e attenzione
nell’era del "clickbait"
Nel tema scelto per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
2027, che in Italia si celebra il 9 maggio, solennità dell’Ascensione, Leone
XIV sottolinea che “comunicare non è catturare l’attenzione” con un titolo a
sensazione, un “acchiappaclic”, ma guardare e protendersi verso l’altro e il
vero, senza superficialità o pregiudizio.
Alessandro Di
Bussolo - Città del Vaticano
Comunicare non è
catturare l'attenzione, e neanche venderla, come accade nel web e nei social
con i "clickbait", gli “acchiappaclic”, contenuti dal titolo
accattivante per attirare gli utenti, ma “prestare attenzione” all’altro e al
vero, con uno “sguardo nuovo”, che sceglie di incontrare anziché giudicare.
Così un comunicato del Dicastero per la Comunicazione diffuso oggi,
29 settembre, festa dell’arcangelo Gabriele, spiega il tema scelto dal Papa per
la 61.ma Giornata Mondiale della Comunicazioni sociali, che in molti Paesi, tra
cui l’Italia, si celebra il 9 maggio 2027, solennità dell’Ascensione. “Uno
sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait” è un tema con
il quale Leone XIV invita “a riscoprire un’igiene dell’attenzione”, si legge
nel comunicato, come fa al numero 146 dell’Enciclica Magnifica Humanitas.
Se il flusso incessante
delle news sostituisce la riflessione
Nel suo documento, il
Pontefice chiede agli educatori di promuovere “ritmi che prevedano silenzio,
studio approfondito, lettura, confronto ponderato” perché “senza questi
elementi la libertà interiore può risultare compromessa”. Questo accade quando
“il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca,
della riflessione e del discernimento”. Si moltiplicano “conoscenze
frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme”.
La lotta per pochi
istanti di interesse, nel flusso di contenuti
E’ l’effetto distorto
dell’”economia dell’attenzione”, spiega il comunicato, che “con la sua lotta
per pochi istanti di interesse nel flusso rapido e interminabile di contenuti,
sta trasformando non solo le nostre capacità cognitive ma anche la profondità
della nostra comunicazione interpersonale”. Per questo Papa Leone ci chiama “a
una conversione dello sguardo, a guardare di nuovo, con attenzione e con
amore”, per riuscire a vedere “il mondo, gli altri e anche noi stessi come ci
vede Cristo: chiamati per nome e amati”. Infatti “la nostra comunicazione
cambia quando il nostro sguardo sceglie di incontrare l'altro anziché
giudicarlo”.
Cultura digitale, falsa
attenzione e relazioni superficiali
La cultura digitale,
denuncia ancora il Dicastero per la Comunicazione, alimenta “la mancanza di una
vera attenzione” che “ci ha abituati a una routine di reazioni immediate, a una
superficialità delle relazioni, a una facilità nell'etichettare e rifiutare gli
altri”. L'attenzione è invece “una preziosa forma di generosità”: viene da
ad-tendere, “protendersi verso l'altro e verso il vero”. Quindi comunicare è
custodire l’attenzione “come una risorsa preziosa di relazione”. La
comunicazione, conclude il testo, “non è fatta soltanto di parole: coinvolge la
persona intera e ci chiede di tornare a guardare, ascoltare e sentire, per
poter rispondere alla chiamata che Cristo ci rivolge”.
Leone XIV contro
l’“inquinamento cognitivo” del clickbait
Del “clickbait” e
dell’”inquinamento cognitivo” che corrompe la comunicazione, Leone XIV ha parlato già il 9 ottobre 2025, incontrando in Vaticano i
partecipanti alla 39ª Conferenza di MINDS International, la rete mondiale delle
agenzie di stampa. Che sono chiamate, aveva detto, “ad agire nell’attuale
contesto comunicativo secondo principi – purtroppo non sempre condivisi – che
coniugano la sostenibilità economica dell’impresa con la tutela del diritto ad
una informazione corretta e plurale”. Occorre, aggiunse, “liberare la
comunicazione dall’inquinamento cognitivo che la corrompe, dalla concorrenza
sleale, dal degrado del cosiddetto click bait”.
Vigilare sugli algoritmi:
chi li governa?
“Non siamo destinati a
vivere in un mondo dove la verità non è più distinguibile dalla finzione”,
proseguì il Papa, sottolineando che “gli algoritmi generano contenuti e dati in
una dimensione e con una velocità che non si era mai vista prima. Ma chi li governa?
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo con cui ci informiamo e
comunichiamo, ma chi la guida e a quali fini?”. “Dobbiamo vigilare”, è stato il
suo monito, “perché la tecnologia non si sostituisca all’uomo, e perché
l’informazione e gli algoritmi che oggi la governano non siano nelle mani di
pochi”.
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