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martedì 23 aprile 2024

SCOUT PER UN MONDO MIGLIORE

 Essere scout: un investimento  sulla società del futuro


Da 50 anni AGESCI contribuisce

 a formare le giovani generazioni

 al rispetto degli altri e della natura, all’impegno

 e alla condivisione

        La festa di san Giorgio, una festa per tutti gli scout e le guide del mondo (oltre 40 milioni, presenti in tutto il mondo,  in oltre 200 Paesi), per rinnovare la loro Promessa e il loro generoso impegno per "lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato" .

 

Se sei scout si vede

 Non si fa lo scout, si è uno scout. Una differenza solo apparentemente superficiale, ma che in realtà rappresenta in maniera ben centrata la filosofia alla base dello scautismo. Essere scout è uno stile di vita, un percorso di crescita attraverso il quale bambine e bambini, ragazze e ragazzi, si mettono costantemente in gioco, impegnandosi con senso del dovere e volontà di condividere la loro esperienza nel portare a termine diversi obiettivi, dal semplice gioco alle “buone azioni” nei confronti degli altri o della natura, lo scopo dello scout è quello di fare il proprio meglio, rispettando valori che affondano le proprie radici nella cristianità.   

 Il metodo dello scautismo

Uno dei principi chiave dello scautismo sta nell’autoeducazione: i ragazzi sono spronati a tirare fuori il meglio di sé, attraverso una serie di esperienze vissute con i propri compagni e con l’educatore, il capo. Quest’ultimo, dunque, non è un maestro, ma un fratello maggiore che, non solo propone delle sfide agli scout, ma le vive con loro in un rapporto di fiducia, così da creare un ambiente stimolante e in grado di formare il carattere dei ragazzi attraverso i valori dello scautismo: l’ottimismo, il senso di responsabilità, lo spirito di servizio, il rispetto delle regole, la cura per la natura e per gli altri, l’abbattimento delle barriere culturali e la fraternità internazionale, ovvero la consapevolezza di essere collegati al resto dell’umanità, da cui discende la volontà di impegnarsi per la pace.

  L’impegno, valore chiave per lo scout

 Lo scout e la guida guardano al lato positivo dei problemi, cercando la via migliore per risolverli, ma soprattutto agiscono, lavorano e si attivano – da soli e insieme agli altri – per migliorare il mondo che vive. Essere scout o una guida significa assumersi le proprie responsabilità nei confronti della comunità e, nel proprio piccolo, impegnarsi, dare il proprio contributo, sapendo che lavorare con gli altri è spesso la via migliore per ottenere dei risultati migliori.

 Si è uno scout o una guida dal primo momento in cui si entra a far parte di questa comunità, ma naturalmente esistono diverse fasi sulle quali sono calibrate le responsabilità. La prima coinvolge i bambini dagli 8 agli 11/12 anni (i Lupetti, le Lupette e le Coccinelle), che imparano a fare il proprio meglio essenzialmente attraverso il gioco.

 Dagli 11/12 anni ai 16 si passa a essere Esploratori o Guide: una fase in cui i ragazzi e le ragazze fanno esperienza della vita all’aria aperta, coltivando lo spirito d’avventura, l’abilità manuale e il rapporto con la natura.

 Successivamente, tra i 16 e i 21 anni, si entra nella Branca Rover e Scolte: qui ai giovani è chiesto di dare un aiuto diretto alla vita degli altri attraverso lo svolgimento di un servizio, che può essere interno all’associazione o aperto alla comunità in generale.

 L’impegno di AGESCI da 50 anni


 AGESCI nasce nel 1974: riconosciuta dalla CEI e iscritta alla Rete Associativa al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, nella sezione “Associazioni di Promozione Sociale”, fa parte del Forum Nazionale del Terzo Settore, dell’elenco nazionale delle organizzazioni di volontariato della Protezione Civile e dal 1995 di Libera, associazione per una società libera dalle mafie e da ogni forma di illegalità. AGESCI sostiene anche progetti di accoglienza per i profughi delle guerre o di supporto in caso di emergenze sanitarie o calamità naturali. Attualmente conta oltre 182mila soci, tra cui 30mila educatori (i capi) e 2.000 Assistenti ecclesiastici sul territorio nazionale.

