Nel 1949, con la legge n. 260 del 27 maggio, divenne definitiva, simboleggiando la Resistenza e la nascita della democrazia italiana.
Non si tratta quindi di una festa “di parte”, ma riguarda tutti gli italiani. Ed è ora che non venga strumentalizzata e trascinata verso significati diversi da quelli che effettivamente ha: Italia unita, italiani liberi e sottoposti a nessun altro potere o vincolo che non siano quelli sanciti della Costituzione repubblicana.
-di MARIAPIA GARAVAGLIA
Quest’anno ricorre
l’80esimo anniversario dell’Assemblea Costituente, frutto
del voto a suffragio universale del 2 giugno 1946. La storia,
che non consente negazionismi, documenta come e da chi fu
preparata, costruita e infine approvata la nostra
meravigliosa Carta, che il Presidente Ciampi definì
«Bibbia laica». Parteciparono all’Assemblea 556 rappresentanti del libero
popolo italiano, tra cui 21 Madri costituenti. Le forze politiche presenti è
noto che fossero non solo plurali e diverse ma anche radicalmente conflittuali:
si pensi ai democratici cristiani e ai comunisti. I loro contrasti ideologici
non impedirono tuttavia di affidarci una Costituzione condivisa e fortemente
difesa. Fondamentalmente fu merito dell’apporto dei cattolici, come era stata
di grande valore la resistenza cattolica. È ora anche di valorizzare gli studi,
oramai storicamente molto ricchi e confermati, sull’apporto di molte centinaia
di sacerdoti, religiosi e suore oltre alle migliaia di laici nelle diverse
formazioni, senza distinzioni ideologiche.
I cattolici furono
protagonisti della rete informativa della Resistenza, indispensabili mediatori
per lo scambio di prigionieri. Il debito di sangue pagato da sacerdoti
diocesani e religiosi fu alto: tra settembre 1943 e aprile 1945 si ebbero in
Italia 425 sacerdoti uccisi (di cui 57 morti in combattimento e 49 nei lager
tedeschi), dei quali 191 per mano fascista, 125 per opera dei tedeschi e 109
per mano partigiana. Alcuni sono già stati proclamati beati. Resistettero non
per odio ma per amore della libertà e della dignità della persona. I cappellani
delle brigate partigiane sono stati insigniti di 17 medaglie d’oro al valor
militare, 31 d’argento, 46 di bronzo e 56 croci di guerra.
I costituenti,
consapevoli che i lavori assembleari risentivano del clima del periodo
precedente, forzarono certamente alcune parti della Carta relativi alla
distinzione dei poteri – legislativo, esecutivo, giudiziario – per non dare
peso superiore a nessuno dei tre. Ma i tempi cambiano, e furono previdenti
nell’introdurre con l’articolo 138 la possibilità – e la metodologia
conseguente – per modificarla quando fosse stato necessario intervenire. Si
deve così ricorrere al referendum ogni volta che il voto del Parlamento non è
stato ampio come richiesto dall’articolo 138. È un messaggio che i costituenti
ci hanno lasciato, perché qualora si decidesse di modificare la Costituzione si
usi quello stesso metodo costruttivo e inclusivo in grado di rappresentare la
maggioranza assoluta degli italiani.
Il tempo che stiamo
attraversando e la temperie bellica che ci circonda ci
richiamano anche un altro articolo fondamentale della
Costituzione, impegnativo e significativo, che appartiene alla
prima parte, i “Princìpi fondamentali”, a tutela della pace:
« L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla
libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con
gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale
scopo» (articolo 11). Anche rispetto a questa chiara e non manipolabile norma
da oltre 75 anni siamo stati inadempienti, paghi della pace che in Europa
nonostante tutto è stata garantita. Nonostante tutto, sì: avremmo avuto il
tempo per costruire gli Stati Uniti d’Europa. La somma degli eserciti di
ciascuno degli Stati europei costa di più e non è efficiente come fossero un
unico esercito, la Comunità Europea di Difesa (Ced), sognata da De Gasperi e
causa del suo dolore, fu bocciata dalla Francia. Nazionalismo e sovranismo
possono appagare ansie di politica interna ma non costruiscono il futuro per le
generazioni che seguiranno. Sono forme deleterie di egoismi istituzionali. Non
basta l’informazione per raccontarci i danni del presente e del recente
passato? Mi pare che ci sia sufficiente consapevolezza che basta un uomo a
sconvolgere il mondo, se gli amici veri non sono sinceri nell’affrontarlo e nel
preparare proposte alternative.
I sondaggi segnalano la
paura degli italiani per una guerra troppo vicina mentre i carrelli della spesa
dimostrano che c’è un risvolto della guerra che, anche senza missili e
droni, “bombarda” l’economia di tutte le potenze, piccole e grandi. I poveri
e i più vulnerabili diventano sempre più fragili e le istituzioni inadeguate a
far fronte ai loro bisogni. Un algoritmo non sarà capace di dimostrare che si
può essere floridi, aumentare la ricchezza (e quindi il potere) con commerci di
pace e scambi senza armi? Il miglior algoritmo, però, siamo noi che scegliamo
con il voto e la partecipazione – doni della democrazia – le classi politiche
che ci devono tutelare.
La Festa nazionale del 25
Aprile, allora, ci ricorda oggi che è possibile sconfiggere i dispotismi, che
negano libertà e uguaglianza dei cittadini.
Perché non consegnino
loro il proprio destino.
*Presidente Associazione
Nazionale Partigiani Cristiani
www.avvenire.it
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