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mercoledì 29 marzo 2023

PEDOPORNOGRAFIA IN RETE


Gli orchi? Sempre più hi-tech.

 Pedofilia, fascia 8-12 a rischio





EDUCAZIONE, PREVENZIONE, VIGILANZA
RESPONSABILITA' DELLE FAMIGLIE,  DEGLI EDUCATORI 
E DELLE ISTITUZIONI
- Rapporto METER - L'associazione guidata da don Fortunato Di Noto rivela che lo scorso anno sono aumentati gli scambi di cartelle compresse online, anche a pagamento. La quantità di foto e video resta incalcolabile e per l'identificazione dei pedofili si chiede maggiore collaborazione tra le aziende che gestiscono i server. Il sacerdote: non dimentichiamo che dietro ogni rappresentazione c'è un bambino abusato

 - di Michele Raviart - Città del Vaticano

 I dati dello scambio di materiale pedopornografico sono inquantificabili. Si tratta di un fenomeno mondiale che vede in America e in Europa la maggior parte delle segnalazioni alle polizie mondiali. Aumentano gli scambi attraverso le cartelle compresse condivise, che contengono foto e video all’interno di piattaforme di file hosting (servizio che permette di caricare su internet file che possono poi essere scaricati e condivisi da altri utenti) che sono più che raddoppiate (1.734 segnalazioni nel 2022 rispetto alle 637 nel 2021). È quanto emerge dal rapporto 2022 sulla pedofilia di Meter Onlus, pubblicato oggi.

Alcuni dati del rapporto Meter 2022

Diminuiscono le foto – da quasi tre milioni e mezzo a circa due milioni – e i video – da poco più di un milione a 900 mila – anche se questa diminuzione non corrisponde ad una minore circolazione del materiale in rete. Le segnalazioni alle polizie di tutto il mondo riguardano server che in 12.771 casi su 15.660 si trovano in America, mentre sono 1.299 i link in Europa, secondo il database di Meter. Quasi 50 mila i link nel cosiddetto “dark web”. Quello che è necessario, spiega il presidente di Meter onlus, don Fortunato Di Noto, è una maggiore collaborazione internazionale, soprattutto per riuscire a superare le resistenze delle aziende che ospitano i server nel fornire i dati di chi usufruisce, scambia e lucra su questo materiale.


Don Di Noto, che cosa emerge dal rapporto Meter di quest'anno?

Il fenomeno della pedofilia e della pedopornografia, ahimè, resta sempre un fenomeno sottaciuto e ci sono numeri inquantificabili perché oltre ad aumentare i link segnalati alle varie polizie, non soltanto quelle italiane ma anche quelle estere, non dobbiamo dimenticare che il fenomeno si è spostato nelle cosidette “cartelle compresse”, dove i pedopornografi non solo trafficano il materiale, ma soprattutto lucrano su questo materiale. Questa è la prima cosa che emerge dal monitoraggio della rete. I numeri sono veramente inquantificabili, tra milioni e milioni di foto e di video. C'è l'aumento della presenza delle donne che abusano dei bambini e c'è la presenza anche dell'utilizzo, è brutto dirlo, degli animali. Oltre a questo, i social network ancora oggi sono terra fertile per quanto riguarda la realtà dell'adescamento dei bambini. L'età si abbassa sempre di più, ma oltre a questo c'è la questione impellente della necessità di una particolare regolamentazione globale per quanto riguarda l'accesso ai dati da parte delle forze di polizia, perché i server provider si arrogano l'idea che prevalga più la privacy che la tutela stessa dei bambini. È un impegno che deve continuare costantemente da parte di tutti, non soltanto da realtà associative come Meter.

Che cosa sono le cartelle compresse e come si diffondono?

Le cartelle comprese sono i cosiddetti file “rar”, cioè sono delle cartelle in cui sono contenute le immagini e i video e che vengono allocate in server provider e quindi anche in piattaforme per lo scambio, per la vendita, e per la eventuale possibile detenzione nella rete. Sono fenomeni che cambiano e mutano anno dopo anno e credo che questo sia fondamentale stabilirlo. La pedopornografia criminale ha questa capacità di adattarsi e di utilizzare le tecnologie a proprio vantaggio.

Abbiamo parlato di server. C’è una possibilità di rintracciarli? Dove sono dislocati?

Noi abbiamo monitorato lo scorso anno 34 Paesi. Quando c'è la collaborazione dei server provider automaticamente c'è la possibilità di poter accedere, quando forniscono i dati, all’identificazione dei soggetti che non solo caricano, divulgano, possiedono materiale, ma che in una percentuale altissima hanno anche abusato dei bambini. Di conseguenza, la possibilità di poter avere i dati da parte delle polizie di mezzo mondo dipende anche dalla legislazione che le nazioni hanno nei loro ordinamenti. Questo è fondamentale per far comprendere che l'azione di contrasto nasce dalla collaborazione internazionale. Senza collaborazione internazionale è una lotta impari. Non si può pensare altrimenti di togliere il materiale e rimuoverlo dai server provider perché, ripeto, i pornografi continueranno sempre di più a diffondere ad abusare e anche a lucrare sulla pelle dei bambini.

Nel rapporto si legge che diminuiscono le foto e i video in circolazione, ma questa diminuzione non corrisponde a una minore circolazione del materiale in rete. È una buona notizia che diminuiscono le foto e i video o è un'impressione fallace?

È un dato fallace perché quello che noi abbiamo potuto mettere nel report è quello che noi attraverso il nostro database abbiamo cercato di conteggiare, ma abbiamo già detto che ci sono i “.rar”, le cartelle, che sono numeri inquantificabili. Il fenomeno della diffusione del materiale pedopornografico nel mondo è veramente qualcosa di molto, molto, grave e molto pesante. E non dimentichiamo mai che dietro una foto c’è sempre un bambino. Non dimentichiamo che dietro un video ci sono bambini già abusati che hanno vissuto il dramma dell'abuso. Come direbbe Papa Francesco, sono stati uccisi psicologicamente, perché l'abuso, la pedofilia, è un omicidio psicologico.

