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<-di Alessandro
D’Avenia Non c’è ricreazione senza
cibo. Da bambino scartavo
con trepidazione il panino che trovavo in cartella: salame,
formaggio, cioccolata? Invidiavo le più
seducenti merendine
dei compagni che poi, però, affamati, elemosinavano un pezzo della
mia merenda in cambio di un morso del loro magro spuntino. E così non solo mi
saziavo, ma avevo un dolce sempre diverso. La ricreazione era una
festa! Me lo ha ricordato una classe di quindicenni che festeggiano a
ricreazione tutti i compleanni con dolci
fatti in casa da loro. Un gesto
rivoluzionario. Primo, perché in un’epoca
di ego voraci, per i quali l’altro è o un ostacolo o un mezzo, all’altro loro
dedicano tempo e attenzione celebrandone l’origine e quindi l’originalità,
prescindendo da meriti e convenienze; secondo, perché cucinare, nell’attuale datificazione
della vita e smaterializzazione
del corpo, è Intelligenza
Artigianale Affettiva, che la macchina non può imitare, perché non
conosce la gratuità e le mani. Lievito
batte silicio in gioia di vivere, perché l’appartenere è per l’anima ciò
che l’abbraccio è per il corpo. Per conoscere la salute di una comunità
(famiglia, gruppo, città, nazione...) osservate che cosa celebra e come: la
festa è la «fede» (sistema di valori) su cui si fondano quei legami.
Quella di compleanno a ricreazione professa questo credo: è bello che tu ci sia, ci unisce! Forse il ragazzo che ha accoltellato in diretta social la sua
professoressa, sarebbe uscito dalla sua prigione online se avesse provato una
ri-creazione così. |
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