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lunedì 6 luglio 2020

RIAPERTURA SCUOLE: RISANARE LE FERITE DEL COVID-19 - INVESTIRE SULL'INFANZIA


Monito del neuropsichiatra infantile, Ernesto Caffo: ascoltare bambini e ragazzi che tornano sui banchi di scuola, resi più fragili dall’isolamento vissuto nella pandemia. Fare rete per aiutarli. Gli Stati investono nell’educazione per tutelare l’infanzia

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Quarto seminario on line del ciclo per “Una Chiesa più sicura”, dedicato alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Ad animare l’incontro è stato Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile, fondatore e presidente di Telefono Azzurro, l’associazione che ha sostenuto i webinar promossi dall’Unione internazionale delle Superiore generali (Uisg), insieme con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, il Centro per la tutela dei minori della Pontificia Università Gregoriana.
I danni della pandemia sui minori
Un’iniziativa voluta per allargare la conoscenza, nelle comunità ecclesiali e nelle società tutte, di problematiche ancora erroneamente ritenute marginali per una responsabile presa in carico dell’infanzia e di ogni altra persona resa debole dalle circostanze della vita. A chiudere il percorso la relazione di Caffo, collegato all’attualità del Covid-19, intitolata “Tutelare i bambini in seguito all’isolamento. In che modo la pandemia ha alterato le nostre relazioni?”.
La vita di ogni bambino è unica
Tante le suggestioni offerte dall’esperto di fama internazionale, che si è confrontato  con le molte domande poste dai partecipanti in vari Paesi del mondo al webinar, a partire dalla premessa che “La vita di ogni bambino è unica, importante e preziosa” e che  “ogni bambino ha diritto alla dignità e alla sicurezza”, come ribadito da Papa Francesco (Dichiarazione di Roma, 6 ottobre 2017). Da qui il monito di Caffo a ricordare - come sancito nella Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e in altre Carte internazionali - che il minore è sempre soggetto di diritto e mai oggetto di diritto o sfruttamento da parte di altri. Diritto primario alla cura e alla tutela, che purtroppo sono grandemente venuti meno durante la pandemia, che ha quasi ‘occultato’ bambini e adolescenti, chiusi in casa, allontanati dalle scuole e da ogni altro spazio, ambiente educativo, ricreativo e sportivo, privati della compagnia dei pari, dei parenti e soprattutto dei nonni, figure di grande rilievo nella formazione dei più piccoli, che spesso non hanno capito a fondo il motivo di questo isolamento.
Scuole chiuse e abbandono
Tutto ciò ha comportato, secondo dati dell’Unesco, danni al 90 per cento dei minori, imputabili soprattutto alla chiusura delle scuole, dove il ricorso all’insegnamento a distanza ha mostrato tutti i suoi limiti a sostituire l’educazione in presenza, oltre che rivelarsi del tutto fallimentare in situazioni familiari già socialmente svantaggiate. La chiusura forzata di bambini e ragazzi in ambienti di precarietà e promiscuità, materiale e morale, ha accresciuto i rischi di stress, disagi e violenze dirette o assistite e l’impossibilità di intervenire attraverso servizi sociali, che erano sospesi; particolarmente grave l’abbandono subito dai minori con disabilità fisica e mentale.
Disagi e stress nell’infanzia
In tutto il mondo sono aumentati – ha riferito Caffo – i disturbi del sonno, dell’alimentazione, dell’ansia e della depressione, dell’aggressività, della paura della morte non elaborata. Da qui l’urgenza di capire che il ritorno alla normalità, con la riapertura delle scuole e degli altri centri dedicati all’infanzia, non potrà non tenere conto di quando accaduto nei mesi del lockdown nel corpo e nella mente dei bambini e dei ragazzi, specie dei più piccoli da 0 a 6 anni, che non hanno avuto neanche il supporto delle attività a distanza e potrebbero avere introiettato esperienze negative senza possibilità di esprimerle in alcun modo se non a distanza magari di anni.
Il dovere primario dell’ascolto
Da qui l’appello accorato di Caffo rivolto agli adulti, ai genitori, ai familiari, agli educatori e a tutti gli operatori e alle agenzie, comprese le istituzioni cattoliche come parrocchie e oratori, che vengono in contatto con bambini e ragazzi, di porsi in loro ascolto, attentamente, cercando di cogliere i segnali di rischio e di stimolare in loro la resilienza, ovvero la capacità di volgere le negatività in positività, facendo perno sulle loro energie e su quelle delle comunità in cui vivono. Un ascolto responsabile e competente, ha insistito Caffo, che abbisogna di formazione specifica, su cui investire da parte degli Stati, specie sul personale scolastico e sui servizi sociali di risposta ai bisogni emergenti dell’infanzia, soprattutto dopo la denuncia da parte dei minori stessi e degli adulti di casi di sofferenze o di abusi e violenze.
Minori dimenticati e predati on line
La pandemia ha inoltre aumentato, come risulta da studi internazionali sulla rete, gli episodi predatori di pedofilia ai danni di minori, sovraesposti anche ai rischi di cyber bullismo e di altre forme di abusi, alla permanenza prolungata sulle piattaforme di giochi on line e ad intrattenere rapporti inconsapevoli con adulti.  
Fare rete, creare sinergie, investire
La strada da intraprendere dopo la pandemia è dunque quella – ha sottolineato Caffo – di una maggiore consapevolezza dei diritti dei minori da parte degli adulti, che riguardo il mondo digitale, entrato ancor più nel nostro quotidiano ordinario, debbono imparare loro stessi a conoscere bene la rete, a saperla gestire e a capire come tutelare bambini e ragazzi, che vi accedono liberamente fin dai primi anni di età. Sono obblighi di cura dell’infanzia non più rinviabili, che interpellano le famiglie, le aziende e gli Stati. Non è più pensabile che sia la scuola da sola a pensarci, come ci si è illusi in passato. Occorre fare rete, creare sinergie e affinare competenze nella stessa Chiesa e nella società.





