sabato 31 agosto 2019
A CACCIA DEL PRIMO POSTO .....
Ventiduesima domenica durante l'anno:
Sir 3,17-18.20.28-29/ Eb 12,18-19.22-24/ Lc
14,1.7-14
Dal
Vangelo secondo Luca - Lc
14, 1.7-14
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno
dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Commento di don Fabio Rosini
Primi posti
Si urla, sempre. Sempre più spesso,
sempre più forte. E, finalmente, senza remore, senza vergogna, senza ipocriti
perbenismi. Diciamolo, infine, sveliamo il segreto di pulcinella: l’uomo è
fogna putrida. Inutile giocare a fare i democratici, i tolleranti, i
dialoganti. Viva l’uomo forte, le parole forti, le scelte forti. Poco importa
se la realtà è complessa e va accolta e capita per poter essere cambiata: chi
c’è c’è e pazienza per gli altri. È una giungla, il mondo, impone una lotta
senza quartiere. Per essere visibili, per essere notati, o anche solo per
sopravvivere. O forse facciamo parte dell’altra parte, di quella che vorrebbe e
non potrebbe. Di quella, direbbe il filosofo Niestche, che non potendo essere
dalla parte dei vittoriosi esalta i perdenti, dicendo beati i poveri. Ma
vorremmo, o sì se vorremmo, essere visibili. Ci sfiniamo di selfie, siamo
inquieti se non abbiamo sufficienti like, seguiamo i vari influencer pensando
che siano loro i nuovi modelli. Uno su mille ce la fa, d’accordo. E gli altri
novecentonovantanove? E su questo minestrone che ribolle, su questi tempi
infangati e rissosi, irrompe una Parola sussurrata. Un Parola capace di
orientare. Di svelare. Di far capire. Di illuminare. Uno su mille ce la fa,
d’accordo. E gli altri novecentonovantanove?
Emergere
Non cerchiamo salvezza, ma salvatori,
dicevamo nelle scorse domeniche. Qualcuno che risolva al posto nostro, senza
farci fare troppa fatica, se possibile. Gesù osserva la realtà, molto simile
alla nostra. Vede come, durante un banchetto ufficiale, alla presenza di
persone importanti, molti si sgomitino per accedere ai primi posti, per
avvicinarsi alla star, vera o presunta, della festa. E, pieno di buon senso,
ammonisce: attento a non fare figure meschine. Atteggiamento che portiamo
incistato nel cuore. La voglia di emergere, di apparire, di contare. Nel mondo
e nella Chiesa, sia chiaro. Che porta in sé una fragilità sconcertante: far
dipendere dagli altri il valore di ciò che siamo.
Appesi
Troppe volte siamo appesi dal giudizio
che gli altri danno delle nostre azioni. Dipendiamo dal giudizio: sarò capace?
Avrò fatto bene? Ci sforziamo di essere come gli altri si aspettano che siamo.
Bravi genitori, bravi figli, bravi preti. Speriamo, prima o poi, di ricevere un
diplomino colorato che attesti la nostra bravura. E se questo non accade
sprofondiamo nella depressione o facciamo una scenata terribile per non avere
visto riconosciuti i nostri sforzi, dopo tutto quello che ho fatto per te!
Mendichiamo un apprezzamento, elemosiniamo un buffetto. Perché fondiamo la
nostra autostima fuori da noi. Siamo dei capolavori. Dio ci ha creati tali.
Pezzi unici. Inutile pensare di essere delle fotocopie. Volgiamo lo sguardo
all’Unico che sa davvero chi siamo. E cosa possiamo diventare.
Vai a te stesso.
Gesù ci rivela un mondo altro: non hai
bisogno di mostrarti, di apparire, tu vali. L’autostima che nasce nel tuo cuore
non è misurata dalle tue abilità, no, ma dal fatto che sei pensato, voluto e
amato dal tuo Dio. Anche se non vinci nessuna medaglia. Anche se la tua vita è fatta
di piccoli passi.
Tu vali!
Questo
è il messaggio della Scrittura: sei prezioso agli occhi di Dio. Non importa il
tuo limite, né la misura della tua paura. Non importa cosa gli altri pensino di
te: tu vali, sei prezioso agli occhi di Dio. Perciò non hai necessità di
ostentare, di cercare ossessivamente una visibilità che il mondo ti nega o
riserva a pochissimi eletti. Tu vali, anche se non vincerai mai nessuna
medaglia d’oro e la tua piccola vita si perderà nei ricordi di una generazione.
