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venerdì 29 novembre 2024

COMPETENZE PER LA VITA


LA COMPLESSITA' DELL'EDUCARE


-di Susanna Pesenti

 Adesso basta con la complessità. Perché l’idea si è gonfiata, come la rana della favola, alle dimensioni di un bue. E tutti ci sentiamo schiacciati. Se le cose sono complesse, io non posso intervenire. Se sono complesse, non riesco a pensarci; per forza sto male; non è colpa mia.

 Siamo arrivati a dover insegnare a scuola empatia, gestione delle emozioni e dello stress. Cioè, a essere umani. La nuova legge è volta a sviluppare ‘le competenze per la vita’. Sono ciò che ci permette di entrare in relazione con gli altri, risolvere i problemi, tollerare le frustrazioni e adattarci ai cambiamenti, pensare con la nostra testa. Dal prossimo anno scolastico partiranno corsi a partecipazione volontaria nelle scuole medie e superiori. L’obiettivo è formare cittadini capaci di collaborare, comunicare e affrontare la vita con equilibrio, creatività ed empatia.

 Il tentativo certifica ex post (come sempre le leggi, che arrivano dopo la società) la fatica dei genitori a trasmettere ai figli un modello etico e di convivenza sociale degno di un cittadino e non di un suddito-consumatore.

 Un contesto familiare e sociale slabbrato, visto nei quartieri periferici della sua Inghilterra, fu ciò che convinse B.-P. a inventare lo Scautismo. Che funzionò perché non era complesso.

 Raggiungere la #fiducia in se stessi assumendo compiti utili e affrontando sfide via via adeguate, tener conto che si è più felici insieme che da soli, giocare lealmente, tener duro, prepararsi bene ma riderci sopra quando qualcosa va storto, proteggere chi è più piccolo. Idee semplici da applicare in contesti molto quotidiani, la #natura come ambiente ideale di crescita perché non ammette trucchi o scorciatoie. Una strada di cittadinanza aperta a tutti, non devi essere un premio Nobel per capirla.

 Di questo abbiamo bisogno oggi: meno ‘pedagogicamente complesso’, più concreto ed essenziale. Dove le emozioni le vivi e poi ne parli, dove prima risolvi il problema e poi discuti, dove la tua reputazione dipende da te. Dove si osserva prima di criticare.

Guardate, guardate bene...e cambierete il gioco.

 

  R/S Servire 

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lunedì 26 agosto 2024

CANTARE LA VITA E LA GIOIA

 


Il 25 agosto, il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ha presieduto a Verona la Santa Messa a conclusione della Route nazionale delle Comunità capi 2024 dell’AGESCI. Alla Rout hanno partecipato circa 20 mila capi scout italiani.

 Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia.

 Viviamo a Verona quella grande assemblea di Sichem di cui abbiamo ascoltato, con motivi simili a quelli che avevano spinto Giosuè a convocare il popolo. Giosuè avvertiva il rischio che prevalessero l’identità di ogni tribù e di ogni clan familiare, di una frammentazione che enfatizzasse l’io ma relativizzasse il noi. Quando questo avviene – troppo spesso – il problema è soprattutto per l’io che si deforma! Solo insieme si rinsalda il patto di alleanza che rende un solo popolo capace di vivere la promessa. In un mondo segnato dalla paura, dall’idolatria dell’individualismo, che gonfia l’io perché non riesce a pensarsi insieme, sentiamo la felicità di questi giorni di vero giubileo: consapevolezza, ringraziamento, felicità di una strada che si allunga man mano che si percorre, di fare parte di un grande popolo che cammina insieme e si sostiene nelle difficoltà, solidali tra “fratellini e sorelline” di tutte le età e con tutti, sempre senza chiedere passaporto e fedina penale. A Sichem fecero memoria di quanto avevano vissuto nei lunghi anni dell’esodo e dell’amore provvidente di Dio che li aveva accompagnati sempre, anche quando erano inconsapevoli. Il loro cuore era rivolto al futuro, al tempo e alla sfida che li attendeva.

