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giovedì 26 ottobre 2023

L'ARTE DELLA FRAGILITA'


Come Leopardi 

può salvarti la vita

"Esiste un metodo per la felicità duratura? 

Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della gioia quotidiana?" 

Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure, la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. 

In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. 

Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. 

Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. 

Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese... 

Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza.

 

D’Avenia, L’ARTE DI ESSERE FRAGILI, ed. Mondadori

mercoledì 9 agosto 2023

SCUOLA, IN CAMMINO O ASFITTICA

SCUOLA/ Scelga se continuare a morire o seguire Leopardi e il Papa

-         di Corrado Bagnoli

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Alla Gmg che si è appena conclusa a Lisbona, il Papa ha citato il poeta portoghese Pessoa secondo cui “essere insoddisfatti è essere uomini”. Ai giovani che lo stavano a sentire ha poi detto “non dobbiamo aver paura di sentirci inquieti, di pensare che quanto facciamo non basti. L’incompletezza caratterizza la nostra condizione di cercatori e di pellegrini. Siamo in cammino. Non siamo malati, siamo vivi! Preoccupiamoci quando, al posto delle domande che lacerano, preferiamo le risposte facili che anestetizzano”.

 Forse aveva in mente anche un altro poeta, quel Leopardi che certamente potrebbe rispondere in pieno all’identikit del giovane contemporaneo fatto dal Papa. Viaggiatori, pellegrini, cercatori. E per questo costruttori del presente e del futuro.

 E gioiosamente pensando ad alcuni dei suoi ex alunni che stanchi e trasfigurati sarebbero scesi dal pullman che li riportava a casa dal Portogallo, il mio amico Giuseppe – che ormai sta in ferie sempre e non ha bisogno dell’estate per staccare dalla scuola – seduto al tavolo di uno dei pochi bar rimasti aperti in questo agosto cattivo, focoso, ventoso e piovoso, insieme a me e ad Alice – che le ferie invece le vede già finire e pensa al collegio del primo settembre – ha quasi cinicamente commentato: “Certo. Scuola permettendo”.

 Non stacca mai, neanche adesso che è in pensione. Non demorde e continua ad avere qualche perplessità. Con Alice che gli dà corda, anche se adesso la scuola è lei.

 Sì, risponde alla mia obiezione, sono io se mi lasciano essere la scuola. Ma non è mai così, è sempre meno così. A me viene in mente ancora Leopardi: non che si possa parlare di una sua teoria organica sulla scuola e sull’educazione – del resto non lo si potrebbe dire di niente che riguardi Leopardi – ma nello Zibaldone attacca una serie di riflessioni che sembrano calzare a pennello per l’occasione. Nei pensieri 264 e 266 dell’ottobre del 1820, il giovane inquieto e insoddisfatto Leopardi bolla la scuola dell’età classica come quella dell’indottrinamento: i maestri insegnavano le loro ricette e i discepoli le riproponevano tali e quali. Quelli più intelligenti andavano di maestro in maestro e poi si tenevano un po’ di posto per una loro invenzione, creando una scuola nuova, una cucina diversa. Nel suo tempo invece tutte le “scuole seguono gli stessi principii e non si diversificano, se non per la diversa disciplina che professano” : Leopardi, sempre acuto e profetico, osserva che essa è ormai giunta a una sorta di omologazione, a metodi didattici uniformati e addirittura a una formazione standardizzata per i nuovi maestri.

 Non sono forse le stesse cose che dice Alice della scuola di adesso? Preoccupata ancora di vedere un’estate in cui ministri e presidi si preoccupano di indicare linee programmatiche, giri di vite su condotta e comportamento, concorsi e chiacchiere su come riempire le cattedre e sistemare le cose. Ma le cose della scuola, dice Alice, non sono quelle di un’azienda, di un processo di produzione, in cui si possono immaginare formule per sistemare le cose. È agosto e siamo al bar e sappiamo bene che nessuno può dare risposte, ma magari si potrebbe cominciare a pensare in un modo diverso, tanto per capire da dove cominciare.

