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sabato 2 maggio 2026

SORRIDI ALLA VITA

 


Ringrazia il buon Dio.

Dona felicità a coloro che incontri sul tuo cammino.

Non cercare te stesso.

Cerca l'incontro con gli altri


Apprezza le luci, accogli le ombre, accetta i limiti, tuoi e altrui.

Supera ogni paura e ogni diffidenza.

Vinci le illusioni dell'apparire e scegli l'essere.

Testimonia valori e non pregiudizi.

«Se i simboli della felicità sono quelli del successo e della perfezione, nell’età in cui cominci a concepire il tuo progetto di felicità ti senti subito schiacciato.

Invece io voglio riscoprire quello stile veramente occidentale di educazione che ci ha insegnato Socrate: conoscerci con le nostre luci e ombre.

Ma oggi sembra che debbano esserci solo le luci: quelle irreali del Photoshop.

La nostra unicità invece passa per i nostri limiti». 

A. D'Avenia

lunedì 8 giugno 2020

IL NOSTRO FUTURO E' NEL MARE

Giornata mondiale 
degli oceani

“Innovazione per un oceano sostenibile”, il tema della Giornata 2020. Buone notizie nel Rapporto sullo Stato della Pesca e dell’acquacoltura. Crescita record del settore secondo standard ecocompatibili. Timori per le conseguenze della pandemia. 
Intervista ad Audun Lem, responsabile della Fao

di Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Gli Oceani sono il nostro futuro. Ce lo ricorda ancora una volta l’Onu che nel 2008 ha istituito la Giornata mondiale degli Oceani per proteggerli ed utilizzare le risorse marine in modo sostenibile per la vita dell’intero pianeta. Una tematica emergente già nella prima Conferenza sull’Ambiente convocata dalla Nazioni Unite a Rio de Janeiro, in Brasile, nel 1992, quando era stato organizzato - promosso dall’Istituto per gli oceani del Canada – l’evento “Oceans day-The blue planet”, parallelo ai lavori ufficiali, per dare l’opportunità alle organizzazioni non governative e alla società civile di esprimere le proprie opinioni su questioni ambientali. Nasceva allora l’idea di un giorno dedicato alla tutela del pianeta blu, fino alla celebrazione nel giugno 2017, a New York, di una Conferenza dell’Onu sugli Oceani.
Utilizzare le risorse marine in modo sostenibile
 “Innovazione per un oceano sostenibile” è il tema scelto in questo anno 2020 per rilanciare l’interesse della comunità internazionale. Dobbiamo aumentare - sollecita l’Onu – “la consapevolezza globale dei benefici che l'umanità deriva dall'oceano e dal nostro dovere individuale e collettivo di utilizzare le sue risorse in modo sostenibile”. Da qui l’invito a governi e comunità del mondo intero, a centri scientifici e istituti di ricerca, organismi pubblici e privati, esperti ed appassionati del mare a mobilitarsi per proteggere gli oceani e a comprendere che “le generazioni future dipenderanno anche dall'oceano per i loro mezzi di sussistenza!”.
Rapporto della Fao sulla pesca e l’acquacoltura
Buone notizie riguardo lo sfruttamento delle risorse ittiche arrivano dalla Fao, che ha presentato oggi il Rapporto mondiale sullo Stato della pesca e dell’acquacoltura. Quasi l’80 per cento di tutto il pesce sbarcato proviene infatti da stock biologicamente sostenibili. Un settore strategico, quello della pesca, con un fatturato annuo globale di mezzo trilione di dollari ed una produzione record in crescita di 20,5 chili pro capite all’anno, che evidenzia – si legge nel Rapporto – il ruolo fondamentale del pesce per la sicurezza alimentare e nutrizionale globale. “il pesce e i prodotti ittici – dichiara il direttore generale della Fao, QU Dongyu – sono ritenuti non solo gli alimenti più sani del pianeta, ma anche tra quelli con minor impatto sull’ambiente naturale.
I danni della pandemia e i rischi del settore
Restano però critiche le politiche di sostenibilità nelle regioni e nei Paesi colpiti da fame, povertà e conflitti, per le cui popolazioni “non c’è alternativa per impiantare soluzioni sostenibili” di pesca e acquacoltura. C’è inoltre allarme per le conseguenze della pandemia, che potrebbe si stima diminuire di oltre il 6 per cento la produzione di pescato a causa dei divieti, della carenza di manodopera dovuto all’emergenza sanitaria, all’interruzione dei trasporti internazionali e alla forte riduzione dell’offerta e della domanda turistica.
Ma c’è grande ottimismo sulle potenzialità del settore e sull’aumentata sensibilità dei governi, delle imprese del settore e dell’opinione pubblica sulla necessità di gestire in modo virtuoso le risorse marine, sfruttando anche innovazione e tecnologie, oggi a disposizione, sottolinea Audun Lem, vicedirettore del Dipartimento Pesca e Acquacoltura della Fao. E’ questo il messaggio positivo del nostro Rapporto 2020: "la gestione delle risorse ittiche sta funzionando ed è giunto il momento di applicarla in modo più ampio".






