LA COMPLESSITA' DELL'EDUCARE
-di Susanna Pesenti
Guardate,
guardate bene...e cambierete il gioco.
-di Susanna Pesenti
Guardate,
guardate bene...e cambierete il gioco.
Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia.
Oggi sono con noi – in
quel legame spirituale ma reale che è la comunione, il filo d’oro dei cuori –
tutti i ragazzi e le ragazze che camminano con noi, i compagni strada, mai
estranei, sempre prossimi. Non siamo turisti, ma esploratori! Ci accompagnano anche
i tanti che in questi cinquanta anni hanno camminato con voi e adesso, magari,
camminano con difficoltà con le gambe ma certamente lo fanno ancora di più col
cuore, con la preghiera, con la solidarietà. Davvero “per sempre”. Siete un
popolo. Solo l’io può scegliere, ma solo il noi può aiutare quell’io a
camminare.
Siete capi. L’Agesci è
una delle poche realtà dove questo termine è evidente, libero da confronti e
competizioni perché come deve essere, di solo servizio. Lo siete e vi fate
riconoscere, liberi da riconoscimenti, ma anche da deleghe o da capi che lo fanno
in maniera surrettizia, senza giocarsi personalmente, finché conviene o non
richiede molto. Senza di voi il popolo scout non cammina. Siete tanti, ma
quanti altri ne servirebbero per potere dare la possibilità di conoscere e
seguire il miglior maestro della vita che è Gesù, che ama e insegna ad amare sé
stessi e ad amare il prossimo, che cammina per strada e apre quella del cielo.
Tu hai parole di vita eterna, parole di vita e non di morte, parli di quello
che non finisce e che la vita la rende piena di bellezza umana e spirituale già
oggi, luce nel buio, giustizia nei disequilibri, pace nelle divisioni, mitezza
in un mondo con cuori e menti armati. L’io isolato soffre, non sta bene! L’io
in una vita ridotta a laboratorio diventa solo più fragile. Sappiamo quanti
ragazzi e ragazze chiudono il mondo in una stanza (senza cielo però!),
catturati e ingannati dallo schermo che confonde reale e virtuale e fa credere
di essere quello che non si è. A volte ho l’impressione che anche quando stiamo
con gli altri restiamo sempre come davanti ad uno schermo! Ecco perché essere
capi: per loro, per camminare nella vita vera, per cambiare questo mondo e
renderlo felice non perché va tutto bene, ma perché ho qualcuno con me e ho
speranza. Capi perché nessuno resti indietro, per non avere paura degli
imprevisti, per camminare contemplando e difendendo il Creato e le creature,
per imparare ad arrangiarsi, arte così importante per chi cammina davvero! Vi
prendete responsabilità in un mondo che ama il ruolo e la considerazione, ma
senza legami e sacrifici. Essere capi vi ha cambiato e vi ha reso migliori.
Ognuno personalmente e tutti insieme avete, in tanti modi, rinnovato quella
promessa che fin da piccoli ha orientato la vostra vita: “fare del mio meglio
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese”. Solo così si educa
e chi educa cambia. Avete sentito il dovere verso Dio e il suo sogno per il
mondo, che poi vuol dire anche per ogni persona. Avete sentito il dovere verso
il nostro Paese e anche quell’altro Paese che per noi è l’Europa, ma alla fine
l’intera casa comune della terra che vogliamo sentire e rendere casa e una casa
per tutti. Fare il meglio è molto diverso dall’angoscia di prestazione, solo
dimostrativa di sé non per gli altri, piena di confronti e paure. Fare il
meglio è poter chiedere aiuto, sbagliare, correggersi ed essere corretti, è non
accontentarsi e allo stesso tempo godere del cento volte tanto che riceviamo in
fratelli, sorelle, padri, madri. Fare il meglio perché abbiamo davvero capito
che se non lasciamo il mondo migliore sarà peggiore, segnato da ingiustizie
inaccettabili, alle quali non vogliamo abituarci. Siete diventati grandi
facendo diventare grandi non perché sopra gli altri, ma insieme e nel servizio.
Il più grande aiuta il più piccolo. Sempre. Quando ognuno finisce per essere
regola a sé stesso si finisce per cercare una felicità individuale e non
trovarla mai.