Tu vali, non svendere la tua dignità, coltiva il dentro e se coltivi il fuori,
e coltivalo, che sia sempre e solo trasparenza del dentro. I tuoi limiti? Un
recinto che delimita lo spazio in cui realizzarti. I tuoi peccati? Esperienza
della finitudine e della libertà ancora da purificare, da accogliere da adulto
e da mettere nelle mani di Dio. Non hai bisogno di metterti ai primi posti:
solo Dio conosce il tuo cuore, lo conosce più di quanto tu lo conosca, non
lasciarti travolgere dai falsi profeti del nostro tempo.
Siamo chiamati
Il mio nome è scritto nei cieli, cioè nel
cuore di Dio. mi sono accostato all’assemblea dei santi, fratelli e sorelle
che, come me, sono stati toccati dalla presenza del Mistero. Non ho bisogno di
urlare se non di gridare con la vita quanto siamo amati. E vivere da salvato.
No, non urlo, non litigo, non penso di essere più furbo o migliore. Sono creta
nelle mani del vasaio. Ecco da dove nasce l’umiltà. Che non è la depressione di
noi cattolici, ma l’esperienza gioiosa e feconda di ciò che possiamo
realisticamente essere. Sappiamo di essere preziosi agli di Dio. Abbiamo
conosciuto la nostra ombra ma, infinitamente di più, la luce della sua
presenza. Quella vogliamo raccontare e vivere. Perché sperimentiamo di essere
amati in totalità, e questo amore ci spinge a superare ogni ostacolo.
Davvero vi interessano ancora i primi
posti?
venerdì 30 agosto 2019
IL TEMPO DEL CREATO - I CRISTIANI UNITI PER DIFENDERE LA NATURA
Per il mese di settembre, il Pontefice orienta l’intenzione di preghiera a favore della protezione dei mari e degli oceani, “molti dei quali oggi minacciati da diverse cause”
Barbara Castelli – Città del
Vaticano
“Preghiamo in questo mese perché i politici, gli scienziati e
gli economisti lavorino insieme per la protezione dei mari e degli oceani”. E’
l’esortazione che Papa Francesco leva nel video-messaggio per l’intenzione di preghiera
del mese di settembre. Il Pontefice ricorda che “la Creazione è un progetto
dell’amore di Dio all’umanità”, e che oggi gli oceani, che custodiscono “la
maggior parte dell’acqua del pianeta e anche la maggior varietà di esseri
viventi”, sono “minacciati da diverse cause”. “La nostra solidarietà con la
‘casa comune’ – insiste – nasce dalla nostra fede”.
La costante attenzione del Papa per l’ambiente
Padre Frédéric Fornos, direttore internazionale della Rete
mondiale di preghiera del Papa, che include il Movimento eucaristico giovanile,
ricorda che lo scorso anno, in occasione della Giornata mondiale di preghiera
per la cura del Creato (#SeasonOfCreation), Papa Bergoglio si era soffermato
sulla “questione dell’acqua”, con particolare riguardo ai mari e agli oceani,
la cui custodia “rappresenta oggi una responsabilità ineludibile”. “Non
possiamo permettere che i mari e gli oceani – si legge nel Messaggio del Pontefice – si riempiano di distese inerti di
plastica galleggiante. Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci,
con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza
divina e operando come se tutto dipendesse da noi”.
Il polmone blu del mondo
Il video-messaggio di Papa Francesco per settembre affronta
la grave sfida che rappresenta la protezione degli oceani. Il fitoplancton
oceanico, infatti, è responsabile della produzione di oltre la metà
dell’ossigeno del pianeta. L’edizione di questo mese è stata una co-produzione
tra Yann Arthus-Bertrand e il suo team Hope Production, l’agenzia La Machi -
Comunicazione per la buone cause e Vatican Media. Questo contributo, inoltre,
viene lanciato nell’ambito della celebrazione ecumenica annuale “Il Tempo del
Creato”.
