MULTIVERSO
GLOBALIZZATO
Paolo
Montesperelli e Renzo Salvi in conversazione con Franco Garelli.
In un tempo che sembra
essersi fatto breve per ogni fenomeno sociale, quando la cronaca si frantuma
nei social ed il giornalismo consuma le sociologie, è singolare – e quasi fa
meraviglia – imbattersi in studi e ricerche che sono globali per dimensione e
configurano interpretazioni profonde. È il caso del
volume Le religioni nel mondo globale, edito da il Mulino, scritto a due mani da Franco Garelli e Stefania Palmisano, che si cimenta sulla presenza e
influenza delle fedi nel globo, sui loro lati nobili e su quelli oscuri, sulle
tensioni che innescano e sulle speranze che alimentano. È un lavoro sociologico
coraggioso e per vari aspetti sorprendente, illuminante.
Parlarne – come si fa in
queste pagine – con Franco Garelli che s’è più volte cimentato su
interpretazioni di lungo periodo come su molti aspetti della materia, significa
incrociare anche, ancora una volta, una delle firme che tutt’ora arricchiscono
Rocca e che ha avuto presenze nei Corsi di studio e frequentazioni con la Citta
della sin dagli anni Settanta. Il suo è un punto di vista condiviso nel tempo e
condivisibile nell’oggi. In dialogo…
MAPPE, TENDENZE,
MUTAMENTI
La ricerca, un’indagine
lunga che ora si specchia in un libro, si confronta anzitutto con un compito
impegnativo, quello di aggiornare il panorama delle fedi nel mondo, di fare una
mappatura delle principali religioni ai primi decenni del Terzo millennio. Non
mancano, per altro, mappe e cartografie… Che cosa emerge al riguardo?
Il dato che più colpisce
è il 75% della popolazione del globo che ancor oggi professa una fede
religiosa, contando quanti si identificano nel cristianesimo (la religione più seguita), nell’islam (in forte crescita), nell’induismo, nel buddhismo, nell’ebraismo e così via. C’è inoltre una cartografia di
come le grandi religioni sono distribuite nei vari continenti, da cui si ricava
il profilo religioso delle macro-aree mondiali. Si tratta tuttavia di una
realtà non statica, in quanto ovunque il paesaggio spirituale (come quello
culturale ed economico) non cessa di modificarsi, in rapporto ai molti
cambiamenti – di varia natura, politica, demografica, migratoria ecc. – che si
registrano nella vita dei popoli…
Il dinamismo maggiore è
quello dell’islam, che negli ultimi decenni ha aumentato la sua presenza
soprattutto in Asia e in Africa, mentre la cristianità presenta delle
evoluzioni divergenti: vive un’epoca grigia in Occidente a fronte di una
maggior vivacità nel Sud del mondo (e in parte in Oriente). In parallelo,
l’induismo (terza religione per nu mero di fedeli) rimane fortemente ancorato
dopo più di tre millenni al territorio indiano, dove è sorto e si è sviluppato,
diversamente da quel che accade al buddhismo che mani festa una spiccata
vocazione internazionale.
Per contro, l’“altra
religione” (l’insieme de gli atei e degli agnostici) è in questa epoca in
grande spolvero, ed è ben rappresentata oltre che in Europa soprattutto
nell’estremo Oriente, nella grande Cina e in Giappone.
Ma ciò non toglie che
proprio Pechino – in un clima di realpolitik – stia rivalutando il ruolo che le
religioni storiche (confucianesimo, taoismo, buddhismo) giocano nella cultura
cinese popolare.
