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venerdì 2 febbraio 2024

CONSUMO RESPONSABILE


 Into the LABel e la sfida del consumo responsabile

Il progetto nasce in seno a Economy of Francesco e parte da un gruppo di giovani provenienti da esperienze di economia di comunione. Obiettivo: diffondere consapevolezza rispetto al consumo e orientare le aziende, attraverso la domanda, ad essere sempre più sostenibili ed etiche. Guandalini: come alle elezioni politiche, fare la spesa nel modo giusto ci rende attori protagonisti di democrazia economica

 

-         Cecilia Seppia

Fare la spesa è impegnativo, spesso si corre tra le corsie di un supermercato, a fine giornata o nel weekend, con in mano una lista di cose da prendere e l’importante è riempire il carrello senza dimenticare l’occorrente. Eppure il gesto di scegliere e comprare un prodotto anziché un altro, può fare la differenza e renderci attori protagonisti di quella che gli esperti definiscono “democrazia economica”. “Ciò che ci sfugge – dice Luca Guandalini – coordinatore di Into the LABel – è il nostro ruolo di consumatori. Noi possiamo orientare la domanda e mettere le aziende in condizione di adeguarsi diventando sempre più etiche e sostenibili”. Per essere attori attivi del cambiamento economico, necessario per tutelare l’ambiente, bisogna però conoscere, capire, informarsi e, solo dopo, agire. Into the LABel significa letteralmente “dentro l’etichetta”. Perché questo nome? “Dedichiamo sempre più attenzione alle etichette dei nostri prodotti alimentari e cosmetici per conoscerne le calorie e le proprietà chimiche, ma siamo meno interessati alle etichette morali della merce, agli zuccheri della giustizia e alle calorie etiche”, spiega Luigino Bruni, professore di economia e direttore scientifico di “The Economy of Francesco”. Il professor Bruni è stato promotore di quest’iniziativa che ha coinvolto migliaia di persone e le ha spinte a fare acquisti più consapevoli ed etici, attraverso la lettura approfondita dell’etichetta del prodotto e la ricerca di informazioni sulle pratiche aziendali.

 Democrazia economica

In Italia, a partire dal 2012, è stata lanciata una serie di eventi organizzati davanti ai supermercati, in linea con quella che era una tendenza del momento: il flashmob, ma di acquisto etico, chiamato appunto CASH-MOB. La sfida è stata quella di mettere insieme gruppi di ragazzi che si facessero promotori di consumo responsabile e questo non solo nei centri commerciali o grandi catene di alimentari, ma anche nelle scuole con workshop e formazione ad hoc. “Alla base di questa iniziativa - racconta ancora Luca Guandalini - c’è un parallelismo importante tra il processo di acquisto e il processo di scelta politica: in pratica andare a fare la spesa ha e dovrebbe avere lo stesso valore di quando ci rechiamo alle urne per scegliere il nostro candidato o il nostro partito. Quindi nel momento in cui selezioniamo un prodotto da mettere nel carrello, non dobbiamo solo tenere in considerazione prezzo e qualità ma anche come questo prodotto viene creato e dunque tutta la filiera produttiva che lo accompagna prima che arrivi sullo scaffale di un supermercato. Per scegliere in modo coerente il consumatore dovrebbe farsi tutta una serie di domande come: ho davvero bisogno di questo prodotto? Proviene dal commercio equo? I lavoratori hanno ricevuto un giusto compenso? Dove e come è stato prodotto? È sostenibile: se è biologico o organico, con quale metodo di produzione è stato realizzato? È socialmente ed economicamente etico? L’azienda che lo produce paga regolarmente le tasse, dove ha la sua sede legale? Che impatto ha avuto sul territorio la produzione di quel prodotto? Come valuta le questioni ambientali?”. Attraverso queste domande e molte delle risposte che il flash-mob offre, Into the LABel ci ricorda che abbiamo il potere di trasformare la spesa in un’importante azione sociale e in un profondo momento di cittadinanza attiva.

