Migranti,
un valore aggiunto
per l’Italia che supera
i 190 miliardi di euro
di Sara Fornaro
Caritas e Fondazione
Migrantes chiedono l’istituzione di un permesso di soggiorno per “radicamento
sociale” e un adeguato finanziamento del Fondo nazionale per le politiche
migratorie. Presentato il Rapporto immigrazione 2026
Un cartello riporta la
frase “Gesù era un migrante” durante la visita pastorale di papa Leone XIV
all’isola di Lampedusa, il 4 luglio 2026. Foto: ANSA/ CIRO FUSCO
Bakari Sako aveva 35 anni
e stava per diventare padre. Era un gran lavoratore, veniva dal Mali e faceva il bracciante
nei campi di Massafra, in provincia di Taranto. Il 9 maggio scorso era
uscito di casa verso le 5 del mattino per andare a lavorare, ma era stato preso
di mira da un gruppo di ragazzi, quasi tutti minorenni, che dopo una prima
aggressione, lo hanno ucciso in soli 4 minuti per noia e divertimento… I colpi
letali li ha inferti un quindicenne.
Anche di Bakari Sako si è
parlato lunedì 19 ottobre a Roma, in occasione della presentazione del 35simo
Rapporto immigrazione 2026 dal titolo “Confini e frontiere”, presso la
Pontificia Università Urbaniana. Il Rapporto parla di persone come Bakari, non
di numeri. Propone frontiere che aprono alle relazioni, e non confini che
segnano separazioni. Racconta storie, non pregiudizi. Invita all’incontro, non
alla chiusura. Ma soprattutto ci sollecita a compiere un passo interiore, per
superare indifferenza, paura, autoconservazione, e scegliere compassione,
fraternità e corresponsabilità.
In un periodo storico in
cui si moltiplicano i confini e si riducono le barriere, papa Leone ha scelto
per la Giornata mondiale del migrante la frase di Gesù: chi accoglierà “anche
uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me”. “Non è una questione di
cifre o di statistiche. Il Vangelo – spiega il papa – ci invita a non fare
calcoli: “anche uno solo”.
Parole che interpellano
tutti i cristiani: anche coloro che affermano di difendere i valori della
Chiesa cattolica, eppure propongono soluzioni alle migrazioni ben diverse dalle
parole di Gesù.
L’espressione scelta dal
papa sposta “il nostro sguardo dai fenomeni alle persone, dalle statistiche ai
volti, dalle paure alle responsabilità”, affermano monsignor Pierpaolo
Felicolo, direttore della Fondazione Migrantes, e don Marco Pagniello, direttore
di Caritas italiana, introducendo il Rapporto immigrazione. Le migrazioni,
spiegano, “ci costringono a riconoscere che il mondo è un intreccio di confini
condivisi. Nessuno si salva da solo, nessun popolo cresce isolandosi, nessuna
comunità può immaginare il proprio futuro prescindendo dal grido di chi resta
ai margini”. E i bambini sono il simbolo di questa situazione: non hanno
rivendicazioni ideologiche, chiedono solo di “vivere, crescere e sperare”.
resentazione del 35simo
Rapporto Immigrazione 2026 alla Pontificia Università Urbaniana, foto di Sara
Fornaro
La falsa percezione e i
veri dati sui migranti
Ad uccidere Bakari hanno
contribuito, forse, anche i pregiudizi e le fake news. In Italia, infatti, la
“caccia allo straniero” fomentata da diverse formazioni politiche, che
enfatizzano i reati da loro commessi e affermano che rubano il lavoro agli
italiani, contribuisce ad una falsa percezione della situazione. Al primo
gennaio 2026 gli stranieri in Italia erano 5 milioni e 560 mila (9,4% della
popolazione). Eppure, c’è chi crede che siano molti di più. Addirittura il 31%
della popolazione.
In un anno gli stranieri
sono aumentati di circa 188 mila persone (+3,5%). Vengono soprattutto da
Romania, Albania e Marocco, ma stanno crescendo le comunità asiatiche. I
musulmani rappresentano meno del 5,5% della popolazione. Eppure, la percezione
dei cittadini è che siano il 19% della popolazione.
Il 58,1% dei cittadini
stranieri risiede nel Nord, il 24,2% nel Centro e il 17,7% nel Mezzogiorno. I
lavoratori stranieri sono meno di 2,6 milioni e, secondo la stima della
Fondazione Leone Moressa, nel 2025 avrebbero generato 196 miliardi di euro di
valore aggiunto, pari al 9,7% del Pil italiano. Eppure, in media, guadagnano
molto meno degli italiani, all’incirca 17 mila euro l’anno. Gli stranieri in
carcere al 31 dicembre 2025 erano il 31,7% del totale, in calo dal 2021.
Il Rapporto immigrazione,
edito da Tau editrice, è stato curato da Manuela De Marco e Simone Varisco, con
i poetici disegni di Francesco Piobbichi e contributi di 32 autrici e autori.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Urbaniana, Vincenzo
Buonomo, il presidente di Caritas italiana, l’arcivescovo Benoni Ambăruş,
Manuela De Marco, di Caritas italiana, padre Giovanni La Manna, direttore della
Caritas diocesana di Trieste, e monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore
generale della Fondazione Migrantes.
Il messaggio di papa
Leone
Per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, papa Leone ha
ricordato che “ogni anno milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad
abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri
ambientali e altre tragedie; e purtroppo il loro numero continua ad aumentare…
La sofferenza non si esaurisce nello spostarsi: vi sono giovanissimi che hanno
perso genitori, fratelli, sorelle e amici e sono testimoni di violenze
indicibili”. Altri sono separati dai familiari e tentano di ritrovarli, altri
ancora vengono strappati dai genitori a causa dei rimpatri. “Vi sono poi minori
che affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti tuttavia a condizioni
estreme e traumatiche”.