Dopo uno studio
comparativo così ampio, avete individuato un denominatore comune alle
religioni? Insomma, che cosa è la religione, almeno dal punto di vista
sociologico? Ecco una delle questioni ‘sociologicamente’ calde, più
difficili da affrontare; perché circoscrivere oggi il fenomeno religioso è
un’impresa improba, in quanto – oltre alle grandi religioni universali (già
studiate a suo tempo da Max Weber) – si sono aggiunte sulla scena mondiale varie
forme religiose nuove e inedite, che dunque ampliano di molto il quadro. Tra
queste la New Age, le nuove spiritualità, la ripresa delle tradizioni
animistiche, realtà ‘religiose’ che non prevedono la trascendenza, per non
parlare delle religioni digitali o delle ‘Chiese dell’intelligenza
artificiale’.
Come dunque definire la
religione – questo abbiamo dovuto chiederci ancora una volta – in modo ampio ma
non indeterminato, con un criterio che non riflettesse soltanto la situazione
occidentale, che potesse applicarsi alle grandi religioni ma che, nello stesso
tempo, potesse comprendere anche il nuovo che avanza in questo campo, evitando,
inoltre, di inglobare in questo concetto realtà spurie o comunque non
pertinenti?
Così nella nostra
proposta, si ha una ‘religione’ quando si verificano due condizioni base:
anzitutto quando è presente un’idea alta e ampia di sacro, per cui i soggetti
si confrontano, a seconda dei casi, con una realtà trascendente o con una
presenza cosmica, o ancora con un ideale di pienezza spirituale capace di dare
un senso profondo alla propria esistenza; e in secondo luogo, quando questo
riferimento offre alle persone una risposta ai grandi interrogativi
dell’esistenza, relativi sia alla sfera individuale che a quella
collettiva.
AMBIVALENZE E SPERANZA
NELLE RELIGIONI
Papa Francesco sosteneva, e il pensiero è ripreso
da papa Leone, che tutte le religioni custodiscono il
desiderio di pace. Però anche oggi alcune sembrano alimentare i conflitti,
altre la concordia. Si può individuare, o perlomeno quale prevale fra queste
due tendenze? Nel caso, in nome di quali caratteristiche di questa o
quella?
Il desiderio di pace è
certamente nel Dna delle grandi religioni, anche se il loro forte intreccio con
le vicende del mondo (pensiamo a quel che succede a Gaza, nell’Ucraina, nel
Corno d’Africa o nel Sud Est Asiatico ecc.) le espone sovente a situazioni ambivalenti.
Per cui si può dire che
il fattore religione presenta sia un lato buono, sia un lato oscuro. In quello
oscuro troviamo il mentaliste, le stragi e le forme di genocidio di cui si
macchiano stati e popoli che coltivano ideali religiosi, i connubi impropri tra
religione e regimi politici di nuovo ricorrenti in varie parti del mondo; oltre
alle tendenze nazionalistiche esasperate e conflittuali appoggiate da vari
gruppi religiosi. Tuttavia, a fronte di un volto religioso che inquieta e
divide il mondo, ve n’è un altro che agisce in senso contrario, che cerca di
offrire speranza, che si pone come un potente fattore di solidarietà, che si fa
carico delle sfide planetarie che gravano sull’umanità, che interviene non solo
per ridurre povertà e angoscia umane, ma anche per rigenerare le perso ne e
creare comunità. È il lato migliore delle religioni, ciò che spiega la loro
attrattività nel corso della storia.
In questo quadro, dunque,
le religioni non sono solo una risorsa di senso per gli individui, ma delle
potenti realtà che operano a livello geo-politico, richiamano i grandi della
Terra alle loro responsabilità, cercano di pro muovere i valori della pace e
della pacifica convivenza, lottano per ridurre la fame nel mondo e le
diseguaglianze, per favorire un ordine mondiale in cui non ci si siano più
scarti: né umani né ambientali.
ATTIVISMI,
CONTRADDIZIONI, SECOLARISMI
All’interno della
prospettiva ampia che deriva da questo studio, come e quanto sta cambiando la
religione cristiana, nelle sue varianti, nella fase attuale di forte attivismo
del movimento “Maga” negli Stati Uniti e di movimenti simili in altri
Paesi?