Il consumo responsabile come stile di vita

Sì, perché parlare di consumo responsabile non è qualcosa che riguarda solo economisti e imprenditori, ma tutti noi, se insieme modifichiamo i nostri comportamenti e le nostre scelte e dunque la domanda di mercato, le aziende saranno costrette ad adeguarsi diventando più sostenibili e etiche per il bene dell’intera Casa comune. “Il consumo responsabile è uno stile di vita, un diritto umano, una possibilità e una scelta di rispetto verso tutti gli esseri umani, la natura e lo spazio in cui si vive”, afferma Catalina Hinojosa, una giovane ecuadoriana, ambasciatrice per un mondo unito e partecipante di The Economy of Francesco. Il suo lavoro per EoF si è focalizzato sul tema dell’agricoltura, dei popoli indigeni e del consumo responsabile. Secondo Catalina, l’esercizio del consumo responsabile è anche un modo concreto per “vivere e costruire un mondo unito, perché significa pensare non solo a me stessa, ma alla collettività. Una collettività formata non solo da esseri umani, ma che comprende anche la natura. Il consumo responsabile ci permette di costruire relazioni molto più profonde, perché ci fa scoprire ciò che l’altro vive, le sue sofferenze, e ciò genera empatia e unità con l’altro”.

Il peso dell’opinione pubblica

Uno dei principali slogan di Into the LABel è “voto con il portafoglio”, perché, in effetti, ritiene che con gli acquisti e il denaro speso per un determinato prodotto si sostengano le pratiche di un’azienda. Con Into the LABel i cittadini diventano protagonisti di un esperimento di democrazia economica. Prendono decisioni di consumo basate non solo sul prezzo o la qualità, ma anche sul valore sociale. Questo laboratorio non vuole quindi scoprire il prodotto “migliore” o sponsorizzare certe marche a scapito di altre, ma mostrare come dietro ogni prodotto, ogni azienda, ci siano diverse etiche, ognuna con il suo valore e spetta a tutti noi, nessuno escluso, scegliere quelle più significative. Negli ultimi 15 anni circa, le aziende sono infatti diventate molto sensibili all’opinione pubblica e molte hanno compiuto grandi passi a livello di sostenibilità sia sociale che ambientale, trasparenza, welfare aziendale. Il senso non è quindi dividere il mondo in buoni o cattivi, ma essere parte attiva e consapevole di un processo che coinvolge consumatori ed aziende e che può modificare gli stili produttivi di un'impresa e può modellare la società in cui viviamo secondo i nostri valori.

Cooperare per il bene comune

“La Laudato si’ - conclude Luca Guandalini - ci ispira profondamente, perché il Papa si rivolge a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Insistendo sulla responsabilità personale Francesco ci spinge a cooperare per il bene comune. Uno degli aspetti principali è proprio la cooperazione, perché ciascuno è chiamato a fare la sua parte. I nostri flash mob sono pensati come una specie di comizi politici: ci mettiamo di fronte ai supermercati, qualcuno di noi impersonifica i prodotti, qualcun altro le aziende sviluppando un vero e proprio dibattito; si mettono a confronto marchi, si fanno valutazioni, si dà spazio a suggerimenti e contraddittori e poi all’uscita del supermercato, dopo aver fatto la sua spesa, il consumatore può compilare un questionario in forma anonima così da aiutarci a stilare una classifica dei prodotti più sostenibili e dunque delle aziende più etiche che poi verranno pubblicati sul sito di Into the LABel e saranno visibili a tutti. L’iniziativa per ora in Italia ha dato ottimi risultati ma può essere declinata anche in altri Paesi secondo le modalità e le caratteristiche di consumo in quel luogo, basti pensare che in alcune zone più remote del Pianeta non esistono nemmeno i supermercati, ci sono solo i mercati rionali e bisogna entrare in altre logiche di domanda e offerta, di consumo, ma sempre ponendo davanti la questione della responsabilità verso l’ambiente”.

 

Vatican News

 

mercoledì 29 settembre 2021

SPRECHI ALIMENTARI . GIORNATA MONDIALE

- Italia virtuosa, 

più educazione nelle scuole 

- Oggi è la Giornata mondiale contro gli sprechi alimentari. Waste watcher ha diffuso i dati del suo Rapporto sulla fruizione del cibo in otto Paesi. Il direttore Segrè: il Papa ci è stato di grande guida con la Laudato Si'Ci ha confermato nel lavoro di prevenzione per rimettere l'ecologia integrale al suo posto.

