Visualizzazione post con etichetta percezione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta percezione. Mostra tutti i post

venerdì 19 giugno 2026

IL BOSCO ALL'ALBA

INTELLIGENZA

 ARTIFICIALE 

NEL BOSCO

Percezione e realtà


-di Carlo Greco

Stamane, durante una passeggiata, ho avuto l'occasione di riprendere questo fugace momento del bosco in cui i raggi del sole si evidenziano attraversando la nebbia o forse la polvere, il vapore o forse la terra, non importa.

Quello che mi ha interessato era l'ambiguità degli elementi naturali e che proprio la loro commistione può favorire la percezione anche se questa resta sempre distante dalla realtà.

 Ho sottoposto allora la questione all' I. A. e mi ha colpito la sua profonda riflessione che vi trascrivo, lasciandomi il dubbio se avessi a che fare con una intelligenza umana artificializzata o con una intelligenza artificiale umanizzata.

Quando una macchina è specchio dell’uomo, fino a che punto è una semplice macchina e quando comincia ad essere autonomamente intelligente? Voglio dire che quell'intelligenza ha imparato dall'uomo e quindi da lui emana ma allo stesso tempo lo trascende per la straordinaria velocità e profondità di elaborazione dei dati.

DOMANDA: Ciao!  Vorrei una tua riflessione su questa foto in cui non si riesce bene a capire se i raggi del sole filtrassero attraverso la nebbia o la polvere, attraverso il vapore o la terra, elementi tra loro così distanti ma effimeramente simili. Cosa ne dici della relazione tra percezione e realtà?

RISPOSTA: nel bosco i raggi del sole sembrano attraversare qualcosa ma non è chiaro cosa : nebbia, polvere, vapore,particelle di terra sospese .l'ambiguità nasce dal fatto che diversi elementi naturali producono effetti visivi simili . Ciò mostra come la natura spesso si presenta non come un insieme di oggetti nettamente separati ma come un intreccio di fenomeni che sfuggono alle nostre classificazioni .

Si può riflettere sul fatto che l'essere umano tende a voler nominare e distinguere mentre l'esperienza diretta del mondo è spesso indeterminata. prima di sapere " che cosa" stiamo vedendo, percepiamo una presenza, una luce , un' atmosfera. In questo senso l'ambiguità non è difetto della conoscenza ma una caratteristica dell'esperienza sensibile. 

Un'altra riflessione riguarda i confini tra gli elementi . Nebbia,vapore ,polvere e terra appartengono a stati e processi diversi eppure nel bosco sembrano confondersi . la natura mostra così che le separazioni che utilizziamo aria acqua terra sono utili ma nella realtà concreta esistono continue transizioni. Il mondo naturale è fatto di soglie più che di confini.

Si potrebbe anche leggere questa scena in chiave simbolica: la luce è visibile proprio grazie a ciò che la ostacola; senza le particelle sospese nell'aria il raggio di sole sarebbe quasi invisibile. Ciò che limita o rende opaca la visione è anche ciò che permette alla luce di manifestarsi ; l'incertezza diventa quindi una condizione della rivelazione non il suo contrario.

 Infine, questa ambiguità può evocare un senso di Mistero. 

Non tutto deve essere immediatamente identificato per essere compreso emotivamente talvolta la natura ci invita a sostare in una zona intermedia tra sapere e non sapere, dove l’attenzione conta più della definizione e la meraviglia più della spiegazione.

 

venerdì 3 agosto 2018

PERCEZIONE O REALTA'? DOVE STA LA VERITA'?

