mercoledì 12 ottobre 2016

ITALIA: UNA GENERAZIONE SENZA DIO. Una ricerca del sociologo Garelli

PICCOLI ATEI CRESCONO    
    Più che incredula è una generazione che nell’anima sperimenta forme ardite di pluralismo e attorno a sé vive forme originali di biodiversità religiosa». Il sociologo Franco Garelli ha tracciato l’identikit spirituale dell’Italia che va dai 18 e i 29 anni. L’indagine condotta sul campo lo scorso anno (1.450 i ragazzi intervistati) è diventata un libro, edito dal Mulino: Piccoli atei crescono, davvero una generazione senza Dio?
 
    Un interessante punto di partenza per la riflessione in vista del prossimo Sinodo dei vescovi chiamato a ragionare tra due anni esatti - nell'ottobre 2018 - di natura, identità, aspettative e senso religioso delle nuove generazioni. 
«I giovani italiani che si dichiarano non credenti rappresentano il 28 per cento del totale». Tanti? Pochi? «Se si guarda a dati di ricerche comparabili, la percentuale risulta in crescita: negli anni ’80 e ’90 non superava il 10-15 per cento; nel 2007 era del 23 per cento.
 
    Se si confronta questa rilevazione con lavori simili realizzati in altri Paesi si scopre che .....


AIMC NOTES - ottobre 2016


            NOTES - ottobre 2016











lunedì 10 ottobre 2016

Papa Francesco: TESTIMONI DI COMUNIONE

  “E’ essenziale – indica il Papa – la comunione con i fratelli”.
 Inoltre, prosegue, “la secolarità si muove con un ampio respiro, su vasti orizzonti” e questo spinge a chi ne fa parte di accettare da un lato “la complessità, la frammentarietà e la precarietà del nostro tempo” e dall’altro di essere creativi nell’“immaginare nuove soluzioni, inventare risposte inedite e più adeguate alle nuove situazioni che si presentano”, “vivendo – asserisce Francesco – una spiritualità capace di coniugare i criteri che vengono ‘dall’alto’, dalla grazia di Dio, e i criteri che vengano ‘dal basso’, dalla storia umana”, letta e interpretata. Il Papa esorta ad essere “testimoni del valore della fraternità e dell’amicizia”.
    “L’unità delle comunità cristiane, delle famiglie cristiane, sono testimonianza: sono la testimonianza del fatto che il Padre abbia inviato Gesù. E, forse, arrivare all’unità – in una comunità cristiana, in una parrocchia, in un vescovado, in una istituzione cristiana, in una famiglia cristiana – è una delle cose più difficili. La storia nostra, la storia della Chiesa, ci fa vergognare tante volte: ma abbiamo fatto le guerre contro i nostri fratelli cristiani!
   Dove “i cristiani si fanno la guerra fra di loro” – afferma Papa Francesco – “non c’è testimonianza”: “Dobbiamo chiedere tanto perdono al Signore per questa storia! Una storia tante volte di divisioni, ma non solo nel passato… Anche oggi! Anche oggi! E il mondo vede che siamo divisi e dice: ‘Ma che si mettano d’accordo loro, poi vediamo… Come, Gesù è Risorto ed è vivo e questi – i suoi discepoli – non si mettono d’accordo?’.


    “E’ stata l’invidia del diavolo – spiega il Papa – a far entrare il peccato nel mondo”: così, anche nelle comunità cristiane “è quasi abituale” che ci siano egoismo, gelosie, invidie, divisioni, “e questo porta a sparlare uno dell’altro. 
     Gesù ha pregato per noi, per tutti noi che stiamo qui e per le nostre comunità, per le nostre parrocchie, per le nostre diocesi: ‘Che siano uno’. Preghiamo il Signore che ci dia la grazia, perché è tanta, tanta la forza del diavolo, del peccato che ci spinge a fare le disunità. Sempre! 
     Che ci dia la grazia, che ci dia il dono: e qual è il dono che fa l’unità? Lo Spirito Santo! Che ci dia questo dono che fa l’armonia, perché Lui è l’armonia, la gloria nelle nostre comunità. E ci dia la pace, ma con l’unità. 
    Chiediamo la grazia dell’unità per tutti i cristiani, la grande grazia e la piccola grazia di ogni giorno per le nostre comunità, le nostre famiglie; e la grazia di mettere il morso alla lingua!”.


sabato 8 ottobre 2016

A PROPOSITO DI DIALOGO


Zygmunt Bauman: “Il vero dialogo non è parlare con gente che la pensa come te”
Il sociologo e filosofo polacco denuncia che le reti sociali non sono una comunità, ma solo un sostituto