Oggi sono con noi – in quel legame spirituale ma reale che è la comunione, il filo d’oro dei cuori – tutti i ragazzi e le ragazze che camminano con noi, i compagni strada, mai estranei, sempre prossimi. Non siamo turisti, ma esploratori! Ci accompagnano anche i tanti che in questi cinquanta anni hanno camminato con voi e adesso, magari, camminano con difficoltà con le gambe ma certamente lo fanno ancora di più col cuore, con la preghiera, con la solidarietà. Davvero “per sempre”. Siete un popolo. Solo l’io può scegliere, ma solo il noi può aiutare quell’io a camminare.

Siete capi. L’Agesci è una delle poche realtà dove questo termine è evidente, libero da confronti e competizioni perché come deve essere, di solo servizio. Lo siete e vi fate riconoscere, liberi da riconoscimenti, ma anche da deleghe o da capi che lo fanno in maniera surrettizia, senza giocarsi personalmente, finché conviene o non richiede molto. Senza di voi il popolo scout non cammina. Siete tanti, ma quanti altri ne servirebbero per potere dare la possibilità di conoscere e seguire il miglior maestro della vita che è Gesù, che ama e insegna ad amare sé stessi e ad amare il prossimo, che cammina per strada e apre quella del cielo. Tu hai parole di vita eterna, parole di vita e non di morte, parli di quello che non finisce e che la vita la rende piena di bellezza umana e spirituale già oggi, luce nel buio, giustizia nei disequilibri, pace nelle divisioni, mitezza in un mondo con cuori e menti armati. L’io isolato soffre, non sta bene! L’io in una vita ridotta a laboratorio diventa solo più fragile. Sappiamo quanti ragazzi e ragazze chiudono il mondo in una stanza (senza cielo però!), catturati e ingannati dallo schermo che confonde reale e virtuale e fa credere di essere quello che non si è. A volte ho l’impressione che anche quando stiamo con gli altri restiamo sempre come davanti ad uno schermo! Ecco perché essere capi: per loro, per camminare nella vita vera, per cambiare questo mondo e renderlo felice non perché va tutto bene, ma perché ho qualcuno con me e ho speranza. Capi perché nessuno resti indietro, per non avere paura degli imprevisti, per camminare contemplando e difendendo il Creato e le creature, per imparare ad arrangiarsi, arte così importante per chi cammina davvero! Vi prendete responsabilità in un mondo che ama il ruolo e la considerazione, ma senza legami e sacrifici. Essere capi vi ha cambiato e vi ha reso migliori. Ognuno personalmente e tutti insieme avete, in tanti modi, rinnovato quella promessa che fin da piccoli ha orientato la vostra vita: “fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese”. Solo così si educa e chi educa cambia. Avete sentito il dovere verso Dio e il suo sogno per il mondo, che poi vuol dire anche per ogni persona. Avete sentito il dovere verso il nostro Paese e anche quell’altro Paese che per noi è l’Europa, ma alla fine l’intera casa comune della terra che vogliamo sentire e rendere casa e una casa per tutti. Fare il meglio è molto diverso dall’angoscia di prestazione, solo dimostrativa di sé non per gli altri, piena di confronti e paure. Fare il meglio è poter chiedere aiuto, sbagliare, correggersi ed essere corretti, è non accontentarsi e allo stesso tempo godere del cento volte tanto che riceviamo in fratelli, sorelle, padri, madri. Fare il meglio perché abbiamo davvero capito che se non lasciamo il mondo migliore sarà peggiore, segnato da ingiustizie inaccettabili, alle quali non vogliamo abituarci. Siete diventati grandi facendo diventare grandi non perché sopra gli altri, ma insieme e nel servizio. Il più grande aiuta il più piccolo. Sempre. Quando ognuno finisce per essere regola a sé stesso si finisce per cercare una felicità individuale e non trovarla mai.

Ponete l’onore essendo affidabili in un mondo spesso incerto e cangiante; siete  leali, non ingannate e aiutate a non nascondere e avere paura della fragilità, a poter avere fiducia in qualcuno; siete utili e aiutate gli altri, non aspettate e fate voi il primo passo e insegnate a farlo; siete cortesi in tanta pericolosa ignoranza e aggressività egocentrica; obbedite, insegnando a non rinunciare mai a pensare e a usare la coscienza, ma legati a Gesù e alla legge del noi; sorridete in un tempo di tanto vittimismo egocentrico e superficiale. E continuate a cantare e fare cantare assieme, a cantare la vita nella gioia e nel dolore. Siete laboriosi, cioè non fatalisti, non approssimativi o pigri che si salvano da soli e hanno tempo da perdere perché non hanno nessuna da amare. Siete economi, cioè attenti con tante buone prassi all’ambiente umano e naturale e non con la stoltezza del benessere. E infine siete puri di pensieri, parole ed azioni. Puri? Siete puri perché liberi da una verità ipocrita e senza vita, perché siete capaci di sporcarvi per amore, perché questa è la purezza cristiana.

