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sabato 26 settembre 2026

TESTIMONE DI PACE

 

Il Papa nel suo discorso nella Sala I dell'Unesco 

Il Papa all'Unesco: 

la vita è dono, non merce.


 La guerra la più terribile

 opera umana

Seconda tappa del viaggio di Leone XIV a Parigi nella sede dell’organismo Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. Il Pontefice denuncia le forme di dispotismo o di barbarie di quest’epoca, come pure la “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione delle macchine. Indica come “banco di prova” di azioni e affermazioni sul rispetto della dignità umana la cura dei “bambini nel grembo materno e nei teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti"

-di Salvatore Cernuzio - Inviato a Parigi

Si presenta come “testimone di pace”, Leone XIV, nella sede dell’Unesco di Parigi, tempio laico in cui “linguaggi e culture si incontrano” per contribuire alla pace attraverso educazione, scienze, cultura. È la seconda tappa del viaggio in Francia; la prima visita di un Pontefice nel nuovo millennio dopo l’ultima e unica di Giovanni Paolo II il 2 giugno del 1980. Quarantasei anni e un mondo sconvolto da squilibri, indigenza, forme di dispotismo o di barbarie che “fomentano rivalità e conflitti”, una “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione lasciata invece alla “intelligenza” di macchine e computer. Per questo il Papa, in un monumentale discorso – l’unico in inglese del viaggio – rilancia il progetto di “costruire insieme un mondo giusto”, quale “spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinché ogni popolo possa crescere nella pace”.

Il direttore dell’Unesco: condividiamo l’imperativo di difendere la dignità umana

A Parigi, El-Enany Ali Ezz accoglie Leone XIV nella storica visita all’agenzia dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura, 46 anni dopo san Giovanni Paolo II. Un evento che ...

Il ricordo di Giovanni Paolo II e una mostra d'arte

Ad ascoltare il messaggio del Papa ci sono rappresentanti degli Stati membri e delle organizzazioni internazionali, del mondo accademico e della società civile che attendono l'arrivo del Papa con una serie di filmati che ricordano, tra le altre cose, la visita di Wojtyla. Fuori gruppi di giovani con cartelloni e bandiere che gridano compostamente al passaggio del Pontefice. Sul palco c’è il direttore generale Khaled El-Enany, con il quale si svolge un bilaterale nella Biblioteca. All’uscita, in Piazza della Tolleranza - con la Tour Eiffel che si staglia all'orizzonte - il Papa innaffia un albero di ulivo. Saluti, foto ufficiale, la firma del Libro d'Onore ("Spero che, con l’aiuto di Dio, l’Unesco continui a promuovere in modo così prezioso la cooperazione internazionale nei settori dell’istruzione, della scienza e della cultura", è la dedica); poi Leone fa il suo ingresso nella Sala I, dopo aver attraversato la Salle des pas perdus, dove l’occasione sono state esposte opere d’arte dei gruppi regionali dell’Unesco.

La vera pace

El-Enany pronuncia parole di benvenuto e al Papa consegna il Libro della Pace. “Pace” è la parola che torna circa 20 volte nel discorso di Leone XIV. La pace che, sottolinea, “non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte”.

La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volontà retta può riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come sé stessi

Tutti figli, tutti poveri per nascita

Siamo fratelli e sorelle perché siamo anzitutto “figli”, puntualizza il Papa. Essere umani significa “essere figli”: “Nessuno di noi ha scelto di esserlo. Nessuno ha deciso da chi, o quando, o dove nascere. Questa evidenza illumina un fatto non solo biologico, ma etico: come figli, siamo tutti fratelli e sorelle. La nostra umanità è da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilità”. In secondo luogo, “tutti nasciamo nudi e bisognosi”, tutti “siamo poveri per nascita”, “indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto”, rileva il Papa. Da adulti rischiamo di dimenticarcene e delle “conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanità viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata”.

L’oblio della nostra nascita oscura l’idea di vita umana, perché la distacca dalla storia comune a tutti noi. Allora la vita non viene più concepita come dono, ma come merce. Non è più vista come un richiamo alla cura e alla responsabilità, ma un prodotto da sfruttare

Leone XIV: la guerra non è inevitabile, la Francia promuova pace e diplomazia

Una riflessione sui temi che sono la spina dorsale del suo magistero: è quella che il Papa offre nel primo discorso alle autorità nel Palazzo dell'Eliseo. Forte l'accento sulla ...

La libertà...

Questa drammatica alternativa ricorda che “essere umani significa essere liberi per natura”. E la “libertà” che Dio ha donato ad una umanità “magnifica”, cioè “piena di potenzialità, seppur segnata da molti mali e ingiustizie”, può risplendere nella sua bellezza o essere deturpata. “È bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere”. Mediante il suo impegno, l’uomo “può coltivare o sfigurare la terra, produrre arte o distruggere”.

...e la guerra, la più terribile delle opere umane

In questo particolare momento, “la più terribile delle opere umane è la guerra; poiché in essa la scienza stessa è posta a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere”, denuncia Papa Leone XIV. Lo afferma pure il Preambolo della Costituzione Unesco, formulato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.

Poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace

Rivalità e conflitti

“L’umanità – aggiunge Papa Leone - aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze”. Oggi, in particolare, il principio stesso della pace è minato da rivalità e conflitti. Ma anche da sfide nel mondo scientifico ed educativo, innanzitutto quella delle nuove tecnologie, ambito per il quale Leone chiede “sforzi” affinché “rimangano al servizio della persona umana, anziché diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia”.