Zygmunt Bauman, nato a Poznań (Polonia) nel 1925, dovette emigrare con la sua famiglia in quella che all’epoca era l’Unione Sovietica quando era appena un bambino per sfuggire alla persecuzione nazista. Nel 1968 dovette nuovamente fuggire per evitare la purga antisemita seguita al conflitto arabo-israeliano. Si stabilì temporaneamente a Tel Aviv, per poi trasferirsi in Inghilterra, dove fece carriera all’Università di Leeds.
In un’intervista rilasciata a gennaio di quest’anno a Ricardo De Querol per Babelia, su El País, ha spiegato come le reti sociali, pur avendo cambiato in buona misura le forme tradizionali dell’attivismo sociale, non siano se non un sostituto della formazione di comunità autentiche.
Nell’intervista, De Querol ha citato lo stesso Bauman, per il quale l’attivismo online è un “attivismo da sofà” e Internet la maggior parte delle volte non fa che “addormentare con intrattenimento a basso costo”. Il giornalista gli ha quindi chiesto se le reti sociali, parafrasando Marx, non siano il nuovo “oppio dei popoli”. Bauman non ha esitato a rispondere che l’identità, come le comunità, non è qualcosa che si debba creare, ma qualcosa che “si ha o non si ha”.
            “Quello che le reti sociali possono creare”, ha segnalato il sociologo, “è un sostituto. La differenza tra la comunità e la rete è che tu appartieni alla comunità ma la rete appartiene a te. Puoi aggiungere amici e puoi cancellarli, controlli la gente con cui ti relazioni. La gente si sente un po’ meglio perché la solitudine è la grande minaccia in quest’epoca di individualizzazione. Ma nelle reti aggiungere amici o cancellarli è così facile che non c’è bisogno di capacità sociali”.
Queste ultime, ha segnalato Bauman nell’intervista, si sviluppano nel contatto quotidiano umano diretto, in spazi condivisi, sia pubblici che privati: per strada o nell’ambiente di lavoro, in cui è necessaria un’interazione “ragionevole” con la gente; insomma, in interazioni che esigono dialogo, negoziato e apertura.
A questo proposito, Bauman non esita a ricordare che papa Francesco ha concesso la sua prima intervista dopo essere stato eletto Sommo Pontefice a un giornalista apertamente e ateo, Eugenio Scalfari.
“È stato un segno”, ha indicato Bauman: “il vero dialogo non è parlare con gente che la pensa come te”.
Il dialogo, ha specificato il sociologo in un’intervista rilasciata di recente ad Avvenire, è “insegnare a imparare. L’opposto delle conversazioni ordinarie che dividono le persone: quelle nel giusto e quelle nell’errore”.
“Entrare in dialogo significa superare la soglia dello specchio, insegnare a imparare ad arricchirsi della diversità dell’altro. A differenza dei seminari accademici, dei dibattiti pubblici o delle chiacchiere partigiane, nel dialogo non ci sono perdenti, ma solo vincitori”.
“È la vera rivoluzione culturale rispetto a quanto siamo abituati a fare ed è ciò che permette di ripensare la nostra epoca. L’acquisizione di questa cultura non permette ricette o facili scappatoie, esige e passa attraverso l’educazione che richiede investimenti a lungo termine. Noi dobbiamo concentrarci sugli obiettivi a lungo termine”.
“E questo”, ha concluso Bauman, “è il pensiero di papa Francesco. Il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, perché è pazienza, perseveranza, profondità. Al percorso che lui indica aggiungerei una sola parola: così sia, amen”.
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

DANIEL R. ESPARZA/ALETEIA


giovedì 6 ottobre 2016

AL VIA IL PIANO NAZIONALE PER LA FORMAZIONE DEI DOCENTI

FORMAZIONE: UNA RISORSA, UN IMPEGNO….PER IL CAMMINO PROFESSIONALE

formazione_docentiAL VIA LA FORMAZIONE IN SERVIZIO

Pubblichiamo alcuni documenti ministeriali e associativi relativi all’avvio del piano di formazione dei docenti.
L’impegno associativo è volto alla promozione di una formazione che accompagni, sostenga, arricchisca e valorizzi la quotidiana opera educativa svolta dagli insegnanti per una vera “buona scuola” al servizio alla formazione integrale di  ogni alunno .
Dal documento ministeriale: “Con la Buona Scuola poi la formazione in servizio diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal Ministero. Il Miur stabilirà ogni tre anni priorità nazionali di formazione. Le scuole potranno ampliarle in base al loro progetto didattico”
Saremo lieti di pubblicare proposte, riflessioni, progetti, esperienze ….

AIUTO! STRANIERO ALLA PORTA!!!!

PROFUGHI. A MIGLIAIA BUSSANO ALLE PORTE D'EUROPA!
SCATTA IL PANICO DA MIGRAZIONE
Si chiudono frontiere e si innalzano muri
perché lo "straniero" 
non venga a turbare la nostra vita....

  E' dall'inizio della modernità che alle porte dei popoli bussano profughi in fuga dalle bestialità delle guerre e dei dispotismi o dalla ferocia di una vita la cui unica prospettiva è la fame.
   Per chi vive dietro quelle porte i profughi sono stati sempre stranieri.  Solo che negli ultimi anni si è scatenato un vero e proprio attacco di "panico morale", il timore che un qualche male minacci il benessere della società.
   Quei nomadi (non per scelta, ma per il verdetto di un destino inclemente) che - sfidando la morte- arrivano a migliaia nelle "nostre" terre, ci ricordano in modo irritante, esasperante e raccapricciante quanto vulnerabile sia la nostra posizione nella società  e fragile il nostro benessere.
   Dovremmo soffermarci e ascoltare le parole di Papa Francesco: "Cancelliamo ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c'è nel mondo, in noi, e chiediamoci: chi ha pianto? chi ha pianto oggi nel mondo?".

   Nella sua recente opera, Zygmunt Bauman, esplora il "problema" delle migrazioni (che non sono solo di oggi) e le paure che stanno invadendo e disgregando l'Europa.  Perché tale fenomeno? Che cosa fare?

   "Dobbiamo comprendere - afferma- che non siamo un solo pianeta, una sola umanità. Quali che siano gli ostacoli, e quale che sia la loro enormità, la conoscenza reciproca e la fusione di orizzonti rimangono la via maestra per arrivare alla convivenza pacifica e vantaggiosa per tutti, collaborativa e solidale.    Non ci sono vie praticabili!
   La crisi migratoria ci rivela l'attuale stato del mondo, il destino che abbiamo in comune".

Z. Bauman, STRANIERI ALLE PORTE - Ed. Laterza, settembre 2016, pagg. 104, €14