A questo scenario già
drammatico si sommano altre tragedie: “le morti lungo le rotte migratorie, la
tratta e lo sfruttamento, il reclutamento per l’impiego di minori nei conflitti
armati, la violenza sessuale, i matrimoni forzati e le atrocità subite o viste
durante il tragitto. In troppi modi la loro dignità viene calpestata”.
Ricordando le responsabilità di tutti nei confronti dei bambini migranti, il
papa ha affermato, in particolare, che “le istituzioni pubbliche e private sono
tenute a mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e
adolescente. Ciò comporta l’adozione di efficaci strumenti legali di
protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi
della separazione. È urgente un cambio di prospettiva: occorre spostare l’asse
del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei
diritti umani”.
Le 10 richieste ai
politici italiani
A fronte delle difficoltà
vissute dai migranti e alla luce del messaggio evangelico, Caritas e Migrantes
chiedono ai politici italiani 10 impegni urgenti per una politica migratoria
fondata su legalità, integrazione e partecipazione.
1. Rafforzare
le vie legali e sicure di ingresso.
Porre fine alle politiche
che trasferiscono a Paesi terzi il controllo delle frontiere e della gestione
delle migrazioni senza adeguate garanzie sul rispetto dei diritti umani, ivi
compresa un’adeguata tutela delle condizioni di vulnerabilità delle persone che
giungono alle nostre frontiere. Ogni normativa e ogni accordo di cooperazione
dovrebbe essere sottoposto a effettivi meccanismi di trasparenza, controllo e
tutela dei diritti, compreso un monitoraggio indipendente dell’attuazione del
Patto europeo su migrazione e asilo. Ampliare le vie di accesso legale
complementare, come i corridoi umanitari e le sue derivazioni, rendendo più
semplici e rapide le procedure per il ricongiungimento familiare.
2. Prevedere
un permesso di soggiorno “per radicamento sociale”.
Introdurre un percorso di
regolarizzazione per le persone prive di titolo di soggiorno che possano
dimostrare un effettivo radicamento nel territorio, valutando durata della
presenza, legami familiari, conoscenza della lingua e inserimento sociale e
lavorativo.
3. Promuovere
riconoscimento delle qualifiche, formazione continua e avanzamento
professionale.
Potenziare percorsi di
crescita professionale, che consentano di superare discriminazioni,
sovra-qualificazione e divario retributivo. Migliorare l’incontro trasparente
tra domanda e offerta e l’accompagnamento personalizzato, prima e dopo
l’assunzione, per le persone fragili, che rischiano di restare ai margini o di
ricadere nella povertà. Contrastare lavoro irregolare e sfruttamento
lavorativo.
4. Finanziare
adeguatamente il Fondo nazionale per le politiche migratorie.
Garantire risorse stabili
per sostenere il processo di inserimento e integrazione nel suo complesso
(scuola, formazione professionale, lavoro, servizi sociali e welfare
territoriale), affinché l’integrazione sia una politica pubblica strutturale e
non affidata alla capacità dei singoli territori e del Terzo settore.
5. Tutelare
i minori stranieri e riconoscere il ruolo delle nuove generazioni.
Riconoscere e
valorizzare, anche attraverso investimenti mirati, il contributo dei giovani
stranieri o di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, attraverso
scuola, formazione, sport, servizio civile, orientamento e inserimento
lavorativo.
6. Ripensare
il sistema di welfare.
Rivedere le condizioni di
accesso dei cittadini stranieri alle misure di contrasto alla povertà. I
cittadini stranieri sono infatti pressoché esclusi, eppure sono i più affetti
dalla povertà assoluta in Italia.
7. Puntare
su una strategia nazionale contro razzismo e discriminazioni.
Promuovere campagne
pubbliche e percorsi educativi contro razzismo, discriminazione e discorsi
d’odio, coinvolgendo scuole, istituzioni, media, mondo dello sport, società
civile e comunità religiose, anche di origine estera. I giovani con background
migratorio sono i primi a non identificarsi con “maranza” e “baby gang”.
8. Valorizzare
il protagonismo delle comunità migranti nella vita sociale e civile.
Riconoscere le
associazioni, le reti civiche e le comunità di origine straniera come
interlocutori stabili delle istituzioni nazionali e locali.
9. Sostenere
il contributo delle comunità religiose dei migranti alla coesione sociale.
Moltiplicare gli spazi di
incontro e collaborazione tra confessioni e comunità religiose, riconoscendo il
ruolo positivo che esse svolgono nell’accompagnamento delle persone, nella
costruzione di legami di fiducia, nell’educazione alla convivenza e nella
prevenzione dell’emarginazione. Le comunità di fede di origine straniera
rappresentano una risorsa per l’integrazione e un’opportunità di arricchimento
reciproco per l’intera società. In un clima di libertà religiosa e dialogo,
possono contribuire a rafforzare la coesione sociale e il senso di appartenenza
alla comunità locale e nazionale.
10. Fondare
le politiche migratorie su dati, valutazione e responsabilità.
Assicurare la
disponibilità di dati pubblici, aggiornati e accessibili e condividere
valutazioni sull’efficacia delle politiche adottate. Il dibattito
sull’immigrazione deve essere sottratto alla logica dell’emergenza e della
contrapposizione e ricondotto a evidenze, risultati e responsabilità
istituzionale per alimentare anche una comunicazione basata su dati di realtà.
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