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venerdì 15 maggio 2026

VERSO LA CATASTROFE

  "Se la civiltà corre verso la catastrofe"

 In un’epoca di sgomento e paura la tecnologia sconvolge le nostre forme di vita e il Diritto è in crisi profonda. Si profila una lotta finale che ci avvicina all’apocalisse. 

 

-di Massimo Cacciari 

Quando si attraversano epoche di rottura avviene sempre che figure e conflitti tendano ad assumere un significato simbolico. Vi sono momenti di crisi per così dire normali, in cui l'Ordine, la Legge si riassestano o riformano per potersi adattare a mutamenti "locali" di situazione e così resistere e durare. Ma altri nei quali la trasformazione è così sistematica, investe così organicamente tutti gli aspetti della vita, da rendere patetico ogni "riformismo" e da costringere a pensare a nuovi Ordini globali. Credo che la nostra epoca abbia questi caratteri catastrofici. Catastrofe significa letteralmente cambiamento radicale di stato. Non è l'apocalisse, poiché nell'idea di apocalisse vi è il Giudizio divino che mette fine alla storia – e però ci somiglia, ne avverte in qualche modo la tremenda imminenza. E noi, credo, per citare un verso del Faust di Goethe, ci sentiamo, tra lo sgomento e la paura, maturi a un tale Giorno. 

Nulla più continua sulle tracce del tempo passato. La Tecnica che irrefrenabilmente sconvolge le nostre forme di vita non è semplicemente una nuova espressione dell'Homo technicus. Essa pone l'uomo stesso, la sua evoluzione biologica, a oggetto del proprio potere di manipolazione e trasformazione. Così un'altra Intelligenza rispetto a quella umana sarà chiamata a programmare istituzioni, comportamenti, la nostra stessa immaginazione. Un'analoga metamorfosi sta terremotando la geopolitica; gli equilibri tra i grandi spazi che avevano caratterizzato il secondo Dopoguerra non reggono evidentemente più. All'affermazione della realtà imperiale cinese occorre aggiungere la crescita dello spazio economico, tecnologico, politico del continente indiano. E la possibilità di giungere a una pace americano-occidentale-israeliana in Medio-oriente dimostra ogni giorno di più, con le guerre e i massacri che costa, la propria radicale infondatezza. O si giunge a un accordo, a una rete di trattati multipolari, che nulla hanno più a che fare con la Yalta di un tempo, oppure, se la follia ci guida a perseguire l'obbiettivo di uno Stato mondiale, l'attuale catastrofe produrrà l'Apocalisse. 

E, infine, altro segno dell'epoca di rottura che viviamo: la crisi del Diritto in tutte le sue forme. Nei conflitti e nelle guerre in atto non se ne fa più neppure cenno. Diritto è ormai nient'altro che il "nome" dell'atto in cui realizzo la mia volontà di potere. La legalità, come ha detto un alto esponente della leadership americana, è una cosa che va trattata "tiepidamente". Non solo non deve cercare di impedire, ma neanche essere d'intralcio all'attuazione del mio progetto. Una Giustizia patriottica è quella che serve, e che cosa significa patria lo decide, di nuovo, chi detiene il potere. 

Ma non era lo Stato di diritto il valore supremo che noi occidentali offrivano al resto del mondo? quello che pretendevamo anche di esportare? 

Discontinuità radicale su tutti i fronti. Nulla resterà come prima. Ripetiamolo, c'è odore di apocalisse. Inevitabile che nello stesso discorso politico emergano tratti e immagini di pregnanza simbolica. 

 Chi avrebbe mai immaginato un presidente degli Stati Uniti che attacca la Chiesa di Roma? 