Ponete l’onore essendo
affidabili in un mondo spesso incerto e cangiante; siete leali, non ingannate e aiutate a non
nascondere e avere paura della fragilità, a poter avere fiducia in qualcuno;
siete utili e aiutate gli altri, non aspettate e fate voi il primo passo e
insegnate a farlo; siete cortesi in tanta pericolosa ignoranza e aggressività
egocentrica; obbedite, insegnando a non rinunciare mai a pensare e a usare la
coscienza, ma legati a Gesù e alla legge del noi; sorridete in un tempo di
tanto vittimismo egocentrico e superficiale. E continuate a cantare e fare
cantare assieme, a cantare la vita nella gioia e nel dolore. Siete laboriosi,
cioè non fatalisti, non approssimativi o pigri che si salvano da soli e hanno
tempo da perdere perché non hanno nessuna da amare. Siete economi, cioè attenti
con tante buone prassi all’ambiente umano e naturale e non con la stoltezza del
benessere. E infine siete puri di pensieri, parole ed azioni. Puri? Siete puri
perché liberi da una verità ipocrita e senza vita, perché siete capaci di
sporcarvi per amore, perché questa è la purezza cristiana.
Voi dimostrate che è
possibile vivere una vita felice, non perché senza problemi, ma perché con un
amore più forte delle avversità. Questo era il sogno di Baden-Powell – un uomo
segnato dalla terribile esperienza della guerra – e questo rimane e si conferma
il sogno che anche voi, qui a Verona, volete rinnovare. Non siete per niente
“anime belle”, ma belle e forti anime in un mondo che la trova poco! Non siete
ingenui, ma – proprio perché sapete come va il mondo – lo volete cambiare! Non
siete diventati cinici osservatori, turisti, ma sempre esploratori. Generate
tanta felicità. Qualcuno, anche all’interno della vostra Associazione, ha
ironizzato su questo tema, giudicandolo un po’ naif. In realtà il tema della
felicità ci riporta al cuore del Vangelo, che è annuncio di gioia e via di
felicità, vera, di pace, giustizia, amore. La via della felicità non è
benessere a poco prezzo o garanzia di non avere problemi! Anzi! È una parola
dura perché ferisce l’orgoglio e libera dalle difese, chiede di metterci in gioco
e ci fa affrontare le paure. Voi avete fatto vostra quell’espressione che
Baden-Powell scrisse nel suo ultimo chiaro, semplice, sempre nuovo messaggio
agli Scouts del mondo: “il vero modo di essere felici è quello di procurare la
felicità agli altri”, il segreto umile ed esigente della felicità. Così si
costruisce la pace, “specialità” che è richiesta a tutti! “Chiunque segue
Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (GS 41).
A nome dei Vescovi
italiani desidero manifestare il più grande affetto, la stima e la gratitudine
per ciò che siete e per ciò che fate. In questo nostro tempo di guerra siate
testimoni di pace! I vostri gruppi siano luoghi in cui si costruisce e si custodisce
la pace attraverso un’accoglienza vera per sconfiggere l’odio e il pregiudizio,
l’ignoranza e la violenza nelle parole, nelle menti e nelle mani, disponibilità
a relazioni riconciliate tra voi e con tutti. Così si disarmano le menti, i
cuori, le mani. Viviamo in un tempo di emergenza educativa: siate capaci di
scelte coraggiose, di essere riferimenti, specie verso quelle ragazze e quei
ragazzi che sono più emarginati! Ritornate allo spirito di Baden-Powell che
pensò allo scautismo per i ragazzi più emarginati di Londra. La grande stima
che godete presso le famiglie e le istituzioni non vi renda mai una realtà
lontana dalla realtà, borghese; non vi accontentate di accogliere chi vi cerca,
ma andate voi a cercare quelle ragazze e quei ragazzi che non verrebbero mai o
le cui famiglie non inserirebbero i loro figli in una lista di attesa.
Recuperate lo spirito missionario dello scautismo accogliendo tutte e tutti e
condividendo con loro la bellezza della vostra esperienza.
Viviamo in un tempo di
sinodalità ecclesiale: siate partecipi di questo percorso che la Chiesa sta
vivendo! Non siete mai ospiti in parrocchia. Voi siete una associazione
ecclesiale, ma non clericale; la vostra esperienza di democrazia associativa vi
rende esperti di processi in cui ognuna e ognuno è chiamato a contribuire,
senza esibizione e protagonismo, ma con tanta responsabilità. Condividete con
le vostre Diocesi i percorsi sull’educare alla vita cristiana e
sull’iniziazione cristiana. Fatevi voce nella Chiesa delle domande e delle
provocazioni di coloro che si sentono ai margini e siate per quelle stesse
persone il volto di una Chiesa che accoglie tutti e che propone a tutti un
cammino di felicità nella sequela di Cristo, che non si conosce in astratto, in
laboratorio, ma nella vita.
