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venerdì 3 luglio 2026

SICUREZZA E PACE

 


Comece, la strategia di sicurezza europea al servizio della pace


Le cinque raccomandazioni dei vescovi europei ai governi e alle istituzioni contenute in un documento, pubblicato oggi 2 luglio, dal Segretariato della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea. Investire su diplomazia, cooperazione, multilateralismo e diritti umani per realizzare una pace duratura. No alla normalizzazione della guerra: "La sicurezza autentica non può essere raggiunta solo con mezzi militari"

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

L’attuale contesto geopolitico non deve portare l’Europa a perdere di vista la sua vocazione originaria di progetto e architettura di pace. L’assunto da cui parte il documento della Comece (Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea) è lapalissiano: stretto nella morsa dei conflitti, il Vecchio Continente ha bisogno di capacità di sicurezza e difesa più forti, ma “una sicurezza autentica e duratura non può e non deve essere raggiunta solo con mezzi militari”, serve piuttosto una visione umanitaria, democratica e orientata al dialogo. Perciò i vescovi, mentre identificano i vettori dell’attuale crisi, la più grave degli ultimi decenni, nella guerra d'aggressione della Russia contro l'Ucraina, citando anche le minacce ibride, i cyberattacchi, il terrorismo, la criminalità organizzata e l'erosione dell'ordine internazionale, richiamano con forza governi e istituzioni alla responsabilità e all’obbligo giuridico di osservare i Trattati.

Non smarrire le proprie radici

Nel contesto di una crescente rivalità geopolitica, “il rafforzamento delle capacità di difesa europee è legittimo e necessario” si legge nel testo, poiché risponde alle aspettative dei cittadini che chiedono la tutela della propria sicurezza e dei valori fondanti del progetto europeo. Tuttavia, il pericolo imminente è che la militarizzazione esasperata porti l'Europa a smarrire la propria identità profonda. Per evitare che ciò accada “l’uso della forza deve rimanere eccezionale, esercitato in strette condizioni legali e etiche e nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario”. Da qui il Segretariato della Comece rilancia cinque raccomandazioni utili a costruire una futura strategia di sicurezza, saldamente imperniata sul rispetto della dignità umana, dei diritti fondamentali e del bene comune che devono sempre essere al centro di qualunque processo decisionale politico.

Attenzione alla "normalizzazione della guerra"

La Chiesa d’Europa esprime forte preoccupazione per una deriva culturale che rischia di far prevalere le logiche belliche su quelle diplomatiche, le risposte militari alle scelte politiche. Rilanciando il monito di Papa Leone XIV, che ha messo in guardia contro “una crescente normalizzazione della guerra e una rinnovata corsa globale agli armamenti”, la Comece insiste dunque sulla revisione dei bilanci comunitari e sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. Mentre infatti le risorse destinate agli armamenti crescono, i fondi per la prevenzione dei conflitti subiscono tagli drastici, perciò serve un'inversione di rotta contabile ed etica. “È essenziale garantire che gli investimenti nella difesa non compromettano gli investimenti in aree cruciali per la pace, tra cui la diplomazia, la prevenzione dei conflitti, la cooperazione allo sviluppo, l'assistenza umanitaria, nonché la giustizia socio-economica ed ecologica”. Per la Chiesa, infatti, la pace non è mera assenza di conflitti, ma un ecosistema che prospera solo se radicato nella giustizia sociale e nella salvaguardia dell'uomo e dell'ambiente in cui vive.  

Proteggere la vita 

Per tradurre questi principi in linee politiche concrete, il Segretariato della Comece ha strutturato cinque raccomandazioni chiave destinate ai decisori di Bruxelles: mantenere la pace come obiettivo strategico, ampliare la valutazione delle minacce oltre i rischi militari, rafforzare la prevenzione dei conflitti e la costruzione creativa della pace, rafforzare controllo democratico e responsabilità etica, inserire la strategia di sicurezza all’interno di una più ampia strategia di pace. Il documento esorta a ricordare che “il rafforzamento della difesa europea non dovrebbe essere considerato fine a se stesso, ma come un mezzo per proteggere le vite umane, salvaguardare i valori fondamentali e preservare la pace”. A tal proposito anche la comunicazione pubblica dei governi deve cambiare evitando di presentare la spesa militare come un volano di crescita industriale o competitività commerciale.

Sicurezza umana oltre le armi

Le minacce moderne, com’è noto, non viaggiano però solo su carri armati, caccia bombardieri e navi da guerra. I vescovi chiedono una concezione globale della sicurezza che integri le dimensioni ambientali e sociali, poiché, scrivono, “la sicurezza umana è minacciata anche dalla povertà, dagli sfollamenti forzati, dal degrado ambientale, dai cambiamenti climatici, dalle pandemie, dalla criminalità organizzata, dalla frammentazione sociale e dall'erosione democratica”.

Prevenzione ed early warning

Prevenire i conflitti violenti rimane il modo più efficace, meno costoso e più umano anziché rispondere alle crisi una volta che sono scoppiate, spiegano i presuli, perciò in linea con una recente relazione del Parlamento europeo, l'UE dovrebbe rafforzare in modo significativo le proprie capacità nei settori della diplomazia preventiva, della mediazione, dell'allarme rapido, della costruzione della pace civile, della ricostruzione post-conflitto e della riconciliazione. Da qui il richiamo alla "creatività" nell'essere costruttori e generatori di pace, che si traduce nell’esplorare partenariati con una gamma più ampia di attori, inclusi movimenti religiosi, gruppi, comunità. Questi ultimi infatti proprio perché radicati nel territorio, riescono a lavorare per la riconciliazione in modo capillare.

Controllo democratico

Le armi, avvertono i vescovi, non sono e non dovrebbero mai essere trattate come semplici merci, da importare e esportare, pertanto è bene che gli investimenti nella capacità di difesa siano accompagnate da una sorveglianza democratica, trasparenza e tutele etiche, con particolare attenzione alle tecnologie emergenti, incluse Intelligenza Artificiale e sistemi autonomi. Richiamando ancora le parole del Papa in merito a tali strumenti, la strategia di sicurezza europea non può dunque prescindere da “un controllo umano significativo su tutte le decisioni che comportano l'uso della forza letale”. Infine la strategia comprende l'integrare la difesa in un quadro più ampio che connetta in modo coerente gli aiuti umanitari, la diplomazia e lo sviluppo economico rafforzando la cooperazione con l’Onu, la Nato e l’Osce: solo così è possibile contribuire alla ricostruzione di un’architettura di pace internazionale basata sulla fiducia, sulla cooperazione e sul rispetto del diritto.  “Sicurezza e pace - si legge in conclusione del documento - non sono obiettivi in competizione tra loro. Al contrario, la sicurezza dovrebbe servire l'obiettivo generale di una pace giusta e sostenibile, che dovrebbe guidare le scelte strategiche dell'Europa negli anni a venire”.