Il mare soffocato dalla plastica
Ogni anno, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica si
riversano negli oceani, causando, tra le altre cose, la morte di circa 100.000
specie. L’inquinamento marino dovuto alla plastica è un problema globale e
transfrontaliero, che richiede una responsabilità condivisa e un approccio
comune. Nei suoi “Obiettivi di sviluppo sostenibile”, le Nazioni Unite si sono
poste diversi obiettivi per contrastare questa situazione, consapevole che gli
oceani forniscono risorse naturali fondamentali come cibo, medicine,
biocarburanti e altri prodotti; contribuiscono alla decomposizione molecolare e
all’eliminazione dei rifiuti e dell’inquinamento; e i suoi ecosistemi costieri
agiscono da ammortizzatori per ridurre i danni causati dalle tempeste.
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giovedì 29 agosto 2019
MAESTRI DELLA SCUOLA PRIMARIA
GLI INSEGNANTI SI RACCONTANO
Tra qualche giorno si ritorna in classe. #TV2000, con un viaggio in sei puntate, racconta i maestri delle scuole primarie— Tv2000.it (@TV2000it) 29 agosto 2019
Dal 20 settembre in seconda serata, sul canale 28: "Maestri" di Andrea Salvadore@Avvenire_Nei @vinmorgante @CEI_news @MiurSocial @agensir pic.twitter.com/KS6suVUBZY
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sabato 24 agosto 2019
UNA PORTA STRETTA
Quella porta «stretta» per aprirci all'essenziale
padre Ermes Ronchi
XXI Domenica del Tempo Ordinario
(Anno C) (25 agosto 2019)
Gesù è in cammino verso la
città dove muoiono i profeti. Lungo la strada, un tale gli pone una domanda
circa la salvezza: di Gerusalemme e di tutti. Tremore e ansia nella voce di chi
chiede. E Gesù risponde con altrettanta cura: salvezza sarà, ma non sarà
facile. E ricorre all'immagine della porta stretta. Un aggettivo che ci
inquieta, perché «stretta» evoca per noi fatiche e difficoltà.
Ma tutto il Vangelo è portatore non
di dolenti, ma di belle notizie: la porta è stretta, cioè piccola, come lo sono
i piccoli e i bambini e i poveri che saranno i principi del Regno di Dio; è
stretta ma a misura d'uomo, di un uomo nudo ed essenziale, che ha lasciato giù
tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l'elenco dei meriti, i
bagagli inutili, il superfluo; la porta è stretta, ma è aperta.
L'insegnamento è chiaro: fatti
piccolo, e la porta si farà grande. Quando il padrone di casa chiuderà la
porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi
conosco. Avete false credenziali. Quelli che si accalcano per entrare si
vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in
piazza ad ascoltarti. Ma questo può essere solo un alibi di comodo. «Quando è
vera fede e quando è solo religione? Fede vera è quando fai te sulla misura di
Dio; semplice religione è quando fai Dio a tua misura» (Turoldo).
Abbiamo mangiato in tua presenza...
Non basta mangiare il pane che è Gesù, spezzato per noi, bisogna farsi pane,
spezzato per la fame d'altri. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di
ingiustizia. Non vi conosco. Il riconoscimento sta nella giustizia fattiva.
Dio non ti riconosce per formule,
riti o simboli religiosi, ma perché hai mani di giustizia. Ti riconosce non
perché fai delle cose per lui, ma perché con lui e come lui fai delle cose per
i piccoli e i poveri. Non so di dove siete: il vostro modo di vedere è
lontanissimo dal mio, voi venite da un mondo diverso rispetto al mio, da un
altro pianeta. Infatti, quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì
azioni per Dio, ma nessun gesto di giustizia per i fratelli.
La conclusione della piccola
parabola è piena di sorprese: la sala è piena, oltre quella porta Gesù immagina
una festa multicolore: verranno da oriente e occidente, dal nord e dal sud del
mondo e siederanno a mensa. Viene sfatata l'idea della porta stretta come porta
per pochi, solo per i più bravi. Tutti possono passare, per la misericordia di
Dio. Il suo sogno è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di
felicità, per una vita in pienezza. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del
mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati
primi.