 -         di Antonella Palermo - Città del Vaticano

         

Alla vigilia della seconda Giornata mondiale di consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari, sono stati presentati questa mattina a Roma i dati dell’Osservatorio internazionale sul cibo e la sostenibilità. Un confronto sulle abitudini di acquisto, gestione e fruizione del cibo a livello planetario. L’indagine, condotta in otto Paesi - Usa, Cina, Regno Unito, Canada, Italia, Russia, Germania e Spagna - ha evidenziato una maggiore attenzione degli europei rispetto ai nordamericani, e il primato dell’Italia come nazione ‘virtuosa’ con 'solo' 529 grammi a settimana di spreco pro capite. Che lo spreco sia 'immorale' lo afferma il 77% degli italiani. Il Rapporto vuole essere un punto di partenza per promuovere iniziative finalizzate a concretizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che prevedono di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030. Ma perché si spreca? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio, meglio noto come Waste Watcher .

Le ragioni dello spreco

"Sono tanti i motivi che inducono allo spreco alimentare - spiega Segrè - dall'acquistare troppo rispetto ai consumi alla la lettura superficiale delle etichette delle scadenze. Questa scarsa consapevolezza può essere colmata con più educazione alimentare. Infatti, alla domanda dei nostri questionari, in tutti gli otto Paesi, se si è d'accordo a introdurre più corsi di educazione alimentare nelle scuole c'è stato un plebiscito". Segrè precisa che gli strumenti per prevenire gli sprechi ci sono, bisogna ricorrervi. La questione di fondo è che il cibo non viene ritenuto una risorsa preziosa, non se ne riconosce il valore, si pensa poterlo 'rottamare' con grande facilità. Nemmeno le inchieste giornalistiche, che paiono in aumento, e le campagne informative su ciò che c'è dietro la produzione di cibo sotto il profilo, per esempio, dei diritti umani dei lavoratori sembra far crescere la sensibilità verso una riduzione dello spreco: "Non pensiamo che il cibo si produce con risorse naturali limitate - dice Segrè - a questo proposito Waste watcher, che vuol dire sentinella dello spreco, vuole portare all'attenzione del mondo e della politica questo problema. Sicuramente in un prodotto alimentare viene convogliato tutto ciò che ha contribuito a metterlo sul mercato. Se si considerasse questo aspetto, la consapevolezza dei cittadini che sono nella condizione di poter accedere liberamente al cibo come bene - non per tutti è così, purtroppo, fa notare il professore - dovrebbe aumentare". 

 Gli inviti del Papa a non scartare il prossimo

'Spreco', 'scarto' sono parole che tornano moltissimo nei discorsi di Francesco. "Il Papa ci è stato di grande guida - osserva Segrè - pensiamo solo alla Laudato Si' che ci ha ispirato e ha confermato il nostro lavoro di prevenzione nel rimettere l'ecologia integrale al suo posto. L'azione che abbiamo messo in campo con lo spin off dell'università di Bologna, alla base dei nostri studi con la campagna Spreco zero, porta ad analizzare lo scarto nelle sue varie declinazioni. Perché sprecare il cibo a causa della sua imperfezione, o per la scadenza ravvicinata, o per una confezione danneggiata, vuol dire scartare l'altro, il diverso, l'anziano... il passo è brevissimo". E scandisce: "Mangiare bene dovrebbe essere un diritto".

Recovery food: il recupero di cibo a fini caritativi 

Sei anni fa l'evento a Milano di Expo ha contribuito a creare piattaforme di riflessione anche sui temi della sostenibilità e della condivisione del cibo verso coloro che difficilmente hanno accesso. "Credo che abbia avuto un importante significato moltiplicatore. In quei sei mesi ci sono stati tanti eventi a cui abbiamo partecipato anche noi - conclude Segrè - e questa attenzione deve rimanere accesa guardando al fatto che il numero dei poveri economici sta aumentando in modo esponenziale. Il recupero del cibo, avviato fin dagli inizi del 2000, va accentuato. Infatti, abbiamo fatto una proposta alcuni mesi fa, l'abbiamo chiamata 'recovery food', per rendere obbligatorio il recupero di cibo a fini caritativi soprattutto negli anelli della filiera che possono donarlo". Ricorda che siamo ormai attorno al 10% di poveri assoluti in Italia e che di proposta opportuna si tratta. "Sappiamo bene che i problemi della fame non si risolvono recuperando il cibo in eccedenza ma intanto servono a tamponare un bisogno". 


