettono un risparmio annuale di bilancio dell'ordine di 100 miliardi di dollari (a parità di potere d'acquisto) per gli Stati. Tuttavia, oggi, la vita di alcune scuole e università è minacciata dalla pandemia di COVID-19, soprattutto nei paesi in cui non ricevono adeguato sostegno da parte dello Stato. Ad esempio, negli Stati Uniti, la pandemia ha provocato la più grande riduzione delle iscrizioni nelle scuole cattoliche in quasi 50 anni. In Italia nell’ultimo anno hanno chiuso oltre cento scuole cattoliche, causando così un aggravio per il bilancio statale. Infatti, come per gli investimenti nell'istruzione pubblica, investire nel sostegno nell'educazione cattolica è vantaggioso, soprattutto in tempi di crisi.

 **) OIEC è il Catholic International Education Office; IFCU è la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche; OMAEC è l'Organizzazione Mondiale degli Ex Studenti di Educazione Cattolica; e UMEC-WUCT è l'Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici.

 Redazione del Rapporto: Quentin Wodon

Per FIUC, François Mabille , Presidente

Per OIEC, Philippe Richard, Segretario Generale

Per OMAEC, José Ramon Batiste , Presidente

Per UMEC-WUCT, Giovanni Perrone, Segretario Generale

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Rapporto 2021




domenica 16 giugno 2019

RISULTATI SCOLASTICI E CRESCITA DELLA PERSONA

La dittatura dei risultati 
non ha interesse 
per la crescita integrale della persona

Si è appena concluso a New York il Convegno mondiale per l’educazione cattolica 2019 organizzato da Oiec (International Office for Catholic Education). Per 4 giorni, dal 5 all’8 giugno scorso, più di 500 delegati provenienti da più di 100 Paesi si sono confrontati sul tema 'Educazione all’umanesimo della fraternità per costruire una civiltà dell’amore'. Motto del congresso 'Educatio Si' può essere tradotto con 'Sii educato'. Attraverso questo messaggio, l’Oiec vuole simboleggiare il legame tra due linee guida dell’educazione cattolica: il piano per l’istruzione 2030 delle Nazioni Unite e l’enciclica 'Laudato Si' di papa Francesco. Pertanto, 'Educatio Si' è il simbolo del forte impegno dell’Oiec verso il conseguimento dell’istruzione per tutti, associato alla parola di Dio. Questo l’orizzonte con il quale la grande famiglia Oiec ha aperto il Convegno Mondiale per l’Educazione Cattolica 2019.
Primo e significativo gesto, la celebrazione dell’eucarestia presieduta da mons. Cristophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati. Uniti. Con lui più di 80 tra sacerdoti e vescovi provenienti dai 5 continenti, tra cui, preziosa la presenza di mons. Zani (Segretario Cec) nella stupenda cattedrale di San Patrick nel cuore di Manhattan. Significativo uno dei molti interventi – come racconta il vicepresidente Claudio Masotti dell’Agesc – 'Educazione oggi, emergenze e sfide' tenuto dal sociologo professor Jorge Baeza Correa (docente della Università Cattolica Silva Henríquez in Cile). Nella sua ricerca, secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, la popolazione di rifugiati e sfollati nel mondo raggiunge 68,5 milioni di persone, di cui 25,4 milioni hanno meno di 18 anni. Nel rapporto dell’organizzazione sull’istruzione «4 milioni di bambini rifugiati non frequentano la scuola. Solo il 61% dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria, rispetto a una media globale del 92% (...). Solo il 23% degli adolescenti rifugiati è iscritto alla scuola secondaria, rispetto alla cifra complessiva dell’84%. La situazione dell’istruzione terziaria è fondamentale. Solo l’uno percento dei giovani rifugiati frequenta l’università, rispetto al 37 percento mondiale».
Nei pomeriggi, – come ricorda Masotti – siamo stati ospiti della Fordham University in New York, i delegati hanno potuto partecipare, alle sessioni di workshop secondo un calendario molto fitto di incontri nel quali confrontarsi e condividere progetti ed esperienze nel campo dell’educazione e della formazione. Il congresso si è concluso con un momento di grande unità di tutti i delegati riunti significativamente al palazzo delle Nazioni Unite. In quest’ultima sessione, papa Francesco ha voluto essere presente con un suo video messaggio di saluto carico di contenuti. Il Papa ha sottolineato alcune delle principali difficoltà che l’educazione incontra oggi. La decostruzione dell’umanesimo come l’individualismo e il consumismo generano una competizione che svilisce la cooperazione, offusca i valori comuni e mina alla radice le più basilari regole di convivenza. La dittatura dei risultati che non ha alcun interesse per la crescita integrale della persona. E la “rapidification” che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità cambiando continuamente i punti di riferimento.
Per fare fronte e vincere questi ostacoli, continua il Papa, «occorre la sinergia delle diverse realtà educative tra cui la prima è la famiglia, luogo in cui si impara ad uscire da se stessi e a collocarsi di fronte all’altro. Altresì occorre mettere al centro dell’azione educativa la persona nella sua integrità». L’intervento del Papa si conclude con una precisa indicazione: «Dobbiamo lavorare per liberare l’educazione da un orizzonte relativistico e aprirla alla formazione integrale di ciascuno e di tutti». Il congresso è stato una vetrina importante per dare voce ai molti Paesi che per mancanza di adeguate risorse economiche non hanno voce. E un momento di risveglio e di opportunità per importanti scambi sui temi dell’educazione di oggi.


