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sabato 7 marzo 2026

I CAMMINI DELL'EDUCAZIONE

 


Il Papa: educare è promuovere dignità, giustizia, fiducia in un mondo di conflitti

 

-diAntonella Palermo - Città del Vaticano

 

Davanti ai tanti milioni di bambini nel mondo ancora senza accesso alla scolarizzazione primaria, e alle drammatiche situazioni di emergenza educativa provocata da guerre, migrazioni, diseguaglianze e diverse forme di povertà, come è interpellata l’educazione cristiana? Sono solo alcune delle domande da cui prende le mosse Papa Leone XIV nella sua Lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza” firmata ieri, 27 ottobre, e oggi diffusa, in occasione del 60mo anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum Educationis. Un testo, sottolinea Leone, che in un ambiente educativo complesso, frammentato, digitalizzato come quello attuale, “non ha perso mordente”, anzi mostra “una tenuta sorprendente”.

Quel messaggio di slancio delle comunità educative a costruire ponti in modo da offrire, con creatività, formazione professionale e civile a scuola e in università, si rivela oggi infatti quanto mai valido e urgente, afferma il Papa. La direzione da seguire è pertanto quella già indicata nel documento del Vaticano II che ha dato origine a una costellazione di opere e carismi, patrimonio spirituale e pedagogico prezioso.

Spiccato è il dinamismo che attraversa la Lettera di Leone XIV che invita a usare i carismi educativi sempre come risposta “originale” ai bisogni di ogni epoca. Citando Sant’Agostino - il quale aveva compreso che il maestro autentico suscita il desiderio della verità, educa la libertà a leggere i segni e ad ascoltare la voce interiore -, il Pontefice accenna al contributo che nei secoli è stato maturato in questo ambito: dal Monachesimo, capace, anche nei luoghi più impervi, di portare avanti questa tradizione, all’opera degli Ordini Mendicanti, e alla Ratio Studiorum in cui confluirono il filone della scolastica e quella della spiritualità ignaziana. Ricorda poi l’esperienza di San Giuseppe Calasanzio con le scuole gratuite per i poveri, quella di San Giovanni Battista de La Salle, con l’attenzione ai figli di contadini e operai a cui si sarebbero dedicati i Fratelli delle Scuole Cristiane, e ancora l’impegno di San Marcellino Champagnat a superare ogni discriminazione nell’opera educativa, quello storico di San Giovanni Bosco con il suo “metodo preventivo”. Non tralascia, il Papa, di nominare il coraggio di tante donne che, ricorda, hanno aperto varchi per le ragazze, i migranti, gli ultimi: Vicenza Maria López y Vicuña, Francesca Cabrini, Giuseppina Bakhita, Maria Montessori, Katharine Drexel o Elizabeth Ann Seton.

L’educazione cristiana è opera corale

Ci tiene molto, il Papa, a sottolineare l’importanza del “noi”, a ribadire che “nessuno educa da solo”: nella comunità educante il docente, lo studente, la famiglia, il personale amministrativo e di servizio, i pastori e la società civile convergono per generare vita. La ripresa del pensiero di San John Newman – che proprio nel contesto del Giubileo del mondo educativo viene dichiarato co-patrono insieme a San Tommaso d’Aquino – è qui particolarmente pertinente per “invitare – spiega il Papa - a rinnovare l’impegno per una conoscenza tanto intellettualmente responsabile e rigorosa quanto profondamente umana”. Nel mettere in risalto la vivacità da alimentare negli ambienti educativi, afferma che occorre “uscire dalle secche col recuperare una visione empatica e aperta”. E aggiunge:

Non si devono separare il desiderio e il cuore dalla conoscenza: significherebbe spezzare la persona. L’università e la scuola cattolica sono luoghi dove le domande non vengono tacitate, e il dubbio non è bandito ma accompagnato.

Educare è un compito d’amore, ricorda il Successore di Pietro che parla dell’insegnamento come di “un mestiere di promesse” giacché si promette tempo, fiducia, competenza, giustizia, misericordia, coraggio della verità, balsamo della consolazione.

Una persona non si riduce a un algoritmo

Nella Lettera apostolica Leone XIV riprende quel concetto centrale contenuto nel documento conciliare che mette in guardia da ogni riduzione dell’educazione ad “addestramento funzionale o strumento economico” e ribadisce che “una persona non è un ‘profilo di competenze’, non si riduce a un algoritmo prevedibile, ma un volto, una storia, una vocazione”. E insiste:

L’educazione non misura il suo valore solo sull’asse dell’efficienza: lo misura sulla dignità, sulla giustizia, sulla capacità di servire il bene comune.