L'intelligenza delle macchine

Il focus è sull’Intelligenza artificiale, tematica al centro della enciclica Magnifica humanitats: ad alcuni “sistemi artificiali è stato persino attribuito il nome della nostra facoltà umana di pensiero: intelligenza”, osserva. “Allo stesso tempo, però, le nostre idee e relazioni rischiano di venire impoverite da un processo di disumanizzazione”.

Mentre l’“intelligenza” viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non più produttive, respinte e scartate

È una realtà “dolorosa” che invita a riflettere “sia sulla fragilità della nostra natura umana che sull’immensa dignità di ogni persona”. Quella che, scandisce il Vescovo di Roma, “non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace”; al contrario, “richiede cura amorevole in ogni fase della vita”.

Il Papa in aereo verso Parigi: vado in Francia per portare un messaggio di pace nel mondo

Nel volo verso la Francia Leone XIV saluta i circa 80 giornalisti che lo accompagnano nei quattro giorni della trasferta transalpina. Dal Pontefice gratitudine per il lavoro che ...

Torre di Babele o Piazza di Pentecoste?

Dalle parole del Successore di Pietro emergono due immagini bibliche: la torre di Babele e la piazza di Pentecoste. La prima a rappresentare “un’unità imposta attraverso il dominio”; la seconda, l’unità che non annulla le differenze ma, anzi, le valorizza. La torre di Babele “svela che più il potere opprime, più si indebolisce, mostrando il suo volto disumano”, spiega Papa Leone. Lo si vede “nelle sofferenze e nelle ingiustizie che il dispotismo causa”, nonché “nello sfruttamento che ferisce la società e l’ambiente”.

Oggi, la tentazione di Babele si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternità, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei contatti senza legami che riducono la vita umana al commercio. La stessa scienza, quando viene ridotta a una tecnica di potere, non serve più a elevare la persona umana, ma rischia invece di degradare i frutti dell’impegno

Isolamento, fake news, miseria spirituale

Anche qui, un paradosso: strumenti capaci di collegare istantaneamente persone e continenti, ma che creano “nuove forme di isolamento, miseria materiale e spirituale, abbandono”; comunicazione molto più rapida, ma “non necessariamente più veritiera”; informazione abbondante, ma “informazioni false” e “parole senza significato” che si moltiplicano.

L’IA accentua il problema: sistemi “in grado di correlare dati”, ma non di “rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana”. Eppure gli esseri umani non possono vivere senza senso “ossigeno della mente”, assicura il Pontefice. Perciò “le sfide comunicative, che sono sempre sfide educative, impongono la questione della verità come tema di giustizia sociale e di equità storica”. Ecco perché l’educazione è “essenziale”, secondo Leone XIV, che incoraggia il programma Unesco di Alfabetizzazione ai media e all’informazione.

La giustizia trattata come merce

“Senza la verità, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti. Gli altri vengono così esclusi nel nome del profitto, e gli innocenti vengono uccisi nel nome della libertà”, è il monito papale.

Anziché rispettare la legge, chi detiene il potere la invoca quando serve ai propri interessi e la ignora quando li limita, trattando persino la giustizia come una merce da comprare e vendere. Se riconosciamo che la corruzione della legge parte dalla corruzione del cuore, possiamo apprezzare il fatto che qualsiasi scienza rischia di perdere senso se condotta senza etica, cessando così di servire e rispecchiare la dignità umana

Tutelare i piccoli e i giovani

La raccomandazione del Papa, dinanzi a un simile scenario, è di tutelare bambini e giovani perché mai, nell’epoca digitale, la loro vulnerabilità diventi “occasione di sfruttamento”. Piuttosto le tecnologie devono sostenerne crescita, formazione, relazioni, libertà di pensiero e discernimento.

Leone introduce così l’altra immagine della Piazza di Pentecoste, da dove si eleva “un messaggio di pace”, cioè “la vittoria della vita sulla morte, la salvezza che dà speranza al mondo”. La Pentecoste è la manifestazione che “la comunione non impedisce affatto la diversità”, che l’unità “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo”. “Chi opera nel campo dell’educazione sa che solo la verità ci fa liberi”, incalza il Pontefice. “Chi insegna e chi fa ricerca sa che l’errore ci rende schiavi dell’ignoranza e della superstizione”.

C’è una sola terra per tutti, e una sola, comune natura umana. L’essere umano non può essere compreso separando ciò che appartiene a un insieme: corpo e anima, vita personale e relazioni, il nostro rapporto con gli altri e con l’ambiente

Prendersi cura di persone e Creato

A questo proposito, Leone XIV sulla scia dei predecessori - Benedetto XVI che ha parlato di “ecologia della persona umana” e Francesco di “ecologia integrale” – rinnova l’invito a “prenderci cura della persona umana e del creato insieme”. Perché “coltivare la terra implica coltivare l’umanità che la abita”.

La pietra di paragone è la cura verso i più piccoli e i poveri: “Bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti e rifugiati, e tutti coloro che la superbia esclude come non produttivi”. “Sono loro – afferma il Papa - il banco di prova delle nostre affermazioni sul rispetto della dignità umana, la cui tutela e promozione si estendono anche al creato”. All’opposto sta “una volontà di sfruttamento e di rapina, che mira a spremere quanto più possibile da ogni essere vivente, consumando senza custodire e distruggendo senza coltivare”.

L’attuale crisi ecologica è una crisi antropologica

La crisi di efficienza delle istituzioni

“Habitat” della persona umana è la società: “Nella pace sociale, i popoli prosperano secondo giustizia”, annota ancora il Pontefice. L’Unesco ha nel “lavoro paziente di costruzione della pace” uno dei suoi più alti compiti educativi e scientifici, specie in un tempo in cui “il mondo guarda alle istituzioni internazionali con sentimenti contrastanti”. Le istituzioni sperimentano, infatti, “una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all’azione anziché una risorsa per la pace, come una forma d’ipocrisia anziché un’opportunità per cercare insieme il bene”. Per il Papa si tratta di “derive”; l’antidoto è la “fiducia”. Fiducia che “le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia”; fiducia che “il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da sé”.