Non sprecare cibo, ma educare al rispetto di ciò che ci viene donato

 

Vatican News



 

giovedì 5 agosto 2021

CONSUMA CHE TI .... CONSUMO

« Un consumatore soddisfatto sarebbe una catastrofe per la società dei consumi, per la quale invece i bisogni devono essere sempre risorgenti, non devono avere mai fine.

I consumatori devono essere insaziabili, alla perenne ricerca di nuovi prodotti, avidi di nuove soddisfazioni in un mercato che sforna continuamente prodotti nuovi e inediti. 

Consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio. 

È una guerra silenziosa e la stiamo perdendo. »

Zygmunt Bauman



lunedì 28 giugno 2021

EDUCAZIONE FINANZIARIA - INTESA CON LA BANCA D'ITALIA


 Educazione finanziaria, 

siglato il Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la Banca d’Italia

Promuovere l’educazione finanziaria a scuola e nei percorsi d’istruzione per gli adulti, per accrescere le competenze economiche di studentesse e studenti e mettere in luce lo stretto legame esistente fra questo tema, l’educazione alla cittadinanza e la sostenibilità ambientale.

Con questi obiettivi il Capo del Dipartimento per il sistema educativo di Istruzione e Formazione del Ministero dell’Istruzione, Stefano Versari, e il Capo del Dipartimento Tutela della clientela ed Educazione finanziaria della Banca d’Italia, Magda Bianco, hanno sottoscritto il Protocollo d’intesa “Per il potenziamento dell’educazione finanziaria e la promozione della cittadinanza sociale nelle istituzioni scolastiche, al fine di rafforzare le competenze dei giovani, il loro orientamento formativo e la loro futura occupabilità”.

Il Ministero e la Banca d’Italia promuoveranno insieme, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, attività formative sull’educazione economica e finanziaria, per sensibilizzare studentesse e studenti, anche adulti, a una corretta gestione delle proprie risorse, al valore della sostenibilità anche in campo economico-finanziario e all’esercizio di una cittadinanza economica e sociale che favorisca l'inclusione, soprattutto delle persone finanziariamente fragili.

Il Protocollo avrà durata triennale. Saranno svolti: iniziative dedicate al funzionamento e alle finalità della Banca centrale, co-progettate nel rispetto dei Piani triennali dell’offerta formativa; attività nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento; programmi di orientamento per le secondarie di I grado, sulle filiere formative del settore finanziario e le relative prospettive occupazionali, e per le secondarie di II grado, sulle prospettive offerte dal territorio.

www.istruzione.it

venerdì 5 febbraio 2021

CIBO .... SPRECATO !

Non sprecare cibo, 

ma educare al rispetto di ciò che ci viene donato

Nel 2020 solo in Italia sono stati buttati nella spazzatura circa 27 kg di cibo a persona, 3,6 kg a testa in meno rispetto all’anno prima, con un calo del quasi il 12%. In totale il cibo salvato è stato pari a 220.125 tonnellate. Sono alcuni dei dati emersi in occasione dell'ottava Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare promossa dalla campagna Spreco Zero in sinergia con il Ministero dell’Ambiente e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, e del World Food Programme Italia

Marina Tomarro - Città del Vaticano

'Stop food waste. One health, one planet'. Stop spreco di cibo, una salute, un pianeta. È questo il filo conduttore dell'ottava Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Lo spreco di cibo a livello domestico in Italia vale 4,9 euro a nucleo familiare. Lo scenario non migliora in Europa, infatti il Belgio spreca 87 kg di cibo pro capite a fronte dei 36 kg di Cipro. Per quanto riguarda le perdite lungo la filiera, la Finlandia, con meno dell’1% di cibo perso, risulta il Paese più virtuoso a fronte di una media europea di circa il 3%.  Di tutto il cibo prodotto ogni anno in Europa, più del 20% viene perso con un costo sia economico che ambientale, visto che lo spreco rappresenta il 6% delle emissioni totali di gas serra prodotte dall’Unione Europea.