Ricostruire la fiducia in un mondo di conflitti

Secondo una visione che non vuole essere meramente nostalgica ma ben radicata al presente, il testo di Papa Leone usa la metafora delle stelle nel firmamento per dire che i principi a cui si fa riferimento sono “stelle fisse” e “dicono che la verità si cerca insieme; che la libertà non è capriccio, ma risposta; che l’autorità non è dominio, ma servizio”. Da qui ancora la riaffermazione di non costruire muri, di educare alla mondialità e alla concordia tra persone e popoli:

L’educazione cattolica ha il compito di ricostruire fiducia in un mondo segnato da conflitti e paure, ricordando che siamo figli e non orfani: da questa coscienza nasce la fraternità.

Intrecciare fede, cultura e vita

L’accento posto sulla centralità della persona nell’opera educativa – come Papa Francesco evidenziava anche nella Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona -, porta il Pontefice a un ricordo personale che lo riporta alla sua missione in Perù, nella “amata diocesi di Chiclayo” dove, racconta, visitando l’università cattolica San Toribio de Mogrovejo, rassicurava la comunità accademica: non si nasce professionisti – diceva all’epoca -, ogni percorso universitario si costruisce passo a passo, libro a libro, anno per anno, sacrificio dopo sacrificio. Torna ancora il modo di concepire da un lato la scuola cattolica e dall’altro il corpo educante, tenuto conto che non bastano gli aggiornamenti tecnici per ritenersi al passo coi tempi, ma sempre è necessario il discernimento:

La scuola cattolica è un ambiente in cui fede, cultura e vita si intrecciano. Non è semplicemente un’istituzione, ma un ambiente vivo in cui la visione cristiana permea ogni disciplina e ogni interazione. Gli educatori sono chiamati a una responsabilità che va oltre il contratto di lavoro: la loro testimonianza vale quanto la loro lezione. Per questo, la formazione degli insegnanti — scientifica, pedagogica, culturale e spirituale — è decisiva.

Fare rete, la famiglia resta il primo luogo educativo

L’espressione “alleanza educativa” che ricorre nel testo della Lettera è emblematica per precisare quanto la famiglia non possa essere sostituita da altre agenzie educative: si tratta di collaborare e di essere consapevoli che la priorità educativa attiene a questo nucleo.

Necessari sono l’ascolto, l’intenzionalità, la corresponsabilità: “È fatica e benedizione: quando funziona, suscita fiducia; quando manca, tutto si fa più fragile”. Del resto, lo stesso Concilio pone questa responsabilità dei genitori a fondamento di una sana istruzione. Se il mondo è interconnesso anche la formazione deve esserlo, promuovendo la partecipazione a ogni livello e abbandonando rivalità retaggio del passato e unendo ogni sforzo per una sana e fruttuosa convergenza tra scuole parrocchiali e collegi, università e istituti superiori, centri di formazione professionale, movimenti, piattaforme digitali, iniziative di service-learning e pastorali scolastiche, universitarie e culturali. Ciò che conta, secondo la visione di Papa Leone, è coordinare la pluralità dei carismi per comporre un quadro “coerente e fecondo”, facendo tesoro di eventuali differenze metodologiche e strutturali le quali vanno considerate delle risorse, non delle zavorre.

Il futuro ci impone di imparare a collaborare di più, a crescere insieme.

 L’educazione cattolica unisca giustizia sociale e ambientale

L’obiettivo da cui non bisogna scostarsi è quello della formazione integrale della persona, in cui la fede viene considerata non “materia aggiunta”, ma “respiro che ossigena ogni altra materia”. Solo così, specifica la Lettera, l’educazione cattolica diventa “lievito” per un umanesimo integrale che abiti le domande del nostro tempo. E il nostro tempo, purtroppo, segnato in più parti dalle guerre, chiede proprio un’educazione alla pace che, si precisa ancora una volta, non è assenza di conflitto ma “forza mite che rifiuta la violenza. Un’educazione alla pace ‘disarmata e disarmante’ insegna a deporre le armi della parola aggressiva e dello sguardo che giudica, per imparare – sottolinea il Vescovo di Roma - il linguaggio della misericordia e della giustizia riconciliata”.

Dimenticare la nostra comune umanità ha generato fratture e violenze, e quando la terra soffre, i poveri soffrono di più. L’educazione cattolica non può tacere: deve unire giustizia sociale e giustizia ambientale, promuovere sobrietà e stili di vita sostenibili, formare coscienze capaci di scegliere non solo il conveniente ma il giusto.