Viviamo in un tempo di
crisi della democrazia e della partecipazione democratica: siate nelle vostre
comunità custodi del bene comune e testimoni di un agire politico concreto,
davvero disinteressato perché con un unico interesse: la persona. Non accontentatevi
di slogan e sfuggite alla pericolosa e colpevole polarizzazione o vuota
proclamazione di valori, ma si traduce in azione concreta a favore dei più
fragili e dei più bisognosi, in particolare i ragazzi e i giovani.
Viviamo un tempo in cui
nel nostro Paese è ancora forte e insidiosa la pratica dell’illegalità e delle
scorciatoie compiacenti in nome della convenienza personale. In questo anno in
cui celebriamo i trent’anni dell’omicidio di don Peppe Diana, parroco di Casal
di Principe e Assistente ecclesiastico dell’Agesci, continuate ad essere
testimoni e educatori di legalità e di giustizia, senza compromessi e senza
impegni a spot o per i sondaggi, come condizione essenziale per costruire il
bene comune e insegnare ad amarlo e difenderlo tutti i giorni.
Viviamo in un tempo in
cui si evitano le scelte perché sembra intollerabile rinunciare a qualcuna
delle infinite esperienze volatili e a poco prezzo che ci vengono offerte.
Seguendo la testimonianza di don Giovanni Minzoni, sappiate scegliere e educare
alla vera libertà, affrontando ogni fascismo, totalitarismo e violenza come le
Aquile Randagie, senza paura di rinunciare per scegliere e trovare ciò che è
buono e bello, ciò che Cristo e la coscienza ci indicano come giusto.
In questo contesto fluido
e con sempre meno punti di riferimento stabili, ma con tanti tecnici e
assistenti interessati, siate testimoni umani e credibili di scelte definitive
e libere, solo per amore e per servizio, senza il timore che siano “per sempre”,
anzi con la preoccupazione che non siano “per un po’” nel matrimonio, nel
sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata, nella professione,
nell’impegno politico. Non mezze scelte, sempre timorose, perché è la scelta
che fa crescere, non perché risolve tutto, ma troverà chi non lascerà mai solo
e darà la forza per affrontare la strada. Non “a tempo determinato” ma dono,
pienezza perché l’amore ha paura di non donarsi completamente e possiede l’arte
di riparare tutto. In un tempo di tanto individualismo e dittatura dell’“ego”,
siate educatori e testimoni di condivisione nella comunità, della bellezza del
lavorare e camminare insieme, del costruire insieme un mondo più fraterno e
amichevole e, per questo, libero e liberante dalle tante dipendenze, vere tiranniche
schiavitù. Viviamo in un tempo in cui l’esperienza religiosa e la fede sono
relegate al privato e sono ritenute lontane dalla vita, restrittive della
coscienza personale e limitative dell’io: siate testimoni di una vita cristiana
che favorisce la bellezza di ogni espressione dell’umano, che non ha paura di
legarsi per amore e non per possedere, sentendosi a casa nella Chiesa e
amandola non perché sia una realtà perfetta, ma perché famiglia di peccatori
perdonati che seguono colui che insegna ad amare, parola di vita eterna.
Buona strada, carissimi
cape e capi dell’Agesci. Il Signore porti a compimento l’opera che ha iniziato
con voi e in ciascuno di voi, cantando, camminando, con speranza e felicità!
È una scelta politica
Route Nazionale Capi scout.
Dal
22 al 25 agosto la Comunità capo e capi Agesci (Associazione Guide e Scouts
Cattolici Italiani) si raduna per un appuntamento storico: 18mila i
partecipanti, al centro il futuro dell'associazione
Vogliono
andare controcorrente rispetto al clima di sfiducia che permea la nostra
società, per questo scelgono di parlare di felicità. Sono gli oltre 18mila capo
e capi scout dell’Agesci (Associazione Guide e
Scouts Cattolici Italiani) che partecipano dal 22 al 25 agosto alla Route Nazionale della Comunità Capi,
che raccoglie le persone dell’associazione che hanno solitamente responsabilità
educative rispetto ai bambini e ai giovani. L’evento è a Verona ed è quasi
storico: gli incontri di questo tipo sono stati solo due, il primo nel 1979 e
l’ultimo nel 1997. Ma l’appuntamento è atteso anche perché quest’anno si
festeggiano i 50 anni dalla nascita dell’associazione. Mezzo secolo in cui gli
scout hanno coinvolto decine di migliaia di persone fino ad arrivare a oggi,
con 180mila iscritti alle attività Agesci.