Forse è troppo dire che
la religione cristiana sta cambiando, ma senza dubbio le forme più esasperate
che in qualche modo si richiamano a questa radice religiosa sono quelle che più
sembrano dominare la scena pubblica mondiale. Pensando agli Usa abbiamo tutti
in mente l’immagi ne dello studio ovale della Casa Bianca in cui Trump (in una
scenografia da Ultima cena) è attorniato da un gruppo di pastori evangelici
raccolti in preghiera a sostegno del suo ruolo e della sua missione nel mondo.
È l’emblema della cultura Maga, che si serve della religione non solo per
“rifare l’America nel nome di Dio” (contro la cultura woke e le posizioni
liberal), ma anche per affermare nel mondo la propria visione della realtà e i
propri disegni di grandezza.
Ma derive cristiane
problematiche si trovano anche nel singolare sodalizio in atto da tempo tra
Putin e il patriarca Kirill della Chiesa ortodossa di Mosca, il cui scopo è rilanciare
il mito della grande Russia nel mondo. Un legame che crea molte ferite per il
cristianesimo ortodosso, alle prese dunque con una stagione difficile.
Tuttavia, proprio queste
ferite ci dicono che la realtà ortodossa non è tutta allineata su queste
posizioni, alla stessa stregua di quanto succede altrove sia in campo
protestante che cattolico. È ciò che accade negli Stati Uniti, ad esempio, dove
anche tra i cattolici e i protestanti conservatori c’è un ripensamento su un
uso improprio della religione a fini politici.
SECOLARISMO,
SECOLARIZZAZIONE
In passato si riteneva
che le società, almeno quelle occidentali, fossero destinate ad una
progressiva secolarizzazione. Questa ricerca rileva uno scenario molto
più complesso del previsto. Che senso ha parlare di secolarizzazione nel
presente, anche soltanto nel presente delle culture occidentali?
La secolarizzazione
persiste in alcune aree del globo, in particolare da noi in Occidente, per
l’affermarsi di una società moderna che si è via via emancipata dal fattore
religioso, diventando culturalmente maggiorenne. Altre zone mondiali paiono
invece avviate verso una modernità che non rappresenta la tomba della religione
perché il sentire religioso resta diffuso, quasi naturale. Inoltre, gli stessi
paesi occidentali riflettono in questo campo situazioni diverse: da un lato c’è
la crisi delle tradizioni cristiane, con una secolarizzazione che si presenta
come un processo di scristianizzazione, e però, dall’altro, c’è una vivacità
religiosa dovuta sia alle fedi importate dai migranti, sia alla domanda da
parte dei vari gruppi di popolazione autoctona di forme nuove di spiritualità
(anche di matrice orientale).
Insomma, c’è un grande
ripensamento – anche tra gli studiosi – circa la categoria della
secolarizzazione. Ed in parallelo si riflette su nuovi approcci interpretativi,
come quello che mette in rapporto la domanda e l’offerta religiosa (per cui la
gente si attiva se le fedi sanno aggiornarsi e farsi attraenti); o si analizza
la tendenza attuale, presente nelle grandi religioni, a giocare un ruolo
pubblico di rilievo anche nelle società in cui si riduce la loro pre sa sulle
coscienze: perché nell’epoca delle passioni tristi, esse hanno comunque un
patrimonio di risorse (valori, buone prassi, movimenti di base) da spendere per
il bene comune.
TODOS, TODOS… PARVUS GREX
”
All’interno e in base a
questa ricerca si osserva che il baricentro territoriale del cristianesimo si
sta spostando verso il sud del mondo. Quali sono le conseguenze attuali anche
sul piano culturale? E quali sono quelle immaginabili per un futuro in cui
potrebbero convivere, nel cristianesimo, la lettura della fede come possibile
orientamento per un “piccolo gregge” – già ne parlò Joseph Ratzinger, da vescovo, in una conversazione
radiofonica in Germania – e dall’altro lato la chiamata a “todos, todos!” che è
stata il segno della presenza di Jorge Mario Bergoglio?