Voi dimostrate che è possibile vivere una vita felice, non perché senza problemi, ma perché con un amore più forte delle avversità. Questo era il sogno di Baden-Powell – un uomo segnato dalla terribile esperienza della guerra – e questo rimane e si conferma il sogno che anche voi, qui a Verona, volete rinnovare. Non siete per niente “anime belle”, ma belle e forti anime in un mondo che la trova poco! Non siete ingenui, ma – proprio perché sapete come va il mondo – lo volete cambiare! Non siete diventati cinici osservatori, turisti, ma sempre esploratori. Generate tanta felicità. Qualcuno, anche all’interno della vostra Associazione, ha ironizzato su questo tema, giudicandolo un po’ naif. In realtà il tema della felicità ci riporta al cuore del Vangelo, che è annuncio di gioia e via di felicità, vera, di pace, giustizia, amore. La via della felicità non è benessere a poco prezzo o garanzia di non avere problemi! Anzi! È una parola dura perché ferisce l’orgoglio e libera dalle difese, chiede di metterci in gioco e ci fa affrontare le paure. Voi avete fatto vostra quell’espressione che Baden-Powell scrisse nel suo ultimo chiaro, semplice, sempre nuovo messaggio agli Scouts del mondo: “il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri”, il segreto umile ed esigente della felicità. Così si costruisce la pace, “specialità” che è richiesta a tutti! “Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (GS 41).

A nome dei Vescovi italiani desidero manifestare il più grande affetto, la stima e la gratitudine per ciò che siete e per ciò che fate. In questo nostro tempo di guerra siate testimoni di pace! I vostri gruppi siano luoghi in cui si costruisce e si custodisce la pace attraverso un’accoglienza vera per sconfiggere l’odio e il pregiudizio, l’ignoranza e la violenza nelle parole, nelle menti e nelle mani, disponibilità a relazioni riconciliate tra voi e con tutti. Così si disarmano le menti, i cuori, le mani. Viviamo in un tempo di emergenza educativa: siate capaci di scelte coraggiose, di essere riferimenti, specie verso quelle ragazze e quei ragazzi che sono più emarginati! Ritornate allo spirito di Baden-Powell che pensò allo scautismo per i ragazzi più emarginati di Londra. La grande stima che godete presso le famiglie e le istituzioni non vi renda mai una realtà lontana dalla realtà, borghese; non vi accontentate di accogliere chi vi cerca, ma andate voi a cercare quelle ragazze e quei ragazzi che non verrebbero mai o le cui famiglie non inserirebbero i loro figli in una lista di attesa. Recuperate lo spirito missionario dello scautismo accogliendo tutte e tutti e condividendo con loro la bellezza della vostra esperienza.

Viviamo in un tempo di sinodalità ecclesiale: siate partecipi di questo percorso che la Chiesa sta vivendo! Non siete mai ospiti in parrocchia. Voi siete una associazione ecclesiale, ma non clericale; la vostra esperienza di democrazia associativa vi rende esperti di processi in cui ognuna e ognuno è chiamato a contribuire, senza esibizione e protagonismo, ma con tanta responsabilità. Condividete con le vostre Diocesi i percorsi sull’educare alla vita cristiana e sull’iniziazione cristiana. Fatevi voce nella Chiesa delle domande e delle provocazioni di coloro che si sentono ai margini e siate per quelle stesse persone il volto di una Chiesa che accoglie tutti e che propone a tutti un cammino di felicità nella sequela di Cristo, che non si conosce in astratto, in laboratorio, ma nella vita.

Viviamo in un tempo di crisi della democrazia e della partecipazione democratica: siate nelle vostre comunità custodi del bene comune e testimoni di un agire politico concreto, davvero disinteressato perché con un unico interesse: la persona. Non accontentatevi di slogan e sfuggite alla pericolosa e colpevole polarizzazione o vuota proclamazione di valori, ma si traduce in azione concreta a favore dei più fragili e dei più bisognosi, in particolare i ragazzi e i giovani.