 Vatican News


giovedì 9 maggio 2024

MESSAGGIO ALL'EUROPA

 IL SENSO DELLO STARE INSIEME



-         di MATTEO MARIA ZUPPI
 e MARIANO CROCIATA

-          

Cara Unione Europea, darti del tu è inusuale, ma ci viene naturale perché siamo cresciuti con te. Sei una, sei “l’Europa”, eppure abbracci ben 27 Paesi, con 450 milioni di abitanti, che hanno scelto liberamente di mettersi insieme per formare l’Unione che sei diventata. Che meraviglia! Invece di litigare o ignorarsi, conoscersi e andare d’accordo! Lo sappiamo: non sempre è facile, ma quanto è decisivo, invece di alzare barriere e difese, cancellarle e collaborare. Tu sei la nostra casa, prima casa comune. In questa impariamo a vivere da “Fratelli Tutti”, come ha scritto un tuo figlio i cui genitori andarono fino alla “fine del mondo” per cercare futuro.

Nel cuore un desiderio

Ti scriviamo perché abbiamo nel cuore un desiderio: che si rafforzi ciò che rappresenti e ciò che sei, che tutti impariamo a sentirti vicina, amica e non distante o sconosciuta. Ne hai bisogno perché spesso si parla male di te e tanti si scordano quante cose importanti fai! Durante il Covid lo abbiamo visto: solo insieme possiamo affrontare le pandemie. Purtroppo, lo capiamo solo quando siamo sopraffatti dalle necessità, per poi dimenticarlo facilmente! Così, quando pensiamo che possiamo farcela da soli finiamo tutti contro tutti.

Dagli inizi ad oggi

Non possiamo dimenticare come prima di te, per secoli, abbiamo combattuto guerre senza fine e milioni di persone sono state uccise. Tutti i sogni di pace si sono infranti sugli scogli di guerre, le ultime quelle mondiali, che hanno portato immense distruzioni e morte. Proprio dalla tragedia della Seconda guerra mondiale – che ha toccato il male assoluto con la Shoah e la minaccia alla sopravvivenza dell’umanità intera con la bomba atomica – è nato il germe della comunità di Paesi sovrani che oggi è l’Unione Europea. C’è stato chi ha creduto che le nazioni non fossero destinate a combattersi, che dopo tanto odio si potesse imparare a vivere assieme. Tra quelli che ti hanno pensata e voluta non possiamo dimenticare Robert Schuman, francese, Konrad Adenauer, tedesco, e Alcide De Gasperi, italiano: animati dalla fede cristiana, essi hanno sentito la chiamata a creare qualcosa che rendesse impossibile il ritorno della guerra sul suolo europeo. Hanno pensato con intelligenza, ambizione e coraggio. Non sono mancati momenti difficili, ma la forza che viene dall’unità ha mostrato il valore del cammino intrapreso e la possibilità di correggere, aggiustare, intendersi.

La Comunità Europea venne concepita nel 1951 attorno al carbone e all’acciaio, materie allora indispensabili per fare la guerra, per prevenire ogni velleità di farne uso ancora una volta l’uno contro l’altro. In realtà quei tre grandi uomini, e tanti altri con loro, hanno cercato di più, e cioè la riconciliazione tra i popoli e la cancellazione degli odi e delle vendette.

Trovare qualcosa su cui lavorare insieme, anche solo sul piano economico, come dimostrano i Trattati firmati a Roma nel 1957, è stato l’inizio di un cammino che ha visto poco alla volta nuovi popoli entrare nella Comunità e, dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989, il cambiamento del nome, nel 1992, in Unione Europea, e l’allargamento, nel 2004, ai Paesi dell’allora Patto di Varsavia, ben dieci in una volta. I problemi non sono mancati, ma quanto sono stati importanti la moneta unica e l’abbattimento delle barriere nazionali per la libera circolazione delle persone e delle merci! Ultimo, l’accordo sulla riforma con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009.

Il senso dello stare insieme

Cara Unione Europea, sei un organismo vivo, perciò forse viene il momento per nuove riforme istituzionali che ti rendano sempre più all’altezza delle sfide di oggi. Ma non puoi essere solo una burocrazia, pur necessaria per far funzionare organizzazioni così complesse come quella che sei diventata. Direttive e regolamenti da soli non fanno crescere la coesione. Serve un’anima! In questi anni abbiamo visto compiere passi avanti significativi, quando per esempio hai accompagnato alcuni Paesi a superare le crisi economiche, ma abbiamo anche dovuto registrare fasi di stallo e difficoltà. E queste crescono quando smarriamo il senso dello stare insieme, la visione del nostro futuro condiviso, o facciamo resistenza a capire che il destino è comune e che bisogna continuare a costruire un’Europa unita.

Il ritorno della guerra

Perciò, qualche volta ci chiediamo: Europa, dove sei? Che direzione vuoi prendere? Sono questi anche gli interrogativi del Papa: «Guardando con accorato affetto all’Europa, nello spirito di dialogo che la caratterizza, verrebbe da chiederle: verso dove navighi, se non offri percorsi di pace, vie creative per porre fine alla guerra in Ucraina e ai tanti conflitti che insanguinano il mondo? E ancora, allargando il campo: quale rotta segui, Occidente? » ( Discorso, Lisbona, 2 agosto 2023).

In tutti questi anni siamo molto cambiati e facciamo fatica a capire e a tenere vivo lo spirito degli inizi. Dopo un così lungo periodo di pace abbiamo pensato che una guerra su territorio europeo sarebbe stata ormai impossibile. E invece gli ultimi due anni ci dicono che ciò che sembrava impensabile è tornato. Abbiamo bisogno di riprendere in mano il progetto dei padri fondatori e di costruire nuovi patti di pace se vogliamo che la guerra contro l’Ucraina finisca, e che finisca anche la guerra in corso in Medio Oriente, scoppiata a seguito dell’attacco terroristico del 7 ottobre scorso contro Israele, e con essa l’antisemitismo, mai sconfitto e ora riemergente. Lo dice così bene anche la nostra Costituzione italiana: è necessario combattere la guerra e ripudiarla per davvero!

Se non si ha cura della pace, rischia sempre di tornare la guerra. Lo diceva Robert Schuman nella sua Dichiarazione del 9 maggio 1950, che ha dato avvio al processo di integrazione europea: «L’Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra». Egli si riferiva al passato, ma le sue parole valgono anche oggi. L’unità va cercata come un compito sempre nuovo e urgente. Non dobbiamo aspettare l’esplosione di un altro conflitto per capirlo!

