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martedì 9 dicembre 2025

DISLESSICO FAMIGLIARE

 


 Cronache (s)connesse di una famiglia straordinariamente normale 


di Giampaolo Morelli (Autore), Gloria Bellicchi (Autore)  


 Giampaolo era considerato uno studente pigro, svogliato, addirittura poco dotato, ma la verità era un'altra: il suo cervello, semplicemente, funzionava in modo diverso. All'epoca non si parlava di dislessia e disturbi dell'apprendimento, mentre oggi questi temi sono all'ordine del giorno. Eppure, quanto ne sappiamo davvero sull'argomento? È quello che si è chiesta Gloria nel momento in cui ha scoperto che non solo suo marito Giampaolo, ma anche i loro due figli, Gianmarco e Pier Maria, sono dislessici.

Questo libro nasce dal bisogno di raccontare la quotidianità di una famiglia per tre quarti neurodivergente: e così, tra compiti a ostacoli e lettere che si rincorrono, prende forma un racconto vivo, umano, che mescola il memoir al consiglio pratico, l'esperienza personale alla riflessione condivisa; senza la pretesa di insegnare, ma con il desiderio di offrire uno spaccato di vita e uno sguardo onesto su ciò che significa convivere con la dislessia - da genitori e da figli -, affrontando le difficoltà ma anche valorizzando le risorse, i talenti, le prospettive diverse.

Tra aneddoti, errori e traguardi, il lettore troverà una storia in cui riconoscersi e un piccolo vademecum costruito sul campo: utile per chi deve affrontare situazioni simili, illuminante per chi vuole semplicemente capire qualcosa in più.

Due voci autentiche e autorevoli - quelle di Giampaolo e Gloria - in queste pagine si alternano per mostrare come essere «diversi» non significhi essere sbagliati. 

E come, in fondo, la vera sfida sia imparare a cambiare punto di vista.



mercoledì 14 maggio 2025

DISLESSIA E CORSIVO


  «L’obbligo di corsivo a scuola

penalizza

 gli alunni dislessici»

 

L’Associazione italiana dislessia critica l’impostazione delle nuove Indicazioni nazionali per l’Infanzia e il primo ciclo, denunciando le ricadute negative sugli studenti con Dsa. 

-di PAOLO FERRARIO

 

«Nelle scuole del primo ciclo di istruzione la scrittura è fondamentale e va curata con particolare attenzione, a partire dall’apprendimento del corsivo e della calligrafia». Quando sono arrivati a questo passaggio delle nuove Indicazioni nazionali per la Scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione, pubblicate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, gli specialisti dell’Associazione italiana dislessia (Aid) sono sobbalzati sulla sedia e hanno seriamente cominciato a preoccuparsi. La preoccupazione è diventata allarme una volta approdati alla sezione dei “Risultati attesi”. «Gli studenti – si legge a pagina 131 delle nuove Indicazioni nazionali – sapranno: riconoscere e applicare il ductus e le proporzioni del corsivo; sviluppare una scrittura fluida e leggibile con uno stile personale». Un’enfasi che, si sono chiesti, «porterà alla necessità di una certificazione diagnostica per permettere ai bambini che presentano difficoltà nell’area grafomotoria o disgrafia di non scrivere in corsivo?». 

E come staranno a scuola, questi bambini con Disturbi specifici dell’apprendimento? «Saranno tormentati e costretti ad imparare ed applicare il ductus e le proporzioni del corsivo?», si sono interrogati all’Aid. Mettendosi nei panni di alunni e genitori su cui, all’improvviso, è caduta in testa questa novità. «Usare le mani è sempre positivo, ma “corsivo per tutti” è una follia, una suggestione passatista che vuole tornare a una scuola severa e ordinata», sbotta Dario Ianes, già docente di Pedagogia e didattica dell’inclusione all’Università di Bolzano e co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento. Con cui ha dato alle stampe un instantbook che raccoglie i contributi di diciassette esperti chiamati a ragionare sulle nuove Indicazioni nazionali per gli alunni dai 3 ai 14 anni. Il titolo Credere, obbedire, insegnare è anch’esso una suggestione intrigante e rimanda a una scuola del “tempo, che fu” e che Ianes e il gruppo di esperti coinvolti non vorrebbero tornasse.

