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martedì 15 aprile 2025

L'INCUBO DEI COMPITI

 


Compiti a casa, un incubo per genitori e figli? 
Tra ricordi di un’infanzia senza aiuti e il sovraccarico attuale, ecco cosa emerge dal dibattito acceso sui social



Di Andrea Carlino

Il tema dei compiti a casa continua sempre a scatenare discussioni accese tra i genitori. Molti lamentano la quantità eccessiva di esercizi che i figli devono svolgere quotidianamente, ma emergono anche opinioni contrastanti sull’effettivo ruolo dei genitori nel supporto scolastico.

Su X, alcuni ricordano con sorpresa di non aver mai ricevuto aiuto dai propri genitori durante l’infanzia, ritenendo normale affrontare da soli lo studio. Altri sottolineano come oggi i bambini sembrino più oberati rispetto al passato, attribuendo questa situazione a una mancanza di coordinamento tra insegnanti o a un aumento generale del carico scolastico. La questione si complica ulteriormente con genitori che preferiscono lasciare ai figli la responsabilità di gestire i compiti in autonomia, intervenendo solo in caso di reale difficoltà.

Esperienze personali e riflessioni sull’equilibrio necessario

Diverse testimonianze raccontano di un passato in cui l’aiuto dei genitori era limitato o addirittura assente, ma senza che ciò rappresentasse un problema per gli studenti. Alc   genitori di oggi, invece, si trovano a dover affrontare un carico di compiti che sembra sproporzionato, con figli che passano più tempo sui libri rispetto al tempo libero. La necessità di un equilibrio emerge come punto centrale: aiutare i figli solo quando necessario, senza sostituirsi a loro, per favorire l’autonomia e la capacità di affrontare le difficoltà. Alcuni insegnanti in pensione confermano che la mancanza di coordinamento tra docenti può portare a un sovraccarico di compiti, mentre altri genitori sottolineano come il vero problema non sia tanto il numero di compiti, ma la frustrazione che i genitori stessi provano nel doverli seguire.

Il ruolo dei genitori: supporto, non sostituzione

Il confronto tra genitori mette in luce un aspetto fondamentale: il supporto ai compiti non deve trasformarsi in un lavoro svolto al posto dei figli. Molti concordano sul fatto che il ruolo dei genitori dovrebbe limitarsi a un aiuto organizzativo o a un sostegno motivazionale, lasciando ai ragazzi la responsabilità di studiare e svolgere gli esercizi. Alcuni raccontano di aver sempre gestito lo studio in autonomia, con risultati positivi, mentre altri evidenziano come un eccesso di aiuto possa generare fragilità nei bambini.

Necessario, dunque, trovare un giusto compromesso tra autonomia e supporto, per evitare che i compiti diventino fonte di stress sia per i ragazzi sia per le famiglie.

 Orizzonte Scuola

martedì 12 novembre 2024

COMPITI A CASA ?


 Compiti a casa, Paolo Crepet:

 «Sintomo del fallimento 

della scuola

 ma abolirli porta 

più tempo sui social, 

non in famiglia»

 


Lo psichiatra sulla riduzione del carico di lavoro per gli studenti evocato dall'assessore altoatesino Galateo: «Meglio la scuola a tempo pieno per recuperare chi è indietro e offrire alternative - sport, teatro o altro - agli altri» 

  -         di Silvia M.C: Senette

«I compiti a casa? Il sintomo di un fallimento totale della scuola. È una sorta di delega alla famiglia per colmare le lacune che la scuola non riesce a colmare da sola». 

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, noto per le esternazioni schiette e le posizioni anticonvenzionali, è critico verso il sistema scolastico italiano: unico motivo per cui concorda con l’assessore provinciale all’istruzione Galateo, che mercoledì ha scritto a docenti e dirigenti scolastici della provincia chiedendo di ridurre i compiti durante le vacanze per favorire un clima familiare e di svago. Un «palliativo mal concepito che ignora la realtà sociale contemporanea» e le vere carenze del sistema scolastico, secondo Crepet, che sostiene il «modello di scuola a tempo pieno ampiamente diffuso in Paesi civili come la Francia, con brevi periodi di vacanza distribuiti lungo l’anno scolastico». Non ha senso dare lunghe vacanze per poi «rovinarle con i compiti, che io ricordo come un incubo della mia gioventù: meglio sarebbe avere vacanze meno lunghe e giornate scolastiche dilatate fino a metà pomeriggio, più efficaci per rimettere al passo chi è indietro e offrire alternative, dallo sport al teatro, per chi non ha problemi». 