Il ruolo internazionale e la tentazione dei nazionalismi

Che ruolo giochi, Europa, nel mondo? Vogliamo che tu incida e porti la tua volontà di pace, gli strumenti della tua diplomazia, i tuoi valori. Risveglia la tua forza così da far sentire la tua voce, così da stabilire nuovi equilibri e relazioni internazionali. Le tue divisioni interne non ti permettono di assumere quel ruolo che dalla tua statura storica e culturale ci si aspetterebbe. Non vedi il rischio che le tue contrapposizioni intestine indeboliscano non solo il tuo peso internazionale ma anche la capacità di far fronte alle attese dei tuoi popoli?

Tanti pensano di potere usufruire dei benefici che tu hai indubbiamente portato, come se fossero scontati e niente possa comprometterli. La pandemia o le periodiche proteste, ultima quella degli agricoltori, ci procurano uno sgradevole risveglio. Capiamo che tanti vantaggi acquisiti potrebbero svanire. Il senso della necessità però non basta a spingere sempre e tutti a superare le divisioni. Alcuni vogliono far credere che isolandosi si starebbe meglio, quando invece qualunque dei tuoi Paesi, anche grande, si ridurrebbe fatalmente al proverbiale vaso di coccio tra vasi di ferro. Per stare insieme abbiamo bisogno di motivazioni condivise, di ideali comuni, di valori apprezzati e Non bastano convenienze economiche, poiché alla lunga devono essere percepite le ragioni dello stare insieme, le uniche capaci di far superare tensioni e contrasti che proprio gli interessi economici portano con sé nel loro fisiologico confrontarsi.

Ha detto Papa Francesco: « In questo frangente storico l’Europa è fondamentale. Perché essa, grazie alla sua storia, rappresenta la memoria dell’umanità ed è perciò chiamata a interpretare il ruolo che le corrisponde: quello di unire i distanti, di accogliere al suo interno i popoli e di non lasciare nessuno per sempre nemico. È dunque essenziale ritrovare l’anima europea » ( Discorso, Budapest, 28 aprile 2023).

Vorremmo che tutti sentissimo l’orgoglio di appartenerti, Europa. Oggi appare distante, a volte estraneo, tutto ciò che sta oltre i confini del proprio Paese. Eppure, le due appartenenze, quella nazionale e quella europea, si implicano a vicenda. La tua è stata fin dall’inizio l’Unione di Paesi liberi e sovrani che rinunciavano a parte della loro sovranità a favore di una, comune, più forte. Perciò non si tratta di sminuire l’identità e la libertà di alcuno, ma di conservare l’autonomia propria di ciascuno in un rapporto organico e leale con tutti gli altri.

Valori europei e fede cristiana

Le nostre idee e i nostri valori definiscono il tuo volto, cara Europa. Anche in questo la fede cristiana ha svolto un ruolo importante, tanto più che dal suo sentire è uscito il progetto e il disegno originario della tua Unione. Come cristiani continuiamo a viva responsabilità; e del resto troviamo in te tanta attenzione alla dignità della persona, che il Vangelo di Cristo ha seminato nei cuori e nella tua cultura. Soffriamo non poco, perciò, nel vedere che hai paura della vita, non la sai difendere e accogliere dal suo inizio alla sua fine, e non sempre incoraggi la crescita demografica.

«Penso – dice il Papa – a un’Europa che non sia ostaggio delle parti, diventando preda di populismi autoreferenziali, ma che nemmeno si trasformi in una realtà fluida, se non gassosa, in una sorta di sovra nazionalismo astratto, dimentico della vita dei popoli. […] Che bello invece costruire un’Europa centrata sulla persona e sui popoli, dove vi siano politiche effettive per la natalità e la famiglia […], dove nazioni diverse siano una famiglia in cui si custodiscono la crescita e la singolarità di ciascuno» ( Discorso, Budapest, 28 aprile 2023).

Il tema dei migranti e le sue implicazioni

Cara Europa, tu non puoi guardare solo al tuo interno. Non si può vivere solo per stare bene, ma stare bene per aiutare il mondo, combattere l’ingiustizia, lottare contro le povertà. Ormai da decenni sei il punto di arrivo, il sogno di tante persone migranti che da diversi continenti cercano entro i tuoi confini una vita migliore. Tanti vogliono raggiungerti perché sono alla ricerca disperata di un futuro. E molti, con il loro lavoro, non ti aiutano forse già a prepararne uno migliore? Non si tratta di accogliere tutti, ma che nessuno perda la vita nei “viaggi della speranza” e tanti possano trovare ospitalità. Chi accoglie, genera vita! L’Italia è spesso lasciata sola, come se fosse un problema solo suo o di alcuni, ma non per questo deve chiudersi. Prima o poi impareremo che le responsabilità, comprese quelle verso i migranti, vanno condivise, per affrontare e risolvere problemi che in realtà sono di tutti. Tu rappresenti un punto di riferimento per i Paesi mediterranei e africani, un bacino immenso di popoli e di risorse nella prospettiva di un partenariato tra uguali. Compito essenziale perché in realtà un soggetto sovranazionale come l’Unione non può sussistere al di fuori di una reciprocità di relazioni internazionali che ne dicano il riconoscimento e il compito storico, e che promuovano il comune progresso sociale ed economico nel segno dell’amicizia e della fraternità.

Compiti e sfide

Cara Europa, è tempo di un nuovo grande rilancio del tuo cammino di Unione verso una integrazione sempre più piena, che guardi a un fisco europeo che sia il più possibile equo; a una politica estera autorevole; a una difesa comune che ti permetta di esercitare la tua responsabilità internazionale; a un processo di allargamento ai Paesi che ancora non ne fanno parte, garanzia di una forza sempre più proporzionata all’unità che raccogli ed esprimi. Le esigenze di innovazione economica e tecnica (pensiamo all’Intelligenza Artificiale), di sicurezza, di cura dell’ambiente e di custodia della “casa comune”, di salvaguardia del welfare e dei diritti individuali e sociali, sono alcune delle sfide che solo insieme potremo affrontare e superare. Non mancano purtroppo i pericoli, come quelli che vengono dalla disinformazione, che minaccia l’ordinato svolgimento della vita democratica e la stessa possibilità di una memoria e di una storia non falsate.

Insieme alle riforme istituzionali democraticamente adottate, c’è bisogno di far crescere un sentire comune, un apprezzamento condiviso dei valori che stanno alla base della nostra convivenza nell’Unione Europea. Ci vuole un nuovo senso della cittadinanza, un senso civico di respiro europeo, la coscienza dei popoli del continente di essere un unico grande popolo. Ne siamo convinti: è innanzitutto questo senso di comunità di cittadini e di popoli che ci chiedi di fare nostro, cara Europa.

