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sabato 9 maggio 2026

LA MANIPOLAZIONE DELLE MASSE

 


"I nuovi leader 
e la manipolazione
 delle masse"

 

La cultura occidentale dominata dalla tecnologia ha dissolto il fenomeno novecentesco studiato da Le Bon e Freud. Nondimeno questa atomizzazione deve tenere conto sempre più del ritorno di padri-primigeni. Da Putin a Trump, da Netanyahu a Khamenei.

Massimo Recalcati 

Il nome di Gustave Le Bon attraversa sotterraneamente tutto il Novecento. In particolare, la sua Psicologia delle folle, pubblicata nel 1895, costituisce infatti uno degli sfondi teorici fondamentali della Psicologia delle masse e analisi dell’Io di Freud. Lo stesso Mussolini riconobbe apertamente il proprio debito nei confronti di quel testo cogliendo nella sua riflessione una chiave decisiva per comprendere la forza politico-emotiva della massa. L’intuizione principale di Le Bon consiste nel pensare alla massa non come alla somma di individui ma come un vero e proprio fenomeno collettivo. 

La massa cancella innanzitutto le individualità singolari offrendo loro l’illusione di un’appartenenza che le libererebbe dall’angoscia che comporta la responsabilità soggettiva. Non a caso Le Bon evidenzia il carattere fondamentalmente regressivo della massa: le pulsioni più primordiali (violenza, odio, fanatismo, infatuazione, idolatria emotiva) si possono scatenare senza che vi sia mai un vero responsabile. Al centro non c’è la dimensione etica della scelta individuale perché ogni massa si costituisce per “contagio” abbassando la soglia critica del pensiero per intensificare una spinta all’agire irrazionalmente passionale. La massa assorbe le individualità singolari in un soggetto collettivo acefalo che offre ai suoi membri una identità granitica: la cessione della propria libertà individuale ha come contropartita l’assicurazione di una protezione inscalfibile. Freud ha radicalizzato l’intuizione di Le Bon mostrando come la massa si organizzi sempre attorno a un processo identificatorio inconscio di tipo verticale: per costituirsi essa ha bisogno di un capo, di un leader autoritario, di una figura capace di occupare il posto del “padre primigenio”. È solo questa identificazione a istituire in ultima istanza i legami libidici che uniscono la massa come se fosse un solo grande corpo. Non è sufficiente che gli individui stiano insieme: è necessario che essi amino una sola immagine, un solo capo, che si riconoscano in un unico emblema identitario. 

Nel nostro tempo però la massa non assomiglia più al cemento armato che aveva caratterizzato le grandi masse totalitarie del ’900, non è più un blocco monolitico. 

Assistiamo piuttosto al fenomeno della sua radicale atomizzazione: la massa che si organizza intorno al nuovo potere dei social network non sembra avere più un padrone, un leader al quale identificarsi, un padre primigenio a proprio fondamento. Il cemento armato che istituiva la massa novecentesca lascia il posto a uno sciame ondivago. La dispersione rizomatica prevale sulla concentrazione identitaria. I social network rappresentano il laboratorio più evidente di questa metamorfosi: la folla digitale non possiede più necessariamente un centro stabile ma si dispiega attraverso propagazioni rapide, identificazioni intermittenti, esplosioni emotive improvvise. L’odio collettivo può condensarsi per qualche giorno attorno a un bersaglio per poi disperdersi immediatamente verso un nuovo oggetto. La cultura occidentale dominata dalle nuove tecnologie ha dissolto il fenomeno novecentesco della massa come una entità compatta studiato da Le Bon e da Freud. Nondimeno, questa atomizzazione della massa contemporanea deve tenere conto sempre più del ritorno di padri-primigeni, di leader ordalici (Putin, Trump, Netanyahu, Khamenei) che pretenderebbero di rianimare la vecchia massa identitaria

Da una parte abbiamo allora la massa-sciame che caratterizzerebbe il mondo occidentale nell’epoca del dominio della cultura-social e dall’altra parte la massa identitaria come ritorno dello spettro totalitario. Il fenomeno della guerra non può, infatti, essere concepito a partire dall’atomizzazione della massa ma solo dal suo compattamento identitario. Si tratta di una medesima spinta a ricompattare l’angoscia collettiva attorno a immagini forti di identità, nazione, nemico, appartenenza. Siamo dunque davanti a due fenomeni che sembrano antagonisti: da una parte la massa-sciame della cultura digitale occidentale, dall’altra il ritorno della massa identitaria organizzata attorno a leader ordalici. In realtà questi due fenomeni non si escludono: l’atomizzazione neoliberale della massa produce infatti soggetti sempre più esposti all’angoscia, alla precarietà e alla solitudine. Ed è proprio questa fragilità diffusa a rendere possibile il ritorno pulsionale di identificazioni solide. Quanto più il soggetto si sente disperso, tanto più desidera un’identità rigida in grado di proteggerlo dall’incertezza. 