 Vatican News

ORCHI IN RETE 


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giovedì 7 ottobre 2021

PEDOFILIA. UNA CONVERSIONE RADICALE

 


-         di Giuseppe Savagnone *

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-         Un rapporto terrificante


-         Sono davvero terrificanti i dati del rapporto, pubblicato in questi giorni in Francia da una Commissione d’inchiesta indipendente, da cui risulta che, negli ultimi settant’anni (dal 1950 al 2020), almeno 216.000 minori – di cui l’80% di sesso maschile – sono stati vittime di pedofilia per mano di circa 3.200 preti o religiosi. Il numero delle persone che hanno subito abusi sale a 330.000 se vi si aggiungono coloro che li hanno ricevuti da laici operanti nelle istituzioni ecclesiastiche.

-         Alle 485 pagine del rapporto, commissionato dagli stessi vescovi francesi, hanno lavorato per due anni e mezzo 21 persone. Nel consegnarlo a mons. Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese, il presidente della Commissione, Jean-Marc Sauvé (una personalità autorevole, già membro del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Ue) ha detto: «Ora tocca alla Chiesa appropriarsene e riprendere la fiducia dei cristiani, ristabilendo anche l’alleanza compromessa con la nostra società». 

-         Da parte sua, mons. Eric de Moulins-Beaufort, ha espresso «vergogna» e «spavento» di fronte all’enormità del fenomeno; poi, rivolgendosi alle vittime, ha detto: «Il mio desiderio, oggi, è di chiedervi perdono, perdono ad ognuna ed ognuno di voi». Anche se non basta il pentimento e si pone adesso il problema di risarcire in qualche modo persone che hanno avuto la vita distrutta o gravemente compromessa da pastori della Chiesa, di cui essi e le loro famiglie si erano fidati. Infatti, come è scritto nel Rapporto e come del resto è intuibile, le conseguenze di queste squallide violenze su chi ne è stato vittima, «sono molto gravi. Circa il 60% degli uomini e delle donne che hanno subito abusi sessuali incontra grossi problemi nella loro vita sentimentale o sessuale».

-         Non sono in gioco i singoli, ma l’istituzione e il suo rapporto col Vangelo

-         Il problema però non è solo di chiedere perdono per gli errori e le colpe del passato. È in gioco il futuro. «Mi aspetto che ci confrontiamo con questo peso, per quanto oscuro possa essere, per poter poi prendere le misure necessarie», ha detto suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi.

-         La prima cosa da fare, in questa direzione, è di non ridurre il problema alla deviazione di un certo numero, per quanto grande, di singoli pervertiti. Già le dimensioni del fenomeno rendono poco plausibile la solita giustificazione secondo cui in ogni comunità ci sono delle “mele marce”, che basta individuare ed eliminare perché tutto torni a posto. Qui è il paniere nel suo insieme che è stato marcio e che deve essere profondamente rinnovato.

-         La Commissione parla di «silenzi» e di «mancanze» della Chiesa,  dinanzi agli atti di pedofilia perpetrati al suo interno, che non sono occasionali, ma presentano un carattere «sistemico». L’istituzione ecclesiastica ha mantenuto, almeno «fino all’inizio degli anni 2000, un’indifferenza profonda, ed anche crudele, nei confronti delle vittime».

-         Questa indifferenza non si può certamente ricondurre a una valutazione troppo permissiva dei peccati sessuali. Soprattutto negli anni che hanno preceduto il Concilio Vaticano II – ma, in certi ambienti, anche dopo, fino ad oggi – il sesso, nella pastorale ordinaria (anche se non nel magistero), è stato spesso guardato con ossessiva attenzione e identificato come l’espressione principale del disordine morale.

-         Una visione certamente unilaterale (basta leggere la Divina Commedia per sapere che i peccati di lussuria, nella tradizione cristiana, non sono affatto i più gravi), che nella fase post-conciliare si è giustamente cercato di ridimensionare.

-         Il punto è che la pedofilia non è tanto espressione di pura e semplice lussuria, quanto di un modo profondamente distorto di vivere la sessualità, che riduce l’altro a puro oggetto – come solo un bambino indifeso può essere – su cui esercitare il proprio dominio violento. Se c’era una espressione del “sesso” che avrebbe dovuto preoccupare i pastori era dunque proprio questa.

-         Anche perché si tratta di uno dei pochi casi in cui Gesù personalmente, secondo i vangeli, si è pronunziato, con estrema durezza: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare» (Mc 9,42).  

-         Che proprio questo peccato sia stato guardato con estrema, colpevole indulgenza, da parte di chi doveva custodire e interpretare fedelmente il messaggio cristiano – a fronte della severità mostrata verso l’universo della sessualità –, è un segno drammatico della distanza che in certi casi si crea tra il Vangelo e la Chiesa istituzionale.

-         I fattori dell’“indulgenza” verso i preti pedofili

-         All’origine di questa “indulgenza” stanno probabilmente diversi fattori. Uno è stato sicuramente il desiderio di insabbiare i problemi, per tutelare un’immagine dell’istituzione ecclesiastica che sarebbe stata incrinata se si fosse dato corso alle denunzie. Da qui la scelta sciagurata di limitarsi a trasferire il presbitero accusato di pedofilia a un altro incarico (magari di cappellano in un collegio religioso di bambini!). Logica che è agli antipodi non solo del Vangelo, ma anche semplicemente del buon senso.

-         Un altro è stato la sottovalutazione della violenza implicita negli atti di pedofilia e la tendenza a confonderla con un eccesso di affettuosità, che si poteva prevenire, per il futuro, con una semplice raccomandazione del vescovo al suo prete di essere più sobrio. Sarebbe bastata una maggiore conoscenza di Freud e dei suoi successori per rendersi conto dell’equivoco.

-         Un altro motivo (e questo rimane fortissimo anche oggi) è stato la scarsità di preti e la necessità di garantire la quantità chiudendo un occhio (ma in certi casi tutti e due) sulla qualità. In nome del servizio da rendere al popolo di Dio, si è dimenticato – e purtroppo ancora si dimentica – che è meglio un presbitero in meno che uno in più, ma corrotto e corruttore.