Tratto da Qumran2.net | www.qumran2.net
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venerdì 23 agosto 2019
LA FORESTA AMAZZONICA BRUCIA. PERICOLI PER IL MONDO INTERO
Adriana Masotti e Roberto
Artigiani – Città del Vaticano
La più grande foresta del
pianeta, quella della Regione amazzonica, brucia a ritmi preoccupanti e i
vescovi dell'America Latina sentono il dovere di alzare la voce per richiamare
l'attenzione su questo dramma. “Consapevoli dei terribili incendi che consumano
grandi porzioni di flora e fauna, in Alaska, Groenlandia, Siberia, Isole
Canarie, e in particolare in Amazzonia, noi vescovi dell'America Latina e dei
Caraibi desideriamo esprimere la nostra preoccupazione per la gravità di questa
tragedia", si legge in un comunicato a firma della presidenza del Celam,
il Consiglio dei vescovi latinoamericani. La speranza dettata dal Sinodo
sull'Amazzonia ormai vicino, continuano i presuli, sembra ora offuscata dal
dolore per questa tragedia naturale. Esprimono quindi alle popolazioni indigene
del territorio amazzonico la loro vicinanza, mentre uniscono la propria voce
alla loro per chiedere al mondo solidarietà e pronta attenzione "per
fermare questa devastazione”.
La denuncia contenuta nello Strumento di lavoro del Sinodo
Lo Strumento di lavoro del
Sinodo sull’Amazzonia, si legge ancora nel comunicato, avverte profeticamente
che in questa foresta di vitale importanza per il pianeta, è stata innescata
una profonda crisi a causa di un prolungato intervento dell'uomo in cui
predominano la 'cultura della scarto' e una mentalità che mette al centro l’attività
produttiva. “Esortiamo i governi dei Paesi amazzonici, in particolare del
Brasile e della Bolivia, le Nazioni Unite e la comunità internazionale ad agire
seriamente per salvare il polmone del mondo”, scrivono i vescovi, ricordando
che ciò che succede in Amazzonia ha una portata planetaria. “Se l'Amazzonia
soffre – concludono - soffre il mondo”.
Roghi alimentati dal clima politico
I dati sugli incendi forniti
dall'Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali brasiliano fotografano una realtà
allarmante. Stefano Raimondi dell’ufficio Aree Protette di
Legambiente commenta: “La situazione è decisamente peggiorata nel corso
dell’ultimo anno. Le fonti che abbiamo riportano un incremento degli incendi in
tutto il Brasile di oltre l’83% nella prima parte dell’anno rispetto allo
stesso periodo del 2018. Altre fonti sono anche più allarmistiche, ma
sicuramente possiamo dire che a grandi linee gli incendi sono più che
raddoppiati. È una situazione preoccupante visto che si tratta di roghi di
origine dolosa, alimentati da un clima politico che nega la questione
nonostante ci possano essere conseguenze a livello mondiale”.
Una pesante eredità per le
prossime generazioni
Riguardo alle conseguenze
degli incendi, Raimondi afferma che “da un lato c’è l’effetto immediato dell’emissione
nell’atmosfera di grandi quantità di anidride carbonica che alimenta l’effetto
serra; dall’altro c’è il fatto che in prospettiva queste foreste non
contribuiranno per decenni all’assorbimento dei gas che concorrono ad alterare
il clima. Stiamo perdendo foreste di dimensioni pari a interi Stati europei.
Questi enormi danni li pagheranno le prossime generazioni".
Situazione politica favorevole al disboscamento
Sulla questione dei roghi il
presidente del Brasile, Bolsonaro ha chiamato in causa le Ong. Le sue
dichiarazioni sono state definite “completamente irresponsabili” dall’Istituto
Brasiliano di Protezione Ambientale. Secondo Raimondi “Bolsonaro accusa gli
ambientalisti di appiccare gli incendi quando evidentemente la responsabilità è
da ricercare altrove" E prosegue: "In Amazzonia i disboscamenti con
il fuoco sono sempre avvenuti da parte di allevatori e contadini per ottenere
territorio da coltivare o da mettere a disposizione di allevamenti. L’accelerazione
degli ultimi mesi si nutre anche dell'attuale clima politico: la scarsa
attenzione nei confronti delle tematiche ambientali ha portato molti
agricoltori e allevatori, purtroppo anche piccoli, ad accelerare il
disboscamento non sapendo quanto durerà questa situazione così favorevole alla
sottrazione del territorio amazzonico per scopi meramente produttivi”.
Vatican News
mercoledì 21 agosto 2019
CRISI DI GOVERNO ed EDUCAZIONE CIVICA
Educazione civica solo nel 2020
La mancata pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale
fa slittare tutta la materia di un anno.
di PAOLO FERRARIO
L’educazione civica, la prima vittima della crisi di governo.