Nell’Europa dominata dall’individualismo neoliberale, dall’impero della cultura digitale, dunque dall’atomizzazione rizomatica delle masse, la necessità del riarmo — provocata dall’attuale destabilizzazione dell’ordine geopolitico — appare a molti come un ritorno spettrale del passato. La guerra richiede sempre una costruzione dell’identità collettiva alla quale deve corrispondere l’individuazione di un nemico altrettanto stabile che consenta una saldatura emotiva capace di convertire l’angoscia individuale in una appartenenza fusionale.

La Repubblica 

Alzogliocchiversoilcielo

 

sabato 29 marzo 2025

L'ARTE DEL MANIPOLARE

 


Piattaforma X e non solo: come si manipola l’elettore, la distorsione algoritmica della realtà

 

-         di Salvatore Parlagreco

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L’affermazione “You are media now”, pubblicata da Elon Musk sul suo profilo personale su X (ex Twitter), racchiude in modo sintetico ma emblematico la trasformazione in atto nel panorama dell’informazione digitale. Questo cambiamento solleva interrogativi centrali sulla disintermediazione del sapere, sul ruolo dei social media nella costruzione del discorso pubblico e, soprattutto, sulla concentrazione del potere informativo nelle mani di attori privati.

L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk nel 2022, e la successiva ristrutturazione della piattaforma in X, non rappresentano solo un’operazione industriale o una scommessa sul futuro dei social network. Piuttosto, costituiscono un caso di studio sulla privatizzazione degli spazi di informazione e sulla capacità dei grandi player tecnologici di intervenire direttamente nel tessuto socio-politico. Il controllo esercitato da Musk sull’algoritmo di visibilità, sulle politiche di moderazione e sulla direzione editoriale de facto di X va osservato non in chiave morale, ma sistemica.

Secondo McChesney (2013), uno dei nodi centrali dell’informazione digitale è la commistione tra logiche di mercato e funzione democratica dei media. Quando la distribuzione dell’informazione avviene su piattaforme guidate da interessi economici e personali, il rischio di una “distorsione algoritmica della realtà” – come la definisce Eli Pariser nel concetto di filter bubble – si fa concreto. La trasparenza dei criteri di selezione e amplificazione dei contenuti diventa così elemento essenziale per la salute del discorso pubblico.

Non è nuova, del resto, la tendenza di Musk a intervenire direttamente nel dibattito politico. In Germania, a fine 2023, la piattaforma X ha ospitato contenuti controversi sulla gestione migratoria, amplificati da profili vicini all’estrema destra, con la tacita benevolenza dell’algoritmo. In Italia, Musk ha commentato – con tono critico – decisioni della magistratura, insinuando una indebita rappresentanza della volontà popolare, mancando il requisito della elezione. La sua esposizione non si limita al commento: la piattaforma stessa è il vettore del messaggio. È qui che la distinzione tra medium e messaggio, già teorizzata da McLuhan, si dissolve.

L’idea che ciascun utente sia “media” è una forma di empowerment apparente. In realtà, la capacità di raggiungere un pubblico vasto dipende dalla conformità del contenuto alle logiche

 in Articoli

Immagine: Pifferaio magico

 

 

 


martedì 4 marzo 2025

La FINESTRA DI OVERTON


COME FARTI ACCETTARE CIO' CHE NON VUOI 

La finestra di Overton è un meccanismo psicologico che deriva dalla tendenza della nostra mente ad ancorarsi a un punto di riferimento e utilizzarlo per giudicare i cambiamenti.

 La finestra di Overton altro non è che la “finestra” di possibilità accettabili e considerate normali all’interno dell’insieme di tutte le possibilità.

Quando ci viene proposto qualcosa, la nostra mente considera dove quella proposta si colloca rispetto al nostro punto di riferimento. Se rientra nella finestra di ciò che consideriamo normale, la proposta verrà accettata immediatamente. Se si pone al confine potremmo fare resistenza, ma con le giuste motivazione la accetteremo. Tanto più lontana la proposta si colloca rispetto alla nostra finestra tanto più considereremo l’idea inaccettabile.