Le prossime elezioni

Le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo e la nomina della Commissione Europea sono l’occasione propizia e irripetibile, da cogliere senza esitazione. Purtroppo, a farsi valere spesso sono le paure e il senso di insicurezza di fronte alle difficoltà. Anche questo andrebbe raccolto e ascoltato per mostrare come proprio tu sia lo strumento e il luogo per affrontare e vincere paure e minacce.

Facciamo appello, perciò, a tutti, candidati e cittadini, a cominciare dai sedicenni che per la prima volta in alcuni Paesi andranno a votare, perché sentano quanto sia importante compiere questo gesto civico di partecipazione alla vita e alla crescita dell’Unione. Non andare a votare non equivale a restare neutrali, ma assumersi una precisa responsabilità, quella di dare ad altri il potere di agire senza, se non addirittura contro, la nostra libertà. L’assenteismo ha l’effetto di accrescere la sfiducia, la diffidenza degli uni nei confronti degli altri, la perdita della possibilità di dare il proprio contributo alla vita sociale, e quindi la rinuncia ad avere capacità e titolo per rendere migliore lo stare insieme nell’Unione Europea.

L’augurio che ti facciamo, cara Unione Europea, è che questa tornata elettorale diventi davvero un’occasione di rilancio, un risveglio di entusiasmo per un cammino comune che contiene già, in sé e nella visione che proietta, un senso vivo di speranza e di impegno motivato e convinto da parte dei tuoi cittadini.

Un nuovo umanesimo europeo

Sogniamo perciò ancora con Papa Francesco: «Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo, “un costante cammino di umanizzazione”, cui servono “memoria, coraggio, sana e umana utopia”» ( Discorso, Vaticano, 6 maggio 2016).

Desideriamo che tu incida, che porti gli strumenti della diplomazia. Risveglia la tua forza, fai sentire la tua voce, così da stabilire nuovi equilibri e relazioni internazionali

Il cardinale Matteo Zuppi

La fede ha svolto un ruolo importante, vediamo attenzione alla dignità della persona. Soffriamo nel vedere che hai paura della vita e non la sai accogliere dal suo inizio alla sua fine

Monsignor Mariano Crociata

www.avvenire.it

 

 

giovedì 14 marzo 2024

EUROPA. PROMUOVERE I VALORI CRISTIANI

   Promuovere valori   cristiani   e progetto europeo


Il presidente della Comece, che riunisce i vescovi dei Paesi membri dell'Unione Europea, ribadisce l'importanza di sostenere alle urne in giugno i valori comunitari per meglio affrontare le sfide della pace e delle migrazioni, la promozione della solidarietà, la difesa della vita, della famiglia e dell'ambiente: votare per i partiti antieuropeisti e populisti non è coerente con la coscienza di un credente, chiamato a cercare il bene comune

 -Michele Raviart – Città del Vaticano

 Fare la scelta migliore possibile”, scegliendo “politici coraggiosi, competenti, motivati da valori e che perseguano veramente il bene comune”. È questo l’invito che la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea (Comece) rivolge ai cittadini dell’Unione Europea, credenti o meno, in vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo previste per il prossimo giugno. “Il progetto europeo di un'Europa unita nella diversità, forte, democratica, libera, pacifica, prospera e giusta è un progetto che condividiamo e di cui ci sentiamo responsabili”, scrivono i vescovi europei in una dichiarazione resa nota oggi, sottolineando l’importanza di votare per persone e partiti che chiaramente sostengano l'Ue e che ragionevolmente "vorranno promuovere i nostri valori e la nostra idea di Europa, come il rispetto e la promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà, l’uguaglianza, la famiglia e la sacralità della vita, la democrazia, la libertà, la sussidiarietà, la salvaguardia della nostra ‘casa comune’".

 Le nuove sfide dell'Europa

“Molti dei padri fondatori dell’Unione Europea erano cattolici praticanti che credevano fortemente nella dignità di ogni essere umano e nell’importanza della comunità. Crediamo che per noi europei questo progetto iniziato più di 70 anni fa debba essere sostenuto e portato avanti”, soprattutto in questi tempi “difficili e incerti, con una serie di crisi negli ultimi anni e vere e proprie sfide da affrontare nel prossimo futuro, come le guerre in Europa e nei Paesi vicini, le migrazioni e l’asilo, il cambiamento climatico, la crescente digitalizzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale, il nuovo ruolo dell'Europa nel mondo, l'allargamento dell’Unione Europea e la modifica dei trattati”.

 L'impegno cristiano a contribuire al bene comune

Per questo, “come cristiani dobbiamo cercare di discernere bene per chi e per quale partito votare in un momento così importante per il futuro dell'Unione Europea”, pur sapendo che “non è perfetta e che molte delle sue proposte politiche e legislative non sono in linea con i valori cristiani e con le aspettative di molti dei suoi cittadini”, ma credendo “di essere chiamati a contribuire ad essa e a migliorarla con gli strumenti che la democrazia offre”. In questo senso “anche le Conferenze Episcopali degli Stati membri possono offrire utili orientamenti”, in particolare rivolgendosi ai giovani “che voteranno per la prima volta”. L’impegno, ribadisce ai Media Vaticani monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina e presidente della Comece, è impegnarsi nel progetto europeo, “che è il nostro futuro” e di votare responsabilmente.

 Eccellenza, perché è importante votare alle prossime elezioni?

 È importante per l'Europa questa tornata elettorale perché anche questa volta, come altre volte in passato, l'Europa si trova a un passaggio molto delicato che rimette sempre in questione l'identità, la natura e il compito dell'Unione Europea, non solo per gli Stati membri, ma anche per il mondo e per un orizzonte geopolitico più vasto. Si tratta di capire, e di far capire, che senza l'Europa unita nessun Paese riuscirà a svilupparsi adeguatamente e soprattutto in nessun modo i Paesi europei riusciranno a compiere la loro missione, ne parla il Papa nel suo discorso a Lisbona, che è quella di portare la ricchezza culturale, scientifica, tecnica che rappresenta e che possiede a tutti coloro che possono usufruirne. Senza l'Europa ci sarebbe un impoverimento generale, all'interno e verso l'esterno.