Aiutare le aziende a prevenire lo spreco

Proprio per diminuire gli sprechi, nel 2008 nasce Last Minute Market, spin-off accreditata dall’Università degli Studi di Bologna, che poi nel tempo diventa una vera e propria impresa sociale, con l'obiettivo di affiancare le aziende della Grande Distribuzione Organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari. Oggi gli ambiti di azione si sono ampliati e oltre al cibo vengono recuperati, ad esempio, anche farmaci a scadenza breve. Last Minute Market vuole quindi promuovere un’azione di sviluppo locale sostenibile, con ricadute positive a livello ambientale, economico e sociale. Infatti permette non solo di sopperire alle necessità materiali di determinate fasce di cittadini, ma assume anche una valenza educativa nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica alle problematiche dello spreco incentivando il consumo consapevole.

Educare i piccoli a non buttare cibo

“Nonostante la situazione stia migliorando si getta via troppo cibo – spiega Luca Falasconi docente all’Università di Bologna e co-fondatore di Last Minute Market – e al podio di questa triste classifica ci sono, in particolare, tre alimenti: la frutta, la verdura e il pane, che essendo cibi freschi tendono a rovinarsi più velocemente degli altri, e quindi ad essere buttati. Noi come Last Minute Market ci muoviamo su due direzioni. Da una parte andando nelle scuole per educare i più piccoli a non buttare il cibo, e questo è particolarmente utile perché poi i bambini vanno a casa e a loro volta cercano di trasmettere quanto hanno imparato anche ai loro famigliari. E poi da sempre affianchiamo le imprese nella lotta allo spreco dando loro delle informazioni per prevenire lo spreco alimentare, e cercando di recuperarlo, donandolo agli enti che fanno assistenza alle persone bisognose”.

Fare una spesa mirata

Ma anche a casa è possibile prevenire lo spreco alimentare. “Bisogna imparare a fare bene la spesa – sottolinea Falasconi – uno degli strumenti più importanti che i consumatori ci segnalano, è quello di fare la lista della spesa ogni volta che si va ad acquistare il cibo, e di pianificare i menù della settimana in modo da acquistare solo ciò che serve. L’ideale è quello di fare due o tre piccole spese settimanali, in modo da poter controllare ciò che compriamo, senza il rischio di non consumare e poi buttare via”.

 


Vatican News

 

 

 

giovedì 12 novembre 2020

EDUCARE, SIN DA BAMBINI, AL RISPARMIO E ALL'ECONOMIA

Intervista ad Annamaria Lusardi, presidente del Comitato per l’educazione finanziaria: «L’alfabettizzazione degli italiani è bassa, recuperiamo a partire dalla scuola» Gli adulti? «Non devono avere paura di fare domande»

 di PIETRO SACCÒ


«Mi ha colpito quanto nell’enciclica Laudato si’ sia presente il tema dell’importanza dell’educazione e della conoscenza. Negli ultimi anni molti leader internazionali hanno riconosciuto quanto sia centrale il ruolo dell’educazione nello sviluppo economico. Oggi la crisi ci dà la grande opportunità di reimmaginare il nostro futuro e io dico che per andare verso uno sviluppo sostenibile sarà importantissimo occuparci anche di conoscenza finanziaria». Annamaria Lusardi, economista della George Washington University School of Business, è uno dei massimi esperti mondiali di educazione finanziaria. Nel 2017 il governo le ha affidato la guida del Comitato EduFin che ha proprio il compito di aumentare il livello di conoscenza finanziaria degli italiani, oggi molto basso. Studi di comparazione internazionale mostrano che in Italia pochi padroneggiano concetti finanziari semplici come tassi di interesse o inflazione.

Non è strano che gli italiani, che hanno una grande tradizione di risparmio, siano così impreparati sui temi elementari della finanza?

