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sabato 11 dicembre 2021

ALLEANZA TRA LE GENERAZIONI PER SUPERARE LA CRISI


 «La crisi demografica si batte 

con una nuova alleanza tra generazioni»

 

La sfida del futuro oltre la pandemia è coinvolgere famiglia, scuola e società, alimentando il “noi” rispetto all’“io”

 

-         Roberto Zoppi

 

Due importanti avvenimenti, che ci riguardano e ci toccano da vicino, hanno caratterizzato lo scorso fine settimana: la Conferenza sulla Famiglia e la presentazione del 55° rapporto Censis sullo stato di salute della società italiana. Due appuntamenti che hanno, in maniera diversa, puntato i riflettori sulla “famiglia”, sulla situazione delle nostre famiglie italiane, sui bisogni, sulle fatiche e difficoltà che attraversano. Sulla riflessione e le proposte venute da questi eventi pesa certamente, come un macigno, la situazione demografica del nostro Paese ma non solo; pesa anche il crescente sfilacciamento di quel tessuto sociale nel quale la famiglia era nucleo centrale. Problemi non di poco conto che sembrano presi “di petto” dal governo che per bocca del premier Draghi, proprio alla conferenza sulla Famiglia, ha definito le politiche familiari prioritarie oggi per il nostro Paese. «La famiglia è un bene collettivo essenziale – ha detto Draghi – può e deve essere tutelato dallo Stato». E in un altro passaggio ha sottolineato come si debbano usare le politiche pubbliche per rimuovere gli ostacoli alla scelta di formare una famiglia e «mettere le coppie in condizione di avere figli se lo desiderano».

Dietro alle parole del premier, accolte con un certo apprezzamento da tante associazioni di genitori, ci sta una grande sfida che ogni tanto fa capolino nel dibattito pubblico per essere poi puntualmente messa da parte. Parliamo del patto generazionale, di quell’atteggiamento che tutti dovremmo avere non tanto di protezione dei nostri figli, magari quelli più giovani, ma di una reciproca collaborazione nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità. Ci capita talvolta, in riferimento soprattutto all’ambiente scolastico, di incrociare storie positive in cui un ruolo centrale l’ha avuto un adulto. È in questi luoghi, spesso tra le mura di un’aula scolastica, che si formano uomini e donne in grado di pensare in grande il domani della nostra società.

È un po’ il nostro sogno di genitori Agesc: rinsaldare un’alleanza trasversale, scuola, genitori, territorio, in grado di dare risposte concrete al bisogno di crescita umana e culturale della nostra società civile attraverso uomini e donne che si assumono la responsabilità di stare, da “adulti”, in un contesto sociale complesso ed in continuo cambiamento.

Dal momento in cui siamo nati abbiamo iniziato questo percorso di relazioni, di “rete”, la cui necessità si riscontra soprattutto oggi. Un cammino non sempre facile, anzi, decisamente impegnativo perché non è semplice coinvolgere le giovani generazioni di genitori, mantenere un dialogo con le scuole e i gestori stessi, alimentare quel pensiero del “noi” rispetto all’“io” in cui non solo le restrizioni dovute alla pandemia ci hanno rigettato.

La tendenza a guardare il proprio interesse a discapito del bene comune, che poi è di fatto ricchezza per noi stessi, lascia sempre più il segno nelle nostre comunità fino a lasciarne i segni che tocchiamo con mano.

La domanda allora sorge spontanea: siamo sicuri che le poche nascite, le poche famiglie, siano conseguenza di insufficienti politiche familiari? O meglio pensiamo che bastino più soldi nelle tasche delle giovani famiglie per fare figli? Siamo convinti che le due cose debbano andare di pari passo, vale a dire che il sostegno economico e le condizioni di attenzione di una società alle problematiche della famiglia debbano andare assieme ad un’azione culturale che è trasversale alle generazioni. Come ricorda uno slogan famoso e anche qualche presidente di associazioni familiari e di genitori, dopo le parole bisogna passare ai fatti. Allora dedicare più risorse al sistema scolastico, all’istruzione, alle politiche familiari potrà risultare una tra le mosse vincenti per andare in quella direzione: ricreare un rapporto stretto e di fiducia fra le generazioni. Mettere la persona al centro oggi vuol dire proprio questo.

 www.avvenire.it

 

 

lunedì 15 novembre 2021

POVERTA' E CRISI EDUCATIVA IN AUMENTO

 


Atlante dell’Infanzia 

di Save the Children: 

aumentano povertà 

e crisi educativa

Giunto alla dodicesima edizione il lavoro della Ong lancia l’allarme su minori e denatalità. Messi a fuoco anche gli effetti della pandemia che ha acuito il gap di servizi per l’infanzia tra il nord e il sud dell'Italia, in particolare nella scuola. Raffaela Milano: usare fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per colmare le diseguaglianze

 -         di Marco Guerra – Città del Vaticano

In Italia cresce la povertà assoluta tra i minori, si amplia la diseguaglianza economica tra aree geografiche e diminuiscono gli investimenti nell’istruzione e nella prima infanzia, il tutto in un contesto di denatalità senza precedenti. E’ un quadro a tinte fosche tracciato dalla XII edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio in Italia 2021 "Il futuro è già qui" di Save The Children che è stato presentato oggi a Roma, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell'Infanzia e dell'Adolescenza.