-         Dietro quest’ultima motivazione sta, peraltro, una visione clericale della Chiesa, che assolutizza la figura del prete caricandola di tutte le responsabilità – da quella di celebrare e amministrare i sacramenti, a quella economico-ammnistrativa, a quella organizzativa… -–e minimizzando il ruolo dei laici, che in moltissimi ambiti potrebbero benissimo sostituirlo. Solo che questa restituzione del presbitero alla sua reale, indispensabile e insostituibile funzione pastorale, ne diminuirebbe il potere, distribuendone l’esercizio a uomini e donne della comunità che opererebbero, pur sempre, sotto la supervisione ultima del parroco, ma con una loro relativa autonomia.

-         Da qui la resistenza, a più di cinquant’anni dal Concilio, del clericalismo e, connessa ad essa, la scarsa incisività nel discriminare, fin dal seminario, chi può svolgere il ministero presbiterale e chi no.

-         Il problema della pedofilia si rivela, così, non solo un dramma morale, ma anche una cartina di tornasole per i ritardi della Chiesa nel ripensare se stessa.

-         L’urgenza di una conversione radicale

-         Nell’immaginario collettivo il punto cruciale di questo ripensamento, di fronte al dramma della pedofilia, dovrebbe essere l’abolizione del celibato dei preti. Premesso che l’ipotesi di una simile riforma non pone alcuna difficoltà di principio – nelle Chiese cattoliche di rito greco ci sono presbiteri sposati –, rimane molto dubbio che essa costituisca una soluzione per il problema specifico della pedofilia. Come dimostra la grande diffusione delle molestie sessuali nei confronti di minori anche all’interno delle famiglie, il pedofilo non cerca semplicemente una soddisfazione sessuale e affettiva (che potrebbe trovare in una moglie), ma è una persona profondamente ferita – spesso proprio per aver subito a sua volta, da piccolo delle molestie –, che scarica su altri i suoi traumi.

-         Più che il matrimonio, ai preti servirebbe una nuova ottica spirituale ed ecclesiale. Giusto chiedere perdono per i peccati del passato, ma l’espiazione di una colpa, come insegna la dottrina cattolica, richiede un sincero pentimento che, a sua volta, implica la conversione. La Chiesa – non solo quella francese – deve forse smetterla di interrogarsi su come annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne di oggi e chiedersi come deve cambiare lei, per viverlo più coerentemente.

-         A questo potrebbe servire il Sinodo che sta per aprirsi e che, nel corso di tre anni, coinvolgerà le Chiese di tutto il mondo – il primo anno a livello nazionale, il secondo anno a livello continentale, il terzio a livello mondiale. Senza dire che, per l’Italia, parte un Sinodo della Chiesa italiana che avrà un suo proprio sviluppo, con un biennio di ascolto, un anno di lettura sapienziale dei dati raccolti, uno, infine, proteso alla profezia.

-         “Sinodo” significa cammino fatto insieme. Già sarebbe un segno della conversione di cui si parlava la capacità della Chiesa di mettersi in ascolto delle voci che vengono dal suo interno, ma anche di quelle che dall’esterno la interpellano. Delle voci che, in una logica clericale, non c’è mai il tempo e la voglia di prendere in seria considerazione, anche perché sono “scomode”. Forse da questo ascolto potrà prendere le mosse anche il superamento della ferita profonda della pedofilia dei preti.

 

*Pastorale Cultura Diocesi Palermo

 

www.tuttavia.eu

 

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venerdì 19 marzo 2021

PEDOFILIA. REPORT METER 2020


INARRESTABILE TRAFFICO DI MINORI

NUOVA FORMA DI SCHIAVITÙ. 

DON DI NOTO: LORO NON SI FERMANO, NEMMENO NOI

Avola (SR), 18 marzo 2021 – La pedofilia e la pedopornografia non temono il Covid e non hanno bisogno di vaccino, anzi. Se nel 2020 è toccato a tutti restare a casa, questo ha significato affari d’oro per chi violenta i bambini e sfrutta il materiale prodotto con questi piccoli schiavi dei tempi moderni. E per adesso contro l’abuso sui minori sembra non esistere alcun vaccino. È questo, in sintesi, il contenuto dell’edizione 2020 del Report elaborato dall’Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto, da oltre 30 anni in prima linea a difesa dei bambini. Il Report è stato presentato con una conferenza stampa online il 18 marzo, con la presenza di Don Fortunato Di Noto, Presidente Meter Onlus; della Dott.ssa Nunzia Ciardi, Dirigente Superiore della Polizia di Stato e Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni; la Dott.ssa Marisa Scavo, Procuratore aggiunto vicario della Procura distrettuale di Catania; il Dott. Antonio Scavone, Assessore della famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro della Regione Sicilia, moderatore Pino Ciociola, inviato di Avvenire.

LA PANDEMIA NON HA FERMATO I PEDOFILI – Nel corso del 2020 Meter, attraverso il suo OS.MO.CO.P. (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia) ha monitorato la rete e compilato precise segnalazioni che ha poi inviato alla Polizia Postale Italiana e alle Polizie estere. Questo significa che i nostri dati e link sono contati uno per uno e da essi, molto spesso, sono partite indagini a livello nazionale e mondiale che hanno portato all’arresto ed al processo – con relativa condanna – di vere e proprie reti di pedofili e pedopornografi.

I link sono quasi raddoppiati rispetto al 2019: 14.521 contro 8.489. Meter constata un dato interessante, quanto sconcertante, la quantità di video denunciati è più che raddoppiata, dai 992.300 video del 2019 si è passati ai 2.032.556 del 2020. Le cartelle compresse segnalate passano da 325 a 692.

Nel 2019 le immagini segnalate sono state 7.074.194, nel 2020 si rilevano 3.768.057, il dato risulta quasi dimezzato. Evidentemente le “semplici” foto non bastano più, i pedofili ricercano e producono più video per soddisfare i loro desideri malsani, la loro deviata perversione trova maggiore sfogo e appagamento nelle immagini in movimento. I video, fagocitati dai “consumatori” di pedopornografia consentono loro di entrare di più nella “scena”, di essere “partecipi” davanti ad uno schermo degli atti contro povere vittime inermi.

Meter ha registrato un incremento del materiale segnalato tra febbraio e maggio 2020. In seguito alle misure di confinamento è aumentato l’utilizzo dei social media e il tempo dedicato alla rete Internet da parte dei minori. Se da un lato la Rete rappresentava l’unica modalità per rimanere in contatto con i pari, con i loro amici, per studiare e per distrarsi dalla routine domestica, dall’altro lato ha esposto i minori ai rischi online, infatti è aumentato il potenziale numero di bambini soggetti ad adescamento online. ...