A volte leggo titoli che parlano di “ignoranza finanziaria” degli italiani. Non sono d’accordo. Sono parole offensive. È vero che l’Italia sa molto poco di finanza, ma questo non perché la popolazione sia ignorante: negli anni il mondo è cambiato e noi non ci siamo adeguati. Gradualmente diverse decisioni fondamentali per la situazione finanziaria di una persona sono state trasferite dallo Stato all’individuo: penso ad esempio alle pensioni o al costo dell’educazione dei figli ma anche a tante piccole decisioni da prendere, importanti e non sempre comprese. La scuola non è riuscita a tenere il passo per preparare i giovani ai cambiamenti del mondo intorno a loro. Adesso stiamo recuperando a partire dall’inserimento di temi di educazione finanziaria all’interno dell’educazione civica, fin dalle elementari.

Che cosa si può imparare di finanza in una scuola elementare?

Concetti come gli interessi composti o il costo della moneta si possono capire fin da piccoli. Io studio economia da decenni, ma la più straordinaria lezione di economia l’ho ricevuta da bambini delle elementari: è successo l’anno scorso, nell’ambito del concorso “Inventiamo una banconota” della Banca d’Italia. I bambini erano invitati a disegnare una banconota e il disegno che ha vinto è quello

di una mongolfiera che andava in giro per il mondo e si fermava nei Paesi più in difficoltà, dove faceva cadere dei libri. I bambini hanno ragione: i soldi servono a risolvere i problemi del mondo, a partire dall’educazione.

Ma ai bambini i soldi interessano?

Gli interessano, fin da quando gli regaliamo il primo salvadanaio il bambino inizia a capire i soldi e vederne l’importanza. Poi però nessuno gliene parla. Su questo in Italia c’è una cultura sbagliata. Ai test Pisa dell’Ocse, i giovani italiani sono arrivati ultimi in Europa nella risposta alla domanda “quanto ti interessa parlare di soldi”. Parlare di soldi non è piacevole, può essere complicato, ma devi parlarne, perché sono parte della vita. E occorre imparare a gestirli. Insegniamo da sempre finanza d’impresa: nessuno penserebbe di gestire i soldi di un’azienda senza avere cognizioni di finanza. Ma anche per gestire il proprio denaro ci servono competenze che ovviamente non sono innate. Altrimenti paghiamo le conseguenze di questa mancata conoscenza.

Pensa ai casi delle obbligazioni subordinate vendute a risparmiatori che non capivano quello che stavano comprando?

Sì, e non solo a quelli. In finanza il “non sapere” ha un costo, che oggi può essere anche altissimo. Uno dei concetti finanziari più importanti da comprendere è quello del rischio e della diversificazione degli investimenti. Devo suddividere i miei investimenti su asset diversi per non rischiare che uno choc azzeri i miei risparmi. È un concetto complicato e non intuitivo, perché occorre capire anche i principi della statistica. Però è fondamentale. Soprattutto oggi che i tassi sono a zero e che quindi qualsiasi investimento offra un ritorno positivo comporta per forza un rischio.

L’educazione finanziaria funziona anche con gli adulti?

Certo, anche se ovviamente si impara meglio quando si inizia da bambini. L’esperienza e gli anni non sono buoni maestri in questo ambito, perché molte delle scelte finanziarie più importanti come l’acquisto di una casa o l’adesione a un fondo di previdenza complementare si fanno poche volte nella vita. Gli adulti devono anche imparare a non avere paura di fare domande, di chiedere. Non si può più sentire “mi sono fidato del mio amico, del consulente, dell’impiegato della banca” per giustificare gli errori.

Non si può mettere il proprio futuro finanziario nelle mani degli altri senza capire. Dobbiamo cercare di fare interiorizzare questi concetti nella popolazione, per proteggerla dal rischio di sbagliare o essere imbrogliata.

 www.avvenire.it


 

sabato 3 novembre 2018

EDUCAZIONE FINANZIARIA. IL PROGETTO: IL RISPARMIO CHE FA SCUOLA

Educazione finanziaria, arriva in classe il progetto "Il risparmio che fa Scuola"