martedì 30 ottobre 2012

L'UMEC - WUCT ELEGGE IL NUOVO ESECUTIVO

Si è svolto a Roma  il 20-21 ottobre il quadriennale Congresso dell'Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici. In rappresentanza dell'Italia vi hanno preso parte il presidente nazionale, Giuseppe Desideri, e il consigliere UMEC, Giovanni Perrone.
Il Consiglio ha preso in esame l'attività dell'UMEC nel trascorso quadriennio ed approvato la relazione del presidente uscente, Mark Philpot, al quale ha espresso apprezzamento per l'impegno mostrato, nonostante le notevoli difficoltà, in particolare finanziarie, cui ha dovuto fare fronte. Gratitudine è anche stata espressa a Carole Philpot che ha ben supportato l'attività dell'UMEC, a fianco del marito Mark.
L'assistente ecclesiastico, S.E. mons. Luc van Looy, vescovo di Gent, ha svolto una riflessione sul ruolo dell'insegnante cattolico nell'odierna società  e ha proficuamente interagito con tutti i lavori..
Sono intervenuti al Consiglio, a nome della Congregazione della santa Sede per l'Educazione Cattolica, il sottosegretario, mons. Vincenzo Zani, e mons.  Stefano Sanchirico. Mons. Zani, nel sottolineare l'importanza fondamentale che l'educazione ha in ogni società e nel fare riferimento ai lavori sinodali,  ha espresso apprezzamento per l'opera svolta dall'UMEC e per il generoso e qualificato impegno svolto dagli insegnanti cattolici nelle scuole del mondo. Ha evidenziato l'opportunità di trovare nuove vie per rendere l'opera dell'UMEC più efficace e sempre più adeguata a rsipondere alle sfide educative odierne. Nel contempo ha sottolineato la necessità di rafforzare l'apertura a tutti gli insegnanti del mondo, operanti  sia nelle scuole cattoliche sia nelle altre scuole. L'insegnante cattolico, infatti, in qualsiasi realtà operi, è chiamato a testimoniare i valori evangelici e l'insegnamento della Chiesa, ad essere un buon cittadino e un buon cristiano.
Unitamente a mons. Sanchirico ha sollecitato l'UMEC ad interagire con la Santa Sede per la preparazione dell'anniversario della Gravissimum Educationis che avrà luogo nel 2015.
Per riflettere sulle problematiche dell'UMEC, il Consiglio ha ritenuto istituire due commissioni di studio, una su organizzazione e ruolo dell'UMEC oggi e prospettive per il futuro e una sugli aspetti economici.
E' stato, quindi, rinnovato il Comitato Esecutivo che risulta così composto:
Presidente - Guy Bourdeaud'hui  (Belgio) 
Assistente E. - S.E. mons. Luc Van Looy - (Belgio)
Segretario Generale - Giovanni Perrone  (Italia)
Tesoriere - John Lydon- ( Gran Bretagna)

Beatrix Klackowicz (alla quale il Consiglio ha espresso riconoscimento per il lungo e generoso impegno) continuerà a seguire l'ufficio di Roma e a curare le traduzioni.

La domenica mattina il Consiglio ha parteciopato allla Santa Messa di chiusura del Sinodo, celebrata da S.S. Benedetto XVI.
Nella mattinata di lunedì i Consiglieri hanno visitato l'Ufficio di Roma che ha sede presso il palazzo di San Callisto (Città del Vaticano).
Al termine dei lavori il presidente dell'AIMC ha ringraziato il presidente uscente, Mark Philpot, per l'opera svolta e ha espresso l'augurio di buon cammino al nuovo esecutivo, riaffermando l'impegno dell'AIMC per sostenere la vita dell'Unione.

Nelle foto, il Comitato Esecutivo e un gruppo di partecipanti al Consiglio.