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martedì 28 aprile 2026

MAI PIU'

 


Dopo il grande successo di Il suicidio di Israele (Premio Strega Saggistica 2025), Anna Foa ha sentito l’urgenza di rispondere a queste domande, con la consapevolezza che quello che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni mette a rischio il patrimonio di valori che abbiamo costruito attorno alla memoria della Shoah e per rivendicare, oggi più che mai, un ‘Mai più’ che valga per tutte le donne e gli uomini. 

A prescindere da ogni credo e identità.




Mai più. Mai più la Shoah, mai più i campi di sterminio, mai più antisemitismo.

Così si è detto. Ma a chi è riferito quel ‘mai più’? Mai più per gli ebrei o mai più a ogni altro genocidio, dopo quello estremo che ci deve fare da monito, chiunque ne possa essere vittima? E perché allora Gaza? E perché è una scelta controversa definire genocidio lo sterminio di Gaza? Usare questa definizione vuol dire sminuire l’unicità di quello ebraico o fare un paragone empio tra Stato di Israele e Germania nazista?

Chiunque usi il termine genocidio per la Palestina è, anche inconsapevolmente, un antisemita? Proprio la parola antisemitismo è oggi sulla bocca di tutti: da una parte, la presenza nel dibattito pubblico di stereotipi antisemiti; dall’altra, il governo di Israele e i suoi sostenitori che definiscono antisemita chiunque critichi la sua politica, dall’ONU a quei paesi dell’Unione Europea che hanno riconosciuto lo Stato palestinese.

Ma allora cos’è l’antisemitismo, chi sono gli antisemiti?

Quali sono le differenze con l’antisionismo?

E ancora, se l’antisemitismo è dappertutto, come distinguerlo, come opporvisi?

Autore: Anna Foa

Editore: Laterza

Collana: I Robinson. Letture

Anno edizione: 2026

In commercio dal: 20 marzo 2026

Pagine: 80 p., Brossura

EAN:

9788858160350

 

martedì 27 gennaio 2026

IL DOVERE DELLA MEMORIA

 


La Shoah e il dovere della Memoria


“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo” 



-         di Pasquale Hamel 

  •  

Il Novecento è stato il secolo che, grazie alle scoperte scientifiche e alle relative applicazioni tecniche, ha dato una fantastica accelerazione al progresso umano. Eppure è stato anche il secolo delle grandi tragedie, di orrori tali da seppellire ogni ottimismo sull’idea di un’innata bontà umana.

La Shoah, lo sterminio del popolo ebraico in Europa da parte del regime nazionalsocialista, è la più emblematica di queste tragedie. Ma, per la portata storica, emotiva e culturale, che ha tratti assolutamente epocali, si configura per la sua unicità. Essa è infatti una ferita profonda e inguaribile nel cuore stesso dell’identità europea.

Nessuno prima di allora avrebbe potuto immaginare che, nel cuore dell’“Europa civile” a metà del XX secolo, potesse accadere una tragedia simile.

E cioè che milioni di uomini, sol perché considerati dai tratti specifici della cultura d’origine, potessero essere portati al macello fra immani sofferenze.

Ma c’è di più. La peggiore delle condanne non fu la morte ma l’annientamento, programmatico e sistematico, di un intero popolo. Fu l’umiliazione, la perdita dei diritti della dignità umana attraverso leggi immonde. E tutto ciò nell’indifferenza di quanti, intellettuali in primo luogo, fino a pochi anni prima vivevano, lavoravano, condividevano gioie e dolori con le stesse persone che poi hanno condannato col loro silenzio.
Milioni di tedeschi, e non solo loro, visto che tale atteggiamento fu proprio di altri popoli europei italiani compresi, distolsero lo sguardo davanti agli incendi delle sinagoghe, al boicottaggio dei negozi di ebrei e alle leggi che una dopo l’altra rendevano impossibile la vita degli ebrei all’interno della società in cui fino ad allora avevano vissuto.

Proprio questa indifferenza, esemplificata nei versi del pastore Niemoller, erroneamente attribuiti a Brecht, costituisce il più rilevante scandalo di quella orrenda vicenda.

Per questo motivo oggi abbiamo il dovere della memoria, il dovere di fare memoria, affinché drammi simili non abbiano a ripetersi. L’antisemitismo è, infatti, ancora vivo e come un cancro devastante s’insinua anche nei corpi sani.

“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo” questo è l’ammonimento che ci ha lasciato Anna Frank – una delle vittime più tragicamente note di quella “irrazionale” “follia” – che oggi, come domani, come sempre, dobbiamo far nostro.