Oltre un milione di studenti coinvolti nell'iniziativa promossa da Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti con la collaborazione del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
In occasione della 94° Giornata Mondiale del Risparmio arriva in classe “Il Risparmio che fa scuola”, il progetto di promozione della cultura e dei valori del risparmio promosso da Cassa depositi e prestiti (CDP) e Poste Italiane, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
L’iniziativa - presentata il 31 ottobree al MIUR dal Ministro Marco Bussetti, dall’Amministratore Delegato di CDP Fabrizio Palermo e dall’Amministratore Delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante - vedrà la partecipazione di oltre un milione di studenti di età compresa fra i 6 e i 18 anni e di 20 mila scuole nell’arco di quattro anni. Al termine della presentazione del progetto, il Ministro Marco Bussetti, l’AD di CDP Fabrizio Palermo e l’AD di Poste Italiane Matteo Del Fante hanno firmato il Protocollo d’Intesa “Promozione della cultura e dei valori del risparmio nella formazione scolastica”.
“Promuovere l’educazione finanziaria già a partire dalle nostre scuole vuol dire costruire forme di cittadinanza attiva e consapevole - ha sottolineato il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti -.  Attraverso le iniziative che presentiamo oggi spiegheremo ai giovani il valore del risparmio e i benefici di una corretta gestione finanziaria. Ogni scuola potrà portare avanti in autonomia e in collaborazione con il territorio di riferimento attività didattiche e informative”.
“La missione di Cassa depositi e prestiti è di tutelare e valorizzare il risparmio delle famiglie impiegandolo in progetti per lo sviluppo economico, sociale e territoriale del Paese. È un’iniziativa importante che consente di rafforzare e trasmettere il valore e la cultura del risparmio anche alle generazioni di domani”, ha affermato Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato di Cassa depositi e prestiti.
“La propensione al risparmio è da sempre un punto di forza del nostro Paese, ma il mondo cambia rapidamente ed è importante che ognuno sia in grado di fare scelte informate e consapevoli in uno scenario sempre più complesso - ha osservato l’Amministratore Delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante - proprio per questo siamo convinti che l’educazione finanziaria debba iniziare dai banchi di scuola”.
“Il Risparmio che fa scuola” offre agli alunni delle scuole primarie e secondarie di I e II grado la possibilità di familiarizzare in maniera semplice e divertente con i concetti ed i principi alla base di ogni strategia di investimento e gestione del patrimonio, attraverso attività che vanno da quelle ludiche dedicate ai più piccoli, fino a veri e propri corsi per i più grandi, grazie anche ad un portale online dedicato.
L’obiettivo è promuovere la cultura del risparmio, inteso nell’ottica più ampia di un’economia sostenibile e di un uso consapevole delle risorse energetiche e ambientali, temi che accompagneranno i percorsi didattici come elementi fondamentali per lo sviluppo e la crescita del Paese e per la cultura e la formazione di ogni cittadino.
Il progetto prevede la partecipazione degli insegnanti che possono a loro volta seguire in modalità e-learning un corso di formazione gratuito sul risparmio.
Nel corso dell’iniziativa presentata si è fatto riferimento anche alla possibilità di un coordinamento futuro con il Comitato per la programmazione e il coordinamento dell'Educazione finanziaria, che ha scelto la Giornata Mondiale del Risparmio per la conclusione della prima edizione del Mese dell’educazione finanziaria. 
Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare il portale internet

Il link al video della conferenza stampa:




giovedì 6 gennaio 2011

La BEFANA, festa dei bambini o festa del consumo?

UNA RIFLESSIONE .... ai margini della "festa della befana".
   
 Consumati dal ... CONSUMISMO. Una urgente sfida per educare le giovani generazioni    
 « Il consumismo è un orien­tamento culturale che ci viene inculcato fin dalla più tenera età. Non è un fatto natu­rale », così esordisce Erik Assadou­rian, ricercatore del Wordlwatch In­stitute, il prestigioso istituto di ricer­ca ambientale che ogni anno fa usci­re il rapporto sullo stato del pianeta, «State of the World». ... Il problema di fondo è semplice: consumiamo male, e troppo .... «Dobbiamo far sì che il consumismo diventi un tabù, qualcosa di vecchio, brutto, non 'cool'. E la sostenibilità la cultura dominante. Pena la so­pravvivenza del pianeta. E’ una sfida utopica, cambiare la cultura..... cambiare mentalità " ...

Quali percorsi educativi mettere in atto per favorire nelle giovani generazioni la conquista di buone abitudini e la cultura dell'essenzialità, contrastando l'affermarsi di una certa "cultura" odierna?

Leggi: CONSUMISMO DEMODE'