La Santa Sede desidera infondere questa fiducia nell’Unesco, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell’autentico progresso, che unicamente la pace può garantire. Non si tratta di predicare un ottimismo ingenuo, che ignori le difficoltà, bensì di perseverare nella speranza che il bene è sempre possibile

Far fiorire la pace

“L’Unesco testimoni questa speranza favorendo l’intesa tra le Nazioni, mediante il dialogo tra le rispettive culture”, conclude Papa Leone. L’educazione, è il suo auspicio, “sia lo strumento per superare reciproche paure” e “la scienza possa servire la vita di ogni essere umano, seminando nel presente il buon raccolto del futuro”.

Dedicandoci tutti con coerenza alla nostra magnifica umanità potrà finalmente fiorire la pace.

Vatican News

 


venerdì 14 agosto 2026

LA MISERIA GLOBALE

 

Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile che le Nazioni Unite si sono impegnate a raggiungere entro il 2030 hanno ai primi due posti l’eliminazione della povertà estrema e della fame in tutto il mondo. 

Non si tratta di idee fantasiose di qualche sognatore, bensì di decisioni ufficialmente fatte proprie dai governanti di pressoché tutta l’umanità. Già prima dell’emergenza Covid-19 vi erano ostacoli non da poco, soprattutto nell’Africa subsahariana. 

Con la pandemia vi è stato un forte peggioramento della situazione e un arretramento anche in aree che sembravano sulla strada per lasciarsi alle spalle la miseria, quali l’India o l’America Latina. 

Ciononostante, il traguardo può essere raggiunto. 

Questo libro propone delle soluzioni pratiche per riuscire a raggiungere un obiettivo che sta diventando sempre più urgente.


Antonio La Spina
é professore ordinario di Sociologia e insegna anche Valutazione delle politiche pubbliche presso l'Università LUISS. 

Dirige insieme a Bernardo Giorgio Mattarella il Master in Management e politiche della amministrazioni pubbliche (Luiss School of Government/Scuola Nazionale dell'Amministrazione). Ha insegnato nelle Università di Macerata, Messina, Milano Cattolica e Palermo. E' direttore, insieme a Luca Verzichelli, della Rivista Italiana di Politiche Pubbliche. E' componente della direzione della Rassegna italiana di sociologia, del comitato scientifico di Aggiornamenti sociali, di Studi di Sociologia, della Rivista economica del Mezzogiorno e dell’Istituto Bachelet. 

Tra le sue pubblicazioni con il Mulino segnaliamo: La politica per il Mezzogiorno. Le politiche pubbliche in Italia (2003); Mafia, legalità debole e sviluppo del Mezzogiorno" (2005); Le autorità indipendenti (con S. Cavatorto, 2008), I costi dell'illegalità. Mafia ed estorsioni in Sicilia (2008); I costi dell'illegalità. Camorra ed estorsioni in Campania" (2010); (con Efisio Espa) Analisi e valutazione delle politiche pubbliche (2011).

mercoledì 29 luglio 2026

LA SCUOLA DEL FUTURO



SGUARDI PLURALI 
E 

SCENARI POSSIBILI 


È disponibile in open access il volume «La Scuola come Learning Hub. Pratiche emergenti per ripensare la scuola del futuro», curato da Giuseppina Rita Jose Mangione (INDIRE) e Paolo Landri (IRISS, già IRPPS-CNR). La pubblicazione raccoglie gli esiti di un percorso di ricerca sviluppato da INDIRE, in collaborazione con il CNR-IRPPS – Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali, intorno allo scenario “School as Learning Hub” elaborato dall’OECD nell’ambito della riflessione internazionale sui futuri della scuola.

Il volume è stato interamente sostenuto attraverso i fondi del Programma Nazionale della Ricerca 2021-2027, assegnati a INDIRE per il progetto “Azioni di ricerca per l’Istruzione e la Formazione” – CUP B55F21008020001. Pubblicato in formato digitale con licenza Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale-Non opere derivate 4.0 Internazionale, può essere scaricato gratuitamente.

Il Volume è pubblicato in collana scientifica “Universo scuola. – Sguardi plurali e scenari possibili“

La ricerca propone un approfondimento teorico, metodologico ed empirico dello scenario OECD, mettendo in dialogo la riflessione pedagogica sulle trasformazioni della forma scolastica, la sociologia dei futuri, la ricerca-azione partecipativa e lo studio delle piccole scuole italiane.


Lo scenario OECD “School as Learning Hub”

Il punto di partenza del lavoro è uno degli scenari formulati dall’OECD per sostenere il dibattito sulle possibili evoluzioni dei sistemi educativi: “School as Learning Hub”.

Uno scenario non è una previsione di ciò che necessariamente accadrà e non costituisce un modello organizzativo da trasferire automaticamente da un sistema scolastico a un altro. È piuttosto uno strumento attraverso il quale osservare il presente da una prospettiva differente, mettere in discussione assetti consolidati, riconoscere processi di cambiamento già in corso e immaginare traiettorie alternative.

Per questa ragione, il progetto non ha assunto lo scenario OECD come una configurazione da applicare in maniera standardizzata alle scuole italiane. Lo ha utilizzato come dispositivo critico, riflessivo e generativo, capace di attivare un confronto tra ricerca internazionale, pratiche scolastiche e specificità territoriali.