Leggi il RAPPORTO



mercoledì 3 giugno 2020

PEDOFILIA ON LINE, REGNA L'INDIFFERENZA.

Turpe mercato prospero nell’indifferenza 
del mondo

Rapporto 2020 dell’Associazione Meter: scovate 7 milioni di foto, 1 milione di video, 320 chat pedopornografiche. L’inerzia dei governi e l’inefficienza delle forze dell’Ordine nel mondo per contrastare questo crimine globale. Intervista a don Fortunato Di Noto

di Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“La pedopornografia on line continua a prosperare indisturbata, con profitti in costante crescita”. Il Rapporto 2020 dell’Associazione Meter “merita di essere letto, approfondito, assimilato, compreso e non sottaciuto”. “I dati riportati non sono meri risultati statistici, numeri freddi e senza vita”.
Un crimine mondiale che trova molte complicità
Nonostante la premessa di questi chiari avvertimenti a non sottovalutare  le denunce lanciate nel vuoto, da decenni ormai, da poche organizzazioni come Meter, con ogni probabilità questo crimine, senza confini, resterà in massima parte protetto da una sorta di immunità sociale, complice l’omertà di fatto della grande stampa, l’inefficacia delle strategie messe in atto dalle poche forze di polizia dedicate al contrasto di questo crimine, l’indifferenza delle opinioni pubbliche, il potere di lobby che spingono verso il riconoscimento dei rapporti sessuali tra adulti e minori.  
7 milioni di foto pedopornografiche in un  anno
Il bilancio dell’impegno profuso dall’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop) presso Meter è come ogni anno drammatico, riferendosi agli abusi e alle violenze sessuali subite da bambini da 0 a 13 anni, ma nel 2019 ha registrato un’impennata. Oltre 7 milioni le foto segnalate lo scorso, il doppio che nel 2018; in leggero calo, poco meno di un milione i video; in aumento invece le chat da 234 a 323. Dal 2014 ad oggi l’osservatorio di Meter ha monitorato più di 16 milioni di foto, quasi 3 milioni e 500 mila video, oltre 12 mila 500 archivi e 1022 chat di contenuti pedofili.
I bambini sono merce di un turpe mercato
Dietro questi numeri i corpicini di piccole vittime innocenti oggetto di turpi mercati per il piacere di pedofili on line, coperti dall’anonimato della rete. I bambini sono una merce da vendere, i più richiesti nelle foto quelli tra 8 e 12 anni (oltre 5 milioni e mezzo), a seguire quelli dai 3 ai 7 anni (più di 1 milione 320 mila), infine da 0 a 2 anni (oltre mila 7 e 600).
Trenta nazioni coinvolte nelle denunce di Meter
Riguardo i domini, vi sono 30 nazioni coinvolte nelle denunce, al primo posto lo scorso anno Haiti, seguita da Francia e Nuova Zelanda, in una geografia che nei cinque continenti rispecchia l’offerta, la domanda e i paradisi digitali, dove registrarsi con meno spese e controlli, cosicché se i siti  sono registrati in alcuni Paesi, i servizi e i materiali sono forniti magari da server in altre località, in un commercio senza confini fisici che in massima parte viaggia nel cosiddetto deep web, zona sommersa della rete, dove si intreccia ogni sorta di attività criminali, facilitate dalla maggiore difficoltà o anche impossibilità di essere tracciate e quindi perseguite dalle forze dell’ordine, grazie anche alla velocità con cui vengono impiantate e smantellate in breve tempo. Può capitare che una collezione di foto o video pedopornografici resti a disposizione solo 24 ore.
Appello alle Polizie di tutti gli Stati: collaborate
Per questo Meter fa appello “alle Forze dell’Ordine di tutti gli Stati che dovrebbero collaborare per evitare la perdita e lo spreco di informazioni vitali per il contrasto immediato della pedocriminalità on line web e per la liberazione immediata dei bambini coinvolti in questo turpe mercato di violenza inaudita”. “Aspettiamo che quanti hanno responsabilità̀ di vigilanza e di giustizia si attivino affinché́ non rimanga il silenzio su ciò̀ che accade giornalmente sul web (e non solo). E la stessa sensibilità ci aspettiamo dai comuni cittadini, perché i bambini sono il futuro di tutti”.
L’indifferenza del mondo è il male più inquietante
L’indifferenza del mondo appare infatti l’aspetto più inquietante, confida con amarezza don Fortunato di Noto, parroco ad Avola, nella diocesi di Noto, presidente dell’associazione Meter, fondata dal sacerdote siciliano, che da 30 anni opera in difesa dell’infanzia violata.
R. – E’ così tanto inquietante, essendo ormai un problema globale, non più localizzabile, perché c'è, è vero, l'abuso reale nel posto in cui si trova il bambino ma la produzione del materiale video e foto va oltre quel luogo e attraverso la rete la violenza si propaga ed è usufruibile da pedofili e pedopornografi in tutto il mondo. Qui si tratta non più di numeri ma di vittime reali, che sta coinvolgendo sempre di più la vita di milioni di bambini, cui viene negata l’innocenza e la cosa ancor più grave è che non otterranno mai giustizia, perché non saranno mai identificati. Raramente  le Polizie quando ricevono le segnalazioni le prendono sul serio e portano avanti un’azione investigativa, che faccia giustizia nei confronti del bambino o della bambina vittime.