Sbaglieremmo profondamente a derubricarlo come un caso pato-psicologico, limitato alla "maschera" di Trump. Le forme attuali del potere che regolano il sistema economico-finanziario globale, nel suo necessario rapporto con quello politico-militare, non possono non entrare in conflitto con il significato e il ruolo che la Chiesa contemporanea è chiamata, per propria natura, ad assumere. Anzitutto, esso è un ruolo di contenimento o di freno. Per questo aspetto, non si viene a contraddire in quanto tale la pressione irrefrenabile cui ci sottopone il ritmo dell'innovazione, ma certo si denuncia il fatto che l'imperativo dell'indefinito sviluppo non considera i propri effetti, le disuguaglianze che produce, non si traduce in benessere generale. 

Il sistema della Tecnica, che si esprime nella crescente simbiosi di economia e politica caratterizzante i grandi spazi imperiali, non tollera queste funzioni di contenimento. Per essi queste rappresentano limitazioni di quella libertà dell'individuo dalla cui fonte, dalla cui inesauribile tensione soltanto vengono ricerche, scoperte, innovazioni. Ogni sforzo va sostenuto per promuoverne l'energia creativa. O la politica assume questo come il proprio fine, o che l'ira Dei possa distruggerla. L'Anticristo è uno Stato mondiale che pretenda di programmare crescita e distribuzione della ricchezza, e ogni Stato che voglia ancora svolgere funzioni di comando sull'Intelligenza che dello sviluppo è l'anima, governarne lo spirito attraverso la sua "lettera", dell'Anticristo è l'immagine. 

Posta così la questione, lo scontro è radicale, poiché attiene al significato ultimo dell'escatologia cristiana. Colui che in prima persona è chiamato a rappresentarla e difenderla non può non denunciare il rovesciamento totale che della figura dell'Anticristo viene fatto da chi ora se ne proclama l'autentico nemico. Anticristo è chi sovverte in toto il senso cristiano della libertà, assumendo il volto del suo difensore e svuotandola dall'interno. 

Si profila davvero una lotta sulle "cose ultime", come avvenne con un altro Papa allo scoppio della prima Guerra mondiale che decise del suicidio d'Europa. La libertà cristiana escatologicamente intesa è quella che obbedisce al "comandamento nuovo", all'unico comandamento, quello di amore. 

È quella del samaritano che con gesto assolutamente gratuito cura il nemico mezzo morto sulla sua strada. È quella di chi sa perdonare. 

Vi era un potere che ipocritamente sembrava a volte rendere omaggio a questo "comandamento", e lo tradiva in tutti i modi di continuo. Ora infingimenti e ipocrisie non hanno più corso. È bene che così sia. Lo spirito di ognuno di noi può decidere in chiarezza. Due forme di libertà si confrontano e richiedono questa decisione. La libertà che, come limite, non ha che il proprio potere. E quella libertà che trascende il proprio stesso potere e riconosce il valore indistruttibile dell'altro e ne ha cura, e con lui vuole pace.

Alzogliocchiversoilcielo

La Stampa 

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giovedì 25 settembre 2025

UNA CATOSTROFE NUCLEARE


 Inaccettabile corsa al riarmo, si rischia catastrofe nucleare


Due gli interventi di monsignor Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, alle Nazioni Unite. 

Sugli esperimenti nucleari ha ribadito l’urgenza di ratificare il trattato sulla messa al bando dei test. 

Riguardo le armi nucleari, l’arcivescovo ha espresso preoccupazione per l'impiego dell'Intelligenza Artificiale nel riarmo

 -         Benedetta Capelli – Città del Vaticano

-    “Un passo urgente per evitare una catastrofe nucleare”: così monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, intervenendo ieri, 26 settembre, alla quattordicesima Conferenza per facilitare l'entrata in vigore del Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari degli esperimenti nucleari, sottoscritto dalla Santa Sede 29 anni fa, il 24 settembre 1996.

L’arcivescovo ha sottolineato che la mancata entrata in vigore del trattato “rimane una realtà deplorevole” che “compromette gli sforzi globali contro i test nucleari”. Pertanto emergono “interrogativi in merito alla responsabilità etica”, da qui la sollecitazione agli Stati a ratificare visto il contesto internazionale “in cui la dignità umana e il diritto internazionale sono troppo spesso minati”.