La scuola come Learning Hub viene così considerata una direzione di cambiamento da esplorare e costruire attraverso processi di apprendimento collettivo, non una formula precostituita o una soluzione valida indistintamente per ogni contesto.


Che cosa significa “hub”

Nel volume, il concetto di hub non indica semplicemente un edificio scolastico aperto per un numero maggiore di ore, né una scuola alla quale vengono aggiunti servizi e attività.

L’hub è innanzitutto un nodo di connessione.

Pensare la scuola come hub significa riconoscere che i processi di apprendimento non si producono esclusivamente all’interno delle aule e dei confini istituzionali. Essi possono emergere dall’interazione tra studenti, docenti, famiglie, comunità locali, amministrazioni, associazioni, istituzioni culturali, organizzazioni sociali, soggetti economici e ambienti digitali.

La scuola assume quindi una funzione di attivazione e coordinamento: mette in relazione attori, competenze, spazi e risorse; rende accessibili opportunità formative differenti; favorisce la costruzione di alleanze educative e sostiene la circolazione delle conoscenze.

Non è più soltanto un luogo nel quale il sapere viene trasmesso, ma un’infrastruttura relazionale e culturale attraverso la quale le conoscenze possono essere costruite, condivise e contestualizzate.

Questa prospettiva non riduce il ruolo pubblico della scuola. Al contrario, ne rafforza la funzione istituzionale, attribuendole la capacità di promuovere condizioni di accesso all’apprendimento, inclusione, partecipazione e sviluppo nei territori.


Ripensare la forma scolastica

La prima sezione del volume costruisce la cornice teorica entro cui si colloca la ricerca.

Il capitolo di Giuseppina Rita Jose Mangione propone una riflessione pedagogica sulle trasformazioni della forme scolaire nelle piccole scuole; il contributo di Paolo Landri approfondisce invece il rapporto tra immaginazione temporale, futuro e analisi del presente.

Il futuro non viene trattato come un tempo remoto da prevedere, ma come una categoria attraverso la quale interrogare criticamente la scuola di oggi.

Immaginare le possibili forme future della scuola significa rendere visibili alcune tensioni che attraversano i sistemi educativi contemporanei: la rigidità dei confini istituzionali, la separazione tra apprendimento formale e informale, il rapporto tra scuola e territorio, le nuove disuguaglianze educative, il ruolo delle tecnologie, la trasformazione delle professionalità e la necessità di costruire nuove alleanze.

Lo scenario “School as Learning Hub” permette quindi di interrogare la forma stessa della scuola: i suoi tempi, gli spazi, l’organizzazione, la leadership, i rapporti con la comunità e le modalità attraverso cui vengono riconosciuti e integrati i diversi contesti di apprendimento.


Una ricerca tra dimensione internazionale e territori

Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda l’architettura metodologica, articolata in due fasi fortemente connesse:

  • i Living Lab internazionali;
  • i Living Lab territoriali.

La prima fase ha consentito di mettere lo scenario OECD in dialogo con esperienze, interpretazioni e prospettive maturate in differenti contesti di ricerca.

Attraverso il confronto con studiosi, esperti e organizzazioni impegnati sui futuri  dell’educazione, i Living Lab internazionali hanno sostenuto la costruzione di una lettura plurale della scuola come Learning Hub e la realizzazione di una mappa rizomatica delle sue possibili dimensioni.

La scelta del termine “rizomatica” richiama una rappresentazione non gerarchica e non  lineare. La scuola come hub non può infatti essere descritta attraverso una sequenza rigida di fasi o attraverso un elenco di caratteristiche applicabile in modo uniforme.

Essa prende forma dall’interazione tra molteplici dimensioni: la porosità dei confini scolastici, la qualità delle reti, la partecipazione degli studenti, il coinvolgimento delle famiglie, la governance, la leadership, gli spazi di apprendimento, le risorse territoriali, il rapporto con le istituzioni locali e la capacità di promuovere inclusione ed equità.

Il percorso internazionale ha dunque avuto una funzione essenziale: ampliare il quadro interpretativo dello scenario e predisporre una base concettuale da mettere successivamente alla prova nei contesti scolastici italiani.


I Living Lab territoriali

La seconda fase della ricerca si è sviluppata attraverso i Living Lab territoriali, concepiti come ambienti di ricerca situata e partecipativa.

In questi laboratori, ricercatori, dirigenti scolastici, docenti, studenti e attori territoriali hanno collaborato alla produzione di conoscenza e all’esplorazione di possibili trasformazioni.

Le scuole non sono state considerate semplici destinatarie di un modello progettato dall’esterno. Sono state coinvolte come soggetti attivi, portatrici di competenze, esperienze, interpretazioni e conoscenze dei contesti.

Il percorso ha adottato un approccio di ricerca-azione partecipativa, articolato in cicli di riflessione, azione e apprendimento collettivo. Tale scelta ha risposto a una duplice finalità: produrre conoscenze empiricamente fondate sulle pratiche riconducibili alla scuola come Learning Hub e, nello stesso tempo, sostenere processi di consapevolezza e trasformazione nelle comunità coinvolte.

L’attenzione non si è limitata alla presenza formale di accordi, reti o partenariati.

Per comprendere se e come una scuola possa configurarsi come hub è stato necessario osservare la qualità delle relazioni, il livello di reciprocità tra i soggetti, il senso di appartenenza, la condivisione delle responsabilità, la capacità di riconoscere le risorse del territorio e di tradurle in opportunità educative.

La logica dei Living Lab risulta quindi coerente con lo stesso scenario “School as Learning Hub”: entrambi si fondano sulla partecipazione, sull’attivazione di reti e sulla produzione condivisa di conoscenza.