«Questa scelta di porre enfasi sull’utilizzo del corsivo e della bella scrittura può avere un forte impatto psicologico su tutti i bambini in generale, ma soprattutto sui bambini con Disturbi specifici dell’apprendimento», sottolinea il professor Ianes, ospite di un

webinar promosso dall’Aid proprio per indagare a fondo le ricadute delle nuove Indicazioni nazionali sulla vita scolastica del 6% di alunni con Dsa che abita la scuola italiana. « Non siamo contro il corsivo», mette le mani avanti Lucia Iacopini, pedagogista, docente, membro del Consiglio direttivo e del Comitato scientifico di Aid. «Ci preoccupa, però, come queste Indicazioni nazionali possano essere acquisite dagli insegnanti e recepite dalla scuola. Si arriverà a temi scritti al computer e ricopiati a mano? Scrivere in corsivo può anche essere divertente e rilassante, ma per un alunno disgrafico non lo è affatto», ricorda l’esperta. «Così si rischia che gran parte delle risorse cognitive del bambino siano concentrate sulla scrittura in corsivo e non sul contenuto di ciò che scrive», avverte Luciana Ventriglia, docente specializzata in pedagogia clinica e formatrice Aid. « I bambini vogliono imparare a scrivere per comunicare pensieri ed emozioni, non per scrivere in corsivo né in bella calligrafia – aggiunge Ventriglia –. Trovandosi di fronte a quest’obbligo saranno per lo meno disorientati e non capiranno il motivo di tale imposizione». E, magari, cominceranno a vedere la scuola sotto una luce diversa, meno brillante.

«Quello che si sta costruendo è un percorso formale potenzialmente costellato di errori – aggiunge Ianes –. Se un bambino, fin dalla prima elementare, è bersagliato da giudizi negativi, questo crea una barriera all’apprendimento e imparare, per lui, diventerà pauroso. A scuola bisogna essere contenti di ciò che si scrive e non avere paura di non scrivere bene in corsivo».

Questo approccio «rigido e autoritario », riflette sempre il professor Ianes, non fa bene nemmeno all’inclusività della scuola stessa. « Nelle nostre classi ci sono alunni provenienti da culture diverse e con scritture diverse, che l’obbligo di utilizzo del corsivo renderà ancora più fragili e ai margini. Purtroppo, l’apertura all’altro e alla mondialità non sono la cifra di queste Indicazioni nazionali», conclude Ianes. Lanciando una proposta al Ministero che suona anche un po’ come una sfida: assumere almeno il 5% di insegnanti con Dsa alla scuola primaria: «Nessun docente con Dsa si sognerebbe di imporre il corsivo ai propri alunni » è la categorica conclusione.

 www.avvenire.it

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mercoledì 18 settembre 2024

DISTURBI APPRENDIMENTO IN AUMENTO

 

Alunni con DSA, 

boom di casi 

negli ultimi 10 anni:

 quasi il 500% in più.


Gli esperti: “L’uso eccessivo di tecnologia 

impoverisce la capacità di lettura e scrittura”

 

-Di redazione

 I disturbi dell’apprendimento, noti anche come DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), sono un problema sempre più diffuso nelle scuole. Secondo i dati, la percentuale degli studenti con DSA è passata dallo 0,9% al 5,4% in 11 anni, con un aumento costante ogni anno.

 Ma cosa sono i DSA e come si manifestano? I DSA comprendono disturbi come la dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia, che possono influire sulla capacità di apprendimento e di concentrazione degli studenti. La dislessia, ad esempio, si manifesta con difficoltà nella lettura e nella scrittura, mentre la discalculia si manifesta con difficoltà nel comprendere i concetti matematici.