 

 Il Messaggero


domenica 20 febbraio 2022

LO SCAUTISMO. PEDAGOGIA ESPERIENZIALE


 Qualità e caratteristiche dell’esperienza nello scautismo.

 Il 22 febbraio di ogni anno le guide e gli scout  celebrano la memoria del fondatore del Movimento scout, Robert Baden-Powell,  il più grande movimento educativo mondiale.

In tale occasione guide e scout rinnovano la loro Promessa; "Con l'aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e il mio Paese, per aiutare gli altri in ogni corcostanza e per osservare la Legge scout"

Nel mondo esistono  oltre 540 associazioni (nazionali o regionali) con circa 40 milioni di scout e di guide, giovani e adulti, maschi e femmine, in 216 differenti paesi e territori.

"La vera felicità consiste nel fare felici gli altri" (Baden-Powell)

Lo scautismo è una “pedagogia esperienziale”.  L’applicazione del suo metodo si sviluppa attraverso il procedere di esperienze vissute nelle quali è implicita un’intenzione educativa. Ognuna di esse, infatti, è funzionale e utile alla crescita e sviluppo globale della persona, dalle competenze materiali fino alla dimensione fisica e spirituale. Dalla più tenera età fino all’età adulta e oltre. 

La “pedagogia esperienziale” dello scautismo richiede una definizione delle sue caratteristiche tipiche e specifiche e della loro motivazione e qualità. Non ogni esperienza, nell’applicazione del metodo, ha obbligatoriamente un fine pedagogico se non applicata in un quadro educativo e secondo certe modalità. Per “esperienza”, nell’ambito del metodo scout, intendiamo le attività proposte dagli educatori nello sviluppo dei programmi ai gruppi/unità o al singolo ragazzo. Le esperienze sono da considerare sia in senso oggettivo, ossia come attività, sia in senso soggettivo, ossia come esse sono vissute e percepite dal ragazzo durante e dopo lo svolgimento. Il ragazzo in crescita coglie di esse prima di tutto l’aspetto oggettivo e solo progressivamente acquista consapevolezza del proprio vissuto, scoprendo che l’avventura della sua vita si fonda su un personale impegno di autoeducazione. 

Caratteristica, questa, tipica del metodo scout. (Citazione B.-P.) L’educatore propone consapevolmente le attività sapendo e fidando nel riscontro soggettivo del ragazzo che, attraverso di esse, ne apprende il senso affinando il proprio ruolo come soggetto nella relazione con gli altri. E’ la cosiddetta intenzionalità (o coscienza) educativa dei capi che giustifica e accompagna la loro presenza nelle attività scout. Nulla, o poco, è lasciato al caso, se non il ruolo, la reazione specifica e la posizione che ciascun partecipante assume spontaneamente. 

Le attività o esperienze proposte nello scautismo nei suoi programmi e nei tempi e modi adeguati, si caratterizzano per la contestuale presenza di diversi elementi. Ciascuno di essi, considerato a sé stante, può anche essere presente nelle esperienze proposte da altri gruppi, agenzie educative o organizzazioni a scopo non espressamente educativo. E’ solo la composizione armonica tra le differenti caratteristiche dell’attività scout che assicura l’originalità ed efficacia educativa. In particolare, la corretta interazione tra gli elementi che illustreremo favorisce il coinvolgimento sensoriale ed emotivo di tutto il ragazzo, di tutte le sue facoltà, e non solo di quelle intellettuali. 

Un’esperienza scout normalmente richiede una forte componente di fisicità e di percezione sensoriale in ogni partecipante. L’immersione e il contatto con la natura, richiesto costantemente da Baden Powell nei suoi manuali anche per i lupetti e le coccinelle, sono il segno di un’importante ed essenziale allenamento dei sensi e della fisicità di ognuno …..

 Segue: https://www.agesci.it/?wpfb_dl=2157


SCAUTISMO, LA PEDAGOGIA IN AZIONE