Viviamo un tempo in cui nel nostro Paese è ancora forte e insidiosa la pratica dell’illegalità e delle scorciatoie compiacenti in nome della convenienza personale. In questo anno in cui celebriamo i trent’anni dell’omicidio di don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe e Assistente ecclesiastico dell’Agesci, continuate ad essere testimoni e educatori di legalità e di giustizia, senza compromessi e senza impegni a spot o per i sondaggi, come condizione essenziale per costruire il bene comune e insegnare ad amarlo e difenderlo tutti i giorni.

Viviamo in un tempo in cui si evitano le scelte perché sembra intollerabile rinunciare a qualcuna delle infinite esperienze volatili e a poco prezzo che ci vengono offerte. Seguendo la testimonianza di don Giovanni Minzoni, sappiate scegliere e educare alla vera libertà, affrontando ogni fascismo, totalitarismo e violenza come le Aquile Randagie, senza paura di rinunciare per scegliere e trovare ciò che è buono e bello, ciò che Cristo e la coscienza ci indicano come giusto.

In questo contesto fluido e con sempre meno punti di riferimento stabili, ma con tanti tecnici e assistenti interessati, siate testimoni umani e credibili di scelte definitive e libere, solo per amore e per servizio, senza il timore che siano “per sempre”, anzi con la preoccupazione che non siano “per un po’” nel matrimonio, nel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata, nella professione, nell’impegno politico. Non mezze scelte, sempre timorose, perché è la scelta che fa crescere, non perché risolve tutto, ma troverà chi non lascerà mai solo e darà la forza per affrontare la strada. Non “a tempo determinato” ma dono, pienezza perché l’amore ha paura di non donarsi completamente e possiede l’arte di riparare tutto. In un tempo di tanto individualismo e dittatura dell’“ego”, siate educatori e testimoni di condivisione nella comunità, della bellezza del lavorare e camminare insieme, del costruire insieme un mondo più fraterno e amichevole e, per questo, libero e liberante dalle tante dipendenze, vere tiranniche schiavitù. Viviamo in un tempo in cui l’esperienza religiosa e la fede sono relegate al privato e sono ritenute lontane dalla vita, restrittive della coscienza personale e limitative dell’io: siate testimoni di una vita cristiana che favorisce la bellezza di ogni espressione dell’umano, che non ha paura di legarsi per amore e non per possedere, sentendosi a casa nella Chiesa e amandola non perché sia una realtà perfetta, ma perché famiglia di peccatori perdonati che seguono colui che insegna ad amare, parola di vita eterna.

Buona strada, carissimi cape e capi dell’Agesci. Il Signore porti a compimento l’opera che ha iniziato con voi e in ciascuno di voi, cantando, camminando, con speranza e felicità!

CEI

 

 

giovedì 22 agosto 2024

UN CAMMINO DI FELICITA'


La felicità? 

È una scelta politica

 Route Nazionale Capi scout.  

Dal 22 al 25 agosto la Comunità capo e capi Agesci (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) si raduna per un appuntamento storico: 18mila i partecipanti, al centro il futuro dell'associazione

 -di Chiara Vitali 

 

Vogliono andare controcorrente rispetto al clima di sfiducia che permea la nostra società, per questo scelgono di parlare di felicità. Sono gli oltre 18mila capo e capi scout dell’Agesci (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) che partecipano dal 22 al 25 agosto alla Route Nazionale della Comunità Capi, che raccoglie le persone dell’associazione che hanno solitamente responsabilità educative rispetto ai bambini e ai giovani. L’evento è a Verona ed è quasi storico: gli incontri di questo tipo sono stati solo due, il primo nel 1979 e l’ultimo nel 1997. Ma l’appuntamento è atteso anche perché quest’anno si festeggiano i 50 anni dalla nascita dell’associazione. Mezzo secolo in cui gli scout hanno coinvolto decine di migliaia di persone fino ad arrivare a oggi, con 180mila iscritti alle attività Agesci.

 La felicità

Il tema centrale della quattro giorni, lo dicevamo, è la felicità. Perché? «Parlare di questo, oggi, significa fare una scelta politica forte - hanno spiegato gli organizzatori presentando l’incontro - Si guarderà al tema da diverse prospettive. Essere felici di accogliere, di vivere una vita giusta, di prendersi cura, di generare speranza, di fare esperienza di Dio, di essere profeti di un mondo nuovo e di lavorare per la pace. Felici di essere appassionati». Dopotutto, il tema è centrale per lo scautismo: «Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri» diceva il fondatore del movimento, Robert Baden-Powell.