Un cristianesimo che si
ricentra al Sud del mondo segnala una ventata di novità e nuovi equilibri nella
cristianità intera.
Le Chiese dell’America Latina e dell’Africa (e in
prospettiva dell’Asia) contano assai di più rispetto al passato, chiedono
maggior autonomia e considerazione, hanno più risorse umane e spirituali per
meglio ripensa re l’inculturazione della fede alle loro latitudini,
consolidando il distacco dal modello cristiano occidentale loro proposto nel
passato. Da un lato immettono nel la cristianità una ventata di giovinezza
e di forze fresche, dall’altro attestano le nuove frontiere della fede
cristiana. Per ché si tratta di comunità cristiane chiamate a confrontarsi non
più o non tanto (come accadeva o accade in Occidente) con le questioni della
laicità e con il fenomeno dell’ateismo e dell’indifferenza religiosa; ma con
mondi per vari aspetti ‘furiosamente’ religiosi, rappresentati – a seconda dei
casi – da una miriade di sette e di movimenti pentecostali (in America Latina),
da un islam bellicoso ed in espansione (in Africa), da culture e tradizioni
religiose di lungo corso e assai di verse (in Asia). Le comunità cristiane in
espansione nel mondo, agiscono dunque in contesti religiosi e politici
conflittuali, dove la concorrenza con identità religiose diverse si fa
quotidiana e dove le ragioni dell’identità possono avere la meglio rispetto
alle ragioni dell’ecumenismo.
Forse è questo il tipo di
cristianesimo a cui alludeva papa Francesco quando parlava di una fede di popolo,
mentre in Europa la presenza cristiana sembra oggi più affidata a quelle
minoranze creative sovente evocate da Benedetto XVI.
L’ultima parte del libro
che stiamo facendo scorrere è dedicata alle sfide maggiori che le religioni
hanno di fronte, rispetto alle quali esse possono dare un contributo decisivo
per rendere il mondo più giusto ed armonico.
Tra le sfide maggiori vi
è quella che giunge da una quota sempre più rilevante di donne, che in tutte le
religioni lamentano le discriminazioni di genere, segnalano che la fede “al
femminile” può rendere più umano e fecondo il campo religioso e per ciò chiedono
alle rispettive Chiese/religioni di meglio interpretare su questo tema i
libri sacri. Alcune fedi, come le confessioni protestanti (nel cristianesimo)
sono all’avanguardia su questo terreno, mentre altre, sia di matrice
occidentale che orientale, continuano a riprodurre antichi e oscurantisti
equilibri.
Un’altra sfida rilevante
è la salvaguardia dell’ambiente, un campo di impegno che – al pari di altri,
relativi alla pace, alla giustizia sociale, alla lotta per ridurre la fame nel
mondo – rientra tra le azioni umanitarie richieste alle religioni dal messaggio
etico e spirituale a cui si ispirano. Al riguardo alcune religioni hanno
operato una vera e propria conversione ecologica, dopo secoli in cui hanno
sacralizzato l’uomo come il vero dominus dell’universo. Ma in questo campo
agisce da tempo anche un ecologismo spirituale di matrice laica che vede nella
terra e nel cosmo un’anima da rispettare e custodire.
Un’ulteriore sfida
alle Chiese e alle religioni proviene dal fenomeno del
nuovo ateismo, la cui crescita numerica si accompagna al fatto di maturare una
nuova coscienza. Ovunque infatti le persone atee o agnostiche avvertono di
avere una propria consistenza, chiedono di essere riconosciuti non più come “un
vuoto”, come una realtà in difetto di Dio, ma come l’espressione di un’altra
cultura.
Sono molte, insomma, le
sorprese ‘conoscitive’ che emergono da questa ricerca e da questo studio: tutte
ci aiutano a comprendere meglio come il fattore religioso agisce sulla scena
mondiale e perciò contribuiscono a meglio orientarci nell’universo complesso
nel quale ci troviamo a vivere.
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