Anche noi lo siamo, se ci affidiamo alla potenza dello Spirito Santo.
di Enzo Bianchi
Noi crediamo fermamente
che Gesù di Nazareth, crocifisso il 7 Aprile dell’anno 30 della nostra era dai
romani e dai giudei, sia stato richiamato dai morti dalla potenza di Dio
il terzo giorno. Ne siamo convinti, non ne siamo certi, ma la nostra fede ha
come fondamento la testimonianza innanzitutto delle donne discepole e poi dei
Dodici.
Tutti questi nel terzo
giorno hanno annunciato di aver avuto una rivelazione (tramite l’angelo
interprete dell’evento della tomba vuota): Gesù era risorto, era vivente.
Questo annuncio che la morte non era più l’ultima parola e che l’amore vissuto
da Gesù tutta la vita fino alla fine si era mostrato più forte della morte ha
convinto i primi credenti cristiani.
Pensiamoci bene: la
nostra fede si basa sulla testimonianza di alcune donne, di alcuni discepoli,
mentre noi non abbiamo visto nulla, tantomeno abbiamo visto Gesù risorto dai
morti. Eppure questa testimonianza ci è apparsa e ci appare credibile grazie allo
Spirito santo che nel nostro cuore sussurra: “Gesù Cristo è vivente, è il
Signore!”. Certamente quelle donne e quei discepoli erano credibili, affidabili
e risvegliavano la fede. E noi siamo testimoni credibili?
Chi ci incontra è portato
a credere che Gesù, il Signore nostro, è risorto? Oppure è portato addirittura
a diffidare delle nostre parole non accompagnate dalla vita, parole vuote,
retoriche, che non costano nulla?
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