Immagine

 

 

sabato 22 aprile 2023

MEMORIA E FUTURO A SCUOLA


IL 25 APRILE CI INTERROGA

 Cosa fare davanti
 
a fatti del passato, 

celebrati come eventi 

di una memoria 

collettiva e fondante, 

che negli studenti 

non suscitano più alcun interesse?

- di Monica Bottai

Basterebbe rileggere alcune pagine di Pavese de La casa in collina, oppure con alcune frasi di Vittorini sulla felicità, o immedesimarci nel dramma della questione privata di Milton o nel desiderio di fuga del piccolo Pin fra i suoi ragni. Basterebbe accantonare la pompa patinata di qualsiasi colore per andare a leggere alcune pagine de I guardiani della memoria della Pisanty, oppure lo scomodo Decontaminare le memorie di Alberto Cavaglion, oppure ancora conoscere le riflessioni di Frankl in Uno psicologo nel lager, così come lo sguardo illuminato della Hillesum nel suo Diario. Basterebbe anche vedere certi film, come Swing kids o Miracolo a Sant’Anna, dove la rigida separazione fra buoni e cattivi, fra Bene e Male, si fanno sottili nel grande guazzabuglio del cuore umano.

Insomma, basterebbe questo per scardinare la retorica di tanti nostri riti e di tante parole, di cui abbiamo perso quella verità, storica ed esistenziale, a cui però i nostri ragazzi hanno diritto. Ecco, almeno noi educatori glielo dobbiamo, mentre siamo in aula a seminare futuro ed altri invece si azzuffano per bieca ideologia.

Basterebbe ascoltare le parole di Anna Foa sulla Shoah o di Antonia Arslan sul genocidio armeno o, più recentemente, della senatrice Liliana Segre, per comprendere che, rispetto alle nuove generazioni, abbiamo un serio problema sulla questione della memoria: schemi, parole, riti, vetusti e ossidati dal tempo, si perpetuano, anche nelle scuole, ma raramente toccano il cuore dei giovani che, infatti, spesso chiedono ragione di certe massime imparate dagli adulti (“fare memoria perché non si ripeta il passato”, “mai più”, “not in my name”), ma da quegli stessi adulti evidentemente disattese, giacché superate dall’orrore di altri misfatti contemporanei, individuali o collettivi.

Più spesso, non chiedono nemmeno le ragioni e stanno lì, annoiati e rassegnati, a sorbirsi l’ennesima morale. Cosa rispondiamo? Da dove ripartiamo? Non possiamo certo continuare soltanto a lamentarci dei ragazzi di oggi, rievocando come eravamo bravi noi delle passate generazioni. Forse vale la pena tentare di guardare fino in fondo a questo loro disinteresse per capirne l’origine, magari ritrovando in quell’origine qualcosa delle nostre formule vuote, delle nostre forme prive di sostanza, da loro (giustamente) rifiutate.

Io ho iniziato a farmi questa domanda quando un ragazzo mi chiese perché fosse importante studiare lo sterminio degli ebrei di tanti anni fa, mentre vedeva intorno a sé fatti, a suo avviso, ben peggiori, tipo madri che abbandonano figli nel cassonetto, oppure migranti lasciati morire in mare. In quel momento, ho capito che la realtà era più grande – ancora oggi, caro Orazio… –  della mia filosofia e delle mie conoscenze; così, per passione verso quella faccia un po’ cinica, un po’ smarrita, ma esigente e vera, ho ripreso in mano quel che già pensavo di sapere.

Possiamo ripartire, innanzitutto, dalle parole tanto abusate, quanto misconosciute perché spesso formali: genocidio (o massacro?), liberazione (o libertà?), totalitarismo (mediatico?), razzismo (io non lo sono, però…), antisemitismo (fra stereotipi e complotti), eutanasia (e oggi?), ghetto (periferie?), tanto per dirne alcune, rintracciando fatti ed esperienze dell’oggi, per intuire che questo vocabolario non è tanto antiquato come pensavamo e per iniziare a capire che la memoria non incensa il passato né evita i  ricorsi storici, ma legge il presente ed il compito che io posso avere dentro al presente.

E poi spaziare nel tempo, dall’Holodomor agli Armeni al Rwanda al Darfur ai Balcani, fino al popolo degli Yazidi, per conoscere eventi genocidari susseguitisi prima e dopo la Shoah, universalmente iconica ed insostituibile, ma anche tragicamente ripetibile. E poi spaziare sul planisfero, dalla Corea all’Arabia, dal Congo alla Turchia, dalla Russia all’Iran, scoprendo che non ancora per tutti la democrazia è compiuta (cfr. Democracy Index 2023) e che non tutti sono liberi davvero con più di 70 muri nel mondo, per oltre 40mila km di recinzioni, dal Messico a Macao. Sì, cari ragazzi, anche dopo Berlino, altri muri sono stati costruiti per nuovi minacciosi nemici.