A Verona, i lavori si svolgono in diversi luoghi del centro città e nel parco di Villa Bernini Buri. Oltre 60 i momenti di incontro, tra dibattiti, occasioni di formazione e ascolto di testimoni scelti per «l’originalità dei pensieri e delle scelte di vita». Tra gli altri, sono attesi don Luigi Ciotti (presidente di Libera), Alberto Pellai (psicoterapeuta e scrittore), Teresa Forcades OSB (monaca benedettina e teologa femminista), Mario Giro (Comunità di Sant’Egido), Paolo Benanti (presidente della Commissione intelligenza artificiale della Presidenza del Consiglio dei ministri), Zakia Seddiki Attanasio (Fondazione Mama Sofia, moglie dell’ambasciatore Attanasio), l’eurodeputato Marco Tarquinio. Le capo e i capi scout potranno anche conoscere da vicino realtà di impegno e solidarietà dislocate sul territorio o raccontate in appositi stand. E ci sarà il Bosco della spiritualità, un luogo in cui ciascuno potrà trovare spazio per la preghiera e la lettura di testi biblici. Momenti per sé, quindi, sempre uniti a momenti per tutta la comunità.

Il futuro

Tra gli obiettivi principali c’è certamente quello di tracciare le strade del futuro dell’Agesci. «La volontà è di offrire un’occasione unica di confronto sugli orientamenti educativi e sociali attuali e di posizionare l’associazione nella società e nella Chiesa come attore importante di cambiamento» hanno spiegato alla conferenza di presentazione Roberta Vincini e Francesco Scoppola, i presidenti del Comitato nazionale Agesci. Lo sguardo è al presente ma soprattutto al futuro, alle generazioni che verranno. E che continueranno - come recita un’altra conosciuta frase di Baden-Powell - a «lasciare il mondo migliore» di come lo hanno trovato.

Chi sono gli Scout

Pantaloncini corti, camicia azzurra, fazzolettone al collo. Quando si incontrano per strada si riconoscono subito: sono gli scout. Lo scautismo è un movimento educativo fondato nel 1907 da Lord Robert Baden Powell, che indicò quattro elementi come punti chiave: formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo. Oggi il movimento è diffuso in 216 paesi con oltre 38 milioni partecipanti. In Italia l'Agesci, l'associazione più diffusa, conta oltre 180mila iscritti.

Concretamente, si può essere scout dai 7-8 anni in su. Tutte le attività avvengono divisi per fasce d’età: dai 7-8 ai 11-12 anni le bambine e i bambini vivono nel “branco” o nel “cerchio” come lupetti o coccinelle; dagli 11-12 ai 16 sono nel “reparto” come esploratori e guide; dai 16-17 ai 20-21 i anni sono nel “clan” come rovers e scolte. Dopo i 21 anni, chi vuole può continuare il proprio servizio ed entrare a far pare della Comunità capi come educatore.

I valori

Lo scoutismo si fonda su un sistema di valori e principi racchiusi nella Legge e nella Promessa scout: la Legge comprende valori fondamentali come l'onore, la lealtà, l'amicizia, la cortesia, il coraggio, la pulizia e il rispetto; la Promessa rappresenta un impegno personale a vivere secondo questi valori e a contribuire positivamente alla comunità. Il metodo scout promuove l'apprendimento pratico attraverso l'azione, l'avventura e il gioco.

 Immagine undefined - Alberto Pacini-Apphoto

 www.avvenire.it

 

martedì 23 aprile 2024

SCOUT PER UN MONDO MIGLIORE

 Essere scout: un investimento  sulla società del futuro


Da 50 anni AGESCI contribuisce

 a formare le giovani generazioni

 al rispetto degli altri e della natura, all’impegno

 e alla condivisione

        La festa di san Giorgio, una festa per tutti gli scout e le guide del mondo (oltre 40 milioni, presenti in tutto il mondo,  in oltre 200 Paesi), per rinnovare la loro Promessa e il loro generoso impegno per "lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato" .