sabato 23 marzo 2019

IL DIROMPENTE VALORE DEL CAPITALE UMANO


“ A chi sa vedere il futuro e non si limita a guardare il presente”

Il “dirompente valore del capitale umano” è un saggio “umano” che tratta di filosofia, antropologia, sociologia, formazione, economia e imprenditorialità, con la capacità di parlare dell’uomo, nella fase produttiva della sua vita, come di un “portatore sano” di valore aggiunto nei contesti formativi, sociali e aziendali.
Nella realtà globalizzata di oggi la domanda diventa: “ Come possiamo raggiungere livelli elevati ed efficaci …. Con quali competenze? Quali caratteristiche personali, intellettuali? Quali percorsi formativi opportuni per stare al passo coi tempi e guardare oltre l’orizzonte? …”
Dunque, l’uomo non come mezzo, ma come persona pensante propositiva e unica grazie al suo “dirompente valore”.
In quest’ottica la competenza  viene vista, valorizzata ed implementata come applicazione costante delle abilità di ciascuna persona.
Valorizzare il capitale umano non significa, infatti, considerare le persone  al pari di un numero da inserire all’interno di una organizzazione,  di una istituzione o di un bilancio. Significa scoprire e valorizzare idoneamente ogni risorsa.  Significa elevare le doti che ogni persona possiede sotto forma di competenze, aiutando ciascuno a svolgere al meglio il ruolo occupato all'interno dell’organizzazione, nel rispetto degli obiettivi che questa si pone. Significa creare reti di cooperazione, di condivisione che garantiscano armonia ed efficacia all'organizzazione.
Armonizzare le logiche organizzative con le competenze delle persone è una caratteristica, oltre che una necessità, per raggiungere obiettivi elevati e rendere un buon servizio alla società e alla stessa organizzazione in cui si opera.
L’uomo non un semplice “lavoratore”, ma una persona che ha valore, titolare di dignità.

A.Di Martino e G. Fischietti, IL DIROMPENTE VALORE DEL CAPITALE UMANO, Secop Edizioni, 2018, pagg. 134, € 15