Ti sei mai chiesto perché altre persone accettano cose che tu non accetteresti mai? Come possono alcuni cinesi mangiare cani? Perché i matrimoni gay sono normali in certe nazioni e considerate un’aberrazione in altre?

La finestra di Overton determina ciò che è accettabile e la finestra di Overton… si sposta.

La teoria della finestra di Overton

Nel mondo esistono idee, regole e leggi che sono considerate radicali o impensabili, cose che nessuno penserebbe mai di fare, né di proporre, per paura delle conseguenze.

Cosa accadrebbe se un partito politico proponesse che le mogli siano di proprietà dei mariti? Che reazioni ci sarebbero se un’azienda proponesse di vendere carne di cane? Come giudicherebbe la gente un gruppo di persone che pratica il cannibalismo?

Muovendo la finestra di Overton, cioè spingendo piano piano il consenso verso un estremo, è possibile far accettare alle persone ciò che prima avrebbero rifiutato.

Il termine “finestra di Overton” è stato coniato da Joseph P. Overton che affermò che la fattibilità di un’idea politica dipende principalmente dalla sua posizione rispetto a ciò che è accettato dall’opinione pubblica, piuttosto che dalle preferenze personali del politico che la propone. La finestra di Overton incornicia l’intervallo delle norme che un politico può proporre senza apparire troppo estremo dato il clima dell’opinione pubblica del momento.

 La fattibilità di un’idea politica dipende principalmente dalla sua posizione rispetto a ciò che è accettato dall’opinione pubblica, piuttosto che dalle preferenze personali del politico che la propone. La finestra di Overton incornicia l’intervallo delle norme che un politico può proporre senza apparire troppo estremo dato il clima dell’opinione pubblica del momento.

La tecnica della finestra di Overton

La finestra di Overton è semplicemente un modo per identificare quali norme saranno più facilmente accettate dalla popolazione e quindi evitare che delle proposte vengano rigettate, magari con conseguenze negative sulla popolarità di chi le porta avanti.

La finestra di Overton può però cambiare posizione e ciò che era inaccettabile qualche anno prima diventa la preferenza della maggioranza. Ad esempio, nel 2008 lo stato della California votò per rendere illegali i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel 2015 i matrimoni tra persone dello stesso sesso erano legali e accettati dalla maggioranza della popolazione.

Un modo per visualizzare la finestra di Overton è questa:

finestra di Overton cos'è

Lo spazio all’interno della curva è la finestra di Overton. Tanto più centrale sarà una proposta, tanto più facilmente verrà accettata. Se la proposta è verso la periferia sarà accettata, ma con qualche resistenza. Le proposte appena al di fuori della finestra sono controverse e non saranno accettate subito, ma potrebbero essere accettate in un secondo momento, allo spostarsi della finestra. Le proposte in posizioni estreme rispetto alla finestra di Overton sono considerate inaccettabili.

Come puoi muovere la finestra di Overton

Il fatto che una proposta sia inaccettabile però non significa che sarà impossibile da realizzare. Significa semplicemente che è necessario prima “spostare” la finestra di Overton fino a che quella proposta non entri all’interno.

È così che proposte politiche che vengono considerate estreme e inaccettabili vengono poi accettate senza troppo riserve qualche anno dopo. La finestra si muove e cambia forma, includendo o escludendo idee nel tempo. Quando la finestra cambia, cambia ciò che è politicamente possibile proporre, ciò che è accettato e ciò che non lo è.

Esistono tre fenomeni che spostano la finestra di Overton.

Le crisi

Accade qualcosa di grande e al di fuori del controllo delle persone, che diventano disposte ad accettare soluzioni che altrimenti avrebbero rigettato.

Un esempio è l’attacco alle torri gemelle a seguito del quale il governo americano cambiò le leggi sulla privacy nel nome della sicurezza nazionale. Il pubblico non avrebbe mai accettato quelle norme in una situazione normale, ma lo fece di fronte alla paura della minaccia terroristica. La finestra di Overton era stata spostata dalla crisi.

 

È difficile all’interno di un’azienda cambiare il modo di fare delle persone. È più facile fare le cose come sono sempre state fatte, ma i cambiamenti diventano più facili da far accettare se l’azienda entra in crisi. Le persone diventano disposte ad agire diversamente per ovviare al pericolo. Il pericolo della crisi è superiore in intensità al pericolo di accettare un’idea nuova.