 Le tecnologie servano la persona, senza sostituirla

Mentre Leone XIV, attingendo sempre al Vaticano II, rimette in guardia dal rischio di “subordinazione dell’istruzione al mercato del lavoro e alle logiche spesso ferree e disumane della finanza”, in merito alle tecnologie lancia un messaggio chiaro:

devono arricchire il processo di apprendimento, non impoverire relazioni e comunità. Un’università e una scuola cattolica senza visione rischiano l’efficientismo senza anima, la standardizzazione del sapere, che diventa poi impoverimento spirituale.

In particolare, il Papa afferma che “nessun algoritmo potrà sostituire ciò che rende umana l’educazione: poesia, ironia, amore, arte, immaginazione, la gioia della scoperta e perfino, l’educazione all’errore come occasione di crescita”. E aggiunge, entrando nel vivo del dibattito pubblico contemporaneo, che “l’intelligenza artificiale e gli ambienti digitali vanno orientati alla tutela della dignità, della giustizia e del lavoro; vanno governati con criteri di etica pubblica e partecipazione; vanno accompagnati da una riflessione teologica e filosofica all’altezza”.

Meno cattedre e più tavole dove sedersi insieme, senza gerarchie inutili

Raccogliendo l’eredità profetica di Papa Francesco, dunque, con la Lettera Disegnare nuove mappe di speranza”, Papa Leone aggiunge tre priorità ai sette percorsi già illustrati dal predecessore nel Patto Educativo Globale:

La vita interiore

La prima riguarda la vita interiore: i giovani chiedono profondità; servono spazi di silenzio, discernimento, dialogo con la coscienza e con Dio. La seconda riguarda il digitale umano: formiamo all’uso sapiente delle tecnologie e dell’IA, mettendo la persona prima dell’algoritmo e armonizzando intelligenze tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica. La terza riguarda la pace disarmata e disarmante: educhiamo a linguaggi non violenti, riconciliazione, ponti e non muri; «Beati gli operatori di pace» (Mt. 5,9) diventi metodo e contenuto dell’apprendere.

Meno sterili contrapposizioni, più sinfonia dello Spirito

La richiesta lanciata dalla Lettera è, in conclusione, quella di disarmare le parole, alzare lo sguardo, custodire il cuore.

Il mandato alla comunità educante, tuttavia, non ignora le fatiche: “l’iper-digitalizzazione può frantumare l’attenzione; la crisi delle relazioni può ferire la psiche; l’insicurezza sociale e le disuguaglianze possono spegnere il desiderio”.

Qualità, coraggio, gratuità

Proprio in questo quadro del presente, servono “qualità e coraggio”, da praticare in vista di una sempre maggiore inclusività che non sia indifferente verso le povertà e le fragilità, perché, rimarca il Papa, “la gratuità evangelica non è retorica: è stile di relazione, metodo e obiettivo”.

Beati gli operatori di pace (Mt 5,9) diventa sia il metodo che il contenuto dell’apprendimento”.

 Vatican News

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domenica 20 ottobre 2024

L'EMERGENZA EDUCATIVA HA TANTI VOLTI


 L'emergenza educativa al centro dell'indagine annuale della scuola cattolica



 Nel rapporto annuale del Centro studi i diversi aspetti di una criticità che si manifesta anche tra i banchi. La fragilità degli adolescenti specchio di un disagio che non risparmia il mondo adulto


-         di Enrico Lenzi

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E se invece di “emergenza educativa” dovessimo parlare di “emergenze”?. In realtà non si tratta di un moltiplicarsi di problemi, ma di un approccio più esteso e analitico della situazione che esiste dietro queste due parole. A porsi la questione è l’annuale Rapporto sulla scuola cattolica, realizzato dal Centro studi della scuola cattolica (Cssc), giunto alla sua ventiseiesima edizione, e che sarà presentato online questa mattina nell’ambito della XVII Giornata pedagogica della scuola cattolica a Roma. Se il punto di partenza rimane l’allarme che Benedetto XVI_lanciò nel 2008 parlando per la prima volta espressamente di una «emergenza educativa», spiega nella sua introduzione il vescovo Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, che «questo Rapporto del Cssc, declina quell’allarme al plurale, parlando appunto di emergenze», però «non per accentuarne il peso con la moltiplicazione dei casi ma, in un certo senso, per agevolarne la soluzione attraverso l’analisi particolare di alcune delle tante manifestazioni che compongono l’unica e multiforme emergenza di cui si parla». Insomma, dall’unità alla complessità, ma per tornare poi all’unità.