Inventive e creative methods per esplorare il futuro della scuola

Un elemento qualificante della ricerca è stato il ricorso agli inventive e creative  methods.

Le metodologie creative non sono state impiegate come semplici tecniche accessorie di raccolta o presentazione dei dati, ma come dispositivi capaci di far emergere dimensioni dell’esperienza scolastica difficilmente accessibili attraverso gli strumenti tradizionali.

Pratiche narrative e visuali, digital storytelling, video partecipativo e altre forme di  produzione creativa hanno permesso ai partecipanti di esprimere conoscenze tacite, immagini della scuola, aspettative, relazioni e visioni del futuro.

Il digital storytelling, in particolare, consente di connettere dimensioni personali e collettive attraverso l’integrazione di narrazione orale, immagini, suoni e musica. Il video partecipativo non svolge pertanto soltanto una funzione documentale: diventa un mezzo per esplorare possibilità, rendere visibili gli immaginari e costruire visioni condivise.

In questo senso, i metodi creativi sono anche inventivi: non si limitano a rappresentare una realtà già data, ma contribuiscono a metterla in movimento.

Attraverso queste metodologie, i partecipanti possono riconoscere risorse e criticità, discutere le proprie pratiche, esplicitare saperi situati e immaginare nuove configurazioni della scuola. La ricerca non osserva quindi il cambiamento soltanto dall’esterno, ma crea le condizioni perché nuove possibilità possano essere pensate e progressivamente costruite.

Un contributo importante allo sviluppo di questa dimensione metodologica è stato offerto dal gruppo dell’Università degli Studi di Bergamo, che ha accompagnato il percorso attraverso attività di formazione e di orientamento scientifico sui metodi creativi  applicati alla ricerca educativa e sociale.


Le piccole scuole come contesti di ricerca

La fase empirica del progetto si è concentrata su tre esperienze di piccole scuole, selezionate come contesti particolarmente significativi per esplorare lo scenario “School as Learning Hub”.

Molte piccole scuole operano in aree interne, montane, rurali o costiere segnate da processi di spopolamento, fragilità demografica, riduzione dei servizi e disuguaglianze nell’accesso alle opportunità educative.

In tali contesti, la scuola continua spesso a rappresentare uno dei principali presìdi pubblici e culturali.

La sua presenza può incidere sulla qualità dell’offerta formativa, ma anche sulla tenuta delle relazioni comunitarie, sulla partecipazione, sulla capacità di rendere i territori attrattivi e sulla possibilità di contrastare dinamiche di marginalizzazione.

I vincoli caratteristici delle piccole scuole — dimensioni ridotte, distribuzione dei plessi, distanza dai servizi e limitatezza delle risorse — non vengono letti soltanto come condizioni di debolezza. Possono diventare elementi generativi, capaci di favorire prossimità, cooperazione, sperimentazione e costruzione di alleanze.

Per questa ragione, il volume interpreta le piccole scuole come laboratori di innovazione educativa e come contesti anticipatori nei quali alcune trasformazioni della forma scolastica possono diventare particolarmente visibili.


Tre casi per comprendere differenti configurazioni del Learning Hub

La ricerca ha coinvolto tre realtà differenti:

  • l’Istituto Comprensivo Pollica “G. Patroni”, attraverso l’esperienza di Montecorice, in Campania;
  • l’Istituto Comprensivo Prà, nel quartiere genovese di Prà;
  • l’Istituto Comprensivo di Govone, in Piemonte.

La selezione è stata costruita secondo una logica di variazione dei casi.

Non sono state scelte scuole simili, ma contesti differenti per collocazione geografica, caratteristiche demografiche, condizioni socioeconomiche, struttura organizzativa e natura delle partnership territoriali.

La ricerca mette così a confronto un territorio rurale e costiero del Cilento, un quartiere urbano periferico ad alta complessità sociale e un’area rurale delle Langhe articolata in una pluralità di piccoli comuni e plessi.

La diversa configurazione delle reti — culturali e ambientali, socioassistenziali, economiche e produttive — consente di comprendere come il Learning Hub possa assumere forme differenti in rapporto ai bisogni, alle risorse e alle opportunità di ciascun territorio.


Montecorice: una scuola estesa nel territorio

Il caso di Montecorice, approfondito nel volume da Giuseppina Cannella e Tania Iommi, restituisce l’esperienza di una scuola che estende progressivamente i propri confini attraverso la costruzione di azioni e alleanze educative.

Il territorio del Cilento non viene considerato semplicemente come uno sfondo nel quale realizzare attività didattiche occasionali, ma come parte integrante dell’ambiente di apprendimento.

Il patrimonio naturale, culturale e sociale entra nella progettazione educativa attraverso il coinvolgimento di enti locali, associazioni, comunità e soggetti territoriali.

In questa configurazione, la scuola agisce come punto di connessione tra conoscenze curricolari, saperi locali, luoghi e generazioni.

L’esperienza di Montecorice consente di osservare una forma di scuola estesa, capace di aprire i propri confini istituzionali e di costruire una trama educativa distribuita nel territorio.

La scuola contribuisce così non solo all’apprendimento degli studenti, ma anche alla valorizzazione del patrimonio locale, al rafforzamento delle relazioni comunitarie e alla costruzione di nuove possibilità culturali e formative.


Genova Prà: una scuola di comunità che genera inclusione e sviluppo locale

Il caso dell’Istituto Comprensivo Prà, analizzato da Stefania Chipa e Giuseppina Rita Jose Mangione, permette di esplorare lo scenario Learning Hub all’interno di un quartiere urbano periferico caratterizzato da elevata complessità sociale.