 Un'Europa che deve affrontare delle sfide, alcune storiche, sia altre che sono legate al contemporaneo. Pensiamo a tutta la parte legata alle nuove tecnologie, ma anche al contesto geopolitico, come diceva lei…

 Le sfide sono davvero di grande peso. La Commissione qualche mese fa ha promosso un'iniziativa che metteva in guardia e cercava di cominciare a guidare la gestione dell'intelligenza artificiale e questa è una sfida e un orizzonte veramente delicato. Gli altri due temi importantissimi, giusto per citare i principali, sono le migrazioni, innanzitutto, e poi il cambiamento climatico. Sulle migrazioni c'è stato un accordo a dicembre e una nuova definizione di regole. Tuttavia, questo, che giustamente molti protagonisti dell'Unione europea vantano come un traguardo e un risultato, ancora non risolve adeguatamente la questione dei migranti perché scaricarla su quelli che sono sul fronte, o di terra o del mare Mediterraneo, e pensare di dislocare o riportare le persone nei Paesi di provenienza non è certamente una prospettiva che dia alle migrazioni una soluzione adeguata. Per cui anche questa è una sfida che ha bisogno di essere assunta ancora di più e meglio, con purtroppo i drammi che fino ad oggi continuano a consumarsi. Comprendiamo che la questione è davvero complessa però si deve fare molto di più, a vantaggio perfino degli stessi Paesi europei. La questione del cambiamento ecologico di per sé vede un'attenzione e una serie di interventi davvero significativi, ma qui si pone il problema dell'equilibrio tra le misure di cui c'è necessità per contenere gli effetti del degrado ambientale e del cambiamento climatico e le esigenze del lavoro di tanti, che rischiano, con interventi che cercano di bloccare l'accelerazione del cambiamento climatico, di rimanere in grande difficoltà proprio perché il lavoro si riduce e così via. C'è da trovare un equilibrio. Dunque tre sfide, per fare degli esempi, che sono le principali tra le principali e che dicono come l'Europa abbia bisogno ancora di lavorare molto. Questo conferma che senza un'Europa sempre più unita, più coesa, con obiettivi condivisi, difficilmente si riuscirà ad affrontare queste sfide e andare avanti nei singoli Paesi e nell'Europa nel suo insieme.

 L'altra sfida è quella della promozione alla pace con la guerra che arriva ai confini dell'Ue...

 Questo dovrebbe far crescere ancora di più il senso della necessità dell'Europa. C'è bisogno di Europa. Per due ragioni: per quello che potrebbe fare e per quello che non riesce a fare. Per quello che non riesce a fare l'Unione europea perché è ancora troppo divisa, non è abbastanza compatta, unita. E questo, nonostante le sue enormi potenzialità, la indebolisce nell'esprimere, nel rappresentare e nel far giungere a destinazione le iniziative, le proposte, la capacità di incidenza e di persuasione che potrebbe avere. Quello che potrebbe fare è appunto diventare protagonista di una autorevole promozione della ricerca di una tregua e di un dialogo. Cose molto lontane, molto difficili da dire in un contesto così conflittuale come l'attuale. L'Europa, se avesse questa forza - per questo che le elezioni sono importanti - credo che potrebbe dare un enorme contributo e non lasciare soltanto al protagonismo di altre potenze decisioni che a volte, proprio perché quasi bloccate l'una con l'altra, non riescono a prendere. L'Europa ha veramente grande potenzialità anche per quanto riguarda il Medio Oriente. Credo che bisognerebbe davvero trovare il modo di rafforzare alcune indicazioni che ormai la politica internazionale - in termini abbastanza concordi almeno nel mondo occidentale - cerca di far giungere su Israele perché, nonostante il tragico atto terroristico subito, è nella situazione di procurare una sofferenza, una distruzione enorme, immane, che ci impressiona e ci sconvolge tra i palestinesi. L'Europa potrebbe fare molto in questo senso e le elezioni potrebbero essere un segnale, anche soltanto con un'affluenza più possibile significativa. Poi, sperabilmente con risultati che vedano chiaramente una maggioranza che vada verso il futuro di Europa. Questo darebbe un grande risultato, un grande contributo, anche da questo punto di vista.

 Nella nota la Comece rimanda alle Conferenze episcopali per una sorta di indicazione al voto e ribadisce l'importanza di votare per persone e per partiti che promuovano il progetto europeo. Quali sono soprattutto i rischi che vengano elette persone e forze politiche che non sostengano il progetto europeo? Qual è la situazione?

 La situazione, per come la rilevano molti osservatori, è quella che fa temere una crescita, paradossalmente, delle forze politiche antieuropeiste, il che è veramente una cosa strana perché ci si serve dell'Europa per andare contro l'Europa È una contraddizione che purtroppo la politica di oggi presenta. Però questa prospettiva, questa eventualità non deve essere esagerata, a parere di altri. Nel senso che c'è anche un desiderio di stabilità e di continuità che pure ha il suo peso. Per cui, al di là delle previsioni, c'è da invitare a osservare obiettivamente e con uno sguardo costruttivo e propositivo lo scenario dell’offerta di partiti e di candidati, avendo a cuore di far crescere ciò che promuove un'Europa che cresce, si sviluppa e porta avanti valori che sono di tutti e che noi, come credenti, come cattolici, sentiamo in modo particolare, a partire innanzitutto dalla persona e dalla comunità, ma anche tutti i valori che per esempio sono anche presenti nei trattati o nella Dichiarazione sui diritti umani della stessa Unione europea. Quindi si tratta di trovare in questi valori i criteri per fare delle scelte ponderate che poi servono alla crescita e al bene comune di tutti. Votare persone o gruppi che, come si definiscono, sono anti europeisti o anche populisti, nel senso che contrastano radicalmente il cammino che l'Europa sta compiendo, credo che non sia coerente con una coscienza, se vogliamo anche credente, perché il credente si fa carico e si prende responsabilità di contribuire, in questo caso con il voto che ha un'importanza enorme, alla crescita della comunità tutta, in questo caso di quella dell'Unione europea.

 A tal proposito, qual è il ruolo dei cristiani, dei credenti quando alcune politiche e alcune iniziative dell'Unione europea non sono in linea con quelli che possiamo definire i valori cristiani?