 È il percorso che il Rapporto del Centro studi propone anche nella sua suddivisione interna. «La prima parte del nostro lavoro - spiega Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del Cssc -è dedicata a delineare i tratti unitari dell’emergenza educativa, cioè esaminata in prospettiva teorica nel saggio di Adriano Fabris e in chiave storica nel contributo di Rossano Sala». E aggiunge: «La seconda parte del Rapporto passa in rassegna sette diverse emergenze educative, dando ragione del titolo al plurale. Non è e non può essere una panoramica completa, quanto meno perché la fenomenologia dell’emergenza educativa ha troppe facce per poter essere riassunta in una casistica così ridotta». Anche in questo caso le possibili emergenze individuate, vengono a loro volta raggruppate in «emergenze di sistema», «emergenze soggettive» ed «emergenze etiche». Nel primo raggruppamento il Rapporto indica ad esempio, la rivoluzione digitale che, sottolinea Cicatelli, «ha radicalmente trasformato il nostro modo di comunicare, di apprendere e di vivere», coinvolgendo inevitabilmente anche la scuola, con una rapidità di trasformazione difficile da sostenere.

Di «sistema» è anche la crisi della famiglia, «che ha subito le maggiori trasformazioni, sicuramente più della scuola». E tra i punti di crisi per la famiglia vi è anche quello educativo e della libertà di scelta in questo campo, la cui limitazione (o assenza) «è un’emergenza che ricade su tutto il sistema educativo con effetti piuttosto gravi», come dimostra anche la fotografia che ogni anno il Cssc fa della scuola cattolica: oggi gli alunni sono 540.690 suddivisi in 7.713 istituti, di cui 5.677 dell’infanzia, 990 primarie, 504 medie e 542 secondarie. Ma guardando all’ultimo decennio queste cifre risultano più basse, segno di una perdita di scuole (ben 116 solo nell’ultimo anno) e iscritti (263mila in meno rispetto a tredici anni fa) degli istituti paritari proprio per l’impossibilità delle famiglie di mettere in campo una vera libertà di scelta in campo educativo.

 La fragilità degli adolescenti, racconta il Rapporto proseguendo nella sua analisi, è lo specchio della fragilità degli adulti e della relazione tra le generazioni. Un’emergenza che il Centro studi inserisce tra quelle «soggettive», così come la sessualità, la definizione della propria identità in fase adolescenziale, l’esposizione alla pornografia. 

Ecco allora emergere il terzo raggruppamento, quello delle «emergenze etiche» legate alla relazione e alla responsabilità. Qui troviamo la proposta delle virtù, cioè «di un modo di essere che è conseguente a una presa di posizione rispetto all’esperienza». Ma è contemplata anche l’educazione alla difesa del Creato, alla fraternità sociale «Sarebbe sbagliato, però leggere nelle pagine di questo Rapporto l’ennesimo cahier de doléances» avverte Sergio Cicatelli, che al contempo ammette di non avere sottomano «soluzioni immediate». Ma aver cercato di individuare le varie forme in cui l’emergenza educativa si manifesta «è già un passo importante per immaginare piste di intervento».

 

www.avvenire.it

 

mercoledì 24 gennaio 2024

L'INTENSITA' DELL'ISTANTE


  È nella “intensità dell’istante” che si gioca il destino 

di questa generazione fragile



-          di Claudio Burgio

"L'intensità dell’istante" di Simone Riva: nelle pieghe della scuola e del tempo libero il vero protagonista è un ospite che ci cerca.

Apparentemente il testo de L’intensità dell’istante (Youcanprint, 2023) si snoda attraversato da un ordine semplicemente cronologico: una raccolta di articoli scritti sul Giornale di Monza dal settembre 2022 all’agosto 2023, incentrati sui grandi momenti dell’anno – da feste a eventi significativi – che scandiscono un normale anno di vita. In realtà, il libro di don Simone Riva è capace di far rivivere “piccoli episodi che però non sono mai piccoli” in veri e propri kairoi, ovvero in “momenti favorevoli”, in “tempo opportuno” per provocare, interrogare, cercare il senso di fatti circoscritti e puntuali eppure dotati di significato che va oltre i singoli episodi accaduti.