Scuola e famiglia 

 Crepet attacca duramente il concetto di «riposo» per gli studenti («Riposo da cosa? C’è qualcuno che pensa che i nostri ragazzi siano stressati?») e ancor più l’evocazione del «tempo in famiglia». «Un quadretto ottocentesco — sbotta lo psichiatra —. Pensare che eliminando i compiti si possa rafforzare la condivisione familiare è ingenuo. Se noi non diamo i compiti allora gli adolescenti, a Bolzano, Trento o Rovereto, stanno con papà, mamma, nonni e zii? Una roba dell’altro mondo: già è complicato avere i figli a tavola il 24 sera o il 25 a pranzo; il 26 è fantascienza. La famiglia non esiste più, guardiamo nelle nostre case: è un accampamento di gente in cui ognuno è ritirato nella propria tenda». 

 Social e tempo libero 

 Secondo lo psichiatra, più tempo vuoto ai giovani avrebbe esito scontato. 

«Se vogliamo dargli tempo extra per l’ulteriore utilizzo di tecnologie, diamogli le vacanze libere — provoca Crepet —. I compiti non hanno niente di formativo; l’ho sono sempre detto ed è un discorso retrodatato: la scuola dovrebbe funzionare a tempo pieno e finirla lì, senza i compiti a casa. 

Mi chiedo, però: questo tempo “risparmiato” come verrebbe utilizzato? Lo sappiamo benissimo: sui social. Quanti ragazzi o ragazze si metterebbero a dipingere o ad ascoltare musica per due ore?». 

Politica scolastica assente 

 Alle politiche scolastiche Crepet chiede fermezza e una visione chiara, invece nota «grande confusione». «Dalle destre ci si potrebbe aspettare un richiamo al rispetto dell’autorità, della scuola e dei programmi, ma su queste cose si incartano che è una meraviglia. Non c’è una proposta, non c’è una visione». È l’approccio alla riduzione o all’abolizione dei compiti che l’esperto trova superficiale. «Serve un cambiamento strutturale: una scuola a tempo pieno su modelli scolastici di Paesi come Olanda e Norvegia, in cui la scuola si assume il compito di formare e non di assegnare compiti». 

Non manca una stoccata agli insegnanti: «Questi quindici giorni di vacanza invernale sono sindacalmente interessati, più una boccata d’aria per loro che per gli studenti». Crepet è fermo nel voler mantenere la scuola «una palestra di merito e responsabilità, che si rifletta nella valutazione rigorosa e nei voti». D’altro canto, secondo lo psichiatra, un aspetto critico è proprio «la distrazione dei giovani causata dai dispositivi digitali. La tecnologia ha anestetizzato la curiosità e il senso critico. Se un ragazzo non sa qualcosa, lo cerca online». 

 La proposta 

 Crepet esplora infine un paradosso. «In una scuola in cui le vacanze si dilatano e i compiti vengono eliminati, cosa resta? Il vuoto totale. I ragazzi non hanno alcun bisogno di “staccare” per 15 giorni». 

La soluzione? «Se fossi un insegnante, mi baserei sui ragazzi che ho davanti e darei delle linee guida, consiglierei film tosti: tutto Kubrick — avanza l’educatore —. Mi piacerebbe moltissimo, in un liceo, far vedere «Lolita», un archetipo nato dalla fantasia maschile, e proporre una discussione: guardando il film, come vi sentite? Oppure film violenti: “Arancia meccanica”, perché no? Un assoluto capolavoro. 

Tra i libri oserei Calvino o, più hard, Moravia». 

 Alzogliocchiversoilcielo

Immagine

 

lunedì 12 marzo 2018

COMPITI A CASA?! LA FEBBRE DELL'HOMEWORK FREE.

I compiti a casa? 
Inutili, dannosi, discriminanti e malsani: 
spazio all'homework-free

