Visualizzazione post con etichetta sinagoga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sinagoga. Mostra tutti i post

sabato 22 gennaio 2022

OGGI SI E' COMPIUTO !

-  III Domenica - Tempo ordinario - Anno C


(...) In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me(...) Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».


Commento di  p. Ermes Ronchi

Tutti gli occhi erano fissi su di lui. Erano appena risuonata la voce di Isaia: parole così antiche e così amate, così pregate e così desiderate, così vicine e così lontane.

Gesù ha cercato con cura quel brano nel rotolo: conosce bene le Scritture, ci sono mille passi che parlano di Dio, ma lui sceglie questo, dove l'umanità è definita con quattro aggettivi: povera, prigioniera, cieca, oppressa. Allora chiude il libro e apre la vita. Ecco il suo programma: portare gioia, libertà, occhi guariti, liberazione. Un messia che non impone pesi, ma li toglie; che non porta precetti, ma orizzonti.

E sono parole di speranza per chi è stanco, è vittima, non ce la fa più. Dio riparte dagli ultimi della fila, raggiunge la verità dell'umano attraverso le sue radici ammalorate. Adamo è povero più che peccatore; è fragile prima che colpevole; siamo deboli ma non siamo cattivi, è che abbiamo le ali tarpate e ci sbagliamo facilmente. Nel Vangelo mi sorprende e mi emoziona sempre scoprire che in quelle pagine accese si parla più di poveri che di peccatori; più di sofferenze che di colpe. Non è moralista il Vangelo, è liberatore.

Dio ha sofferto vedendo Adamo diventare povero, cieco, oppresso, prigioniero, e un giorno non ha più potuto sopportarlo, ed è sceso, ha impugnato il seme di Adamo, ha intrecciato il suo respiro con il nostro respiro, i suoi sogni con i nostri. È venuto ed ha fatto risplendere la vita, ha messo canzoni nuove nel cuore, frantumi di stelle corrono nelle nostre vene. Perché Dio non ha come obiettivo se stesso, siamo noi lo scopo di Dio. Il catechismo sovversivo, stravolgente, rivoluzionario di Gesù: non è l'uomo che esiste per Dio ma è Dio che esiste per l'uomo. E considera ogni povero più importante di se stesso. Io sono quel povero. Fiero per fierezza d'amore: nessuno ha un Dio come il nostro.

E poi Gesù spalanca ancora di più il cielo, delinea uno dei tratti più belli del volto del Padre: «Sono venuto a predicare un anno di grazia del Signore», un anno di grazia, di cui Gesù soffia le note negli inferi dell'umanità (R. Virgili); un anno, un secolo, mille anni, una storia intera fatta solo di benevolenza, a mostrare che Dio non solo è buono, ma è soltanto buono.

«Sei un Dio che vivi di noi» (Turoldo). E per noi: «Non ci interessa un divino che non faccia fiorire l'umano. Un divino cui non corrisponda la fioritura dell'umano non merita che ad esso ci dedichiamo»" (D. Bonhoffer).

Forse Dio è stanco di devoti solenni e austeri, di eroi dell'etica, di eremiti pii e pensosi, forse vuole dei giullari felici, alla san Francesco, felici di vivere. Occhi come stelle. E prigionieri usciti dalle segrete che danzano nel sole. (M. Delbrêl).


(Letture: Neemìa 8,2-4a.5-6.8-10; Salmo 18; Prima Lettera ai Corinzi 12,12-30; Luca 1,1-4; 4,14-21)


www.avvenire.it


lunedì 1 febbraio 2016

IL PAPA NELLA SINAGOGA. Significato e prospettive



In margine alla visita del Papa alla Sinagoga

di don Giulio Cirignano *

        Mi sono commosso profondamente in occasione della visita del Papa alla sinagoga di Roma. 
        Quando, con la tenerezza che lo  contraddistingue ha ricordato e salutato i pochi ebrei ancora in vita dopo la tempesta nazista, quando con parole semplici ma con palpabile partecipazione ha voluto come abbracciarli uno per uno, non ho saputo controllare la gioia e l'emozione. Mi sono sentito invadere da una commozione incontenibile, fino alle lacrime.
     L’incontro, che seguiva quello dei suoi predecessori, aveva notevole importanza  in ordine al proseguimento della amicizia ebraico- cristiana, in atto già da molti anni. Da Papa Giovanni in poi, tale amicizia è vistosamente cresciuta. Speriamo che continui ancora, sia sul piano dei gesti che su quello della discussione teologica. Percorso  di grande interesse quello della comunione con i nostri fratelli maggiori.
       L’apostolo Paolo ha lasciato al riguardo una grande lezione........


Leggi: IL PAPA IN SINAGOGA