Don Fortunato, nel concreto, che cosa accade delle vostre denunce?
R. -  Innanzitutto noi denunciamo sempre, essendo italiani, alla Polizia postale italiana, poi di conseguenza quando noi identifichiamo il territorio di appartenenza di un server provider lo segnaliamo alla Polizia di quella Nazione, che sia - ad esempio - in Francia, Spagna, Germania, Nuova Zelanda, Brasile, Colombia, Messico, ecc. In contemporanea mandiamo le nostre segnalazioni, quasi nel 90% dei casi, ai server provider, che purtroppo - qui c'è una postilla che nessuno mai dice -  in quasi tutti i Paesi del mondo agiscono su base volontaria nel segnalare alle Polizie del territorio nazionale i siti e i materiali pedopornografici e questo compromette molto i risultasti delle indagini. In effetti delle oltre 60 mila segnalazioni inviate in 17 anni, con quasi 175 mila link individuati, in ultima analisi pochissime sono state prese in considerazione, escludendo l'Italia che quando c'è un filone italiano veramente agisce con determinatezza e con capacità investigativa di eccellenza.
Quindi se tutte le forze di Polizia del mondo avessero preso sempre sul serio le vostre denunce forse ci sarebbero stati migliori risultati?
R. - E’ di fondamentale importanza perché altrimenti che senso ha Meter che da 30 anni fa segnalazioni costantemente, giorno dopo giorno e attraverso Osmocop, l’Osservatorio mondiale contro la pedofilia,  collabora in altre Nazioni con altri strutture associative, che magari sono molto più sostenute da imprese ed aziende ma che comunque mostrano anche loro che c'è un’azione deficitaria; cioè non ha alcun nessun senso che noi mandiamo le segnalazioni quando poi di fatto non c'è un’azione investigativa, che non è solo un fatto solo punitivo ma si tratta  d’interrompere questo flusso di pedocriminalità, che favorirebbe  l'individuazione delle vittime e favorirebbe la possibilità di trovare i detentori del materiale ma anche gli autori dell'abuso e darebbe una risposta a questo fenomeno così drammatico, così tragico che certamente non troverà forse quasi mai la soluzione definitiva, basti pensare ai neonati coinvolti. Come faranno quei bambini neonati di pochi giorni a denunciare il fatto di un abuso, di cui abbiamo soltanto fotografie e video? Allora se prendessero sul serio – questo lo dico con forza e responsabilità - le nostre segnalazioni in tutto il mondo forse si avrebbero spiragli ulteriori per la tutela e la protezione dei bambini.
Come si sente lei davanti a questa ignavia ai danni dei bambini? La stampa, i governi, le forze di polizia, i gestori della rete, il popolo del web, i cittadini tutti hanno delle responsabilità....
R. - Molte responsabilità. Certamente, ognuno può avere una parte di corresponsabilità per affrontare queste problematiche. Io devo confessare che a volte sento sulla mia pelle la sofferenza e il dolore, a livello personale oltre che associativo; 30 anni di impegno di Meter hanno segnato la storia della pedofilia in Italia e nel mondo, però è anche vero che questo non basta. È necessario uscire fuori dalla burocratizzazione e dall’elitismo dei professionisti dell'abuso, come se ci fosse qualcuno che ne sa di più e qualcuno che ne sa di meno e soprattutto cercare in tutti i modi di prendere sul serio questo problema, che non è marginale ma  coinvolge ogni giorno milioni di bambini vittime e a cui dovrebbe dare risposta ogni Stato, ogni server provider, ogni agenzia educativa, ogni confessione religiosa. Non basta infatti solo sottoscrivere un documento, è necessario poi agire oltre il documento e allora io credo che possiamo farcela insieme. Noi certamente non ci sentiamo né falliti né tanto meno stanchi, però non possiamo fare altro che alzare la voce e chiedere che ognuno faccia propria parte e la faccia bene.
C'è infine un aspetto che spaventa ancor più: in questo vuoto di ogni intervento efficace può crescere l'influenza delle lobby che spingono verso il riconoscimento dei rapporti sessuali tra adulti e minori?
R. - Questo è ormai evidente, si denuncia da decine danni la pressione delle lobby pedofile e pedopornografe che vogliono assolutamente far passare un'idea - alimentata ahimè da migliaia e migliaia di siti e pseudo studi - in cui le relazioni tra adulti e bambini possono rientrare in una sfera di normalità. Non a caso si vuole fare abbassare l'età del consenso dei minori per avere relazioni anche sessuali e si sta facendo passare l'immagine del pedofilo ‘virtuoso’ - già pubblicata, ormai pubblica - perché in fondo in fondo non c'è niente di male in quel che fanno, perché anche il pedofilo ha il suo orientamento sessuale ed è necessario rispettarlo nella sua natura, perché nasce pedofilo. Tutto ciò accade in una società, sorda, assente, silente e a volte anche compromessa.