Se in Italia è in forte crescita il fronte di genitori e insegnanti contrari ai compiti a casa, nel resto d’Europa ci sono sul tema pareri contrastanti sui vantaggi o meno di questo nuovo approccio
In Francia ad esempio Macron li ha vietati anche alle medie dopo che per i più piccoli sono vietati da oltre sessanta anni, in Inghilterra invece i genitori della Philip Morant School and College di Colchester si sono scagliati contro la preside per la sua decisione di dichiarare la scuola “homework-free”.
Per i fautori dell’importanza dei compiti a casa, non studiare a casa, infatti, non solo non darebbe più autonomia ma non li aiuterebbe neanche nella preparazione agli esami né ad abituarli allo studio delle scuole superiori.
In Italia, come dicevamo sale sempre più la febbre dell’Homework free da parte di tutti gli stakeholders della scuola.
Dalla petizione, come riportava il Corriere della Sera sulla piattaforma Change.org, animata dal dirigente scolastico di Genova Maurizio Parodi che l’ha lanciata tre anni fa con lo slogan: «Basta compiti» perché sono inutili, dannosi, discriminanti e malsani. Petizione che è arrivata già a 30 mila adesioni, cui fanno eco iniziative personali di diversa natura di maestre e professori sostenuti da scrittori, esperti di pedagogia e psicologi.
La stessa Ministra Fedeli ha più volte ribadito la necessità di cadenzare i campiti nell’ambito del progetto Alternanza scuola lavoro (articolo pubblicato recentemente da TdS), ribadendo la necessità di “un atteggiamento migliorativo rispetto a quello tradizionale: ti faccio la lezione frontale, poi tu approfondisci a casa da solo”.
Ma il fermento di vietare i compiti in base alla Carta internazionale dei diritti dell’infanzia che parla di diritto al riposo si scontra con la libertà d’insegnamento, principio fin qui invocato dai precedenti ministri per evitare di prendere provvedimenti definitivi. L’ex ministra Stefania Giannini a suo tempo fu addirittura categorica in merito: “Non si possono cancellare i compiti per legge”.
Va nella direzione dei “no ai compiti a casa” la sperimentazione avviata dal pedagogista Raffaele Ciambrone partita l’anno scorso nella provincia di Biella arrivata quest’anno a toccare già 166 scuole elementari e medie di altre 4 province, Verbania, Milano, Torino e Trapani.
L’idea di fondo che sta dietro questo progetto è che non basta eliminare i compiti a casa se la didattica rimane quella che è oggi.
“I nostri figli sono sovraccaricati”
Come ha spiegato Cinzia Sabatino referente del progetto presso l’ufficio scolastico di Biella al Corriere “Siamo partiti da una constatazione: i nostri figli sono sovraccaricati. Fanno lezione per 6,7 ore al giorno e poi devono pure fare i compiti. Perché non usare una parte delle ore in classe invece per solidificare le cose imparate al mattino?».
Il progetto interviene inoltre anche sullo spezzatino delle materie che a dir loro toglie concentrazione agli studenti. La didattica prevede infatti una settimana intera di italiano e la successiva di matematica. Alle medie le materie sono accorpate per macro aree (esempio quella linguistica, quella matematica e quella espressiva) cosi da consentire ad ogni insegnante di svolgere un argomento alla volta.
Le lezioni sono concentrate al mattino per la primaria e nelle prime tre ore alle medie. Poi parte il lavoro in gruppo con le esercitazioni.
Funzionerà questo nuovo approccio alla didattica? Per la Sabatino “I primi segnali sono molto incoraggianti”.
I risultati sono monitorati dall’Università Cattolica che al termine del triennio pubblicherà i risultati per successive valutazioni o modifiche del progetto.
Difficile dire chi ha ragione. E forse solo tra qualche anno quando i risultati di queste sperimentazioni saranno resi pubblici si saprà qualcosa in più.
Sicuramente da non trascurare sono i dati dell’Ocse, che parla di ragazzini finlandesi e coreani che sono al top per competenze e conoscenze ma studiano un terzo dei loro coetanei italiani che vanno invece molto peggio a scuola. Secondo gli esperti dell’organizzazione internazionale i compiti sarebbero un esercizio ridondante soprattutto alle elementari. E altro fattore da tenere in considerazione, i compiti sarebbero portatori di ineguaglianze perché chi ha genitori che hanno studiato ha sicuramente più possibilità di essere aiutato.
Però anche i genitori devono contribuire a trovare insieme al corpo docente la migliore soluzione possibile e non chiamarsi fuori in maniera autonoma giustificando i figli al ritorno dalle vacanze o perché il bambino non aveva semplicemente voglia di applicarsi nel weekend.

da Tecnica della Scuola

Leggi: PETIZIONE









venerdì 4 marzo 2016

Italia : STUDIARE TANTO E IMPARARE POCO - La ricerca dell'OCSE

Studiare tanto e imparare poco

il gap digitale della Scuola italiana



Una recente ricerca OCSE afferma che gli studenti italiani studiano tanto (a casa) ma imparano poco al contrario dei loro colleghi del Nord Europa.


di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano

Una recente indagine dell’OCSE rileva come gli studenti italiani siano, nel mondo, tra i più “afflitti” dai compiti a casa. I nostri studenti delle medie superiori trascorrono, infatti, quasi nove ore la settimana a fare i “compiti” contro una media Ocse di 4,9 ore. E' il dato più elevato tra i paesi dell'area........