In
questo agosto ad alta tensione, tra una dichiarazione e una smentita, un
comizio e un’intervista, nei corridori del Parlamento si è persa la legge 1264
“Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”, approvata
in via definitiva dal Senato lo scorso 1° agosto, ma non ancora pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale. E proprio qui sta il problema.
Secondo il primo comma
dell’articolo 2 della legge in questione, «l’insegnamento trasversale
dell’educazione civica» è introdotto «a decorrere dal 1° settembre del primo
anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge».
Prevista quindici giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Che,
per far sì che la materia fosse introdotta già dall’anno scolastico 2019-2020 -
come annunciato dallo stesso ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che un
minuto dopo l’approvazione parlava di «giornata storica per la scuola italiana»
- doveva avvenire entro il 16 agosto. In questo modo, l’entrata in vigore
sarebbe caduta entro il 31 agosto, giorno di chiusura dell’anno scolastico
2018-2019. E, quindi, l’anno scolastico successivo sarebbe stato il 2019-2020,
che avrà inizio il 1° settembre. La mancata pubblicazione entro il termine di
metà agosto, invece, farà giocoforza slittare l’entrata in vigore (quando
sarà), dopo il 1° settembre e, quindi, già nel nuovo anno scolastico. Di
conseguenza, l’anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge,
sarà il 2020-2021.
Un bel pasticcio, insomma, per una riforma, presentata come
la cura del malessere che, da troppo tempo, si respira nella scuola - sfociato
anche in bullismo e aggressioni ad insegnanti - rimasta, invece, impantanata in
Parlamento.
«Comunque vada a finire, siamo di fronte all’ennesima
occasione persa», commenta, amaramente, la segretaria generale della Cisl
Scuola, Maddalena Gissi. Che, all’indomani dell’approvazione della legge, ne
aveva già segnalato le criticità. Come, per esempio, la mancata attribuzione di
un monte ore aggiuntivo per realizzare le 33 ore annue di educazione civica
previste dalla norma, «da svolgersi – recita, in proposito, il comma 3
dell’articolo 2 – nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli
ordinamenti vigenti ». In altri termini, sottolineava Gissi, si «pone
inevitabilmente a carico delle istituzioni scolastiche il compito di far
quadrare i conti nella programmazione annuale dell’attività».
Il limbo in cui è finita la legge, a giudizio della leader
sindacale, potrebbe allora essere utilmente impiegato per porre mano a questa e
altre criticità della riforma. Come, per esempio, la mancata indicazione di un
docente specifico per insegnare la nuova materia, affidata «in contitolarità »
a più professori, che fanno riferimento a un non meglio specificato collega
«con compiti di coordinamento». Il tutto, altro punto dolente segnalato dal
sindacato, senza «incrementi o modifiche dell’organico, né ore di insegnamento
eccedenti rispetto all’orario» e senza la previsione di «compensi, indennità,
rimborsi di spese o altri emolumenti ». Insomma, una riforma a costo zero, che
lascia «molto perplessa» la segretaria Gissi. «Anche questa vicenda – conclude
– dimostra che in tanti si cimentano con la scuola, ma senza avere la
necessaria conoscenza della complessità delle questioni».
Tutte problematiche su cui il Ministero dell’Istruzione,
sollecitato da Avvenire, non ha voluto prendere posizione. A partire dalla
domanda principale: perché la legge non è stata pubblicata entro i termini
previsti? «Non mi stupirei se si trattasse di distrazione o incuria», dice,
laconicamente, Cristina Giachi, vicesindaca di Firenze e presidente della
Commissione istruzione, politiche educative ed edilizia scolastica dell’Anci.
L’Associazione dei Comuni italiani si era fatta promotrice di una proposta di
legge di iniziativa popolare sull’educazione alla cittadinanza, sottoscritta da
più di centomila cittadini, che aveva dato avvio all’iter parlamentare arrivato
a conclusione il 1° agosto.
«La nostra proposta era più articolata e, alla fine, si è
arrivati a questo compromesso – ricorda Giachi –. Questo slittamento potrebbe
anche essere l’occasione per rimetterci mano, anche se non sono fiduciosa che
ciò possa avvenire. Per il governo è stata soltanto una battaglia di bandiera
senza la minima attenzione ai contenuti. E anche questo scivolone finale
dimostra la scarsa cura che ha caratterizzato l’intera vicenda. L’ennesima
occasione persa».
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