 Ma cosa significa questo aumento in termini di distribuzione geografica? Il Nord Italia è la regione con la percentuale più alta di diagnosi di Dsa, con Valle d’Aosta e Liguria che registrano percentuali dell’8,4% e dell’8,3%, rispettivamente. Al centro, Toscana e Lazio hanno percentuali intorno al 7%. Nel Mezzogiorno, le percentuali sono più basse, con Calabria all’1,6% e Campania all’1,8%.

 L’aumento della percentuale di Dsa è anche dovuto all’aumento delle certificazioni di Dsa a livello scolastico. Le certificazioni di dislessia sono aumentate del 111% negli ultimi 10 anni, mentre quelle di disgrafia sono aumentate del 7%. Le certificazioni di disortografia e discalculia sono aumentate rispettivamente del 218,9% e del 226,47%.

 Il riconoscimento dei Dsa come disturbi specifici è stato un passo importante per la loro gestione. La legge 170 del 2010 ha riconosciuto dislessia, disortografia e discalculia come disturbi specifici, e dal 2012 la scuola ha formalizzato la possibilità di un piano didattico personalizzato per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali.

 La diagnosi di DSA viene effettuata da un’equipe di professionisti, tra cui neuropsichiatri, neuropsicologi e logopedisti, che utilizzano test di screening standardizzati per identificare i disturbi. La diagnosi può essere effettuata già nella scuola primaria, ma spesso viene confermata solo nella scuola secondaria.

 Ma perché i DSA stanno aumentando? Secondo gli esperti, l’aumento dei DSA può essere dovuto a fattori come l’aumento delle richieste di prestazioni scolastiche e della società, che possono mettere in maggiore difficoltà bambini e ragazzi. Inoltre, l’uso eccessivo di tecnologia può influire sulla capacità di concentrazione dei bambini e degli adolescenti, riducendo la loro capacità di apprendimento e di attenzione. Un altro fattore importante è la riduzione della lettura e della scrittura. Si legge sempre meno e poco viene letto ad alta voce ai più piccoli, il che diminuisce il patrimonio linguistico e impoverisce la capacità all’esposizione.

 Per affrontare il problema dei DSA, è importante che le scuole e le famiglie lavorino insieme per fornire supporto e risorse agli studenti con DSA. Ciò può includere l’uso di strategie di apprendimento personalizzate, la fornitura di tecnologie assistive e la creazione di un ambiente di apprendimento inclusivo.

 Orizzonte scuola

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sabato 27 maggio 2023

DISLESSICI A SCUOLA

Non è una scuola 

per dislessici !

 Da tredici anni, la legge 170 riconosce nuovi diritti agli alunni con Dsa. Ma la sua applicazione resta deficitaria. «Serve un Osservatorio nazionale», chiede l’Associazione che, dal 1997, si occupa del fenomeno

Un’indagine dell’Aid fotografa, per la prima volta, la situazione degli studenti con Disturbi specifici dell’apprendimento: più della metà denuncia di non aver «mai o quasi mai» ricevuto aiuto per l’utilizzo degli strumenti compensativi.

 