 Il caso più classico è la proposta di inserire nei trattati il diritto all'aborto. Lì i cristiani - anche, ma non solo - si sono fatti sentire e di fatto poi la proposta non è passata, anche se abbiamo constatato con grande amarezza che in Francia il Parlamento francese ha ritenuto di dovere e poter inserire questo diritto della Costituzione francese e in questo i vescovi francesi sono stati esemplari e hanno tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Ma per dire, ci sono situazioni, prese di posizioni, su questo come su altri temi come i migranti - la serie è lunga se vogliamo - in cui il nostro parere si dissocia, prende un po’ le distanze, cerca di correggere. In ogni caso quello che dobbiamo dire è che noi dobbiamo essere presenti a testa alta, con la consapevolezza di che cosa è la nostra fede, di che cosa rappresenta ancora per molti in Europa e di per sé rappresenta per la dignità umana e per la promozione della persona umana nella comunità. Ma dobbiamo dire che l'unico modo per difendere e promuovere ciò che poi è il bene comune di tutti - perché difendere la persona, difendere la comunità, non è parteggiare per una parte confessionale, ma è promuovere il bene di tutti - è la dialettica democratica. Da questo punto di vista la Comece svolge un servizio prezioso perché segue con grande puntualità tutta la produzione legislativa o di decisioni di vario genere e livello del Parlamento e della Commissione per esprimere pareri, osservazioni, critiche puntuali e cercare un contatto di dialogo e di confronto con le personalità più rappresentative, le figure ai vari livelli più adeguate per far giungere le proprie ragioni e dunque far crescere questo dialogo e la consapevolezza su alcuni temi, soprattutto quelli più fondamentali, ma in ogni caso tutti quelli che possono stare a cuore all'opinione pubblica europea.

 L'invito a votare e quindi l'invito a far sentire quelle che sono le proprie istanze e promuovere appunto i valori cristiani. E questo vale soprattutto per i giovani e per i giovani cristiani, in particolare…

 Noi abbiamo una rete di giovani europei che collabora con la Comece e che adesso in questa occasione ha approntato un “Catholic toolkit”, uno strumento adatto al linguaggio giovanile che faremo diffondere in tutte le lingue europee, in modo tale che i giovani siano coinvolti da altri giovani. E questo è davvero importante perché le nuove generazioni si affacciano ora ad una dimensione europea. Questo ci permette anche di dire che spesso i giovani sono i più disponibili e attenti a cogliere il senso dell'Unione europea, la sua responsabilità e ciò che rappresenta per il futuro. Quello che è stato ed è ancora l'esperienza dell'Erasmus e di tutti i tipi di scambi e di incontri - che sono molteplici a livello universitario, ma anche a livello di scuole medie e superiori - è il segnale, e già in parte, il risultato di una crescita di consapevolezza e di sensibilità del mondo giovanile. Detto questo, il richiamo alla coscienza civica di tutti i cittadini europei deve essere fatto in tutti i modi. Lei citava l'invito alle Conferenze episcopali nazionali, ma tutti siamo chiamati a far sentire la nostra voce, a dire il nostro parere per il bene dell'Europa, per il bene di tutti i popoli dell'Europa e delle nuove generazioni. È un fatto di civiltà elementare, di senso civico e di impegno per noi - con una coscienza accresciuta di responsabilità a motivo della nostra fede e di ciò che rappresentiamo -, ma non come una parte che vuole tutelare se stessa, ma come una parte che sente di rappresentare tutti e di interpretare nella maniera più piena le aspirazioni più vere di questa Unione Europea e dei popoli che la abitano.

 https://www.comece.eu/

Vatican News

 

venerdì 10 novembre 2023

IL MONDO RISCHIA LA CATASTROFE


COMECE: il mondo rischia la catastrofe,

 l'Europa porti stabilità e pace

 I vescovi degli Stati membri dell'Unione Europea esprimono la loro preoccupazione per l'instabiltà mondiale e le ripercussioni nelle società europee. La preghiera per vittime in Ucraina e in Israele e Palestina. L'appello ai leader a riscoprire i valori europei a favorire la diplomazia e il dialogo. Dura condanna alle manifestazioni di antisemitismo e al terrorismo

-         di Michele Raviart - Città del Vaticano

 “Il mondo sembra regredire in una dinamica pericolosa, che ricorda alcuni dei momenti più bui dell'umanità che credevamo fossero destinati a rimanere nei libri di storia”. Ad affermarlo i vescovi dell’Unione europea, riuniti nella Comece, che si rivolgono ai rappresentati politici dell’UE e in una dichiarazione chiedono loro “di giocare un ruolo attivo nel dare forma e offrire al continente e al mondo una rinnovata visione di stabilità, giustizia e pace”.

 La preghiera per le vittime in Ucraina e Terra Santa

La preoccupazione dei vescovi è in particolare “per la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, che ancora continua e per il dolore del popolo armeno nella regione del Caucaso”.  “Soffriamo”, scrivono ancora i vescovi, “per tutte le vittime dei barbari attacchi terroristi perpetrati in Israele il 7 ottobre scorso e per la seguente devastante violenza che si sta dispiegando in Palestina”. "Con profondo dolore preghiamo per tutte le vittime di questi e altri conflitti nel mondo, in particolare per i bambini”, ribadiscono, esprimendo vicinanza “alle loro famiglie e a tutti coloro che soffrono per le conseguenze della guerra e della violenza”.

 Il rischio di un'escalation incontrollabile

Ai confini dell’Unione Europea “in fiamme”, i delegati dell’assemblea plenaria della Comece che hanno firmato la dichiarazione, dopo aver dialogato esponenti di alto livello dell’Ue e con rappresentanti delle Chiese locali come il cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini e Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, aggiungono il timore per “un'escalation incontrollabile con conseguenze catastrofiche per l'intera umanità”. Uno scenario che nasce  dalla “polarizzazione della comunità internazionale, alimentata da una rinnovata logica di competizione tra le grandi potenze, insieme all'erosione della fiducia nei contesti di cooperazione multilaterale”.

 Condanna dell'antisemitsmo e del terrorismo

Una situazione che non può che avere ripercussioni nelle società europee “fomentando le paure, indebolendo il dialogo e minacciando la coesione sociale”. “In diversi Paesi europei”, scrivono ancora i vescovi, “stanno guadagnando terreno fenomeni pericolosi come l'antisemitismo, la radicalizzazione e la xenofobia, spesso alimentati da una diffusione sistematica della disinformazione e sfociati nell'estremismo violento e nel terrorismo, che condanniamo fermamente in tutte le loro forme ed espressioni”.

 Riscoprire i valori di pace e unità

L’appello dei leader dell’UE, in comunione con Papa Francesco, è quindi quello “di riscoprire e abbracciare di due grandi sogni dei padri fondatori dell’Europa: la pace e l’unità”. Il sogno è che l’Europa “sfrutti appieno il suo potenziale per risolvere i conflitti e accendere una luce di speranza, agendo come una forza unita, fiduciosa e integrante, che abbia a cuore i principi democratici e lo stato di diritto, dentro e fuori i suoi confini”.

 Una coerente diplomazia di pace

Sfuggendo a ogni logica di guerra, l’obiettivo deve essere quello di “avviare processi di dialogo e sviluppare una coerente diplomazia della pace”, che si sottolinea, è più di una condizione di assenza di guerra. Essere architetti ed artigiani di pace, inoltre, implica “l'attuazione coerente degli accordi globali sul controllo degli armamenti, la non proliferazione e il disarmo”, in vista della promozione della fiducia reciproca come pilastro della stabilità internazionale.

