giovedì 14 maggio 2026

IL PAPA ALLA SAPIENZA

 Papa Leone XIV nell'aula magna dell'università "La Sapienza" di Roma Il Papa all’università La Sapienza: «Non si chiami difesa il riarmo dell’Europa»

Alle sue spalle ha otto piante di ulivo che spiccano fra i busti di Dante Alighieri e Leonardo da Vinci e davanti all’affresco di Mario Sironi, “L’Italia fra le arti e le scienze”. «Mai più la guerra» è il «grido» di Leone XIV che, come i suoi «predecessori», rilancia dall’aula magna dell’università La Sapienza di Roma visitata questa mattina. E, a pochi giorni dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, cita la «Costituzione italiana» che sancisce il «ripudio della guerra» per evidenziare il pensiero «consonante», come lui stesso lo definisce, fra il magistero della Chiesa e la carta fondamentale della Penisola sul “no” alle armi. Non solo. Dalla maggiore università del continente, che annovera 125mila studente e oltre 3.500 docenti, il Papa critica l’Europa dove «nell’ultimo anno la crescita della spesa militare è stata enorme». Da qui il monito: «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».

«Viva il Papa» è l’acclamazione con cui gli studenti accolgono Leone XIV nel più antico ateneo di Roma. L’ateneo che un Pontefice, Bonifacio VIII, aveva fondato nel 1303, come testimonia la mostra “La Sapienza e i Papi” inaugurata nel corso del “tour” di Leone XIV. L’ateneo che diciotto anni fa si era ribellato alla presenza di un Papa, Benedetto XVI. Era stato chiamato a tenere la lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico, ma la contestazione di gruppi di professori, ricercatori e studenti che avevano attaccato Joseph Ratzinger lo avevano spinto a rinunciare. Leone XIV arriva, invece, in «visita pastorale» da «vescovo di Roma» in un «polo d’eccellenza» della sua diocesi, tiene a precisare. E spiega che la «visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa università». Come a dire: capitolo chiuso quello della censura a Benedetto XVI. Non è un caso che la rettrice Antonella Polimeni sottolinei nel suo intervento «il legame tra Sapienza e Chiesa di Roma» che «è indissolubile, antico e allo stesso tempo vivo e attuale» ma anche la «forte condivisione di idee, culture, valori».

Un mondo storpiato dalle guerre

Fra i ragazzi che lo salutano nel palazzo del rettorato ci sono gli studenti arrivati dalla striscia di Gaza con il «corridoio umanitario universitario» aperto grazie all’intesa fra «la diocesi di Roma e la Sapienza» che il Papa richiama ed elogia. Emblemi di «un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra», denuncia. Conflitti ritenuti da Leone XIV «un inquinamento della ragione che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale». E conflitti che raccontano «la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento», come mostra «quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran». Tema caro al Pontefice quello delle nuove frontiere digitali, al centro anche della sua prima enciclica in fase di ultimazione. «Occorre vigilare – dice alla Sapienza – sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti». Quindi il richiamo: «Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia».

L'inquietitudine

La tecnologia che schiaccia torna nella riflessione del Papa quando parla del «volto triste» dell’«inquietudine» dei giovani. Frutto sia del «ricatto delle aspettative», sia della «pressione delle prestazioni», sia della «menzogna pervasiva di un sistema distorto che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia». Poi l’avvertimento: «Noi siamo un desiderio, non un algoritmo». E fa sapere: «Il malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto». È uno sprone ai ragazzi il cuore del suo discorso. Anzitutto, per invitarli a «non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia». Poi per chiamarli a «studiare, coltivare e custodire la giustizia» di fronte all’«implosione di un paradigma possessivo e consumistico». E ancora per esortarli a essere, «insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, artigiani della pace vera, pace disarmata e disarmante, umile e perseverante». O, come dice a braccio sulla scalinata monumentale del rettorato nelle parole di congedo prima di lasciare l’università, a essere «costruttori di pace» con la «speranza» di «edificare un mondo nuovo». A loro il Papa affida il doppio compito di «lavorare alla concordia tra i popoli e alla custodia della terra». Ecologia che il Papa indica come «secondo fronte d’impegno comune» accanto a quello della pace. Richiama papa Francesco e la sua enciclica “Laudato si’” per puntare l’indice contro «un preoccupante riscaldamento del sistema climatico» che «al di là dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione» vede la «situazione non essere migliorata» nell’ultimo decennio. E avverte: «C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia». Ma anche «occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza».

Chi studia cerca la verità

Applausi, standing ovation, strette di mano segnano le due ore del Pontefice nella cittadina del sapere che si apre su piazzale Aldo Moro nel quartiere di San Lorenzo. Appuntamento che inizia nella cappella universitaria dove a dare il benvenuto al Papa è un boato dei ragazzi. Ad accompagnarlo il cardinale vicario Baldo Reina. «Chi studia, cerca la verità e alla fine incontrerà Dio. Lo troverà nella bellezza della creazione e in tutto ciò che noi siamo, creature fatte a sua immagine». Parla a braccio. Come farà tre volte durante la visita che chiama «una benedizione e un dono di Dio» e che è scandita anche dal suo percorso in golf-car fra le vie del campus. Evento che l’università considera già storico, come dice la targa-ricordo svelata davanti al Papa. «Insegnare – afferma rivolgendosi in particolare al corpo docente – è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità». E torna sulla questione della formazione, uno dei cardini del suo magistero, per ribadisce che «il sapere non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è». Sapere per essere più umani e più liberi.

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