Il
tema centrale della quattro giorni, lo dicevamo, è la felicità. Perché?
«Parlare di questo, oggi, significa fare una scelta politica forte - hanno
spiegato gli organizzatori presentando l’incontro - Si guarderà al tema da
diverse prospettive. Essere felici di accogliere, di vivere una vita giusta, di
prendersi cura, di generare speranza, di fare esperienza di Dio, di essere
profeti di un mondo nuovo e di lavorare per la pace. Felici di essere
appassionati». Dopotutto, il tema è centrale per lo scautismo: «Il vero modo di
essere felici è quello di procurare la felicità agli altri» diceva il fondatore
del movimento, Robert
Baden-Powell.
A
Verona, i lavori si svolgono in diversi luoghi del centro città e nel parco di
Villa Bernini Buri. Oltre 60 i momenti di incontro, tra dibattiti, occasioni di
formazione e ascolto di testimoni scelti per «l’originalità dei pensieri e
delle scelte di vita». Tra gli altri, sono attesi don Luigi Ciotti (presidente
di Libera), Alberto Pellai (psicoterapeuta e scrittore), Teresa Forcades OSB
(monaca benedettina e teologa femminista), Mario Giro (Comunità di Sant’Egido),
Paolo Benanti (presidente della Commissione intelligenza artificiale della
Presidenza del Consiglio dei ministri), Zakia Seddiki Attanasio (Fondazione
Mama Sofia, moglie dell’ambasciatore Attanasio), l’eurodeputato Marco
Tarquinio. Le capo e i capi scout potranno anche conoscere da vicino realtà di
impegno e solidarietà dislocate sul territorio o raccontate in appositi stand.
E ci sarà il Bosco della spiritualità, un luogo in cui ciascuno
potrà trovare spazio per la preghiera e la lettura di testi biblici. Momenti
per sé, quindi, sempre uniti a momenti per tutta la comunità.
Il
futuro
Tra
gli obiettivi principali c’è certamente quello di tracciare le strade del
futuro dell’Agesci. «La volontà è di offrire un’occasione unica di confronto
sugli orientamenti educativi e sociali attuali e di posizionare l’associazione
nella società e nella Chiesa come attore importante di cambiamento» hanno
spiegato alla conferenza di presentazione Roberta Vincini e Francesco Scoppola,
i presidenti del Comitato nazionale Agesci. Lo sguardo è al presente ma
soprattutto al futuro, alle generazioni che verranno. E che continueranno -
come recita un’altra conosciuta frase di Baden-Powell - a «lasciare il mondo
migliore» di come lo hanno trovato.
Chi
sono gli Scout
Pantaloncini
corti, camicia azzurra, fazzolettone al collo. Quando si incontrano per strada
si riconoscono subito: sono gli scout. Lo scautismo è un movimento educativo
fondato nel 1907 da Lord Robert Baden Powell, che indicò quattro elementi come
punti chiave: formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica,
servizio del prossimo. Oggi il movimento è diffuso in 216 paesi con oltre 38
milioni partecipanti. In Italia l'Agesci, l'associazione più diffusa, conta
oltre 180mila iscritti.
Concretamente,
si può essere scout dai 7-8 anni in su. Tutte le attività avvengono divisi per
fasce d’età: dai 7-8 ai 11-12 anni le bambine e i bambini vivono nel “branco” o
nel “cerchio” come lupetti o coccinelle; dagli 11-12 ai 16 sono nel “reparto”
come esploratori e guide; dai 16-17 ai 20-21 i anni sono nel “clan” come rovers
e scolte. Dopo i 21 anni, chi vuole può continuare il proprio servizio ed
entrare a far pare della Comunità capi come educatore.