- di PAOLO FERRARIO

 La legge c’è e gli strumenti pure. Ma, come spesso capita in Italia, la prima non è completamente attuata e i secondi non sono correttamente utilizzati. Risultato? Migliaia di studenti dislessici, disortografici, disgrafici e discalculici, cioè con Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), non hanno la possibilità di affermare pienamente un diritto che è universalmente riconosciuto: il diritto allo studio. Suona come un campanello d’allarme, l’indagine dell’Associazione italiana dislessia (Aid) che, per la, prima volta, ha cercato di misurare l’impatto della legge 170/2010, che ha, finalmente, dato diritti agli alunni con Dsa. Analizzando i risultati del sondaggio – qualitativo e non scientifico ma a cui hanno, comunque, partecipato 802 studenti, 2.375 genitori e 6.630 insegnanti – l’impressione è che, a tredici anni dal varo della legge, «sia stato fatto un significativo passo indietro», si legge in un documento dell’Aid. Conferma di questo quadro a tinte fosche, sono le telefonate, sempre più numerose, «di genitori in grave difficoltà per il mancato rispetto del Piano didattico personalizzato dei propri figli», ricevute ogni giorno all’help desk nazionale e agli sportelli locali dell’Associazione, che dal 1997 si occupa di Dsa, con 85 sezioni provinciali e più di 14mila soci. I dati, allora. Il primo, emblematico della situazione, riguarda il fatto che il 35% dei genitori e il 36% degli studenti intervistati (oltre un terzo del campione) concordi nel dire che «i docenti non hanno un’adeguata conoscenza di che cosa siano i Disturbi specifici dell’apprendimento». E ancora. Nonostante nel 97% dei casi sia redatto il Piano didattico personalizzato, che per l’83,3% è «molto o abbastanza coerente con le indicazioni contenute nella diagnosi», succede che i due terzi degli alunni con Dsa dichiarino che il Pdp «non sempre è stato rispettato nel percorso scolastico». E anche le famiglie «non sono sufficientemente coinvolte nella stesura del documento».

 Altro punto dolente sono gli strumenti compensativi, dispositivi, digitali o cartacei, che gli studenti possono utilizzare per raggiungere l’obiettivo di apprendere, compensando, appunto, le difficoltà. Ebbene, «soltanto il 50% degli alunni – si legge nella ricerca dell’Aid – afferma di aver avuto, di norma, accesso agli strumenti compensativi e alle misure compensative richieste e il 37% di loro ogni tanto. Percentuali simili emergono per interrogazioni e compiti in classe programmati, mentre il 53% degli studenti evidenzia di non aver mai o quasi mai ricevuto aiuto dai docenti nell’utilizzo degli strumenti compensativi ». Una situazione gravissima, che ha importanti ricadute negative sulla vita scolastica di queste persone. E anche sulla vita in generale, dato che, è sempre la ricerca ad evidenziarlo, «il 75% degli studenti ha dichiarato di essersi sentito diverso dagli altri e poco accolto, all’interno della classe (il 35% «spesso» e il 40% «talvolta») e oltre il 60% dichiara di aver ricevuto un voto inferiore a quello che gli sarebbe spettato, a causa dell’utilizzo degli strumenti compensativi (21% «quasi sempre», 41% «ogni tanto»)».

 L’indagine ha messo in luce anche le problematiche cui vanno incontro gli insegnanti che vorrebbero applicare correttamente la legge ma, solo nel 28% dei casi, per esempio, dichiarano di «trovare sempre nelle certificazioni cliniche le indicazioni necessarie per un’adeguata stesura del Pdp e poco più della metà conferma che è previsto un protocollo di accoglienza per gli studenti con Dsa, all’interno della scuola in cui insegna». In ogni caso, l’82% degli insegnanti dice di «riconoscere gli strumenti compensativi e il 63,8% di aver cambiato la propria didattica per venire incontro alle esigenze degli alunni con Dsa. Ma, chiosa l’Aid, si tratta di docenti «più disponibili e inclusivi» e che hanno «partecipato a corsi di formazione sui Dsa».

 Per “svegliare” tutto il resto del corpo docente, l’Associazione chiede di rafforzare il dialogo con le istituzioni, prevedendo anche la costituzione di un Osservatorio nazionale sull’applicazione della legge 170. « Allo scopo di fornire al Ministero dell’Istruzione – conclude il documento dell’Aid – dati certi per apportare eventuali correttivi e dare maggiore certezza di diritto agli studenti con Dsa».