domenica 12 aprile 2020

DARE AI RAGAZZI LA CERTEZZA CHE CI SARA' ANCORA UN FUTURO

 Caffo: «Tocca a noi trovare strade nuove.
 Ora i bambini sono confusi e non ottengono dai genitori le risposte che servono»

di NICOLETTA MARTINELLI

I bambini sono stati sfiorati dall’epidemia di Covid–19 che tra i più piccoli ha mietuto poche vittime. Eppure, rischiano di essere loro a pagarne lo scotto maggiore. Adesso, isolati in casa, non sempre in rosei contesti familiari, e in seguito, alle prese con una trasformazione epocale che prescinde tutti noi.
Ma mentre agli adulti si dà voce, se ne considerano le necessità, i problemi, le difficoltà, ai bambini no: «Della loro sofferenza, di quella degli adolescenti si parla pochissimo, anche se è sotto gli occhi di tutti. Di fatto sono compressi tra quattro mura, in uno spazio fisico ed emotivo angusto. Basti pensare a quanta socialità hanno dovuto rinunciare. Niente scuola e nessuna attività extrascolastica significano anche niente dialogo con i coetanei. Che è indispensabile tanto quanto lo studio o lo sport».
È Ernesto Caffo a prendere le parti dei bambini, come fa da una vita: fondatore e presidente di “Telefono Azzurro”, è professore di psichiatria infantile e adolescenziale all’Università di Modena e Reggio Emilia; nel 2018 papa Francesco lo ha nominato membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori.
Quindi, professore, nel programmare la “Fase 2”, la prossima tappa verso la normalità, il governo non considera abbastanza le esigenze dei più piccoli?
La scuola non ricomincerà, questo è evidente, ma cosa succederà a giugno? I bambini e i ragazzi hanno bisogno più di altri di sapere cosa li aspetta in futuro. Che non significa sapere se si sarà promossi e che va al di là dell’emergenza sanitaria. È necessario un progetto complessivo perché questa estate sia il momento per i ragazzi di ritrovare la dimensione sociale di cui patiscono la mancanza.
Ma anche quest’estate sarà difficile incontrarsi come prima.
Tocca a tutti noi, gli adulti, trovare strade nuove, proporre ai ragazzi modelli di aggregazione inediti, cambiare il modo stesso di educare.
Niente sarà più come prima, almeno per un po’, né la scuola né lo sport né lo svago. Bisognerà individuare aree di confronto e di incontro, progettare insieme il futuro. In questo momento, i piccoli sono fortemente confusi e non ottengono dai genitori le risposte che servono.
Risposte non facili da trovare...
Questo è il momento della paura, dell’isolamento, della fatica quotidiana. In certe città si sentono solo i rumori dell’emergenza, le sirene delle ambulanze. I bambini ascoltano i discorsi dei genitori, in gran parte preoccupati per il lavoro che non c’è e che forse non ci sarà. E la televisione non aiuta, sempre concentrata sull’epidemia, sul brutto che ci è toccato in sorte. Anche la Rete non sempre viene usata nel modo corretto dagli adolescenti lasciati soli. Usare meglio il mondo digitale è un’altra cosa che dovremo imparare.
Lei disegna un panorama desolante.
Le famiglie che funzionano continuano a funzionare. Ma in quelle disfunzionali i problemi sono destinati a incancrenirsi. Lo dimostrano i fatti, con un aumento delle violenze domestiche, dei maltrattamenti sulle donne e sui bambini. La povertà educativa esiste e prende anche la forma degli abusi, della sofferenza, del disagio. Lo testimonia un forte aumento delle chiamate a “Telefono Azzurro”. I ragazzi vogliono capire. E vogliono che si dica loro che possono ancora sperare, sognare. Che il mondo sta cambiando e che faremo di tutto perché non sia in peggio, che il futuro ci aspetta e che lo costruiremo insieme.