domenica 19 aprile 2020

BAMBINI VITTIME DI ABUSI. GIORNATA MONDIALE


Meter: pedofilia online in aumento

Sarà tutta sul web la XXIV Giornata per i bambini vittime di violenza, sfruttamento e abusi. Ieri su Facebook e sulla pagina internet dell’Associazione Meter Onlus la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa ideata da don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’associazione
di Adriana Masotti - Città del Vaticano

La Giornata in realtà si snoda lungo un’intera settimana, dal 25 aprile al 3 maggio e, a causa del coronavirus, non vedrà eventi pubblici, ma iniziative di riflessione, di preghiera e attività formative, proposte attraverso i social, in particolare sul portale www.associazionemeter.org.
Un grande impegno di sensibilizzazione
La pedofilia non si ferma, non perde occasione di ribadire don Fortunato Di Noto, che sollecita ad una maggiore attenzione e tutela nei riguardi dei bambini dentro e fuori ogni famiglia. 24 anni fa la sua proposta di istituire una Giornata per i bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e contro la pedofilia, constatando quando poco fosse diffusa la sensibilità verso questi fenomeni. Ma conta oltre 30 anni il suo impegno a favore dei bambini attraverso l’associazione Meter Onlus a cui lo stesso Papa Francesco ha più volte espresso il sostegno.
Il pericolo dell’adescamento tramite internet
Ogni giorno le denunce alle Forze di polizia in Italia e nel mondo riguardano la condizione di piccoli abusati che a volte hanno anche solo pochi giorni di vita e sono tante le famiglie che si rivolgono a Meter per casi di adescamento dei propri figli, da parte di individui e in alcuni casi di organizzazioni criminali che prosperano per l’insufficienza di azioni coordinate e repressive. L’emergenza coronavirus ha obbligato ad un distanziamento sociale necessario, ma il rimanere a casa non implica necessariamente la sicurezza dei bambini, per i quali il rischio di cadere vittime di violenza è in crescita.
Si può fare di più per contrastare il fenomeno
“Bisogna fare di più, le vittime sono tante, milioni, e non possiamo più tollerare tali nefandezze (…) Non c’è una omogeneità delle leggi negli Stati del mondo, e non c’è nessuno Stato escluso”, si legge in un comunicato diffuso da Meter. La Giornata bambini vittime, nata nel 1995, vuole scuotere le coscienze e attivare le comunità ecclesiali cattoliche e di altre confessioni, e quelle civili, per contrastare più efficacemente il triste fenomeno. Nell’intervista a Vatican News lo stesso don Fortunato Di Noto spiega come sarà l’edizione di quest’anno:
R. - La Giornata si terrà, ma si terrà alla luce anche delle emergenze sanitarie del virus e quindi di conseguenza non potremo fare delle attività esterne. Di solito ogni anno tutta la settimana era caratterizzata da iniziative nelle scuole, nelle piazze e nei teatri e si concludeva sempre a piazza San Pietro per ricevere il messaggio e il saluto del Santo Padre. L'anno scorso abbiamo avuto l'occasione anche direttamente di incontrarlo ed è stato veramente un evento importantissimo. Questa volta saremo presenti tramite i Social e inviteremo le famiglie a viverla con noi. Per tutta la settimana cercheremo di capire la situazione dei bambini perché la violenza sui bambini è un dramma perdurante. Non è vero che la violenza si è fermata, al contrario i dati e i numeri dimostrano una drammatica recrudescenza del fenomeno in tutto il mondo, e non c'è nazione al mondo o luogo al mondo dove i bambini non vengano vessati e abusati.
Nel comunicato scritto in occasione di questa Giornata, si dice che la pedofilia non si ferma e che anzi, in questo momento di coronavirus, i pedofili festeggiano…
R. - Ed è così perché i pedofili sfruttano oggi tantissimo internet e i bambini lasciati per ore intere davanti a uno schermo di uno smartphone e nelle chat e nelle mani di piattaforme di tutti i tipi, sono facilmente preda di adulti che cercano di adescarli. E molti cadono nella trappola. Solo noi abbiamo denunciato più di 200 chat di pedofili che volevano adescare. Molte famiglie ci hanno telefonato preoccupate di questo fenomeno perché neppure il coronavirus ferma questi criminali. Dunque bisogna fare attenzione, vigilare e stare accanto ai bambini, non demonizzare certamente internet, però veramente avere un'attenzione profonda alla vita dei bambini che non possono essere lasciati soli. Bisogna restare a casa, ovviamente, però sempre con questa vicinanza, perchè con internet il mondo ti entra a casa”.
Ecco c'è pericolo per i bambini di essere adescati ma forse c'è anche il pericolo per gli adulti di cadere in questo crimine approfittando di un'offerta che viene prodotta e servita, diciamo, sul piatto proprio attraverso internet visto che anche gli adulti ci passano tanto tempo…
R. – Abbiamo bambini vulnerabili davanti a internet, ma ci sono anche adulti vulnerabili che possono cadere nella trappola del ricatto, nella trappola dell’eccessiva esposizione di sé. Penso alle ragazzine, alle diciottenne o ventenni che magari inconsapevolmente utilizzano questi mezzi esponendo troppo se stesse, cadendo nel ricatto e in situazioni molto dannose per la loro vita e il loro equilibrio. Non bisogna demonizzare i nuovi media, ma tenere sempre alta la vigilanza e l'attenzione. La solitudine, poi, l'incapacità di mantenere relazioni, trovarsi in una situazione magari di frustrazione, tutto questo può favorire la ricerca nel mondo virtuale di ciò che nel mondo reale magari non si riesce ad avere. Ripeto, ci vuole vigilanza, prudenza e rispetto di se e dell'altro.
“Nella XXIV GBV preghiamo per il Popolo di Dio affinché promuova con coerenza la difesa, la tutela, la protezione e la cura dei piccoli violati nel corpo e nello spirito e assuma iniziative per la loro salvaguardia in famiglia, nella società e nella scuola. (Preghiera suggerita da Meter)”
Vuol darci qualche dato, tra quelli più recenti, che anche la vostra Associazione ha raccolto riguardo alla pedofilia e alla pedopornografia?
R. – Posso dirle che da marzo a metà aprile due segnalazioni ci hanno portato a denunciare più di 37mila immagini e video che corrispondono a 30mila bambini coinvolti già abusati, quindi dove il danno è già stato fatto. Se poi pensiamo al Report dello scorso anno che presenteremo dopo il 4 maggio, ne esce un quadro veramente agghiacciante che coinvolge tutto il mondo con milioni e milioni di bambini che già hanno subito violenza o che sono a rischio di subirla. Ecco perché questa XXIV Giornata ha lo scopo di attirare l'attenzione e fare di tutto per evitare questo dramma perché è diventato veramente un crimine contro la 'piccola umanità' che lascia ferite profondissime per tutta la vita.
Un messaggio particolare di questa Giornata è l’#iorestobambino che voi avete lanciato. Che cosa significa?
R. – #Iorestobambino è nata dai colloqui che noi facciamo nel nostro Centro ascolto di alcune vittime, perché loro ci dicevano: noi siamo stati abusati da bambini, volevano rubarci l’infanzia, ma noi siamo rimasti bambini. E’ bello questo messaggio: ti riporta all'origine della bellezza dell’essere bambini, perchè è vero che accade un abuso e distrugge la vita psicologica e fisica di chi ne è stato vittima, però di fatto si resta sempre bambini. Questo è il grido più bello in questa Giornata: che insieme si possa dire che noi dobbiamo non solo restare bambini, ma rispettare i bambini.
Il lavoro di tanti anni, questa è la XXIV Giornata, sicuramente è servito a sensibilizzare, ma c'è ancora molto da fare. Si aspettava una risposta maggiore?
R. – Io mi aspetto sempre di più. Infatti da parte dei media, da parte della gente comune e non comune mi aspetto maggiore mobilitazione per promuovere questa Giornata, perchè non è una giornata di Meter, è un’iniziativa che è diventata patrimonio ormai di tutta l'umanità. Nel tempo si è sviluppata, è diventata un punto di riferimento per migliaia di persone che riflettono, che pregano. Ma si può fare di più. E io vorrei che molti non mettessero la testa sotto la sabbia come gli struzzi dicendo non è un problema che mi riguarda la violenza sui bambini. Come ad esempio si fa attenzione al fenomeno del femminicidio, così anche per i bambini. Che differenza c’è con la violenza barbara che viene fatta sui neonati, su bambini piccolissimi da parte di adulti? Perché non c’è un’attenzione più grande che non sia solo quella di un’associazione come la nostra? Questo è un appello per tutti e questa non è una Giornata che finisce, ma che continua poi nella vita di ogni giorno con la tutela dei bambini.