 La vita può essere interpretata in due modi: una ripetizione dell’identico e di fatti sconnessi tra loro, oppure la trama di una storia più grande di noi che si rivela strada facendo attraverso gli incontri e le situazioni che ci accadono. L’intensità dell’istante rappresenta l’affascinante itinerario educativo di un sacerdote nel quotidiano dialogo con le nuove generazioni e con il mondo adulto: nulla di costruito, solo il risuonare di voci, domande aperte, intuizioni che “toccano il cuore e la vita”, come ben annota don Alberto Cozzi nella sua bellissima prefazione. Il libro nasce dall’esperienza di chi ogni giorno è messo a contatto con giovani e adulti, per rileggere con loro la straordinaria avventura del presente: il cristianesimo, del resto, non è mera consolazione in attesa di una redenzione futura, ma è annuncio a noi contemporaneo, è educazione alla realtà totale così come è adesso.

 Un cristianesimo come alienazione dalla realtà contingente, come “religione del cielo vuoto” non serve e non entra nella vita soprattutto dei più giovani: i ragazzi hanno necessità di incontrare una Parola che faccia risorgere adesso e che alimenti un cammino di rinnovata fiducia e di liberazione dalle tante paure che attraversano la loro generazione.

 Mi pare che questa sia la prospettiva offertaci da don Simone: la lettura di L’intensità dell’istante offre uno spaccato di vita quotidiana in un ambito cruciale per la vita dei giovani soprattutto come quello scolastico. Ogni istante, ogni esperienza, ogni incontro, per quanto fugace, è espressione dotata di senso e non deve essere condannata all’insignificanza. Tutto è indice di intensità e di profondità se accompagnato dalla presenza di un Maestro.

 Ovunque si parla ancora oggi di “emergenza educativa” in termini preoccupati e negativi. Per dirla come il compianto Giuseppe Vico – già ordinario di pedagogia generale nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – l’emergenza educativa può essere intesa piuttosto come “molla della storia”: l’emergere, il rendersi visibile di un fenomeno educativo è già un sintomo di speranza se ascoltato e compreso attraverso un itinerario interpretativo che sappia farne scorgere i tratti e le ragioni profonde. Così, don Simone – portando alla luce tanti fatti, episodi di quotidianità normale – aiuta il lettore a “far emergere” un pensiero nuovo su questa generazione fragile e permette di interrompere l’afasia dei padri verso i figli che sembra connotare il nostro tempo: ogni fenomeno giovanile, in effetti, non può essere affrontato da chi non sappia cimentarsi con la vita dei ragazzi e con il rischio della libertà.

 In un’epoca di sempre nuove sfide educative, alle prese con un mondo adulto spesso disarmato di fronte a uno svuotamento etico apparentemente senza precedenti, il libro di don Simone offre uno sguardo decisamente capace di intercettare i grandi desideri che ancora si muovono nel cuore dei ragazzi: mossi da bisogni immediati, i giovani sono pur sempre abitati da grandi domande alle quali l’adulto non può sottrarsi. Le pagine di questo libro sono attraversate continuamente da quella ricerca di senso e di pienezza che rendono bella la vita: nella “trama silenziosa del quotidiano”, “le cose di sempre, piccole, quasi impercettibili” assumono la forma di un racconto pieno di bellezza e di realismo che invita il lettore a una presa di coscienza in più rispetto alle narrazioni spesso banali sulla condizione giovanile favorite dai media.

 Come quell’invito a “lasciarli andare” rivolto ai genitori, “perché sappiamo di Chi è l’abbraccio che li attende”, riprendendo un celebre testo di Charles Péguy: oggi, la sfida dell’educare sta proprio in questa fiducia che diventa Fede. È Dio che educa, è Dio che salva: noi siamo solo poveri Suoi strumenti: “Anziché preoccuparci di tenere a bada i ragazzi, organizzandoli e incasellandoli, occorre fare di tutto per lanciarli”, assumendo la consapevolezza che solo Dio “fa nuove tutte le cose”. Pur “con tutte le nostre furbizie”, i nostri tentativi di “porci come gli innovatori, i riformatori, quelli che cambiano rispetto a prima, quelli che riescono dove altri hanno fallito, quelli che correggono ciò che era sbagliato”, il protagonista delle nostre storie “è solo Lui”. È Lui “l’Ospite atteso dell’anima”: il libro di don Simone diventa un appello, un invito forte ad alzare lo sguardo per afferrare la bellezza di ogni istante.

 

Il Sussidiario


domenica 23 febbraio 2014

EDUCARE OGGI E DOMANI. Una passione che si rinnova.

EDUCARE: 

IL CORAGGIO DI AFFRONTARE

 LE SFIDE DELL'OGGI 

PER COSTRUIRE

 UN DOMANI MIGLIORE


EDUCARE OGGI E DOMANI –
 Una passione che si rinnova.