 Giuseppe allora mi chiede che cosa direbbe il giovane Leopardi – fa così perché un po’ lo ha infastidito il rumore intorno alla Gmg e ai giovani di cui mai a nessuno frega qualcosa fino al prossimo evento o al prossimo disastro – immaginando che se ne stia lì intorno al tavolo con noi, che cosa suggerirebbe?

 Ma lo sa bene anche lui che il poeta è pieno di contraddizioni, domande e inquietudini. E ha pochi consigli da dare. Comunque Leopardi riconosce in altri passaggi l’importanza di un esercizio frequente, della ripetizione, del persistente contatto con i testi che contribuiscono a creare il talento. Sembra che questo coincida con la didattica tout court: “L’insegnare non è quasi altro che assuefare” e “L’imparare non è altro che assuefarsi”. Leopardi sembrerebbe avere piena fiducia in una metodologia capace di plasmare la persona: l’assuefarsi ad assuefarsi leopardiano assomiglia un po’ a quell’imparare a imparare che viene raccomandato dai pedagogisti di oggi?

 Senonché, comunque, il suo giudizio generale sull’educazione è negativo, perché essa è basata su divieti e imposizioni, ed è addirittura contraria a quanto chiede la natura: il percorso educativo – e naturalmente parla del suo, della sua esperienza e per fortuna non è quella di tutti oggi alla scuola – è una specie di supplizio volto a negare le istanze belle e il desiderio di felicità che albergano nei giovani. Se da un lato il poeta sembra proclamare la necessità della scuola intesa come esercizio e ripetizione, dall’altro lato rivendica un’educazione come esperienza viva e libera che nessuna scuola sembra in grado di garantire.

 Attuale, profetico e problematico come sempre: ancora oggi, soprattutto oggi, la scuola deve scegliere se essere un percorso educativo improntato alla libertà o configurarsi come un semplice processo formativo il cui esito pare già scritto, quando va bene. La scuola deve decidere se è Alice e i suoi alunni, protagonisti come li vuole il Papa. O continuare a morire pensandosi altro.

 Il Sussidiario

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venerdì 29 marzo 2019

SEMPRE CARO MI FU QUEST'ERMO COLLE .......

 CONCORSO NAZIONALE
“Il mio Infinito”
Promosso in occasione del bicentenario della composizione
“L’Infinito” di Giacomo Leopardi
Premessa
 Nel 2019 ricorre il bicentenario della stesura de L’Infinito, la poesia simbolo di Giacomo Leopardi. Composta a Recanati nel 1819 dal poeta appena ventunenne, a due secoli dalla sua composizione, resta una delle metriche più attuali della letteratura italiana, che descrive in maniera vivida e potente la condizione umana, sospesa tra emozione e senso di inadeguatezza dinnanzi alla vastità dell’universo.
Oggi è una delle opere italiane più amate e studiate al mondo e, forse, anche una delle più vicine alla sensibilità delle giovani generazioni, grazie ad una energia senza tempo e alla forza delle sue immagini, lanciate verso spazi celesti, lo sterminato pulviscolo di astri e mondi in esso presenti, capaci di trasmettere una commovente sensazione di annichilimento e stupore.
Dunque, quella dei duecento anni de “L’Infinito” è una ricorrenza importante non soltanto per il valore letterario dei suoi versi immortali, ma soprattutto perché ci proietta in una dimensione straordinariamente “umana”, filosofica, che trasmette il rispetto per i limiti dell’essere umano e che rappresenta ancora tra i giovani studenti un punto di riferimento e una fonte di ispirazione unica per la loro crescita formativa.
Per celebrare questo tesoro della cultura italiana facendo comprendere alla comunità studentesca l’importanza delle tematiche contenute nei versi de “L’Infinito”, si ritiene opportuno avviare, in collaborazione con Casa Leopardi, il Concorso nazionale “Il mio Infinito”.

Art. 1  Finalità
 La finalità del concorso è di stimolare la riflessione critica, la creatività e l’espressività dei giovani studenti, attraverso un percorso nel quale saranno impegnati a cimentarsi con la “propria” visione di Infinito.
I contemporanei linguaggi multimediali e dell’illustrazione saranno gli strumenti creativi utilizzati dai partecipanti per condividere il racconto delle proprie suggestioni, delle proprie ispirazioni e della propria crescita formativa, ispirate dai versi del poeta di Recanati.
  