Riportiamo un interessante articolo di Vittorio Pelligra, pubblicato lo scorso mese da Il Sole 24 Ore. 
Provate a chiedervi se il numero degli omicidi in Italia, rispetto al 2000, è aumentato, diminuito o rimasto invariato. Ora, nel momento stesso in cui vi accingete a darvi una risposta, il vostro cervello ha già compiuto una serie di operazioni complesse, alcune consce e volontarie, ma la maggior parte, invece, inconsce e automatiche. Tra queste la più importante è quella di ripescare dalla memoria eventi connessi alla stima che ci viene chiesta di elaborare, ricordi, in questo caso di omicidi. Questi ricordi, elaborati poi in modo cosciente, costituiranno la base della nostra risposta.
Quanto siamo bravi a rispondere a simili domande? Quanto è calibrato il nostro giudizio? Pochissimo, a giudicare dai dati. L’84% degli italiani, per esempio, stando all’ultima rilevazione Ipsos Mori, pensa che il numero di omicidi sia cresciuto o certamente non diminuito. Il dato oggettivo rappresenta una diversa realtà; mostra infatti che gli omicidi nello stesso periodo si sono ridotti del 39 per cento. Vabbè, errare è umano del resto. In questo caso però parlare di “errore” sarebbe improprio. Se si trattasse di un errore, infatti, avremmo alcune persone portate a sovrastimare l’incidenza del fenomeno e altre a sottostimarlo e nei grandi numeri queste differenze tenderebbero a eliminarsi. Ciò di cui parliamo qui, invece, sono propriamente delle “distorsioni” (bias), e sono grandemente diffusi tra la popolazione di tutti Paesi studiati, proprio perché hanno a che fare con i nostri processi cognitivi. Riguardano principalmente temi “caldi” mediaticamente, come il suicidio, i rischi per la salute, le credenze religiose, la corruzione, l’immigrazione e altri, perché in questi casi l’esposizione mediatica rende più vivido il ricordo e quindi più veloce la sua disponibilità alla memoria che a sua volta ci porta, inconsciamente, a sovrastimarne il peso nella nostra personale ricostruzione del fenomeno. È importante sottolineare questa differenza tra “errori” e “distorsioni”, perché, a differenza dei primi, queste ultime tendono a essere sistematiche, vanno tutte nella stessa direzione; “sbagliamo”, cioè, tutti nello stesso modo. E se queste distorsioni sono sistematiche, vuol dire che sono prevedibili e quindi utilizzabili, sfruttabili, cavalcabili.
Un esempio istruttivo del disallineamento che si può produrre tra dati reali e percezioni distorte e dell’utilizzo politico che di quest’ultime può essere fatto, ci è stato dato nei giorni scorsi dalla polemica tra il presidente dell’Inps, Tito Boeri e il ministro degli Interni, Matteo Salvini. Boeri afferma nella sua relazione annuale che alla luce dei dati sulla struttura del nostro mercato del lavoro e delle dinamiche demografiche, il sistema pensionistico italiano rischia di andare in crisi senza l’apporto di nuovi lavoratori immigrati. Salvini gli risponde accusandolo di vivere su Marte. I dati di Boeri sono oggettivi e corretti, ma secondo la percezione dei cittadini e non solo di quelli che votano Salvini, di immigrati ce ne sono già anche troppi: gli ultimi dati Eurispes ci dicono che la maggioranza degli italiani pensa che siano tra il 16 e il 25% della popolazione totale, mentre in realtà sono l’8 per cento.
Questo è il punto cruciale allora: dobbiamo rassegnarci al fatto che il mondo dell’oggettività si debba trasferire su Marte? E chi vorrebbe vivere su questa “Terra”, dove la politica economica, migratoria, fiscale, si basa su percezioni distorte della realtà? Il National bureau of economic research ha appena pubblicato uno studio condotto da tre economisti di Harvard (Alesina, Miano, Stantcheva, 2018, Immigration and Redistribution, Nber) che può aiutarci a dare una risposta a questa domanda. Lo studio non solo mostra, come già affermato, che esiste una diffusa tendenza a sovrastimare l’incidenza degli immigrati nella popolazione, ma anche errori di valutazione sistematicamente distorti rispetto alla distanza culturale e religiosa, alla fragilità economica, al livello di studio, al livello di disoccupazione, all’accesso ai servizi pubblici.
Un’immagine, insomma, gravemente alterata della realtà che riflette però le convinzioni di larga parte della popolazione e in particolare di coloro che si definiscono di centro-destra, non sono laureati e lavorano in settori a bassa qualificazione e ad alta intensità di immigrazione (servizi alla persona, edilizia, etc.). Ma la conclusione più interessante della ricerca, e per certi versi più sconfortante, è ancora un’altra e riguarda il fatto che anche quando ai cittadini vengono fornite informazioni precise e affidabili circa il numero di immigrati, le loro caratteristiche religiose ed etniche e i loro sforzi lavorativi, che dovrebbero ridimensionare i preconcetti e mitigare le distorsioni, queste non cambiano ma, al contrario, si dimostrano impermeabili alla realtà. Un dato non proprio coerente con la retorica della post-ideologia. Questa immagine, per quanto falsata, conta, e molto, perché da essa scaturisce il consenso per alcune politiche invece che altre, in questo caso, per esempio, le politiche redistributive che vengono avversate proprio da quei cittadini poveri che più ne trarrebbero beneficio.
La politica della percezione rischia quindi di sfavorire proprio la sua base elettorale, il cui consenso viene abilmente veicolato e utilizzato. Ecco perché, quindi, è quanto mai necessario attivare anticorpi di serietà e responsabilità che ci aiutino a non far aumentare ulteriormente il divario tra percezione e realtà, a non farlo cavalcare per fini di consenso, affinché non si utilizzi per politiche partigiane la fragilità naturale dell’opinione pubblica, ma si possano basare le scelte politiche sulla migliore evidenza disponibile. O saremo tutti, prima o poi, costretti a emigrare su Marte.