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venerdì 28 febbraio 2025

ETICA E NUOVE TECNOLOGIE

 


La Santa Sede:

 l'IA risorsa di “pace”,

 ma anche potenziale

 minaccia “esistenziale”


Al Forum per la sicurezza e la cooperazione dell’Osce, monsignor Richard Gyhra, osservatore permanente vaticano, mette in guardia sui rischi legati all’uso di strumenti innovativi in ambito militare, a cominciare dall'Intelligenza Artificiale, sottolineando l’impossibilità di governare tali contesti esclusivamente attraverso algoritmi

 -         di Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

-          Guidare lo sviluppo delle "tecnologie emergenti" affinché servano il bene comune e la dignità umana, rifiutando un mondo in cui conflitti e decisioni siano dominati dagli algoritmi. È questa la visione della Santa Sede, espressa ieri, 26 febbraio, al Forum per la sicurezza e la cooperazione dell'Osce da monsignor Richard Gyhra, osservatore permanente vaticano.

Le responsabilità dell'uomo

“Non si può sfuggire alle gravi questioni etiche legate al settore degli armamenti”: con queste parole di Papa Francesco, monsignor Gyhra ha aperto il suo intervento sul tema “Uso militare responsabile delle tecnologie nuove ed emergenti”. Al centro della riflessione, la necessità di salvaguardare i “principi etici” che “sostengono il valore intrinseco di ogni persona” e la sua capacità di discernimento e “assunzione di responsabilità”.

 Minore percezione dei danni della guerra

In tema di tecnologie emergenti, Gyhra ha posto l’attenzione sull’Intelligenza Artificiale, una risorsa che può essere strumento di “pace” e “sicurezza”, ma anche una potenziale minaccia “esistenziale” per l’umanità. L’impiego di sistemi di controllo a distanza per operazioni militari, ha sottolineato, può ridurre la “percezione della devastazione” causata dalla guerra, come già evidenziato dalla recente nota Antiqua et Nova sul rapporto tra IA e intelligenza umana.

Opacità giuridica e interrogativi etici

Un ulteriore pericolo è rappresentato dall’uso crescente delle “tecnologie autonome”, che rischiano di delegare le decisioni militari alle macchine, sottraendole alla supervisione umana. Ciò genera “opacità giuridica” e gravi interrogativi etici. In questo contesto, monsignor Gyhra ha menzionato i sistemi d’arma letali autonomi (Lethal Autonomous Weapon Systems – LAWS), capaci di identificare e colpire obiettivi senza intervento umano diretto. “Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita a un essere umano”, ha ribadito citando ancora Papa Francesco.

Lo sviluppo umano integrale al centro

Le preoccupazioni espresse dalla Santa Sede, ha chiarito il presule, non mirano a frenare il progresso, ma a incoraggiare una ricerca e uno sviluppo etico delle nuove tecnologie. L’obiettivo è integrarle in un “quadro più ampio”, che non si limiti alla loro utilità ed efficienza, ma che ponga al centro la promozione dello sviluppo umano integrale.

 

Vatican News

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sabato 11 dicembre 2021

INTOLLERANZA E DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA


Santa Sede all’Osce: 

combattere intolleranza e discriminazione religiosa

“I crimini anticristiani non sono più un fenomeno marginale": lo ha detto l'Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Osce, intervenuto il 9 dicembre ad una riunione dell’organismo europeo

- Isabella Piro – Città del Vaticano

Crescono in Europa l'intolleranza e le discriminazioni motivate da antisemitismo e pregiudizi religiosi: a lanciare l’allarme è monsignor Janusz Urbańczyk, Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, con sede a Vienna), nel corso della 1348.ma riunione del Consiglio permanente dell’organismo, svoltasi il 9 dicembre. Il presule sottolinea, in particolare, che “i crimini anticristiani non sono più un fenomeno marginale”; pertanto, tutti gli Stati membri sono invitati ad affrontare “senza pregiudizi o selettività gerarchica” tali fenomeni contro cristiani, ebrei, musulmani e membri di altre religioni.

No ad approcci parziali

Non solo: gli ultimi dati raccolti, sottolinea il presule, indicano che “le comunità cristiane sono ampiamente vittime di crimini d'odio e di incidenti motivati da pregiudizi anti-religiosi anche negli Stati in cui esse sono in maggioranza”. Nel 2020, infatti, in Europa, sono stati segnalati 980 casi di crimini d’odio contro i cristiani, quasi il 25 per cento del totale, ovvero più di qualsiasi altro gruppo religioso e con un aumento di quasi il 70 per cento rispetto all'anno precedente. Per questo la Santa Sede auspica “la stessa attenzione per tutte le forme di intolleranza religiosa e di discriminazione”, indipendentemente dal fatto che siano dirette contro maggioranze o minoranze. In sostanza, afferma l’Osservatore permanente, bisogna escludere “qualsiasi approccio parziale o selettivo”.

In aumento attacchi contro luoghi di culto

C’è poi un altro numero in crescita ed è quello degli “attacchi terroristici, crimini d'odio e altre manifestazioni di intolleranza che prendono di mira sinagoghe, moschee, chiese, luoghi di culto, cimiteri e siti religiosi”. Di qui il richiamo del presule all’Osce affinché si elaborino linee guida specifiche per garantire “la sicurezza delle comunità cristiane, in aggiunta e sulla base di quanto già svolto” per la tutela delle comunità ebraiche e musulmane.

Preconcetti e stereotipi sulla fede

Per conto della Santa Sede monsignor Urbańczyk si dice preoccupato anche per l’intolleranza e le discriminazioni crescenti che deve affrontare “chi vuole vivere e agire secondo coscienza, ispirato dal proprio credo religioso”. In questo caso, spiega il presule, entrano in gioco “stereotipi negativi sulla fede”, secondo cui “i comportamenti di ispirazione religiosa, come la circoncisione, la macellazione rituale, l'abbigliamento religioso o l'obiezione di coscienza non dovrebbero avere spazio nella società moderna e secolarizzata”. Ma questi sono “preconcetti”, afferma l’Osservatore permanente, preconcetti che “ignorano che la religione può essere un fattore positivo e stabilizzante per le nostre democrazie”.

Tutelare libertà di religione

Per questo, conclude il presule, la Santa Sede sostiene l’impegno dell’Osce contro il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'intolleranza e la discriminazione contro i musulmani, i cristiani e i membri di altre religioni e ribadisce che tale impegno “non può essere separato da quello in favore della libertà di religione o di credo”.

Vatican News