Art. 2  Destinatari
 Possono partecipare al Concorso tutti gli Istituti scolastici Primari e Secondari di I e II grado, statali e paritari, con studenti e/o studentesse in forma individuale o in gruppo, coordinati da un docente tutor.

Art. 3 -  Tipologia degli elaborati
 Gli studenti potranno partecipare producendo una delle seguenti tipologie di elaborato:
-        Video: elaborazione di un video della lunghezza massima di 2 minuti in formato .mp4;
-        Fotografia: elaborazione di una gallery composta da un numero minimo di tre fotografie fino a un numero massimo di dieci fotografie in formato .jpg o .jpeg;
-        Illustrazione: elaborato composto da una o più immagini in formato .jpg o .jpeg, strutturabile anche a fumetto.
-        Brano Musicale inedito di massimo 2 minuti.
-        Opera Artistica: elaborato composto da una o più immagini in formato .jpg di una scultura, dipinto o altra opera artistica.


Art.4 - Requisiti di ammissione
Saranno presi in esame e ammessi alla selezione gli elaborati che risulteranno idonei ai seguenti requisiti:
-        elaborati che non si avvalgono dell’utilizzo di immagini coperte da copyright altrui;
-        elaborati che non si avvalgono dell’utilizzo di immagini offensive, volgari, discriminatorie, che incitino o esaltino la violenza o qualsiasi altra immagine giudicata lesiva del comune sentimento della morale e del buon costume;
-        elaborati che non violino i diritti di proprietà intellettuale di terzi;
-        elaborati inviati entro il termine ultimo;
-        elaborati conformi al presente Regolamento in ogni sua parte.


Art. 5 - Iscrizione e termine di presentazione degli elaborati
 Gli Istituti scolastici che intendano partecipare potranno inoltrare la loro candidatura all’Ufficio Scolastico Regionale di appartenenza entro e non oltre il 25 marzo 2019, inviando la scheda tecnica allegata alla presente con la descrizione delle progettualità, accompagnata da video, foto o documenti su supporto digitale.  Ciascun Ufficio Scolastico Regionale è invitato a selezionare 5 lavori realizzati dalle scuole ed inviarli entro e non oltre il 24 aprile 2019 a:
 Art. 6 - Commissione esaminatrice
 La commissione esaminatrice sarà composta da rappresentanti dei soggetti promotori del concorso e potrà avvalersi del contributo di esperti di comprovata qualificazione. La commissione provvederà alla valutazione dei lavori pervenuti e all’individuazione dei relativi vincitori. Il giudizio della commissione è insindacabile.


Art. 7  - Valutazione e premiazione
 Le proposte saranno valutate sulla base della loro rispondenza agli obiettivi specificati nel presente regolamento, in considerazione delle seguenti caratteristiche:

  • coerenza con le finalità dell'iniziativa di cui all'art.1;
  • realizzazione tecnica degli elaborati;
  • capacità di trasmettere con originalità la propria visione della tematica del concorso;
  • creatività e forza espressiva dei contenuti del materiale presentato.

Per ogni grado di scuola – primaria e secondaria di I e II grado - sarà selezionato l’elaborato vincitore.
Una delegazione dei vincitori sarà invitata a partecipare alla cerimonia celebrativa, che si terrà il giorno 28 maggio (il numero “8” rappresenta il simbolo matematica dell’infinito in posizione rovesciata, mentre il numero “2” sta a significare la ricorrenza del bicentenario) a Recanati, presso Casa Leopardi, nel corso della giornata si svolgerà la lettura collettiva dei versi dell’Infinito, e si assisterà al maggior numero di persone intente contemporaneamente a recitare ad alta voce una poesia.
  
Art. 8 - Accettazione del regolamento
Il materiale in concorso non verrà restituito. Tutte le opere inviate resteranno a disposizione dei promotori dell’iniziativa. Il Ministero dell’Istruzione, previa comunicazione alle parti, si riserva la possibilità di un loro utilizzo a fini espositivi e/o per l’ideazione di campagne di comunicazione istituzionale del Dicastero. La partecipazione al Concorso è considerata quale accettazione integrale del presente Regolamento.