La presenza di differenti background culturali, di condizioni di vulnerabilità socioeconomica e di bisogni educativi articolati richiede alla scuola di costruire relazioni stabili con famiglie, servizi, associazioni e istituzioni locali.

La scuola assume quindi una funzione di connessione e di regia: non opera soltanto nel quartiere, ma contribuisce a riconfigurarlo come ambiente educativo.

Attraverso il lavoro di rete, mette in relazione soggetti, spazi e opportunità, sostiene la partecipazione delle famiglie, promuove inclusione e contrasta la povertà educativa.

Il Learning Hub assume qui la forma di una scuola di comunità, capace di divenire un punto di riferimento per il territorio e di produrre valore sociale.

In un contesto segnato da fragilità economica e sociale, la scuola può infatti configurarsi come infrastruttura dell’apprendimento e come dispositivo di inclusione, partecipazione e sviluppo locale.


Govone: reti territoriali, innovazione e capacità attrattiva

L’esperienza dell’Istituto Comprensivo di Govone, approfondita da Lorenza Orlandini e Serena Greco, riguarda una scuola inserita in un territorio rurale articolato su più comuni e caratterizzato dalla presenza diffusa di piccoli plessi.

La configurazione multisede, che potrebbe essere interpretata esclusivamente come un vincolo organizzativo, diventa una risorsa per la costruzione di un sistema territoriale integrato.

La scuola mette in relazione amministrazioni locali, associazioni, famiglie e soggetti economici, consolidando una rete capace di sostenere i plessi, ampliare l’offerta formativa e rispondere in maniera più efficace ai bisogni degli studenti.

Il caso evidenzia inoltre la capacità dell’istituto di divenire attrattivo anche per famiglie provenienti da altri territori.

Il radicamento locale non determina quindi chiusura o isolamento. Al contrario, permette alla scuola di costruire una proposta educativa riconoscibile, collegando innovazione scolastica, patrimonio territoriale, reti istituzionali e sviluppo.

Govone mostra come la scuola possa diventare un nodo territoriale capace di connettere comuni differenti e trasformare la frammentazione geografica in una risorsa educativa e organizzativa.


Non un unico modello, ma differenti forme di hub

L’analisi comparativa dei tre casi non conduce alla definizione di un modello uniforme di Learning Hub.

Emergono, al contrario, configurazioni differenti, costruite nell’interazione tra caratteristiche del contesto, risorse disponibili, qualità delle reti, leadership scolastica, forme di partecipazione e capacità progettuale degli attori.

A Montecorice prevale l’immagine della scuola estesa nel territorio; a Genova Prà quella della scuola di comunità orientata all’inclusione e allo sviluppo locale; a Govone quella di una rete territoriale articolata tra plessi e comuni.

Le tre esperienze confermano che la scuola come Learning Hub non può essere separata dalle condizioni situate nelle quali prende forma.

Ciò che definisce un hub non è il numero dei partner coinvolti, né la sola presenza di accordi formali. Sono la qualità delle relazioni, la reciprocità, la capacità di attivare risorse e la costruzione di una visione condivisa a rendere la scuola un nodo generativo.


La scuola al centro dei processi di rigenerazione

Il volume mostra come la scuola, quando opera come Learning Hub, possa assumere un ruolo importante nei processi di rigenerazione dei territori.

La scuola non sostituisce le responsabilità delle amministrazioni pubbliche, dei servizi sociali, del sistema economico o delle organizzazioni del territorio. Può però agire come innesco, nodo di connessione e infrastruttura di coordinamento.

Attraverso la costruzione di reti e alleanze può contribuire a:

  • rafforzare le relazioni sociali e la partecipazione;
  • ampliare le opportunità educative e culturali;
  • contrastare povertà educativa, isolamento e marginalità;
  • mettere in relazione luoghi, servizi e istituzioni;
  • valorizzare patrimoni, saperi e competenze locali;
  • sostenere indirettamente l’attrattività e lo sviluppo dei territori.

La rigenerazione assume pertanto una dimensione sociale, educativa, territoriale ed economica.

In particolare, nei contesti delle aree interne, la scuola può favorire la permanenza dei servizi, rafforzare il senso di appartenenza, costruire opportunità per le nuove generazioni e contribuire alla capacità delle comunità di immaginare il proprio futuro.


Il contributo di Anna Cristina D’Addio e il dialogo con il GEM Report UNESCO

Il volume si apre con la prefazione “Scuola, futuri, scenari possibili”, firmata da Anna Cristina D’Addio, figura di riferimento nel panorama del Global Education Monitoring Report dell’UNESCO.

Il contributo colloca la riflessione sul Learning Hub nel più ampio dibattito internazionale sulle trasformazioni dei sistemi educativi, sull’equità, sull’inclusione e sul raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile dedicato a un’istruzione di qualità.

La scuola come Learning Hub viene letta come una possibile infrastruttura civica e territoriale in grado di contrastare la povertà educativa, ampliare le opportunità di apprendimento e rafforzare la coesione sociale.

D’Addio sottolinea inoltre come la trasformazione della scuola riguardi tutti gli attori del sistema.

Per i docenti significa sviluppare competenze di progettazione collaborativa, costruzione di partenariati e lavoro in rete. Per gli studenti significa accedere a esperienze di apprendimento situate e significative, capaci di promuovere pensiero critico, collaborazione, agency e consapevolezza sociale. Per le famiglie e le comunità significa partecipare in modo più attivo ai processi educativi.

Anche la leadership scolastica è chiamata a trasformarsi, assumendo forme maggiormente distribuite, collaborative e orientate alla costruzione di alleanze.