Vatican News 

giovedì 12 gennaio 2023

SVILUPPO INTEGRALE e ISTRUZIONE DI QUALITA'


Comece: puntare allo sviluppo integrale della persona e a un'istruzione di qualità

 In un documento che sarà presentato il 13 gennaio alla Commissione europea, le Conferenze episcopali dell’Ue, le associazioni familiari cattoliche e Don Bosco International chiedono il miglioramento delle competenze, della riqualificazione e della formazione e che al centro del progresso educativo ci sia la persona umana. E richiamano al Global Compact on Education lanciato da Papa Francesco perché l’educazione sia creatrice di fraternità, pace e giustizia

 - di Tiziana Campisi – Città del Vaticano

 La Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione europea (Comece), la Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa (Fafce) e DonBosco International (Dbi), nel loro ruolo di stakeholder e partner delle istituzioni dell'Ue, presenteranno, venerdì 13 gennaio, il loro contributo alla consultazione della Commissione europea sull'Anno delle competenze 2023. Nel documento si chiede alla Commissione europea di puntare ad uno sviluppo integrale della persona e si sottolinea l’importanza di un’istruzione e di una formazione di qualità. Poiché l’educazione accompagna ogni essere umano al suo pieno sviluppo e alla sua crescita, quando si parla di competenze e formazione è importante che al centro del progresso educativo ci sia la persona umana, in virtù della sua dignità, della sua unicità e dei suoi talenti, si legge nel testo che richiama al Global Compact on Education lanciato da Papa Francesco, il “patto per generare un cambiamento su scala planetaria, affinché l’educazione sia creatrice di fraternità, pace e giustizia.

 Promuovere lo sviluppo umano integrale

Per Comece, Fafce e Dbi, l'Ue dovrebbe far sì che la crescita dell'occupazione dei giovani fosse accompagnata dalla promozione del loro sviluppo umano integrale, fondamentale perché ci siano cittadini maturi e perché venga riconosciuta dignità ad ogni professione. Per questo, nel contesto dell’Anno europeo delle competenze, si sottolinea che, nell’istruzione, formazione tecnica e sistema delle competenze devono essere complementari. In questo modo possono essere una forza motrice di fraternità, pace e giustizia a livello globale. Per raggiungere tale obiettivo, afferma il documento delle tre istituzioni, è essenziale garantire un processo di riqualificazione e aggiornamento delle competenze accessibile e inclusivo, in cui le organizzazioni della società civile possano svolgere un ruolo chiave per raggiungere i più vulnerabili, attualmente a rischio di maggiori disuguaglianze sociali e discriminazioni dovute a un potenziale accesso elitario.

 Necessarie politiche demografiche e di conciliazione famiglia-lavoro

Ma occorre considerare che nell’Ue la crisi demografica, la sfida educativa e la crisi migratoria permeano il contesto dell'offerta di competenze. La popolazione europea sta drasticamente diminuendo e invecchiando ed entro il 2070 si prevede che il 30,3% della popolazione avrà almeno 65 anni. Questo significa che c’è una contrazione della forza lavoro disponibile e un aumento dell'indice di dipendenza dagli anziani. Nell'area dell'euro, poi, si prevede che i flussi migratori netti compenseranno solo in parte il calo della popolazione in età lavorativa, e c’è, inoltre, da considerare che l'immigrazione provoca anche la fuga di cervelli a scapito dello sviluppo economico. Comece, Fafce e Dbi sostengono, dunque, che occorre investire in politiche demografiche e family-friendly, in particolare in politiche di conciliazione famiglia-lavoro.

 L’importanza dell’approccio olistico nella formazione

E non sono da dimenticare gli effetti a lungo termine della pandemia di Covid-19, i tassi di rischio povertà, che sono aumentati, e i ritardi nei risultati degli studenti. Per questo è necessario rendere il settore dell'istruzione più resiliente e adattabile ai cambiamenti e agli studenti. Nel documento che sarà consegnato alla Commissione europea si evidenzia che, essendo l'istruzione formale la base per la riqualificazione e il miglioramento delle competenze dei giovani professionisti e degli adulti in attività occupazionali, nell'Anno europeo delle competenze ci si dovrebbe concentrare sulla connessione tra sistemi di istruzione e formazione e di insegnamento delle competenze. Bisogna poi tenere conto degli attuali sviluppi sociali ed economici che stanno mostrando la necessità di un cambiamento del tradizionale paradigma scuola-lavoro-pensione. Comece, Fafce e Dbi reputano che l’approccio olistico, in cui la formazione permanente e gli obiettivi educativi e formativi di occupabilità e crescita economica si legano allo sviluppo personale, rappresenti un elemento chiave, non solo per la realizzazione personale dell’individuo, ma anche per lo sviluppo di una società equa e più inclusiva. Da qui l’invito alla Commissione europea a basare le prossime iniziative dell'Anno delle competenze proprio su tale approccio, attento ai bisogni e alle capacità individuali, in particolare di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità.

 Formare al rispetto dell’altro nelle società multiculturali

Il contributo offerto da Comece, Fafce e Dbi rimarca poi quanto importante per l’individuo imparare a vivere e crescere, attraverso il rispetto dell’altro, nelle società odierne dove si incontrano culture diverse. Di questo occorre tener conto nella formazione e nel miglioramento delle competenze e dunque l'Ue dovrebbe promuovere processi di cooperazione tra istituti di istruzione e formazione, perché studenti di tutte le età abbiano la migliore formazione integrale possibile, e rafforzare i percorsi sulle opportunità professionali negli ultimi anni delle scuole superiori, al fine di aumentare la consapevolezza delle possibilità del mercato del lavoro. E ancora si chiede di rafforzare la formazione sulle competenze digitali e di promuovere programmi educativi e formativi che forniscono una conoscenza corretta, inclusiva e accessibile, indipendentemente dallo stato socio-economico, e che siano adattati a tutte le abilità (fisiche e mentali), sia per i bambini che per gli adulti. Ma il piano d'azione per l'istruzione digitale, si avverte, dovrebbe evidenziare comunque i pericoli legati all'uso eccessivo di Internet sulla salute fisica e mentale dei bambini: privazione del sonno, disturbo da iperattività, sviluppo cerebrale più debole, rendimento scolastico inferiore, deficit nell'inclusione sociale, ecc. E pure dovrebbe includere un programma di prevenzione dei rischi, online, di abusi sessuali sui minori.