Adesso però sorge una domanda: cosa desidero mostrare veramente ai miei studenti? Soltanto che il Male continua a manifestare il suo volto feroce? Che non c’è un Male assoluto già alle nostre spalle, ma tutto si può sempre ripetere? Come vincere lo sconforto davanti alla banalità del male, che capiamo essere sempre in agguato dentro ognuno di noi, mentre in aula guardiamo smarriti la faccia di Eichmann, durante il processo a Gerusalemme, così troppo simile alla foto sbiadita del nonno sul comò di casa? Non vorremo anche insegnare loro a riconoscere il Bene e preservarne la memoria?

Dentro la grande storia della Resistenza, oltre le storie eroiche, nelle quali spesso i ragazzi non si riconoscono, potremmo insegnare anche altri volti, altre resistenze, altre azioni, che nel silenzio hanno operato per il bene e la giustizia. Facciamo loro conoscere le vite dei Giusti (Giornata dei Giusti, 6 marzo, www.gariwo.net), il sacrificio dei fratelli Scholl, il coraggio dei ragazzi di Piazza Majakovskij, Gino Bartali o Salvo D’Acquisto o Antonio Perlasca, o tanti altri uomini e donne comuni come ognuno di noi, segni della banalità del bene che ognuno di noi sempre può compiere (“Cos’altro avrei dovuto fare?”, dicevano tanti Giusti) e che continua a salvare misteriosamente il mondo intero.

 Il Sussidiario

venerdì 21 gennaio 2022

A SCUOLA SI FA MEMORIA

LINEE GUIDA CONTRO L'ANTISEMITISMO

27 gennaio

GIORNATA DELLA MEMORIA

 Scuola, presentate al Ministero le Linee guida contro l’antisemitismo. Bianchi: “Sono strumento per fare memoria e costruire un futuro di pace e rispetto”. Santerini: “Aiuteranno gli insegnanti ad affrontare i pregiudizi antichi e nuovi”

Sono state illustrate nella sede del Ministero dell’Istruzione, alla presenza del Ministro Patrizio Bianchi, le Linee guida contro l’antisemitismo nella scuola che nei prossimi giorni saranno inviate agli Istituti scolastici con una circolare.

Le Linee guida sono il frutto dell’iniziativa della Coordinatrice Nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Milena Santerini, che ha guidato il lavoro di un Comitato tecnico-scientifico paritetico presso il Ministero, nell’ambito di un Protocollo d’intesa siglato il 27 gennaio scorso tra Ministero dell’Istruzione, Coordinatrice Nazionale per la lotta all’antisemitismo e UCEI (Unione Comunità Ebraiche italiane).

Il documento, sulla base del lavoro svolto in questi anni dalle scuole italiane per conservare e trasmettere la memoria della Shoah, ha lo scopo di affrontare in chiave attuale i pregiudizi e le nuove forme di antisemitismo tra i giovani, aprendo una riflessione con gli insegnanti, le studentesse e gli studenti sulla prevenzione e il contrasto di questo fenomeno.

“A scuola si fa memoria. E a scuola si costruiscono, insieme, partendo dall’analisi del passato, un presente e un futuro di pace, partendo dal rispetto per l’altro”, ha sottolineato il Ministro Patrizio Bianchi. “Queste Linee guida si inseriscono in un lungo percorso che la scuola italiana sta facendo da tempo su questi temi. Percorso che ora si arricchisce di un nuovo prezioso strumento”.

“Queste Linee guida possono aiutare gli insegnanti ad affrontare i pregiudizi antichi e nuovi che indeboliscono la convivenza a scuola e nella società”, ha spiegato Milena Santerini.

 Le allegate “Linee guida” esaminano le principali forme  dell’antisemitismo contemporaneo; forniscono elementi per l’individuazione precoce di possibili criticità in ambito scolastico; riportano dettagliati riferimenti bibliografici e suggeriscono percorsi formativi; descrivono unità di apprendimento pluridisciplinari, coerenti con la Legge 20 agosto 2019, n.925 e le Linee Guida per l’Educazione Civica, adottate con Decreto Ministeriale 22 giugno 2020, n.35. “

Al link il testo del documento e la nota del Ministero che lo accompagna.

Comunicato