III Domenica del
Tempo Pasquale A
VANGELO LC 24, 13-35
Commento del card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca L. di Gerusalemme
Abbiamo visto,
domenica scorsa, che il Risorto è come il buon pastore, che va in cerca delle
pecore smarrite e le raduna, le riconduce a casa.
Questa chiave di
lettura è ancor più evidente nel brano di Vangelo di oggi (Lc 24, 13-35), in
cui è raccontato l’incontro del Risorto con i due discepoli in cammino verso
Emmaus.
Negli ultimi
versetti (Lc 24, 33-35), infatti, noi vediamo il frutto di questo incontro: i
due discepoli, dopo aver riconosciuto nel viandante che si era fatto loro
compagno di strada il Signore crocifisso e risorto, subito, senza indugio,
fanno ritorno a Gerusalemme, si riuniscono agli Undici e agli altri discepoli
che erano con loro; e insieme raccontano l’unica esperienza che ciascuno ha
vissuto personalmente e che fa di loro l’unica Chiesa: “Davvero il Signore è
risorto” (Lc 24,34).
Frutto della
risurrezione del Signore, dunque, non è solo un’esperienza privata, che consola
o che illumina il cuore di ciascun discepolo: è piuttosto un evento che
ricostruisce il corpo ecclesiale.
Il Risorto non è
semplicemente apparso ai suoi: li ha radunati, ed il movimento finale del brano
di oggi ci conferma che la Pasqua non vuole tanto generare individui
illuminati, quanto un popolo ricomposto in unità.
Come accade questo
passaggio, questo nuovo inizio?
Questo passaggio
accade innanzitutto perché il Risorto prende l’iniziativa di andare a cercare i
suoi.
Come aveva preso
l’iniziativa di chiamarli, all’inizio della loro storia insieme, così ora
prende l’iniziativa di chiamarli di nuovo.
E, per farlo, deve
proprio andare a cercarli.
Non sono infatti
loro a cercare il Signore, pur sapendo, dalla voce delle donne, che questi
avrebbe anche potuto essere vivo (Lc 24,22-24). Lo sanno, eppure si allontanano
dal luogo dove avrebbero potuto e, forse, dovuto cercarlo. Luca, nel suo
racconto, fa intuire che la meta dei discepoli era proprio questa, allontanarsi
da Gerusalemme, dal luogo dove il Signore era morto.
Il Risorto li
cerca, e li trova, perché l’incontro con Lui non è il premio per chi ha
perseverato, ma la visita di Dio a chi si è smarrito.
Ma, una volta
raggiunti, il Risorto non si fa subito riconoscere, proprio come accade in
altri racconti di apparizione. Perché?
Il Risorto non si
impone, non offre delle prove della sua risurrezione.
Fa qualcosa di
molto più importante, e, per certi versi, anche di più “utile”: il Risorto
insegna ai suoi a riconoscerlo, mette in atto una serie di atteggiamenti che
rendono i discepoli capaci di farlo.
E di farlo non
solo in questa circostanza, sulla via di Emmaus, ma lungo tutto il cammino
della vita.
Per far questo, il
Signore conduce i discepoli spaesati in due luoghi in cui, insieme a loro,
abitualmente era di casa, ovvero la Parola e lo spezzare del Pane.
Non li porta in un
luogo nuovo, ma li riporta a casa, nei due spazi in cui la loro relazione con
Lui era nata e cresciuta: la Parola e il Pane spezzato.
Con la Parola
illumina i giorni della Passione, e riporta i discepoli lì, dove Lui è già
presente, dove lo sarà sempre, e dove tutto parla di Lui: per questo il loro
cuore si accende (Lc 24,32).
Con il Pane
spezzato, poi, il Risorto non inventa un nuovo segno: riprende il gesto che era
già il cuore del suo modo di amare. E i discepoli subito lo riconoscono, e i
loro occhi si aprono (Lc 24,31), perché quel Pane spezzato non è per loro un
semplice ricordo, ma una presenza viva.
Il Risorto,
dunque, vuole che i suoi imparino a riconoscerlo dove Lui ha scelto di restare:
nella Parola e nell’Eucaristia.
Quando e dove
questo accade, allora si ricompone la comunità dei credenti, che non è la somma
delle esperienze di ciascuno, ma il luogo del comune riconoscimento: ciascuno,
nella propria diversità, sa di poter trovare il Signore negli stessi luoghi,
negli stessi segni.
La comunità che
nasce dalla Pasqua è la comunità della fede.
I discepoli non si
ritrovano uniti perché hanno delle cose in comune, perché hanno gli stessi
gusti o le stesse idee. Si ritrovano insieme perché tutti hanno fatto
esperienza dello stesso modo di riconoscere il Signore, perché tutti lo hanno
ritrovato vivo nelle Scritture e nel Pane spezzato.
+Pierbattista
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