venerdì 3 maggio 2019

5 MAGGIO - GIORNATA NAZIONALE PER LA LOTTA ALLA PEDOFILIA E LA PORNOGRAFIA

Come   mai   una   giornata   per   la   lotta   alla   pedofilia 

Sensibilizzazione e attenzione significano prevenzione. Per questo motivo il 5 maggio si celebra la Giornata Nazionale per la lotta alla pedofilia.
Prevenire significa favorire e potenziare tutte quelle condizioni individuali, familiari e sociali che proteggono un bambino da abusi sessuali, ostacolando il verificarsi di episodi che possono provocare traumi e difficoltà nella crescita. 
Una prevenzione efficace parte da un contesto educativo, familiare e sociale capace di far emergere situazioni che tendono a restare nascoste. Nella prevenzione degli abusi sessuali e nel contrasto della pedofilia (anche nel mondo virtuale) è di primaria importanza aiutare le vittime a raccontarsi, a non chiudersi nel dolore e nel senso di colpa, offrire loro tutto l’ascolto, la comprensione e l’aiuto di cui hanno bisogno. 
Telefono Azzurro ogni anno celebra questa giornata presentando dati aggiornati sull’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini in Italia, nonché sul tema della pedofilia, favorendo tavole rotonde e dibattiti sui temi della prevenzione, dell’ascolto delle vittime e della loro terapia, sul profilo dei pedofili, sulla pedofilia al femminile, sull’adescamento online e sul trattamento degli autori di questi reati. 
Ogni anno i bambini e gli adolescenti vengono coinvolti in questa riflessione, in quanto attori fondamentali di ogni intervento di prevenzione. 

lunedì 18 marzo 2019

ABUSI SUI MINORI. NON SOLO PRETI .... TUTT'ALTRO!

Papa Francesco nel suo discorso ha sottolineato l’universalità e la grande scala degli abusi: “Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. 
Al termine della Celebrazione Eucaristica nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha rivolto il Suo discorso conclusivo ai presidenti delle Conferenze Episcopali della Chiesa Cattolica, ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche, ai rappresentanti dell’Unione dei Superiori Generali e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali, ai Membri della Curia Romana e del Consiglio di Cardinali che hanno partecipato all’Incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, svoltosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019.