Siamo alla vigilia di due significativi anniversari del cammino ecclesiale: nel 2015 ricorre il 50° anniversario della Dichiarazione Conciliare sull’educazione cristiana “Gravissimum Educationis” e il 25° della Costituzione Apostolica “Ex Corde Ecclesiae” sull’Università Cattolica. Sono ricorrenze di cui far memoria e che stimolano la riflessione sulle vaste problematiche educative che oggi attraversano il mondo. Da anni si parla di “emergenza educativa”, riferendosi “alle difficoltà di stabilire rapporti educativi che, per essere autentici, devono trasmettere alle giovani generazioni valori e principi vitali, non solo per aiutare le persone singole a crescere e maturare, ma anche per concorrere a costruire il bene comune”[1].
La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha costituito un gruppo di lavoro, al quale hanno partecipato autorevoli esperti di problematiche educative e sociali a livello internazionale, per la preparazione di un “instrumentum laboris” che accompagnerà le chiese locali e le istituzioni educative cattoliche nei prossimi anni, ma che coinvolge tutti gli educatori cattolici, e non solo. Detto documento è stato discusso dalla Congregazione e presentato, nei giorni scorsi, in un Forum al quale hanno partecipato i componenti la Congregazione e vari esperti di problematiche educative e sociali. Anche l’UMEC (Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici) è stata chiamata a partecipare al Forum e ad apportare il suo contributo, impegnandosi a condividere il cammino di riflessione.
Il Forum, sapientemente organizzato dal Cardinale Prefetto, S. E. Card. Grocholewski, dal Segretario della Congregazione, S.E. Mons. Zani, e dai loro collaboratori, coordinato dal prof. Zamagni, ha voluto essere occasione di presentazione del documento, di dibattito, di stimolo al fine di “rafforzare la consapevolezza della missione educativa per essere segno di speranza nel mondo” (Mons. Zani). Una consapevolezza che esige comprensione del presente e lungimiranza progettuale. Infatti, "dobbiamo offrire la testimonianza di una Chiesa fedele a Cristo, animata dal desiderio di servire i fratelli e pronta ad andare incontro con coraggio profetico alle attese e alle esigenze spirituali degli uomini e delle donne del nostro tempo”[2].
Gli interventi degli esperti, provenienti da varie parti del mondo, oltre a sottolineare l’importanza dell’educare oggi e di individuare strategie educative idonee al “fare educazione “ nei vari contesti, sconfiggendo “i nemici dell’educazione” (scetticismo, individualismo, relativismo), hanno evidenziato i tre aspetti che debbono caratterizzare l’educazione cattolica: l’identità, l’integralità e l’interculturalità. A proposito di quest’ultimo aspetto, si è fatto richiamo al recente documento della Congregazione riguardante “L’educazione al dialogo interculturale”[3], diffuso lo scorso dicembre.
Varie sono le sfide che interpellano la scuola oggi, specialmente le scuole e le università cattoliche che, per la loro specificità, sono chiamate ad essere luoghi di maturazione integrale per ogni persona, orientate dai valori evangelici e dalla dottrina sociale della Chiesa. Tra le molteplici sfide, gli interventi dei relatori e il successivo dibattito hanno evidenziato le seguenti: l’identità, la comunità scolastica, il dialogo, l’apprendimento, l’educazione integrale, l’unità del sapere, la carenza di mezzi e risorse, la formazione religiosa, la società multiculturale e multireligiosa, l'attenzione ai deboli e agli emarginati.
Di fronte a tali sfide è stata richiamata la necessità di curare una formazione adeguata e continua dei dirigenti scolastici e dei docenti, nonché di una proficua relazione con le famiglie, con le istituzioni locali, con la comunità ecclesiale, con l’associazionismo professionale e con il mondo del volontariato. Lo stesso Sommo Pontefice, nel discorso ai componenti la Congregazione, ha richiamato l’attenzione su tre aspetti: il valore del dialogo nell’educazione, la preparazione qualificata dei formatori e la responsabilità delle istituzioni educative [4]
Non è stato sottaciuto il pericolo per le scuole e per quanti vi operano di essere ammaliati da logiche mercantili, individualistiche, di “successo”, nonché di porre prioritaria attenzione ai contenuti piuttosto che ai perché dell’insegnare: ogni azione educativa deve aver senso e dare senso.
Sono state indicate alcune piste ineludibili per i progetti educativi delle istituzioni scolastiche: la centralità della persona che apprende, l’educazione alla cittadinanza attiva, l’educazione come costruzione di fraternità e di libertà, la formazione integrale della persona, il valore dell’educazione religiosa, l’attenzione alle varie forme di svantaggio e di emarginazione. Chiaro è stato il richiamo alla pedagogia del Vangelo (accogliere, accompagnare, fare strada insieme, discernere, interpretare, orientare, testimoniare). Agli educatori cattolici viene richiesta una fede viva e una competenza elevata, nonché la capacità di testimoniare il valore della comunità e della continua ricerca e di costruire contesti educativi.  “Una delle principali responsabilità degli insegnanti –afferma l’Instrumentum laboris - è di avvicinare le giovani generazioni alla conoscenza e alla comprensione delle conquiste della conoscenza e delle sue applicazioni. L’impegno del conoscere e del ricercare non va, però, disgiunto dal senso etico e dal trascendente …. Scienza ed eticità, scienza e trascendenza non si escludono reciprocamente, ma si coniugano per una maggiore e migliore comprensione dell’uomo e della realtà del mondo”.
Il dibattito non ha sottaciuto l’immensità delle sfide per le istituzioni scolastiche ed  universitarie, e per quanti vi operano. Perciò sono state ricordate le parole di papa Francesco che incoraggiano a rinnovare la passione educativa: “Non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà che la sfida educativa presenta! Educare non è un mestiere, ma un atteggiamento, un modo di essere. Per educare bisogna uscire da se stessi e stare in mezzo ai giovani, accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro fianco. Donate loro speranza, ottimismo per il loro cammino nel mondo. Insegnate a vedere la bellezza e la bontà della creazione e dell’uomo, che conserva sempre l’impronta del Creatore. Ma soprattutto siate testimoni con la vostra vita di quello che comunicate”[5].
                                                                                                                                                                 
