martedì 26 gennaio 2016

27 gennaio - PER NON DIMENTICARE LA SHOAH

“Il ricordo della Shoah, ma anche dello sterminio pianificato dei Rom e dei Sinti e di altri gruppi di persone trattate con assoluta cattiveria da questo programma malvagio ci chiama a un più profondo e universale rispetto della dignità di ogni persona”. È quanto ha dichiarato mons. Janusz Urbańczyk, Osservatore Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite a Vienna, intervenendo alla 1086.ma riunione del Consiglio Permanente della OCSE.
In riferimento alla Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto, del 27 gennaio, il presule – informa la Radio Vaticana – ha sottolineato che “l’Olocausto ci ricorda che se se non si riconosce che tutti gli uomini e donne fanno parte di un’unica grande famiglia e se non conviviamo con il nostro vicino e con lo straniero, quello che ci aspetta è la disumanità”.
Il ricordo di quel dramma è inoltre, secondo Urbańczyk, “un monito a non cedere a ideologie che giustificano il disprezzo della dignità umana”. “Da un lato – ha aggiunto – c’è l’abuso del nome di Dio per giustificare una violenza insensata contro persone innocenti; dall’altro, c’è il cinismo che dimostra il disprezzo di Dio e ridicolizza la fede in Lui”.
“L’innata dignità di ciascuno e di ogni persona – ha proseguito il delegato vaticano – esige che a nessun regime o  ideologia si possa permettere di non considerare e trattare tutti gli esseri umani come pari, ai quali il Creatore ha dato diritti e dignità inalienabili”.
Ricordando infine il 50° anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, mons. Urbańczyk ha quindi ribadito che “la Santa Sede è determinata a continuare il suo impegno contro ogni forma di antisemitismo”, perché, come ha affermato Papa Francesco alla Sinagoga di Roma, “sei milioni di persone, solo perché appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie, perpetrata in nome di un’ideologia che voleva sostituire l’uomo a Dio” e “il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro”.

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