Una pericolosa illusione

“La pace non può essere garantita attraverso la paura reciproca o la logica della deterrenza”: ha affermato monsignor Gallagher ribadendo che i test nucleari hanno avuto pesanti conseguenze catastrofiche dal punto di vista umanitario e ambientale. “Purtroppo, la continua espansione e modernizzazione degli arsenali nucleari, accompagnata da una retorica sempre più bellicosa e da minacce relative al loro impiego, - ha aggiunto - perpetua la pericolosa illusione che la sicurezza possa essere raggiunta attraverso la minaccia di annientamento”.

Il dialogo invece della distruzione

Il segretario per i Rapporti con gli Stati ha riportato poi le parole di Papa Leone XIV in occasione dell’ottantesimo anniversario dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, due sciagure – aveva detto il Pontefice – che dovrebbe essere un monito contro la devastazione provocata dalle guerre e dalle armi nucleari. Papa Leone aveva esortato a “lasciare il posto agli strumenti della giustizia, alla pratica del dialogo e alla fiducia nella fraternità”. Parole che lo stesso arcivescovo ha ripreso per ricordare che il Trattato esprime “la volontà dell'umanità di scegliere il dialogo invece della distruzione, la ragione invece della rivalità e la solidarietà invece del sospetto”. Pertanto, la Santa Sede si è detta pronta a collaborare “per promuovere una visione radicata nel bene comune dell'intera famiglia umana”, lavorando insieme per “rafforzare gli sforzi verso la stabilità e una pace vera e duratura”.

Le armi nucleari, minaccia globale

Commemorando l'80.mo anniversario del primo test nucleare nel New Mexico e dei tragici bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki che ne seguirono, monsignor Gallagher ha ricordato sempre ieri nel corso della riunione di alto livello per commemorare la Giornata internazionale per l'eliminazione totale delle armi nucleari, le sofferenze profonde causate da questi eventi tragici ma anche “la minaccia che le armi nucleari continuano a rappresentare per la pace globale, per le generazioni future e per il creato”. Profonda la preoccupazione della Santa Sede per la tendenza al massiccio riarmo invece che “verso iniziative che promuovono lo sviluppo umano integrale e la pace duratura”, una situazione “inaccettabile” che richiede una rinnovata responsabilità internazionale.

L’uso dell’intelligenza artificiale nel riarmo

Un contesto alimentato da tendenze che rischiano di “normalizzare ciò che dovrebbe rimanere inequivocabilmente inaccettabile”, favorendo incentivi per la produzione e il possesso di armi nucleari, “dinamiche mettono in pericolo la delicata e ancora incompiuta architettura del disarmo che è stata accuratamente costruita nel corso di decenni”. “Ulteriore motivo di preoccupazione – ha aggiunto l’arcivescovo - è l'emergere di una nuova corsa agli armamenti caratterizzata dall'integrazione dell'intelligenza artificiale nei sistemi militari, compresi i sistemi spaziali e i sistemi di difesa missilistica”.

Un mondo libero dalle armi nucleari

L’appello della Santa Sede alla comunità internazionale è di rinnovare l’impegno al disarmo, al rispetto degli impegni internazionali e del mandato dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA). Necessaria dunque la ratifica del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), l’adesione al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) “come passo concreto verso la realizzazione di un mondo libero dalle armi nucleari e la prevenzione delle catastrofiche conseguenze umanitarie che ne deriverebbero dal loro utilizzo”. Infine, il segretario per i Rapporti con gli Stati ha invitato a “rinnovare gli sforzi verso misure di disarmo più ampie, tra cui il rilancio dei processi bilaterali di controllo degli armamenti, l'entrata in vigore del Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari (CTBT) e l'avvio di negoziati sui trattati relativi al materiale fissile e alle garanzie di sicurezza negative”.