                                                                                                                                       Giovanni Perrone


[1] “Educare oggi e domani. Una passione che si rinnova” - Instrumentum laboris, 2014
[2]  Papa Francesco, Angelus – 23 febbraio 2014
[4] Discorso del Santo Padre, 13 febbraio 2014

lunedì 23 maggio 2011

Emergenza educativa: come educare nella società contemporanea

Durante la cena pasquale ebraica, ad un certo punto il figlio doveva rivolgersi al padre dicendo: «perché diversa è questa notte da tutte le notti? Infatti tutte le notti noi mangiamo lievitato e azzimo; questa notte tutto quanto azzimo…». Il padre rispondeva: «schiavi fummo in Egitto del Faraone, e il Signore Dio nostro ci fece uscire di là con mano forte e con braccio disteso» [cit. da C. Girando, Eucarestia per la Chiesa, Gregorian University Press-Morcelliana, Roma-Brescia 1989, 134-135].
Questo testo ci aiuta a capire profondamente che senso ha parlare oggi di “emergenza educativa”: e questo sarà il primo punto della mia riflessione. E ci aiuterà ad individuare alcuni fondamentali orientamenti pratici per uscire da essa e dare origine ad una grande stagione educativa nella nostra Chiesa e nella società civile: e questo sarà il secondo punto della mia riflessione. ....

Leggi:
EMERGENZA EDUCATIVA - Intervento del card. Caffarra

domenica 17 ottobre 2010

EDUCAZIONE, basta con la finta neutralità

Dalla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani -
D’Agostino: il relativismo non detti legge a scuola


Il presidente dell’Unione cattolica dei giuristi italiani: c’è una tendenza che minaccia la scuola, sempre più in bilico tra tecnicismo e arbitrio dei singoli docenti