La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono, purtroppo, soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori.
Inoltre, secondo i dati Unicef del 2017 riguardanti 28 Paesi nel mondo, su 10 ragazze che hanno avuto rapporti sessuali forzati, 9 rivelano di essere state vittime di una persona conosciuta o vicina alla famiglia. Secondo i dati ufficiali del governo americano, negli Stati Uniti oltre 700.000 bambini ogni anno sono vittime di violenze e maltrattamenti, secondo l’International Center For Missing and Exploited Children (ICMEC), un bambino su 10 subisce abusi sessuali.
Ho incontrato don Fortunato di Noto, a capo dell’Associazione Meter che da 30 anni combatte gli abusi sessuali sui minori ed è iniziatore della Giornata in Memoria dei Bambini Vittime dello Sfruttamento, della Violenza e dell’Indifferenza, per commentare le parole del Papa alla chiusura dell’incontro.
- Don Fortunato, cosa dice dei dati citati da Francesco?
- I dati citati, anche se non sono completi, sono spaventosi. Ma Francesco dice la cosa che non tutti vogliono vedere cioè che il fenomeno degli abusi sui minori, compreso gli abusi sessuali, è un fenomeno globale e come tale riguarda anche, ma nella minima parte, anche la Chiesa a causa dei pochi sacerdoti che hanno tradito la loro missione.
- Lo scandalo degli abusi del clero è scoppiato negli USA. I grandi media e ovviamente gli avvocati hanno scatenato un attacco durissimo contro la Chiesa svuotando le casse di tante diocesi americane. E il Papa ricorda che in quel Paese ci sono centinaia di migliaia a bambini abusati sessualmente di cui nessuno parla…
- Chiariamo una cosa: i rapporti preparati nei vari Paesi (negli Stati Uniti, in Australia, in Irlanda, in Germania ecc.) sono i rapporti che riguardano i casi di 20, 30, 40 o addirittura 70 anni fa. Allora parliamo dei tempi quando nelle società non c’era tanta sensibilità all’infanzia, alla condizione dei minori, ai diritti dei bambini. Oggi il contesto sociale è molto diverso: siamo sensibili ai diritti dell’infanzia e abbiamo già le leggi, spesso molto severe, contro ogni forma di abuso e maltrattamento dei bambini. Un altro aspetto da sottolineare: la stragrande maggioranza dei casi segnalati nei vari rapporti riguarda abusi riguardanti sacerdoti e maschi minori, allora non sono i casi di vera e propria pedofila ma di omosessualità: sono i sacerdoti omosessuali che hanno i rapporti con i maschi sopra i 14 anni. Anche se ovviamente, non tutti gli omosessuali sono pedofili.
- Durante il periodo dell’incontro del Papa con i vescovi abbiamo visto intorno il Vaticano gruppi ben organizzati delle persone che si dichiaravano vittime degli abusi da parte del clero, circondati dagli accompagnatori e giornalisti. Ma in Europa, come ha sottolineato Francesco, 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali e, se prendiamo l'esempio dell'Italia, il rapporto di “Telefono Azzurro” del 2016 evidenzia che il 68,9% degli abusi avviene all'interno delle mura domestiche del minore”. Allora io mi chiedo, perché i giornalisti non cercano e non raccontano le storie drammatiche di questi milioni di bambini abusati da non-sacerdoti?
- Dai dati più aggiornati emerge la situazione ancora più drammatica: in Europa i bambini abusati sono circa 20 milioni! Se dietro ogni bambino c’è un abusatore allora in Europa abbiamo 20 milioni di persone che sono libere, che nessuno cerca, nessuno denuncia. Gli arrestati sono pochissimi perché non ci sono denunce.
- Invece ogni prete viene denunciato, messo alla gogna mediatica, spesso messo in prigione…
- E spesso vengono preparate pubblicamente le liste dei sacerdoti abusatori. Si è mai vista la lista dei pedofili non sacerdoti? No, allora c’è un trattamento persecutorio nei confronti del clero. Noi come Associazione Mete abbiamo lanciato l’idea di celebrare la Giornata in Memoria dei Bambini Vittime dello Sfruttamento, della Violenza e dell'Indifferenza, la prima domenica di maggio.
Perché la gente, i media e le organizzazioni che si occupano dei bambini abusati non partecipano a questa Giornata di sensibilizzazione contro questo fenomeno odioso nella sua totalità? Oggi, qualche giorno dopo la fine della riunione in Vaticano, noi abbiamo segnalato alla Polizia postale più di 8500 foto con bambine brutalmente stuprate, abbiamo dato questa notizia e nessuno, dico nessuno ha reagito. Allora io mi chiedo dove sono i giornalisti che stavano in Vaticano che sembravano così sensibili agli abusi dei bambini?   
- Il Papa ha segnalato anche un altro fenomeno: il turismo sessuale, dicendo che secondo i dati 2017 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, ogni anno nel mondo tre milioni di persone si mettono in viaggio per avere rapporti sessuali con un minore. Tre milioni di predatori che girano impunemente in Asia, America Latina o in Africa per abusare di minori, vittime ignorate, che non interessano nessuno... 
- Mi chiedo come l’ONU ha stabilito questa cifra: contando uno ad uno negli aeroporti? Penso che siano di più. Ma il problema è diverso: quante azioni di polizia si sono fatte per stroncare il turismo sessuale? Pochissime.
- Ma, adesso grazie ad internet il pedofilo non deve viaggiare: a casa può avere a disposizione tutto il materiale pedopornografica che vuole. Francesco ha segnalato anche questa piaga: “Dagli studi effettuati, negli ultimi anni, sul fenomeno degli abusi sessuali su minori emerge altresì che lo sviluppo del web e dei mezzi di comunicazione ha contribuito a far crescere notevolmente i casi di abusi e violenze perpetrati on line. La diffusione della pornografia sta dilagando rapidamente nel mondo attraverso la Rete. La piaga della pornografia ha assunto dimensioni spaventose, con effetti deleteri sulla psiche e sulle relazioni tra uomo e donna, e tra loro e i bambini. È un fenomeno in continua crescita. Una parte molto considerevole della produzione pornografica ha, tristemente, per oggetto i minori, che così vengono gravemente feriti nella loro dignità. Gli studi in questo campo – è triste – documentano che ciò avviene in modi sempre più orribili e violenti; si arriva all’estremo degli atti di abuso sui minori commissionati e seguiti in diretta attraverso la Rete. Lei, che quotidianamente combatte questo terribile fenomeno, come può commentare queste parole del Papa?
- Bisogna chiarire una cosa: la pornografia è lecita in tutto il mondo. E’ un mercato gigantesco su scala mondiale, il secondo dopo il commercio di armi e prima della droga. Se per noi, cattolici, guardare il materiale pornografico è un peccato, è un'altra storia. Ovviamente la pornografia può recare i danni psicologici ai minori. La pornografia è un’industria così potente che è diventata lecita. Le società che la producono sono quotate in borsa. Vedendo il materiale pornografico non si commette un reato. Invece la pornografia minorile riguarda i minori dai 14 ai 18 anni, sotto questa soglia abbiamo a che fare con la pedopornografia che è un'altra storia.
In alcuni stati la pornografia minorile e la pedopornografia è un reato. Ancora oggi nel mondo ci sono 35 stati dove non c’è la legge contro la pedopornografia. I 78 stati non hanno ancora definiti l’età del consenso dei bambini. In questa situazione della mancanza dell’uniformità nel mondo non si può dichiarare la pedofilia e pedopornografia crimine contro l’umanità. Non tutti sono d’accordo.
- Dove ci sono tanti soldi ci sono sempre le organizzazioni criminali…
- E’ questo è verissimo nel caso dell’industria pedopornografica dietro la quale ci sono le organizzazioni criminali.    
- Certi ambienti che attaccano la Chiesa per gli abusi sui minori nello stesso tempo promuovono l’ideologia gender, l’educazione sessuale dei bambini che in pratica significa l’introduzione dell’attività sessuale nella tenera età. Come possono essere credibili gli accusatori del clero che promuovono il “lassismo” sessuale e l’abbattimento dei “tabù” nelle pratiche sessuali?
- Quando strumentalizziamo gli abusi sui minori la presunta lotta contro tali abusi diventa in pratica una lotta ideologica dove le vittime vengono strumentalizzate. È una situazione assurda quando qualcuno combatte contro gli abusi e nello stesso tempo tollera l’ideologia pedofila che giustifica i rapporti con i minori, promuove l’amore “libero”, l’amore “senz’età”. In questa situazione si attacca la Chiesa per confondere la gente. 
- In Polonia si sta preparando un film sulla pedofilia del clero polacco: un vero attacco ideologico contro la Chiesa, di cui parlava lei. Se qualcuno volesse fare un film per far vedere che cosa è la pedofilia cosa dovrebbe fare?
- Un regista dovrebbe venire dalla persona come me che da 30 anni denuncio e combatto la pedofilia e pedopornografia. Le racconto una storia: nel 2001 i giornalisti della rivista americana Newsweek mi hanno chiamato dicendo che stavo esagerando nella denuncia di questo fenomeno, che non è vero. Li ho invitati e sono venuti da me per 4 giorni. Ho fatto vedere loro praticamente cosa facciamo: le foto e i video terribili, le denunce, il dilagare dell’ideologia pedofila.
Dopo questa esperienza i giornalisti hanno capito che non stavo esagerando e hanno cambiato la percezione del fenomeno: in effetti hanno fatto un articolo di denuncia sulla copertina del Newsweek.
- Allora manderò da lei chi vuole capire che cosa vuol dire abusi sui minori nel mondo di oggi e li vede solo nella Chiesa.
 L’intervista in polacco è stata pubblicata sul settimanale “Niedziela” (nr. 11/2019)