LA “CARTA” DI FONDAZIONE
GARIWO PER RICOSTRUIRE LA FIDUCIA PARTENDO DAGLI ATTI CONCRETI DI OGNI
CITTADINOCHE VOGLIA ESSERE MESSAGGERO DI NON VIOLENZA
Le celebrazioni iniziano idealmente il 6 marzo alla
Camera dei Deputati e hanno come fulcro la cerimonia al Giardino dei Giusti di
Milano dell’11 marzo, in cui verranno onorati Piero Calamandrei, Martin Luther
King, Vivian Silver, Reem Al-Hajajreh e Aleksandra Skochilenko.
Essere un argine all’odio in ogni luogo
Una volta odiare era considerato un sentimento da cui
prendere le distanze. Oggi, al contrario, il disprezzo dell’altro è diventato
una consuetudine.
Non si discute o si dissente, ma si disprezza e si
attacca pubblicamente chi ha un'idea diversa.
Ogni cittadino ha la possibilità di contrastare questo
odio se nella propria vita pubblica e privata è capace di manifestare
sentimenti di rispetto. Aprirsi agli altri e sentirsi parte di un destino
comune è la condizione per sottrarsi all’odio e all’invidia e provare il
piacere di vivere la prossimità dell’altro. Come scrisse Etty Hillesum, l’odio
è una malattia che deturpa la nostra anima e «ogni atomo di odio che
aggiungiamo al mondo lo rende ancora più inospitale».
Avere un controllo sulle proprie parole
Oggi le parole non si perdono e si esauriscono tra le
mura di casa e nelle discussioni nei bar, ma con i social si amplificano e
durano nella memoria del tempo. Per questo, nella comunicazione virtuale, è
importante autoimporsi un galateo etico che preveda l’umiltà di ricercare
la verità, di citare le fonti, di evitare che una affermazione affrettata possa
ferire una persona. Dobbiamo sempre ricordare il comandamento biblico “non
mentire”, perché ogni informazione falsa fatta circolare, anche se in buona fede,
inquina la vita democratica del nostro Paese. Possiamo, così, rendere nudo quel
nuovo re che ci racconta che i cambiamenti climatici sono una invenzione, che
il paese aggredito è un aggressore, che uno sterminio è solo propaganda
politica, che un attacco ad un parlamento è legittimo, che dobbiamo difenderci
dall’invasione dei migranti.
Essere custodi dell’etica della nonviolenza e
messaggeri di pace Una delle grandi
conquiste della democrazia è stata la creazione di
istituzioni nazionali e sovranazionali che trasformassero
le contrapposizioni in dialogo politico, sociale e culturale. Le Nazioni
Unite sono nate per affermare il diritto internazionale e istituire luoghi di
discussione per trovare soluzioni condivise ai conflitti. Oggi, questi organi
non solo si dimostrano impotenti nelle crisi internazionali, ma sono messi in
discussione da coloro che ritengono debba prevalere la legge del più forte.
Ognuno di noi ha la possibilità di arrestare il nuovo
pericoloso fascino della violenza. Anche con piccole azioni quotidiane. Si può,
per esempio, sostenere quei palestinesi e israeliani che, nel conflitto del
Medio Oriente, cercano il dialogo e la condivisione; i russi e gli ucraini che
cercano di costruire, nonostante la guerra, nuove relazioni; le associazioni di
pace che operano in aree di conflitto costruendo scuole, ospedali, corridoi
umanitari.
Ricreare lo spazio comune della pluralità umana
Dobbiamo dare forza a tutti coloro che, nel
mondo, in nome della nonviolenza e della sacralità della vita umana, si sentono
messaggeri dello spirito della Convenzione di Raphael Lemkin del 1948 sulla
prevenzione dei genocidi. Perché la storia ha insegnato che la stazione finale
dell’odio, il genocidio, non giunge mai all’improvviso, ma arriva passo dopo
passo, proprio quando le parole violente e malate contagiano le persone. Solo
attraverso un lavoro interiore che ci fa riscoprire la dimensione morale, possiamo
uscire dal nostro piccolo ego, ritrovare il gusto del dialogo con gli altri e
la nostra appartenenza all’intera umanità.
*Presidente di Fondazione Gariwo
www.avvenire.it
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