giovedì 12 luglio 2018

I TALENTI A SCUOLA

Essere giudicati perché altri hanno fatto meglio

Talenti. Parola desueta e incomprensibile anche in un liceo classico. Messa lì sullo sfondo di un concetto innominabile e innominato: la vocazione. Provo perciò a partire da quello che potrebbero conoscere. "Che cosa vuol dire talent scout?" "Ah, chi va alla ricerca di campioni dello sport o di potenziali promesse del mondo dello spettacolo". Non ho ancora ben capito se Lucia sia istintiva o abbia voglia di mettersi in mostra, ma quasi sempre è la prima a rispondermi.
               "Quindi, per voi, - ribatto - avere un talento significa eccellere, o almeno provarci, in una settore della vita? E chi non ha capacità di eccellere non ha talenti?". Stefano tenta di precisare: "Eh, beh, avere talento per qualcosa vuol dire essere portati, avere delle capacità che tutti non hanno". "Quindi, per voi, il talento è solo di qualcuno?". "Si, di solito si. - quasi in coro".
               "Allora - gli dico - forse bisogna precisare che cosa vuol dire avere un talento. Potremmo provare a prendere il testo del vangelo da cui questa parola è entrata nel nostro linguaggio". E ho letto per loro Mt 25,14-30. Verso la fine della lettura Pierpaolo salta su e dice: "Ma scusi prof. perché chi ne ha ricevuto uno solo viene giudicato male per averlo riportato senza nessun interesse? Il padrone non glielo chiede di guadagnare qualcosa con ciò che distribuisce. Perché allora gli viene imputato come un atto sbagliato?"
               "Ottima domanda Pierpaolo". In effetti non avevo fatto caso nemmeno io a questo dettaglio del testo. Perciò apprezzo sul serio la sua provocazione. Gli rimando: "Qualcuno ha un'idea per rispondere a Pierpaolo?", anche per prendermi il tempo di ragionare sulla sua provocazione. Sempre Lucia: "Beh, gli altri due hanno ognuno guadagnato qualcosa e perciò lui viene giudicato male per questo".
               Ma alla classe questa idea non piace. Enrica lo traduce per tutti: "Ma non è mica giusto essere giudicati solo perché altri hanno fatto meglio di noi". "Sono d'accordo - rispondo - e infatti non credo che questa sia la risposta sensata. Forse il testo stesso, più in basso, ci da una indicazione, quando dice: dalle tue stesse parole ti giudico".
               E Pierpaolo si accende: "Ah, prof. cioè, il terzo servo è stato condannato perché non è stato coerente con sé stesso. Questo mi torna già di più". "Esatto Pierpaolo - rispondo -. Credo che il senso sia questo. Visto che la sua aspettativa era che il padrone gli avrebbe chiesto di più di ciò che aveva avuto in consegna, avrebbe dovuto almeno procurare a lui gli interessi bancari. Ma perché non lo ha fatto, secondo voi?"
               C'è un po' di silenzio e nei volti appare la perplessità o lo stupore, sulla mia domanda. Poi Enrica ci prova: "Io credo per paura, paura di perdere quell'unico talento che aveva". "Ci può stare, ma allora gli altri due hanno agito bene solo perché avevano avuto più talenti in sorte?". "No, non mi piace - ancora Pierpaolo. Non so perché ma non mi sembra giusto".
               "E hai ragione - gli dico -. Infatti credo che la differenza non stia qui, ma nell'immagine che i tre servi hanno del loro padrone. La paura del terzo non è forse tanto, o solo di perdere l'unico talento che ha, ma di non essere all'altezza dell'idea che lui ha del suo padrone. Ho l'impressione che forse voi stessi, spesso vi sentiate un po' così davanti al mondo degli adulti: inadeguati, impauriti, con la voglia di mettervi al riparo, al sicuro, più che di rischiare ed esporvi".
               Enrica allora chiede la parola: "Forse un po' siamo così, è vero, ma se ci pensiamo bene non è che si arriva molto lontano in questo modo, e alla fine, come il terzo servo, si resta senza nulla. Ad esempio credo che i primi due servi avessero una idea molto diversa del loro padrone, probabilmente di una persona che si fida di loro, che non pretende nulla e che sa apprezzare ciò che loro hanno guadagnato anche senza che lui glielo avesse chiesto. Cioè, loro due lo hanno fatto per loro, liberamente, di rischiare, non tanto per il padrone".
               "Ottimo Enrica - le dico - credo tu abbia colto nel segno. Tiro tre conclusioni per voi.
               Primo. Il "talento" era un'unità di misura, non un determinato bene in sé. Tradotto vuol dire: è il nostro metro con cui giudichiamo la realtà e il nostro rapporto con essa che definisce la nostra possibilità, più o meno alta, di realizzare quel che siamo, non tanto quello che abbiamo come capacità effettive. Ecco perché un "talento" si realizza solo se è "speso", cioè rischiato per qualcosa di più grande, perché se facciamo questo significa che noi crediamo nelle nostre possibilità di "incidere" sulla realtà, di lasciare un segno, per quanto piccolo, affinché le cose non siano perfettamente identiche a prima. 
            Secondo. Tenere per sé il proprio talento lo fa morire perché ci condanniamo da soli a pensare di essere incapaci di incidere sulla realtà, mostriamo la paura di un mondo attorno a noi che ci sembra ostile, difficile, esigente.
        Terzo. Allora tutti abbiamo talenti, perche tutti diamo una certa lettura del mondo che ci circonda. La differenza vera è tra chi li spende e chi no".
  
Gilberto Borghi


(articolo tratto da www.vinonuovo.it)