martedì 21 marzo 2017

PEDOFILIA. Il rapporto annuale Meter


Pedofilia: Don Di Noto (Meter), “occorre un approccio globale.
In Europa 18 milioni di bambini vittime di abusi sessuali

“La pedofilia – dice don Di Noto – è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili. Si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”.

 “È difficile parlare di pedofilia incolpando soltanto la Chiesa cattolica. È fuori discussione che l’abuso sia una mostruosità, specie se perpetrato da un sacerdote, è fuori discussione tra il 2004 e il 2013 sono stati ridotti allo stato laicale 900 preti.
Ma quando la polizia inglese parla di 750.000 abusatori in Inghilterra, ci sono almeno 750.000 vittime laggiù. E questo non interessa a nessuno. Basta con la lotta settoriale”.
È uno sfogo amaro quello con cui don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org) commenta i casi d’abuso e le notizie che arrivano dalla Santa Sede in questi giorni, specie dopo le dimissioni di Marie Collins, membro della Commissione voluta da Papa Francesco contro la pedofilia: “vicenda che deve farci maggiormente riflettere per operare meglio e con chiarezza e determinazione”.
“La pedofilia – dice don Di Noto – che è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili, si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”. E precisa: “Secondo i dati forniti dalla Agenzia Nazionale per il crimine nel 2015 i pedofili potenziali in Gran Bretagna erano circa 750mila. Impressionante, solo in una Nazione. Non riescono più a controllare il fenomeno. Bisogna fermare questa onda che sta travolgendo milioni di bambini”.
 Per il sacerdote siciliano: “Se solo in Europa ci sono 18 milioni di bambini abusati (dato dichiarato e mai smentito), con una proporzione di 1 ad 1 abbiamo 18 milioni di abusatori, stupratori o come li volete chiamare. Vogliamo fare una proporzione di 1 a 2? Sono almeno 9 milioni tra pedofili e abusatori. Dire che è un esercito è appena vicino alla realtà dei fatti”.
Quindi: “Gli abusi sessuali sui bambini, non solo nel nostro Paese Italia, ma in tutti gli Stati del mondo sono taciuti, si nutrono di silenzio e di connivenze, dove la burocratizzazione rallenta il fattivo impegno nella repressione e nella prevenzione”.
Secondo il fondatore di Meter: “La letteratura scientifica ci dice che l’Italia ha un indice di prevalenza di abusi e maltrattamenti del 9,5 per mille, pari a circa 70/80mila casi l'anno, rispetto all'11,2% dell'Inghilterra e al 12,1% degli Usa.
In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali (13,4% delle bimbe e 5,7% dei bambini), 44 milioni di violenza fisica (22,9%), 55 milioni di violenza psicologica (29,6%). Le nuove tecnologie non hanno migliorato la situazione.
La diffusione di Internet allarga alla realtà virtuale la geografia dell'infanzia violata e la non collaborazione internazionale permette l’impunità, la produzione e la diffusione del materiale dove i soggetti coinvolti non troveranno mai una giustizia e una liberazione”, conclude don Di Noto.


DR - ilportaledellafamiglia.org

Leggi: 




lunedì 13 marzo 2017

LA BUONA NOTIZIA? Dieci piccoli indizi.

  
PROVOCATI DAL MESSAGGIO DI FRANCESCO
 PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI


Un contributo di Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom, sul Messaggio di Papa Francesco per la 51esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali

Esiste uno statuto della “buona notizia”? La domanda si è fatta pressante dopo la pubblicazione del Messaggio di Papa Francesco per la 51esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dal titolo: ‘Non temere, perché io sono con te’ (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo'.

Nel Messaggio, dopo aver indicato i limiti di una comunicazione orientata prevalentemente alle “cattive notizie”,  Francesco fa esplicito riferimento alla “buona notizia che è Gesù stesso”. Naturalmente non si nasconde il dolore e la sofferenza, ma chiede di “scorgere e illuminare la buona notizia presente nella realtà di ogni storia e nel volto di ogni persona”. E per far questo invita a individuare “tanti ‘canali’ viventi, attraverso le persone che si lasciano condurre dalla Buona notizia in mezzo al dramma della storia, e sono come fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e di speranza”.

