“Le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo”.
Come primo appuntamento della visita nella terza città angolana, Leone XIV si reca nel Lar de Assistência a pessoa idosa, struttura finanziata dal governo che accoglie circa 60 uomini e donne malati o abbandonati e maltrattati dalle famiglie con l’accusa di stregoneria. Accolgono il Pontefice con fazzoletti bianchi, canti, balletti, testimonianze. “Gesù abita qui”, assicura il Papa: “La cura delle persone fragili è segno importante della qualità della vita di un Paese"
-Salvatore Cernuzio –
Inviato a Saurimo
Nella “città dei
diamanti”, Saurimo, capitale della provincia angolana di Lunda Sud, la vera
ricchezza sono loro: quei sorrisi sghembi, le gambe deformate dall’artrite, gli
occhi vacui, le rughe presenti ma poco visibili per la pelle color dell’ebano.
Sono i 62 anziani, 26 uomini e 36 donne tra i 60 e i 93 anni, che abitano
il Lar de Assistência a pessoa idosa, la Casa di accoglienza per
anziani di Saurimo dove sono accolti malati, disabili, ma anche persone
maltrattate e abbandonate dai familiari con l’accusa di stregoneria. Papa Leone
XIV ha voluto iniziare da loro il programma della visita nella terza città
dell’Angola. Un breve incontro prima della Messa, scandito da testimonianze,
canti in lingua chowke, un dialetto locale, balletti e trenini con
un fazzoletto bianco per dare accoglienza al Pontefice.
LEGGI IL TESTO INTEGRALE DEL SALUTO AGLI ANZIANI DI PAPA
LEONE XIV
Svago e familiarità
L’incontro avviene nel
patio dal profumo di erba annaffiata della struttura che esiste da 14 anni ed è
di proprietà dello Stato angolano, il quale ne garantisce il funzionamento con
un contributo mensile. Poi, sì, ci sono pure le donazioni di associazioni e
benefattori, i buoni rapporti con la Chiesa, e gli stessi ospiti praticano
l'agricoltura su terreni incolti per contribuire al proprio sostentamento. Ma
anche per svago. Ci si diverte molto nella Casa e oggi anche davanti al Papa i
signori e le signore della Casa, coi loro abiti di diversa fattura e colore, a
fianco allo staff in divisa azzurra, hanno dato prova dell’aria positiva che si
respira al Lar, alla lettera, focolare, ambiente familiare.
Al centro dell’attenzione
Lo anticipava già nei
giorni scorsi ai media vaticani Georgina Mwandumba, da sette anni direttrice.
“Questi anziani sono felici nella Casa di accoglienza, vanno d'accordo tra
loro, vanno a Messa insieme, anche se non sono tutti cattolici, ma non c'è dubbio
che vorrebbero stare con le loro famiglie che, purtroppo, non vengono nemmeno a
trovarli. La visita del Papa alla Casa di accoglienza sarà quindi un momento di
grande gioia per questi uomini e donne che, in quest'occasione, saranno al
centro dell'attenzione”.
“Gesù è qui”
Ed è proprio
"attenzione" ciò che ha voluto restituire Papa Leone con la sua
visita e il suo breve saluto. Attenzione da leggere come affetto,
valorizzazione di queste persone che – ha detto – sono la “saggezza”. Il
Pontefice si è detto toccato dall’“accoglienza, così piena di fede”: “È di
grande conforto per la mia missione. Grazie!”, ha sottolineato, dicendosi
colpito anche del nome Lar, una parola che “parla di famiglia”. “Mi piace
pensare che Gesù abita anche qui, in questa casa”, ha assicurato il Papa. “Sì,
Lui dimora in mezzo a voi ogni volta che cercate di volervi bene e di aiutarvi
a vicenda come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un’incomprensione o una
piccola offesa, sapete perdonarvi e riconciliarvi. Ogni volta che, alcuni di
voi o tutti insieme, pregate con semplicità e umiltà”.
Il grazie alle Autorità
Il Papa ha espresso il
suo apprezzamento alle Autorità angolane “per le iniziative in favore degli
anziani più bisognosi”, come pure a tutti i collaboratori e volontari. “La cura
delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale
di un Paese”, ha ribadito, assicurando di portare “nel cuore” il ricordo di
questo incontro. Come segno visibile della visita, ha lasciato in dono una
statua di San Giuseppe e diversi Rosari.
Testimonianze
Prima del Papa ha dato la
sua testimonianza la rappresentante del Ministero della Salute per l’Assistenza
sociale e uguaglianza di genere: “Questa Casa rappresenta per noi un luogo di
salvezza delle nostre vite, poiché eravamo esposti a ogni tipo di vulnerabilità
a causa dell’abbandono familiare”, ha detto. “Con la venuta del Santo Padre ci
sentiamo benedetti, poiché l’amore di Dio è giunto fino a noi. Venite a
visitarci ancora, nostro caro Papa”.
Lo stesso ha ripetuto
Antonio Joaquím, 72 anni ma la verve di un ragazzino, che dato al Papa il
“profondo e caloroso saluto” a nome di tutti gli anziani. “La vostra presenza
in mezzo a questa Casa è una benedizione di Dio, poiché non tutti i popoli, e
in particolare la popolazione anziana, hanno la grazia di incontrare l’inviato
del Signore. La visita del Santo Padre – ha concluso - è per noi motivo di
grande gioia e accresce la nostra speranza di vita”.
Anche a margine
dell'evento, Antonio ha voluto ribadire la gratitudine e la serenità che vive
quotidianamente nella Casa. Anche se non mancano i problemi: "Ci sono
momenti in cui non c'è il cibo, quando il governo non rifornisce. E qualche
imprenditore arriva ogni tanto e dice che l’area è sua e che non possiamo
coltivare la manioca. È successo tempo fa e ce la siamo mangiata noi...".
Oggi, però, i problemi sono tutti alle spalle: "È la benedizione che
aspettavamo da tanto. Qui ogni giorno è diverso, ma oggi è stato davvero
speciale".
Vatican News
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