Ci sono cose che non vorresti mai fare, ma se ti trovassi in una situazione molto difficile, potresti accettare di cambiare le tue abitudini e persino i tuoi valori pur di migliorare la situazione.

Persuasione graduale

Al contrario della crisi, che fa “saltare” la finestra di Overton in un’altra posizione a causa di un singolo evento, la persuasione graduale sposta la finestra poco alla volta cosicché le persone neppure si rendono conto che la loro idea è stata cambiata.

Questo fenomeno si osserva spesso quando un gruppo di persone possiede un’idea che vuole venga accettata dal resto della popolazione e propone l’idea per stadi. Ad esempio, per i primi gruppi per i diritti gay era impensabile proporre l’approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, perché prima era necessario far accettare l’idea dell’omosessualità, poi convincere le persone che l’omosessualità non era una minaccia per la società e via dicendo.

 

Da notare come questi fenomeni sono indipendenti dal valore “morale” dell’idea, né è importate che tu personalmente approvi l’idea. Non è un fenomeno né “buono” né “cattivo”, è semplicemente il modo in cui proposte sociali e politiche vengono ad essere accettate o rigettate. Che queste proposte siano “buone” o “cattive” non importa.

Il leader carismatico

In questo caso la finestra di Overton viene spostata in maniera graduale ma attiva da una singola persona, un leader carismatico che porta avanti l’idea. Le persone saranno più disposte ad accettare l’idea perché questa viene “garantita” da una persona di cui si fidano.

Il ragionamento suona così: “non sono sicuro di questa cosa, ma mi fido di te”, oppure “non avevo mai pensato che quest’idea fosse buona, ma adesso che me lo dici tu sto cambiando idea”.

Esempi estremi di questo fenomeno sono i leader dei movimenti per i diritti civili, da Mandela a Martin Luther King, ma anche i leader dittatoriali, come Hitler o Stalin.

Anche in questo caso, la finestra di Overton non si sposta necessariamente perché l’dea proposta è “migliore”, ma perché viene spinta da un leader carismatico che la rende accettabile. È un fenomeno che capita spesso in politica.

La finestra di Overton applicata a te

Una volta che hai capito come questi fenomeni avvengono, li vedrai accadere continuamente nel panorama politico nazionale e mondiale, ma anche in cerchie più ristrette sia professionali che personali.

Le persone spesso applicano la finestra di Overton inconsapevolmente quando cercano di far cambiare idea agli altri. La persuasione graduale è per esempio molto diffusa. Invece di andare subito al traguardo, sapendo che la proposta verrà rigettata, fai una piccola proposta, così innocente che sarebbe irragionevole rifiutarla. La finestra si sposta, anche se solo di poco, e la prossima volta potrai chiedere di più, finché anche la proposta finale suonerà normale e non più così strampalata, e verrà accettata.

 INBREVE

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martedì 11 febbraio 2025

E' o APPARE ?

 


Un saggio potente e coraggioso che mira a indagare le dinamiche della comunicazione manipolativa e che sottolinea come la realtà sia il frutto della narrazione.

  • Il mondo complesso è l’unico possibile.
  • La manipolazione è un bisogno di onnipotenza.
  • Le parole necessarie nel mondo complesso.

 

In un’epoca dominata dalla superficialità, Non tutto è come appare rilancia il valore della complessità come antidoto alla cultura del pensiero binario che riduce la realtà a dicotomie ingannevoli.

Con esempi reali, neuroscientifici e filosofici, Simona Ruffino mostra come la semplificazione, spesso usata come strumento di controllo nei media, alimenti la polarizzazione e impoverisca la nostra capacità critica.

Grande attenzione viene data alla manipolazione in ambito politico evidenziando i meccanismi cognitivo-emozionali capaci di orientare il consenso e limitare la libertà di pensiero delle masse.

Il libro si conclude con una riflessione sul potere di parole come libertàcompassione e utopia, da riscoprire per vivere in modo più consapevole.

Un saggio potente e coraggioso che mira a indagare le dinamiche della comunicazione manipolativa.

Un manifesto per chi desidera orientarsi nel caos contemporaneo, valorizzando il linguaggio e la complessità come strumenti di emancipazione.

 

Non tutto è come appare - Contro la cultura della manipolazione

di Simona RuffinoPaolo Di Paolo (prefazione)

ed. Apogeo