La prefazione riconosce inoltre il valore delle piccole scuole come laboratori di innovazione. I casi presentati non costituiscono applicazioni di uno schema già definito, ma contesti generativi nei quali osservare in modo situato come la scuola possa riconfigurarsi come infrastruttura educativa, sociale e territoriale.


Il gruppo di ricerca INDIRE

Il volume rappresenta un importante esito del lavoro sviluppato dal gruppo di ricerca INDIRE impegnato nello studio delle Piccole Scuole e delle trasformazioni dei modelli educativi nei territori.

Il gruppo è composto da: Giuseppina Rita Jose Mangione, Stefania Chipa, Giuseppina Cannella, Serena Greco, Lorenza Orlandini, Tania Iommi e Andrea Paoli.

Le ricercatrici e i ricercatori hanno contribuito, attraverso competenze e responsabilità differenti, alla costruzione dell’impianto teorico e metodologico, alla progettazione e conduzione dei Living Lab, al dialogo con gli interlocutori internazionali, all’analisi delle esperienze territoriali e alla documentazione dei processi di ricerca.

Il percorso internazionale e la costruzione della mappa rizomatica della scuola come Learning Hub sono approfonditi nel volume da Giuseppina Rita Jose Mangione e Stefania Chipa.

Giuseppina Cannella e Tania Iommi analizzano l’esperienza di Montecorice; Stefania Chipa e Giuseppina Rita Jose Mangione approfondiscono il caso dell’Istituto Comprensivo Prà; Serena Greco, insieme a Lorenza Orlandini, contribuisce allo studio dell’Istituto Comprensivo di Govone.

Andrea Paoli firma l’approfondimento visuale “Immagini di una scuola che incontra il territorio”, contribuendo alla documentazione delle relazioni tra scuola, spazi e comunità.

La pluralità delle competenze presenti nel gruppo ha consentito di collegare ricerca pedagogica, analisi qualitativa, documentazione visuale, studi sui territori e metodologie partecipative.

La ricerca nasce inoltre dal confronto scientifico con il CNR-IRPPS e con il contributo di Paolo Landri e Fabio M. Esposito, autore del capitolo dedicato alle metodologie creative per esplorare le piccole scuole come Learning Hub e ai laboratori sulla scuola che verrà.


Una ricerca costruita con scuole, partner e stakeholder

Il volume è il risultato di un percorso di ricerca collettivo, reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni scientifiche, scuole e territori.

Il gruppo di ricerca ringrazia tutte le dirigenti e i dirigenti scolastici, i docenti, gli studenti, le famiglie, le amministrazioni locali, le associazioni, gli enti del Terzo settore e gli attori economici e culturali che hanno preso parte alle attività.

Un ringraziamento è rivolto a tutti i partner e gli stakeholder nazionali e internazionali che hanno contribuito ai Living Lab, ai percorsi formativi e ai momenti di confronto, mettendo a disposizione conoscenze, esperienze e interpretazioni.

Un riconoscimento particolare va ad Anna Cristina D’Addio, per la prefazione e per il contributo offerto nel collegare la ricerca al dibattito internazionale promosso nel quadro del GEM Report UNESCO, con particolare attenzione ai temi dell’equità educativa, dell’inclusione e della responsabilità pubblica.

Un ringraziamento specifico è rivolto anche al gruppo dell’Università degli Studi di Bergamo, per il percorso di formazione e per l’accompagnamento scientifico nell’impiego degli inventive e creative methods.

Il suo contributo ha sostenuto la capacità della ricerca di utilizzare le metodologie creative non soltanto per documentare le pratiche scolastiche, ma per fare emergere conoscenze situate, immaginari e possibilità di trasformazione.

Il ringraziamento più ampio va alle comunità scolastiche e territoriali coinvolte nelle esperienze di Montecorice, Genova Prà e Govone, che hanno partecipato al percorso non come semplici casi di studio, ma come interlocutori e co-costruttori della ricerca.


Il volume disponibile gratuitamente in open access

Il volume La Scuola come Learning Hub. Pratiche emergenti per ripensare la scuola del futuro è disponibile in formato digitale e può essere scaricato gratuitamente in open access.

La scelta dell’accesso aperto intende favorire la circolazione dei risultati e mettere a disposizione di scuole, università, ricercatori, amministrazioni, decisori pubblici e comunità educanti una cornice teorica, una metodologia e un insieme di esperienze utili ad alimentare il dibattito sui futuri della scuola.

La pubblicazione non rappresenta la conclusione del percorso.

Nei prossimi mesi saranno organizzate presentazioni territoriali del volume, con l’obiettivo di restituire alle comunità coinvolte gli esiti della ricerca e aprire nuovi spazi di confronto tra scuole, ricercatori, istituzioni e attori locali.

Gli incontri permetteranno di approfondire lo scenario OECD “School as Learning Hub”, discutere le differenti configurazioni emerse nei tre casi e interrogare il ruolo che la scuola può assumere nei processi di rigenerazione educativa, sociale, territoriale ed economica.

Il volume costituisce dunque non soltanto la restituzione scientifica di un percorso, ma l’avvio di una nuova fase di confronto: un invito a considerare il futuro della scuola non come qualcosa da attendere, ma come un processo da esplorare e costruire collettivamente, a partire dalle relazioni, dalle pratiche e dalle possibilità presenti nei territori.

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Ministero Istruzione e Merito

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venerdì 3 ottobre 2025

COLLABORARE PER INSEGNARE

 

UNESCO celebra la Giornata Mondiale degli Insegnanti: al centro la collaborazione come pilastro della professione

 

-         di Andrea Carlino

 Il 5 ottobre si rinnova l’appuntamento con la Giornata Mondiale degli Insegnanti, evento istituito dall’UNESCO nel 1994 per commemorare l’approvazione della storica Raccomandazione sullo status dei docenti. Quest’anno il focus internazionale punta sulla collaborazione professionale come elemento chiave per ridefinire il ruolo dei docenti nel panorama educativo contemporaneo.