  di PAOLO VIANA

L’ emergenza educativa viene da lontano ma investe la scuola e le impone un cam­biamento di rotta. Ne è convinto Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Cattolica dei Giuristi Ita­liani, docente e presidente onorario del comitato nazionale di bioetica, che definisce la Settimana Sociale «un’occasione preziosa», ma sottoli­nea al contempo la latitanza del mon­do laico, ancora condizionato da bat­taglie laiciste che gli impediscono di cogliere l’opportunità di un dibattito serio con i cattolici sul tema educati­vo. Sullo sfondo la sfida educativa si intreccia con la questione antropo­logica e con l’avanzare del relativi­smo.
L’emergenza educativa entra prepo­tentemente nell’agenda di Reggio Calabria, come 'il tema pubblico per eccellenza'. Ci sono le risorse per su­perarla?
Esiste indubbiamente un’emergenza di carattere empirico della scuola i­taliana, che deriva da difficoltà di or­dine economico e istituzionale, ma c’è un altro tipo di emergenza che ha ben poco a che vedere con le risorse che sono destinate alla scuola e con la capacità dell’istituzione scolastica di organizzarsi in modo moderno e adeguato. È il problema della crisi va­loriale che attraversa anche la scuola e che raccorderei al relativismo su cui da tempo il Papa porta l’attenzione. Un aspetto che in ambienti non cattolici conti­nua a suscitare imbarazzo quan­do non addirittu­ra disinteresse.
Qual è l’impatto del relativismo sulla scuola ita­liana?
La cultura relati­vista continua a porre il tema del­la libertà - tema malposto - come se la formazione della libertà do­vesse passare at­traverso una for­mazione al rela­tivismo e il risul­tato di quest’o­perazione non può che essere rovinoso perché o la scuola si appiattisce sul tecnici­smo oppure cade in mano all’arbitrio dei singoli docenti che portano a­vanti, ciascuno, la propria visione del mondo, disconoscendo anche la pos­sibilità di portare i propri valori su un piano di universalità, in quanto il re­lativismo resta chiuso nel suo oriz­zonte particolare. Questo è un tema immenso su cui una grande discus­sione pubblica ancora non si è a­perta. Ad ecce­zione dei cattoli­ci, che si impe­gnano molto su questo terreno, ci sono state solo innumerevoli ge­remiadi, poco consapevoli del retroscena cultu­rale della crisi della scuola.
La sfida educati­va, però, va ben oltre i banchi di scuola...
Ma si radica pri­ma di tutto nel­l’esperienza sco­lastica perché quando nella scuola manca un orientamento ai valori - e non parlo di valori confessionali, ma di va­lori umani fondamentali - e si pensa che la 'neutralità' debba essere la stella polare dell’istruzione pubblica, i giovani, nel momento in cui esco­no dal contesto scolastico per im­mettersi in qualsiasi ambito profes­sionale, portano con sé questo tarlo. La vicenda del crocifisso nelle scuo­le, ancora aperta a livello europeo, è emblematica. Le ripetute pressioni a togliere il crocifisso - e non per evita­re favoritismi confessionali, ma ne­gando quei valori umani profondi di cui il crocifisso è simbolo - devono preoccupare tutti.
Perché, allora, un evento come le Set­timane Sociali non innesca quel di­battito nazionale di cui c’è tanto bi­sogno?
Le Settimane sono preziosissime per­ché inducono i cristiani a prendere consapevolezza dell’essenzialità di questi temi, cioè fanno parte di un continuo processo di evangelizzazio­ne che non è solo catechesi ma as­sunzione di responsabilità: il cristia­no non può tirarsi fuori dal mondo in quanto crede che il messaggio di Dio debba sempre esservi incarnato. Ma le Settimane sono anche una provo­cazione per la cultura non cristiana. Peccato che quest’ultima cerchi ogni occasione per non lasciarsi provoca­re e tirarsi fuori dal confronto con le istanze sociali dei cristiani. Questo non ci induca tuttavia alla rassegna­zione. Sant’Antonio da Padova quan­do non trovò i fedeli in chiesa andò sulla riva del mare e fece la predica ai pesci: salirono tutti a sentirla. I semi che lanciamo saranno raccolti.

da Avvenire, 17.10.2010  pag.5

lunedì 6 settembre 2010

LA PRIMA SCUOLA SIAMO NOI


La novità del nostro tempo, quella che chiamiamo "emergenza educativa", sembra consistere in una problematicità assai più radicale, che investe il concetto stesso e la possibilità dell’educazione.......
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lA PRIMA SCUOLA SIAMO NOI

lunedì 12 luglio 2010

Educare: un compito urgente tra emergenza e sfida

Il Segretario generale della CEI interviene a Bibione
ROMA, lunedì, 12 luglio 2010 (ZENIT.org).- Generazione, tradizione e autorità sono queste per mons. Mariano Crociata, Segretario generale della CEI, le tre parole chiave utili “per una sfida educativa raccolta e condotta secondo verità”.
E' quanto ha detto il presule intervenedo il 5 luglio a Bibione, nel corso di una conferenza su “La sfida educativa”, inserita nel contesto della manifestazione “Bibione guarda all’Avvenire” organizzata dalla Parrocchia Santa Maria Assunta e dall’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Concordia-Pordenone.
L'iniziativa, giunta quest’anno alla IV edizione, aveva come tema: “I mass-media cattolici: educarsi alla verità”.
L’aspetto “più delicato”, nella “sfida educativa” che la Chiesa italiana ha deciso di raccogliere per questo decennio pastorale, ha detto all'inizio mons. Crociata è costituito “dalla tentazione relativista che mina in radice qualsiasi opera educativa”.....
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