Crisi demografica

È l’inverno demografico l’aspetto più emblematico delle condizioni sempre più marginali in cui versa l’infanzia in Italia. Save The Children registra che, negli ultimi 15 anni in Italia, la popolazione di bambine, bambini e adolescenti è diminuita di circa 600 mila minori e oggi meno di un cittadino su 6 non ha compiuto i 18 anni. L’ong parla di un Paese in cui l’infanzia è “a rischio di estinzione”. “Dai tempi del baby boom ad oggi la rotta sembra infatti essersi clamorosamente invertita – si legge nel rapporto - una marcia indietro che ha travolto la curva demografica e l’ascensore sociale, sempre più in caduta libera e che rischia di trascinare il futuro delle giovani generazioni e del Paese intero”.

Povertà sempre più diffusa

Tra le cause delle culle vuote sicuramente l’aumento degli indici di povertà assoluta. Nello stesso lasso di tempo si contano infatti un milione di bambine, bambini e adolescenti in più senza lo stretto necessario per vivere dignitosamente. Durante l’anno della crisi pandemica, il 2020, i bambini e i ragazzi che vivevano in condizioni di povertà senza accedere a beni e servizi essenziali erano il 13,5% del totale, ovvero un minore su sette.

Povertà alimentare

La quota di "under-18" in povertà relativa presenta forti disuguaglianze territoriali con differenze significative tra regione e regione. Se in Trentino-Alto Adige la stima era dell’8%, meno di 1 minore su 12 in povertà relativa, in Campania e Basilicata era del 34%, riguardava cioè 1 bambino su 3, nel 2020. L’Eurostat ha calcolato anche la povertà alimentare tra i bambini, facendo cioè una stima del numero di minori che non consumava neanche un pasto proteico al giorno. Nel 2019 il 6% dei minori tra uno e 15 anni sperimentava questa forma di povertà e nel 2020, con la chiusura prolungata di scuole e mense, la povertà alimentare potrebbe aver colpito ancora più bambini in condizioni svantaggiate.

Crisi educativa

Un capitolo a parte merita la crisi educativa, particolarmente acuita dalle misure adottate per il contenimento del Covid-19. Tra il 2010 e il 2016 la spesa per l’istruzione è stata tagliata di mezzo punto di PIL, e si è risparmiato anche sui servizi alla prima infanzia, le mense e il tempo pieno, lasciando che, allo scoppio della pandemia, i divari e le disuguaglianze si ampliassero ulteriormente. La percentuale di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione raggiunge il 13,1% (a fronte della media europea del 9,9%) e quella di NEET – giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione - raggiunge il 23,3%.

Divari sin dalla prima infanzia

Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia. In Italia solo un bambino su 7 (14,7%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni. Il dato molto basso cela enormi differenze nell’offerta territoriale, causa ed effetto di grandi diseguaglianze: in Calabria solo il 3,1% dei bambini ha accesso al nido, opportunità offerta invece al 30,4% dei bambini che nascono nella provincia di Trento. I più danneggiati sono i minori provenienti da famiglie meno abbienti. I dati INVALSI hanno certificato che gli adolescenti che erano già in condizione di svantaggio hanno subito le conseguenze più gravi.

La sfida ambientale

In questo contesto si inserisce anche la crisi climatica e il rischio ambientale. I ragazzi sono gravati da scarsi servizi di mobilità con il rischio, per molti, di vivere segregati in periferie prive di opportunità. In Italia, sono quasi 2 milioni i minori (il 21,3% del totale) vivono in aree inquinate e dove, nel 2020, circolavano oltre 4 autovetture per ogni minore residente. Sempre nel 2020 sono stati iscritti all’anagrafe 404.104 nuovi nati e immatricolate 1.437.259 vetture, 3,5 per ogni nuovo nato. Un dato, quello della motorizzazione privata, che va confrontato con quello relativo, ad esempio, alla disponibilità di autobus per il trasporto pubblico locale, fondamentale per la mobilità degli adolescenti, che è in media di 76 mezzi ogni 100mila abitanti. Sono conseguentemente pochissimi i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 17 anni che utilizzano solo mezzi di trasporto pubblici per andare a scuola: poco più di uno su 4 (25,9%), con la percentuale che scende a meno di uno su 5 al Sud e nelle isole (18,6%).

Cittadinanza scientifica

Infine in esclusiva per l’Atlante di Save the Children, viene riportata un’indagine Ipsos sulla “Cittadinanza scientifica”. In pratica emerge che gli adolescenti restano fiduciosi, credono nella scienza e nelle opportunità che può offrire per combattere le grandi sfide del pianeta. Un minore su tre crede che tra dieci anni la scienza dovrà trovare risposte all’invecchiamento della popolazione e alla crisi climatica.

“L’Atlante 2021 fotografa un’Italia sempre più diseguale dal punto di vista sociale ed educativo. Diseguaglianze che vanno lungo la linea geografica nord sud”, spiega a Vatican News Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia- Europa di Save the Children. “L’impatto della pandemia è stato forte – prosegue Milano - e ha riguardato soprattutto l’educazione con l’aumento della dispersione scolastica e la diminuzione delle competenze didattiche, e poi ci i problemi relazionali e psicologici per cui andrebbe pensato un piano straordinario”.

L’opportunità del PNRR

Per far fronte a questa crisi sociale la dirigente di Save the Children guarda con speranza al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) combinato alla nuova programmazione dei fondi europei e alla Child Guarantee: “Bisogna fare in mondo che questi fondi, che per la prima volta investono anche in servizi e strutture per l’infanzia, non vadano a rafforzare solo i territori più attrezzati per partecipare ai bandi. Bisogna concentrarsi sulle aree più povere e meno attrezzate per colmare le diseguaglianze, basti pensare all’abisso che c’è nell’offerta di asili nido tra la Calabria e il Trentino, la spesa sociale è sbilanciata in Italia”.

https://youtu.be/J-65_by_xp0

 ATLANTE DELL'INFANZIA