 

Se sei scout si vede

 Non si fa lo scout, si è uno scout. Una differenza solo apparentemente superficiale, ma che in realtà rappresenta in maniera ben centrata la filosofia alla base dello scautismo. Essere scout è uno stile di vita, un percorso di crescita attraverso il quale bambine e bambini, ragazze e ragazzi, si mettono costantemente in gioco, impegnandosi con senso del dovere e volontà di condividere la loro esperienza nel portare a termine diversi obiettivi, dal semplice gioco alle “buone azioni” nei confronti degli altri o della natura, lo scopo dello scout è quello di fare il proprio meglio, rispettando valori che affondano le proprie radici nella cristianità.   

 Il metodo dello scautismo

Uno dei principi chiave dello scautismo sta nell’autoeducazione: i ragazzi sono spronati a tirare fuori il meglio di sé, attraverso una serie di esperienze vissute con i propri compagni e con l’educatore, il capo. Quest’ultimo, dunque, non è un maestro, ma un fratello maggiore che, non solo propone delle sfide agli scout, ma le vive con loro in un rapporto di fiducia, così da creare un ambiente stimolante e in grado di formare il carattere dei ragazzi attraverso i valori dello scautismo: l’ottimismo, il senso di responsabilità, lo spirito di servizio, il rispetto delle regole, la cura per la natura e per gli altri, l’abbattimento delle barriere culturali e la fraternità internazionale, ovvero la consapevolezza di essere collegati al resto dell’umanità, da cui discende la volontà di impegnarsi per la pace.

  L’impegno, valore chiave per lo scout

 Lo scout e la guida guardano al lato positivo dei problemi, cercando la via migliore per risolverli, ma soprattutto agiscono, lavorano e si attivano – da soli e insieme agli altri – per migliorare il mondo che vive. Essere scout o una guida significa assumersi le proprie responsabilità nei confronti della comunità e, nel proprio piccolo, impegnarsi, dare il proprio contributo, sapendo che lavorare con gli altri è spesso la via migliore per ottenere dei risultati migliori.

 Si è uno scout o una guida dal primo momento in cui si entra a far parte di questa comunità, ma naturalmente esistono diverse fasi sulle quali sono calibrate le responsabilità. La prima coinvolge i bambini dagli 8 agli 11/12 anni (i Lupetti, le Lupette e le Coccinelle), che imparano a fare il proprio meglio essenzialmente attraverso il gioco.

 Dagli 11/12 anni ai 16 si passa a essere Esploratori o Guide: una fase in cui i ragazzi e le ragazze fanno esperienza della vita all’aria aperta, coltivando lo spirito d’avventura, l’abilità manuale e il rapporto con la natura.

 Successivamente, tra i 16 e i 21 anni, si entra nella Branca Rover e Scolte: qui ai giovani è chiesto di dare un aiuto diretto alla vita degli altri attraverso lo svolgimento di un servizio, che può essere interno all’associazione o aperto alla comunità in generale.

 L’impegno di AGESCI da 50 anni


 AGESCI nasce nel 1974: riconosciuta dalla CEI e iscritta alla Rete Associativa al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, nella sezione “Associazioni di Promozione Sociale”, fa parte del Forum Nazionale del Terzo Settore, dell’elenco nazionale delle organizzazioni di volontariato della Protezione Civile e dal 1995 di Libera, associazione per una società libera dalle mafie e da ogni forma di illegalità. AGESCI sostiene anche progetti di accoglienza per i profughi delle guerre o di supporto in caso di emergenze sanitarie o calamità naturali. Attualmente conta oltre 182mila soci, tra cui 30mila educatori (i capi) e 2.000 Assistenti ecclesiastici sul territorio nazionale.

 

 Il Messaggero


lunedì 29 giugno 2020

PROGETTO "BASI APERTE" -PARCO REGIONALE VALLE DEL TREIA

Nell'ambito del progetto "Basi Aperte", promosso dall'AGESCI e coordinato dal capo scout Sergio Cametti, gli alunni della  classe terza C dell'Istituto Comprensivo "Piazza De Cupis" di Roma hanno esplorato i sentieri della Valle del Treia.
Il video presenta un'interessante attività educativa che fa interagire dinamicamente le diverse discipline scolastiche e sviluppa competenze esplorative e riflessive.

https://www.youtube.com/watch?v=bopYDt7mhoM&feature=youtu.be