 Formazione permanente anche per chi usufruisce di congedi parentali

Il documento destinato alla Commissione europea chiede inoltre che a beneficiare di una formazione permanente siano anche quanti usufruiscono di congedi parentali. Per i genitori, in particolare le madri, si richiede che abbiano un migliore accesso all'apprendimento permanente, alla formazione professionale e alla riconversione del lavoro, perché sia sostenuto il loro possibile ritorno al mercato del lavoro. E si osserva che anche i giovani con contesti socioeconomici svantaggiati faticano ad acquisire le competenze necessarie per accedere al mercato del lavoro, per questo si chiede di garantire esperienze retribuite di professionalizzazione, come i tirocini retribuiti. Vengono indicati come esempio i Centri di Formazione Professionale Salesiana; ce ne sono 196 in 19 paesi europei che si rivolgono ad oltre 62mila studenti (il 90% dei quali giovani vulnerabili), con istruzione olistica sui principali settori economici. Ma anche i programmi di scambio fra Europa e Africa.

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COMECE - document




 

giovedì 2 giugno 2022

GIOVANI e FUTURO

Comece, i giovani cattolici europei consapevoli di dover pensare al futuro

Prende il via la seconda edizione della convention organizzata dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Ue e dalla Fondazione Konrad-Adenauer. Prossimo appuntamento il 15 giugno

 

-         di Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano


Come vedono i giovani cristiani il progetto europeo, i suoi valori e come possono contribuire ad esso? Come possono favorire i processi di dialogo significativo con le persone al di fuori dell'Europa? Quali sono le loro raccomandazioni per il futuro dell'Europa e le loro idee per un progetto europeo più inclusivo, sostenibile e co-creato? Sono le domande che i ragazzi pongono ai funzionari dell’Unione europea durante la Convenzione dei giovani cattolici, sul tema “Condividere i nostri sogni sul futuro dell’Europa”, organizzata dalla Comece, in collaborazione con la Fondazione Konrad-Adenauer, oggi e il 15 giugno, via Zoom.

Obiettivo dell’evento, giunto alla sua seconda edizione dopo quella dello scorso anno, è quello di rafforzare il dialogo con tutti i cittadini europei, e in particolare con i giovani, per incrementare la loro partecipazione alle discussioni sulla politica, l'economia, l'ambiente, l'istruzione e le questioni importanti per le giovani generazioni. Vatican News ne parla con don Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione europea.

Don Prieto chi sono i giovani che partecipano a questa iniziativa di oggi e del 15 giugno prossimo?

Sono in primo luogo dei giovani che sono stati designati dalle Conferenze episcopali dell'Unione europea. Quando l’anno scorso abbiamo lanciato questa Convention della gioventù cattolica, abbiamo chiesto alle Conferenze episcopali di scegliere, attraverso la pastorale giovanile, un giovane che la rappresentasse a questa riunione. Volevamo avere una rappresentanza dei diversi Paesi dell’Ue di giovani coinvolti con la Chiesa. Sono quindi giovani di diverse parti d'Europa, all’incontro del 2 giugno si sono iscritti in più di 100 giovani, tra i delegati delle Conferenze episcopali altri giovani ai quali abbiamo dato la possibilità di partecipare se interessati, perché vogliamo aprirci il più possibile ad ascoltare le proposte che vengono dei giovani.

Quali sono le domande più significative di questi ragazzi? Quali sono i temi importanti che pongono all’attenzione dei loro interlocutori?

Questa convention, la seconda sessione, ne abbiamo fatta una lo scorso anno, si inquadra in un questo processo che ha portato avanti l’Ue, quello della Conferenza sul futuro dell'Europa, ossia una proposta di coinvolgere i cittadini europei a pensare sul futuro, a quello che vogliamo per l'Europa. È stato un lungo processo, è stata creata una pagina web, una piattaforma digitale, in modo che i cittadini europei potessero partecipare e far arrivare le loro proposte, poi si sono creati anche dei gruppi di lavoro e degli incontri di diversi settori con cittadini scelti in modo aleatorio, alla fine, poi, c'è stata la sessione plenaria e, il 9 maggio di quest'anno, sono state presentate queste proposte alle istituzioni europee. In questo processo della Conferenza sul futuro dell'Europa, noi abbiamo voluto inserire questa Convention per far sì che i giovani cattolici potessero contribuire in qualche modo a questo processo pensando a qual è il futuro che si vuole per il nostro continente. I temi sono quello della democrazia, quello dei valori europei, per esempio, è un tema molto importante, e poi quello dell’ecologia, della transizione digitale, del recupero dalla pandemia, tutti temi che in parte abbiamo trattato anche l’anno scorso, nel primo incontro di questa convention e che adesso vengono trattati di nuovo, perché il punto è su come siano state prese in considerazione queste grandi tematiche durante la Conferenza sul futuro dell’Europa. Noi vogliamo che i giovani parlino con i rappresentanti delle istituzioni europee che sono state coinvolte in questo processo, per vedere un po' quali sono le idee dei ragazzi, come sono state prese in considerazione e come sono state introdotte queste proposte finali.

Secondo lei, questi ragazzi che sogni hanno sul futuro dell'Europa?

Durante il primo incontro, quello che a me ha colpito di più, ascoltandoli, è la consapevolezza di essere loro responsabili del loro futuro e questo è un messaggio che vogliamo lanciare, che loro devono pensare al loro futuro, lo devono costruire, devono pensare a come lo vogliono. L’idea che è uscita molto spesso da questi giovani cattolici è il tema della solidarietà e della preoccupazione per i più vulnerabili, della fratellanza, della giustizia e molto anche ha riguardato le difficoltà che hanno i giovani, soprattutto dei Paesi dell’Est europeo, a trovare un lavoro per essere uguali agli altri giovani di altre parti. Io credo che la ricchezza sia quella di ascoltare le loro preoccupazioni, i loro sogni e quindi di vedere un po' come questi sogni possano essere introdotti in queste proposte e non solo durante la Conferenza per il futuro dell’Europa, perché questo è un processo che continua: sognare insieme il futuro che vogliamo.

E la Chiesa che speranze ha per questi ragazzi?

Il Papa insiste molto sul fatto che i giovani non sono solo il futuro ma anche l’oggi della Chiesa. Io ho molte speranze in loro e su come si coinvolgono. Credo che tocchi anche a noi e questa è un po' anche la finalità di questa iniziativa: creare degli spazi perché i giovani si possano esprimere, e possano presentare le loro proposte, possano farci arrivare le loro inquietudini, quello che per loro è importante, come vedono il futuro di questo continente. Quindi io, in questo, sono molto ottimista, vedo veramente un coinvolgimento nell'Unione europea, questo anche si vede dalle ultime elezioni al Parlamento, dove la presenza del voto giovanile è stata abbastanza notevole.

 Vatican News