I
valori
Lo
scoutismo si fonda su un sistema di valori e principi racchiusi nella Legge e
nella Promessa scout: la Legge comprende valori fondamentali come l'onore, la
lealtà, l'amicizia, la cortesia, il coraggio, la pulizia e il rispetto; la
Promessa rappresenta un impegno personale a vivere secondo questi valori e a
contribuire positivamente alla comunità. Il metodo scout promuove
l'apprendimento pratico attraverso l'azione, l'avventura e il gioco.
Da 50 anni AGESCI contribuisce
a formare le giovani generazioni
al rispetto degli altri e della natura, all’impegno
e alla condivisione
La festa di san Giorgio, una festa per tutti gli scout e le guide del mondo (oltre 40 milioni, presenti in tutto il mondo, in oltre 200 Paesi), per rinnovare la loro Promessa e il loro generoso impegno per "lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato" .
Se
sei scout si vede
Non si fa lo scout, si è uno scout. Una differenza solo apparentemente superficiale, ma che in realtà rappresenta in maniera ben centrata la filosofia alla base dello scautismo. Essere scout è uno stile di vita, un percorso di crescita attraverso il quale bambine e bambini, ragazze e ragazzi, si mettono costantemente in gioco, impegnandosi con senso del dovere e volontà di condividere la loro esperienza nel portare a termine diversi obiettivi, dal semplice gioco alle “buone azioni” nei confronti degli altri o della natura, lo scopo dello scout è quello di fare il proprio meglio, rispettando valori che affondano le proprie radici nella cristianità.
Il metodo dello scautismo
Uno dei principi chiave dello scautismo sta nell’autoeducazione: i ragazzi sono spronati a tirare fuori il meglio di sé, attraverso una serie di esperienze vissute con i propri compagni e con l’educatore, il capo. Quest’ultimo, dunque, non è un maestro, ma un fratello maggiore che, non solo propone delle sfide agli scout, ma le vive con loro in un rapporto di fiducia, così da creare un ambiente stimolante e in grado di formare il carattere dei ragazzi attraverso i valori dello scautismo: l’ottimismo, il senso di responsabilità, lo spirito di servizio, il rispetto delle regole, la cura per la natura e per gli altri, l’abbattimento delle barriere culturali e la fraternità internazionale, ovvero la consapevolezza di essere collegati al resto dell’umanità, da cui discende la volontà di impegnarsi per la pace.
L’impegno, valore chiave per lo scout
Lo scout e la guida guardano al lato positivo dei problemi, cercando la via migliore per risolverli, ma soprattutto agiscono, lavorano e si attivano – da soli e insieme agli altri – per migliorare il mondo che vive. Essere scout o una guida significa assumersi le proprie responsabilità nei confronti della comunità e, nel proprio piccolo, impegnarsi, dare il proprio contributo, sapendo che lavorare con gli altri è spesso la via migliore per ottenere dei risultati migliori.
Si è uno scout o una guida dal primo momento in cui si entra a far parte di questa comunità, ma naturalmente esistono diverse fasi sulle quali sono calibrate le responsabilità. La prima coinvolge i bambini dagli 8 agli 11/12 anni (i Lupetti, le Lupette e le Coccinelle), che imparano a fare il proprio meglio essenzialmente attraverso il gioco.
Dagli 11/12 anni ai 16 si passa a essere Esploratori o Guide: una fase in cui i ragazzi e le ragazze fanno esperienza della vita all’aria aperta, coltivando lo spirito d’avventura, l’abilità manuale e il rapporto con la natura.Successivamente, tra i 16 e i 21 anni, si entra nella Branca Rover e Scolte: qui ai giovani è chiesto di dare un aiuto diretto alla vita degli altri attraverso lo svolgimento di un servizio, che può essere interno all’associazione o aperto alla comunità in generale.
L’impegno
di AGESCI da 50 anni
AGESCI nasce nel 1974: riconosciuta dalla CEI e iscritta alla Rete Associativa al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, nella sezione “Associazioni di Promozione Sociale”, fa parte del Forum Nazionale del Terzo Settore, dell’elenco nazionale delle organizzazioni di volontariato della Protezione Civile e dal 1995 di Libera, associazione per una società libera dalle mafie e da ogni forma di illegalità. AGESCI sostiene anche progetti di accoglienza per i profughi delle guerre o di supporto in caso di emergenze sanitarie o calamità naturali. Attualmente conta oltre 182mila soci, tra cui 30mila educatori (i capi) e 2.000 Assistenti ecclesiastici sul territorio nazionale.