La collaborazione come nuovo paradigma educativo

La professione docente si trova di fronte a una trasformazione epocale che richiede un ripensamento profondo delle modalità di lavoro. L’UNESCO ha scelto di dedicare l’edizione 2025 della celebrazione al tema della collaborazione tra insegnanti, identificando in questa dimensione una risposta essenziale alle sfide che investono il mondo dell’istruzione. La data del 5 ottobre non è casuale: richiama l’adozione, avvenuta nel 1966, della Raccomandazione che per la prima volta ha definito su scala globale i diritti e le responsabilità del corpo docente. Il documento rappresenta ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per delineare gli standard professionali degli insegnanti in ogni angolo del pianeta. La scelta tematica di quest’anno nasce dalla consapevolezza che il lavoro di squadra tra educatori può moltiplicare l’efficacia dell’azione didattica e favorire lo scambio di buone pratiche.

La voce delle istituzioni internazionali

Audrey Azoulay, direttrice generale dell’UNESCO, ha firmato insieme a Gilbert F. Houngbo (ILO), Catherine Russell (UNICEF) e David Edwards (Education International) una dichiarazione congiunta che sottolinea l’urgenza di valorizzare la dimensione collaborativa nell’insegnamento. I rappresentanti delle quattro organizzazioni hanno evidenziato come la cooperazione tra docenti non debba limitarsi alla sfera operativa quotidiana, ma estendersi ai processi decisionali che riguardano le politiche scolastiche. La presa di posizione comune rivendica un maggiore coinvolgimento degli insegnanti nella definizione delle strategie educative nazionali e internazionali. Le istituzioni sottolineano che chi opera quotidianamente nelle aule possiede una conoscenza diretta delle dinamiche formative che deve tradursi in partecipazione attiva alla governance scolastica. La dichiarazione rappresenta un appello a governi e amministrazioni affinché riconoscano il valore della professionalità docente non solo nell’esecuzione, ma anche nella progettazione delle riforme.

Una ricorrenza che guarda al futuro

La Giornata Mondiale degli Insegnanti si configura come momento di riflessione collettiva sul presente e sul futuro della scuola. L’anniversario dell’approvazione della Raccomandazione del 1966 offre l’occasione per misurare i progressi compiuti e individuare le sfide ancora aperte. La scelta dell’UNESCO di puntare sulla collaborazione professionale indica una direzione precisa: superare l’isolamento tradizionale del docente e costruire comunità educative più coese e interconnesse. La data del 5 ottobre diventa così un’opportunità per riaffermare il ruolo centrale degli insegnanti nella costruzione di sistemi formativi equi e inclusivi, capaci di rispondere alle esigenze delle nuove generazioni attraverso un approccio condiviso e partecipativo.

martedì 18 febbraio 2025

CITTADINI DEL MONDO


 Educazione alla cittadinanza globale: temi e obiettivi di apprendimento

L’UNESCO intende rispondere alle sfide della violazione dei diritti umani, delle crescenti ineguaglianze e della perdurante povertà che tuttora minacciano la pace e la sostenibilità nel mondo sempre più interconnesso in cui viviamo, attraverso l’Educazione alla cittadinanza globale, un’area strategica del suo programma di medio termine.

L’obiettivo prioritario di questa iniziativa è quello di rendere gli insegnanti maggiormente consapevoli della globalità di queste problematiche e promotori attivi di società più tolleranti, pacifiche, inclusive e sostenibili. Allo stesso tempo essa mira a instillare nei discenti valori, attitudini e comportamenti che sostengano una cittadinanza globale sostenibile: creatività, innovazione e impegno per la pace, per i diritti umani e per lo sviluppo sostenibile.

L’UNESCO sostiene gli Stati membri nei loro sforzi per l’attuazione dell’ educazione alla cittadinanza globale attraverso la sensibilizzazione, lo sviluppo di linee guida e il rafforzamento delle loro capacità operative. Il suo lavoro in questo campo contribuisce al perseguimento dell’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, dedicato all’educazione, che prevede l’impegno dei paesi a “garantire che a tutti gli studenti siano fornite le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, una cultura di pace e non violenza, la cittadinanza globale e l’apprezzamento della diversità culturale”.

Nel 2015 l’UNESCO ha pubblicato un documento intitolato “Global citizenship education: topics and learning objectives”, la cui traduzione in italiano è ora disponibile grazie alla traduzione del “Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento” con l’Organizzazione, per la ricerca nel campo dell’educazione alla cittadinanza globale (ECG) e per la sua promozione. Il Centro è un’ associazione no profit impegnata nell’analisi, informazione, formazione e promozione della conoscenza sui temi della cooperazione internazionale, degli affari europei, della pace e dei diritti umani.

Frutto del lavoro di ricerca e consultazione di esperti, “Educazione alla cittadinanza globale: temi e obiettivi di apprendimento” costituisce la prima guida pedagogica UNESCO per gli Stati membri affinché abbiano un orientamento generale sull’integrazione dell’educazione alla cittadinanza globale nei rispettivi sistemi scolastici. Sul piano dei contenuti offre suggerimenti su come tradurre i concetti di educazione alla cittadinanza globale in temi e materie specifiche per ogni età e in altrettanti obiettivi di apprendimento, in modo da poter essere adattata ai diversi contesti locali.

La guida vuole essere una risorsa per gli educatori, gli esperti nella redazione dei curricoli, i formatori, i politici e anche gli operatori che lavorano in contesti non formali.

Agg.to 9 agosto 2024

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