 Vatican News

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venerdì 10 novembre 2023

IL MONDO RISCHIA LA CATASTROFE


COMECE: il mondo rischia la catastrofe,

 l'Europa porti stabilità e pace

 I vescovi degli Stati membri dell'Unione Europea esprimono la loro preoccupazione per l'instabiltà mondiale e le ripercussioni nelle società europee. La preghiera per vittime in Ucraina e in Israele e Palestina. L'appello ai leader a riscoprire i valori europei a favorire la diplomazia e il dialogo. Dura condanna alle manifestazioni di antisemitismo e al terrorismo

-         di Michele Raviart - Città del Vaticano

 “Il mondo sembra regredire in una dinamica pericolosa, che ricorda alcuni dei momenti più bui dell'umanità che credevamo fossero destinati a rimanere nei libri di storia”. Ad affermarlo i vescovi dell’Unione europea, riuniti nella Comece, che si rivolgono ai rappresentati politici dell’UE e in una dichiarazione chiedono loro “di giocare un ruolo attivo nel dare forma e offrire al continente e al mondo una rinnovata visione di stabilità, giustizia e pace”.

 La preghiera per le vittime in Ucraina e Terra Santa

La preoccupazione dei vescovi è in particolare “per la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, che ancora continua e per il dolore del popolo armeno nella regione del Caucaso”.  “Soffriamo”, scrivono ancora i vescovi, “per tutte le vittime dei barbari attacchi terroristi perpetrati in Israele il 7 ottobre scorso e per la seguente devastante violenza che si sta dispiegando in Palestina”. "Con profondo dolore preghiamo per tutte le vittime di questi e altri conflitti nel mondo, in particolare per i bambini”, ribadiscono, esprimendo vicinanza “alle loro famiglie e a tutti coloro che soffrono per le conseguenze della guerra e della violenza”.

 Il rischio di un'escalation incontrollabile

Ai confini dell’Unione Europea “in fiamme”, i delegati dell’assemblea plenaria della Comece che hanno firmato la dichiarazione, dopo aver dialogato esponenti di alto livello dell’Ue e con rappresentanti delle Chiese locali come il cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini e Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, aggiungono il timore per “un'escalation incontrollabile con conseguenze catastrofiche per l'intera umanità”. Uno scenario che nasce  dalla “polarizzazione della comunità internazionale, alimentata da una rinnovata logica di competizione tra le grandi potenze, insieme all'erosione della fiducia nei contesti di cooperazione multilaterale”.

 Condanna dell'antisemitsmo e del terrorismo

Una situazione che non può che avere ripercussioni nelle società europee “fomentando le paure, indebolendo il dialogo e minacciando la coesione sociale”. “In diversi Paesi europei”, scrivono ancora i vescovi, “stanno guadagnando terreno fenomeni pericolosi come l'antisemitismo, la radicalizzazione e la xenofobia, spesso alimentati da una diffusione sistematica della disinformazione e sfociati nell'estremismo violento e nel terrorismo, che condanniamo fermamente in tutte le loro forme ed espressioni”.

 Riscoprire i valori di pace e unità

L’appello dei leader dell’UE, in comunione con Papa Francesco, è quindi quello “di riscoprire e abbracciare di due grandi sogni dei padri fondatori dell’Europa: la pace e l’unità”. Il sogno è che l’Europa “sfrutti appieno il suo potenziale per risolvere i conflitti e accendere una luce di speranza, agendo come una forza unita, fiduciosa e integrante, che abbia a cuore i principi democratici e lo stato di diritto, dentro e fuori i suoi confini”.

 Una coerente diplomazia di pace

Sfuggendo a ogni logica di guerra, l’obiettivo deve essere quello di “avviare processi di dialogo e sviluppare una coerente diplomazia della pace”, che si sottolinea, è più di una condizione di assenza di guerra. Essere architetti ed artigiani di pace, inoltre, implica “l'attuazione coerente degli accordi globali sul controllo degli armamenti, la non proliferazione e il disarmo”, in vista della promozione della fiducia reciproca come pilastro della stabilità internazionale.

Vatican News