 

www.avvenire.it


venerdì 13 ottobre 2017

DISLESSIA - Alla scuola di Francesco Riva per imparare diversamente

Nella trasmissione dei saperi conta
 la capacità di immedesimarsi
 negli universi distinti dei singoli bambini

                                                                                                                  di COSIMO ARGENTINA

Nei decenni passati non ci si ponevano grandi interrogativi sui ragazzi che frequentavano la scuola. Tranne casi eclatanti di disabilità per il resto esistevano le classiche categorie: il lazzarone, non studia, non riesce a stare attento, studia ma non ci arriva, non ha metodo di studio, non capisce quello che legge, quando scrive è distratto e inverte lettere e cifre. Termini come discalculia, dislessia e disgrafia non erano contemplati dalla didattica e dal mondo tutto dell’insegnamento. C’erano solo i ragazzi difficili e quelli diligenti.
Francesco Riva ha messo per iscritto e ha portato in teatro la sua vita di dislessico. Con lo spettacolo Dislessia e con il romanzoIl pesce che scese dall’albero” (Sperling & Kupfer, pagine 167, euro 16) getta una luce non tanto sulla realtà della scuola ancora non del tutto preparata a mettere in campo energie a favore di alunni disagiati, quanto su come una disabilità può, grazie a menti illuminate, trasformarsi in una opportunità.
Il piccolo Francesco non riesce proprio a leggere come gli altri, ma una maestra attenta e creativa gli mostra la possibilità di studiare recitando e interpretando ciò che gli altri ripetono pedissequamente. L’allievo diventerà un attore e farà tesoro delle sue debolezze trasformandole in punti di forza.
Elemento essenziale nella vita scolastica di un ragazzo che parte per superare un percorso a handicap sono le figure che gli gravitano intorno. Nella scuola Francesco ne individua due tipologie. Chi ha a cuore l’alunno quale universo umano, spirituale e psicologico e chi vede nel gruppo classe una materia da amalgamare senza tentennamenti perché rispettare il programma viene prima di tutto.
Nella scuola, come nella vita, si incontrano personalità diverse, complesse, distanti l’una dall’altra e quindi si rende necessario trovare il bandolo della matassa affidandosi a chi offre più garanzie. Questa strategia però non è libera perché un allievo si ritrova ad avere a che fare con gli insegnanti che gli sono stati assegnati. Ci vuole anche un pizzico di fortuna. Trovare quello che prenda a cuore ciò che c’è dietro un minimo o ingente ritardo e procedere per tentativi fino a trovare soluzioni per la crescita dell’alunno e dell’uomo non è né semplice né scontato.
A volte la scuola si risolve con una serie di atti dovuti e formali. Il voto, gli scrutini, il debito a settembre, i recuperi, la lezione frontale, i compiti in classe, le interrogazioni. Ma esiste un sottotesto che è poi l’humus dei verbi insegnare e apprendere. Insegnare vuol dire mettere nelle mani di una persona gli strumenti per farcela.
Apprendere è far propri gli stimoli e le suggestioni che provengono da persone di comprovata esperienza. Dentro queste due parole esiste una cosmologia talmente spongiforme che per chi decide di fare il docente sarebbero necessari come prerequisiti una certa duttilità e sensibilità.
Conoscere i diritti reali, Pascoli o i logaritmi è solo una delle basi dell’insegnamento. È la trasmissione dei saperi e la capacità di immedesimarsi in universi così diversi che in realtà fa la differenza. E questo attiene all’uomo, non solo al professionista, e non si impara in corsi di aggiornamento né nelle scuole di specializzazione.


Da Avvenire

giovedì 21 luglio 2011

I DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDOMENTO - Le linee guida


Disturbi specifici dell'apprendimento (DSA)

Disposizioni attuative della Legge 8 ottobre 2010, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico: D.M. 12 luglio 2011.


Leggi: Linee guida per il diritto allo studio degli alunni con disturbi specifici di apprendimento