Ecco il vasto programma che il Papa indica ai protagonisti delle comunicazioni sociali che vogliano farsi seminatori di speranza e di fiducia in questo tempo. Un’autentica impresa, considerata la quantità di male che esonda dalle pagine dei quotidiani, dai teleschermi e dalle radio. Per non parlare dei social network, luoghi sempre più frequentati per esercitare il male (in varie forme) e ridicolizzare il bene (comunque si manifesti). Dunque proviamo, con uno sforzo di fantasia, a individuare alcuni indizi della buona notizia, nella quale intravedere le tracce del disegno di Dio sull’uomo di oggi. E anche a prescindere dalla vita stessa della Chiesa, perché la buona notizia per statuto non può essere autoreferenziale, moraleggiante e tranquillizzante. I santi, a cui pure il Papa fa esplicito riferimento come  “Vangelo ristampato”, “uomini e donne diventati icone in mezzo al dramma della storia”, non  lo sono stati.  Al massimo lo sono diventati, grazie all’improvvida intermediazione di altri. Uno per tutti, San Francesco, vi pare autoreferenziale, moraleggiante e tranquillizzante?

Ecco il primo indizio: la buona notizia semina speranza e fiducia, ma non ambisce all’autoreferenzialità e  alla tranquillità dello scorrere dei giorni. E tanto meno vuol essere moraleggiante.

Secondo: la buona notizia si annida nel quotidiano volgersi delle ore e dei giorni e perciò stesso non si può curare di governare il tempo, quanto sperare di trovare spazio nel cuore e nelle menti.

Terzo: la buona notizia è impastata della vita degli uomini e delle donne e perciò non può essere ridotta a un’astrazione e tanto meno all’effetto di un’idea, o peggio, di un’ideologia.

Quarto: la buona notizia si manifesta apertamente nel racconto dell’uomo o della donna colti nel loro tempo e nel loro spazio. Una sorta di immanenza che è propria della tradizione cristiana. È il “qui e ora” dei cristiani, proprio sulla scia di quel Gesù che non si sottrasse al “suo” qui e ora.

Quinto: la buona notizia è quella in cui la trascendenza sa anche nascondersi e velarsi. Non richiede la professione di fede, ma si fa vita buona e manifesta una direzione giusta che non tradisce l’uomo nella sua umanità.

Sesto: la buona notizia fa i conti con la povertà di ciascuno e non si nasconde la difficoltà di non tradire l’umanità. Sa rendere conto dello sforzo dell’uomo di essere fedele a se stesso e alle proprie radici e perciò stesso si rende fedele a Dio.

Settimo: la buona notizia rispetta la nostra antropologia, anzi cerca di decifrarla nelle forme nuove che la vita porge, senza assecondare l’illusione dei desideri, ma senza ergersi a giudice impietoso.

Ottavo: la buona notizia è disinteressata. Non persegue l’obiettivo della gratificazione o del proselitismo. Ha il sapore e la forza delle cose buone, perciò è fragrante e adatta a tutti. Di ogni colore, genere, razza e religione.

Nono: la buona notizia non si impone con la forza. Né della spada né della ragione, a volte ancor più tagliente della lama. Entra nelle vite degli altri in punta di piedi.

Decimo: la buona notizia è il frutto dei nostri occhiali nuovi che hanno sperimentato la speranza e la fiducia anche nelle situazioni più difficili, dunque è pronta a raccontare “cuori capaci di commuoversi,  volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire”.
  



sabato 11 marzo 2017

Domenica 12 marzo: TABOR, QUELLA LUCE DIVINA SOTTO LA SUPERFICIE DEL MONDO

 
"In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
 
Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». (...)"
 
La Quaresima ci sorprende: la consideriamo un tempo penitenziale, di sacrifici, di rinunce, e invece oggi ci spiazza con un Vangelo pieno di sole e di luce, che mette energia, dona ali alla nostra speranza. Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è un ascendere verso più luce, più cielo: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.

L'esclamazione stupita di Pietro: che bello qui, non andiamo via... è propria di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno. Non solo Gesù, non solo il suo volto e le sue vesti, ma sul monte ogni cosa è illuminata. San Paolo scrive a Timoteo una frase bellissima: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti.

Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all'esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo.
 
Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d'argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l'ascolto, dare tempo e cuore al suo Vangelo. L'entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un che bello! gridato a pieno cuore.
 
Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell'eternità. Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.
 
Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il volto che sul monte gronda di luce, nell'ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce. «Sulla croce già respira nuda la risurrezione» (A. Casati).
 
(Letture: Genesi 12,1-4; Salmo 32; 2 Timoteo 1,8-10; Matteo 17,1-9) 
 
 Ermes Ronchi 
 

(tratto da www.avvenire.it)

giovedì 9 marzo 2017

GENDER. IL DOCUMENTO DEI PEDIATRI AMERICANI


I Pediatri americani pubblicano un documento  sul GENDER.

  Evidenziati i i rischi  di talune scelte.


 In sintesi, ecco l'octalogo:

1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio;
2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso;

3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione;

4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi;
5. il 98% dei ragazzi e l'88% delle ragazze che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà, li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà;
6. l'uso di ormoni per impersonare l'altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro;
7. il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo;
8. è da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l'altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici.

Per leggere il documento originale: