martedì 29 dicembre 2020

VALUTARE. PERCHE'? COME? - Webinar

 


VALUTARE. PERCHE’? COME?

WEBINAR

Venerdì 15 gennaio 2021, ore 17

 

“La valutazione ha una funzione formativa fondamentale: è parte integrante della professionalità del docente, si configura come strumento insostituibile di costruzione delle strategie didattiche e del processo di insegnamento e apprendimento ed è lo strumento essenziale per attribuire valore alla progressiva costruzione di conoscenze realizzata dagli alunni, per sollecitare il dispiego delle potenzialità di ciascuno partendo dagli effettivi livelli di apprendimento raggiunti, per sostenere e potenziare la motivazione al continuo miglioramento a garanzia del successo formativo e scolastico…. L’ottica è quella della valutazione per l’apprendimento, che ha carattere formativo poiché le informazioni rilevate sono utilizzate anche per adattare l’insegnamento ai bisogni educativi concreti degli alunni e ai loro stili di apprendimento, modificando le attività in funzione di ciò che è stato osservato e a partire da ciò che può essere valorizzato”.

È una complessa sfida per tutti coloro che operano nella scuola. Siamo, infatti, chiamati a rivedere stili e modi di valutazione, a governare l’incertezza e l’imprevedibile, ad affinare l’arte del prendersi cura, ad essere intraprendenti e lungimiranti, a testimoniare impegno, competenza e speranza….

Il webinar ci aiuterà a porci domande, a riflettere sulla nostra professionalità, a intravedere percorsi, a tessere relazioni ….

Alcuni esperti (che ringraziamo di cuore) ci aiuteranno:

-         Francesca De Giosa, vicepresidente nazionale AIMC

-         Cinzia Vetrano, insegnante

 Il webinar sarà riservato a cento persone. È opportuno iscriversi sollecitamente. Il link di partecipazione sarà comunicato prima dell’inizio del webinar.

Nel caso di sopravvenuta impossibilità a partecipare, vi preghiamo di comunicarlo rapidamente a  sezione.palermo@aimc.it 

 Link Scheda iscrizione: https://forms.gle/Q8cKEK7fm9yv31By9



AIMC - EVENTO MUSICALE PER I 75 ANNI DI VITA

 






lunedì 28 dicembre 2020

PANDEMIA. I RAGAZZI E LA LORO FRAGILITA'

Medicina solidale, pandemia: molti i ragazzi lasciati soli con le loro fragilità

Capire quali sono i disagi e i timori nati a causa della pandemia e dal lungo isolamento in casa con cui si sono trovati a fare i conti tanti bambini e adolescenti. Questo il filo conduttore del webinar “I Minori e le tutele ai tempi del Covid. Ansie, paure, violenze e devianze del mondo giovanile recluso in casa”

                            -         Marina Tomarro -


I lunghi lockdown imposti dall’emergenza sanitaria del Covid, hanno cambiato la vita di tutti. Soprattutto per i bambini e i ragazzi, sono mutate radicalmente le abitudini quotidiane. La scuola è diventata on line, i compagni di classe, i professori e le maestre visti quasi sempre solo attraverso uno schermo, le attività extrascolastiche, le attività fisiche, la palestra, la danza, la musica e il teatro sono state interrotte, portando spesso i piccoli e i più grandi ad un pericoloso isolamento. Il webinar “I Minori e le tutele ai tempi del Covid. Ansie, paure, violenze e devianze del mondo giovanile recluso in casa” promosso dalle associazioni Medicina Solidale e Dorean Dote e dall’osservatorio sui minori “Fonte d’Ismaele”, vuole fare un punto proprio su queste problematiche nate con l’arrivo della pandemia. L’incontro potrà essere seguito attraverso la pagina Fb dell’associazione Medicina Solidale.

La scuola: un luogo sicuro per i piccoli

“Venendo meno la scuola – spiega Lucia Ercoli, Responsabile Sanitaria dell'Istituto di Medicina Solidale Onlus – è mancato uno dei pilastri più importanti per l'accoglienza e l'accompagnamento delle nuove generazioni. La scuola infatti, spesso si ritrova anche a supplire la funzione educativa della famiglia, che in questi anni è stata oggetto di una serie di trasformazioni sociali e culturali che ne ha estremamente indebolito l'assetto costitutivo. La scuola spesso si è trovata a svolgere anche la funzione educativa per i bambini più vulnerabili, per quelli che non hanno alternativa e a volte non hanno neanche una casa. Questo, naturalmente, ha creato un vuoto. E per i bambini, ogni giorno può essere decisivo per quello che sarà il loro futuro. Ogni giorno sottratto è un pezzo di vita che viene a meno”.

La fragilità della famiglia oggi

Eppure, proprio la famiglia avrebbe dovuto rappresentare il supporto principale per questi bambini e adolescenti. Anche Papa Francesco, ha spesso invitato le famiglie a riscoprire questi momenti in cui si deve stare di più in casa, come un tempo prezioso per conoscersi meglio. “Oggi - aveva sottolineato il Pontefice nell’omelia della messa del mattino a Santa Marta lo scorso 21 marzo -  vorrei ricordare le famiglie che non possono uscire di casa. Forse l’unico orizzonte che hanno è il balcone. E lì dentro, la famiglia, con i bambini, i ragazzi, i genitori… Perché sappiano trovare il modo di comunicare bene tra loro, di costruire rapporti di amore nella famiglia, e sappiano vincere le angosce di questo tempo insieme, in famiglia. Preghiamo per la pace delle famiglie oggi, in questa crisi, e per la creatività”. Ma non sempre purtroppo è andata così. “La famiglia - continua Lucia Ercoli -  è un istituto che è stato fortemente minacciato e compromesso e non solo sul piano delle risorse. Anche sul piano culturale e antropologico, è stato tutto sovvertito e sui ragazzi ha avuto un’influenza molto negativa”. 

Saper ascoltare senza giudicare

È quindi necessario un cambiamento che parta dai più grandi, in modo che diventino guide sicure per sostenere le nuove generazioni a superare i traumi lasciati da questo lungo periodo di cambiamenti. “Per aiutare i ragazzi – sottolinea la responsabile sanitaria – gli adulti devono cominciare a ritornare con la memoria a quando avevano quell'età, ricordare che cosa è stata la loro infanzia, cosa è stata l'adolescenza, recuperarne le emozioni, le paure, i sentimenti, e con occhi nuovi guardare i figli, o gli alunni facendo un passo indietro e dando loro lo spazio per potersi raccontare e rivelare per quello che sono, ascoltandoli senza pregiudizi”.

 

Vatican News

 

 


AUTONOMIA SCOLASTICA E QUALITA' SOSTENIBILE

 

LOCANDINA E PROGRAMMA


MODALITA’ DI ISCRIZIONE:

EVENTO GRATUITO con iscrizione obbligatoria, fino ad esaurimento posti disponibili n.150, al link:

https://forms.gle/iyyN6RhAs9vCwbwa9


SEGRETERIA ORGANIZZATIVA AICQ NAZIONALE Via Cornalia 19 - 20124 Milano (MI)

 PER INFORMAZIONI Carmelo Diana carmelodiana57@gmail.com;  

 Il webinar è rivolto ai Dirigenti scolastici, ai Docenti interessati all’innovazione


AIMC NOTES - VALUTARE NELLA SCUOLA

 


Leggi: VALUTARE NELLA SCUOLA



LA TRAPPOLA PER TOPI


- Ernest Hemingway

Un topo stava guardando attraverso un buco nella parete, spiando quello che il contadino e sua moglie stavano facendo. Avevano appena ricevuto un pacco e lo stavano scartando tutti contenti. "Sicuramente conterrà del cibo" pensò il topo.

Ma quando il pacco fu aperto il piccolo roditore rimase senza fiato. Quella che il contadino teneva in mano non era roba da mangiare, era una trappola per topi! Spaventato, il topo cominciò a correre per la fattoria gridando: "State attenti! C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!".

La gallina, che stava scavando per terra alla ricerca di semi e vermetti, alzò la testa e disse: "Mi scusi, signor Topo, capisco che questo può costituire per lei un grande problema, ma una trappola per topi non mi riguarda assolutamente. Sinceramente non mi sento coinvolta nella sua paura". E, detto questo, si rimise al lavoro per procurarsi il pranzo.

Il topo continuò a correre gridando: "State tutti attenti! C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!". Casualmente incontrò il maiale che gli disse con aria accattivante: "Sono veramente dispiaciuto per lei, signor Topo, veramente dispiaciuto, mi creda. ma non c'è assolutamente nulla che io possa fare".

Ma il topo aveva già ripreso a correre verso la stalla dove una placida mucca ruminava, sonnecchiando, il suo fieno. "Una trappola per topi? - gli disse - E lei crede che costituisca per me un grave pericolo?". Fece una risata e riprese a mangiare tranquillamente.  Il topo, triste e sconsolato, ritornò alla sua tana preparandosi a dover affrontare la trappola tutto da solo. 

Proprio quella notte, in tutta la casa si sentì un fortissimo rumore, proprio il suono della trappola che aveva catturato la sua preda. La moglie del contadino schizzò fuori dal letto per vedere cosa c'era nella trappola ma, a causa dell'oscurità, non si accorse che nella trappola era stato preso un grosso serpente velenoso. Il serpente la morse.

Subito il contadino, svegliato dalle urla di lei, la caricò sulla macchina e la portò all'ospedale dove venne sottoposta alle prime cure. Quando ritornò a casa, qualche giorno dopo, stava meglio ma aveva la febbre alta. Ora tutti sanno che quando uno ha la febbre non c'è niente di meglio che un buon brodo di gallina. E così il contadino andò nel pollaio e uccise la gallina trasformandola nell'ingrediente principale del suo brodo. La donna non si ristabiliva e la notizia del suo stato si diffuse presso i parenti che la vennero a trovare e a farle compagnia. Allora il contadino pensò che, per dare da mangiare a tutti, avrebbe fatto meglio a macellare il suo maiale. E così fece.

Finalmente la donna guarì e il marito, pieno di gioia, organizzò una grande festa a base di vino novello e bistecche cotte sul barbecue. Inutile dire quale animale fornì la materia prima.

Morale: la prossima volta che voi sentirete qualcuno che si trova davanti ad un problema e penserete che in fin dei conti la cosa non vi riguarda, ricordatevi che quando c'è una trappola per topi in casa tutta la fattoria è in pericolo.

"Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te"  

 

sabato 26 dicembre 2020

DATTI PACE:SEI AMATO!

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 21, 28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 Il commento al Vangelo di domenica 27 dicembre 2020 – Anno B, a cura di Paolo Curtaz.

Datti pace: sei amato

Pace in terra agli uomini che Dio ama! Dio ama gli uomini, e porta loro la pace. Questo è il messaggio ricevuto dai pastori, i senza-dimora, i senza-speranza, i senza-dignità

Datti pace, sei amato. Questo il messaggio forte e chiaro che mi giunge in questo Natale così atipico, stanco, claudicante. Ma autentico come non mai. Così drammaticamente simile a quello che deve avere vissuto il Signore Gesù in quel suo primo, intenso, stordente Natale. Niente cenone per lui, o parenti a vegliare e sostenere la sposa-adolescente, o fratelli a guardare le spalle alla coppia. Niente del genere.

E la prospettiva di un futuro incerto, di un Imperatore che obbliga a spostarsi, di un re-vassallo folle e infanticida. All’orizzonte già si staglia l’Egitto, la madre di tutte le disgrazie di Israele, il luogo in cui Dio dovrà rifugiarsi per fuggire dalla furia di Erode.

No dai, nemmeno quel Natale è stato granché, diciamolo chiaramente. Eppure questo è un giorno straordinario.  Dio è entrato nella Storia, non l’ha solo ispirata, indirizzata, assistita. Vi entra. Si fa uomo, cioè accessibile, incontrabile. È il Dio con noi. Questo celebriamo in questi otto giorni.

Datti pace: sei amato. Da sempre.

E quel Dio consegnato alla nostra indifferenza, quel Dio intirizzito che si lascia avvolgere dal caldo abbraccio della madre è la misura di quel amore donato, disarmato. 

Santa famiglia

Ma ci vuole una buona dose di follia, nel proporre in questa domenica fra Natale e Capodanno, la festa della Santa famiglia, indicandoci come modello da seguire la famiglia di Nazareth!

Che modello può mai essere una famiglia composta da un padre che non è il vero padre, da una madre vergine e da un bambino che è il figlio di Dio? E, invece, se abbiamo il coraggio di lasciar parlare gli eventi, qualcosa si smuove in noi.

Perché, come ci dice Luca nel Vangelo che abbiamo appena proclamato, questa è una famiglia concreta, reale, che deve fare i conti con la fatica e la sofferenza, con gli imprevisti e i momenti di stanchezza delle relazioni. Non è una coppia di semidei. Non ci sono gli angeli a stirare e a fare bucato, a Nazareth.

Non ci sono prodigi che accompagnano la crescita del piccolo Gesù. O miracoli che evitano a Giuseppe di lavorare e di guadagnarsi il pane con fatica.

Questa famiglia è esemplare proprio nella sua vicinanza alle nostre fatiche e stanchezze, alle nostre crisi e ai nostri litigi, alle difficoltà che devono e dovranno affrontare come profetizza il vecchio Simeone. Nessuna corsia privilegiata, la loro, nessuna eccezione.

Dio nasce e cresce nell’ambiente fecondo e precario delle relazioni famigliari, della quotidianità, degli imprevisti. Come stiamo facendo noi, cercando di mantenere un equilibrio nelle nostre relazioni messe a durissima prova da questa pandemia, con i nostri ragazzi rinchiusi in gabbia e il nostro futuro lavorativo avvolto nella nebbia. Quanto ci mancano gli amici! E la comunità! E gli abbracci!

E questa strana famiglia ci richiama, più che alla dimensione orizzontale delle relazioni, a quella verticale, a quel Dio da cui nasce e di cui si nutre ogni amore.

Abramo

Abramo è stanco, scoraggiato. Lui, primo cercatore di Dio della storia, ha avuto il coraggio di lasciare ogni certezza, ogni sicurezza, in età avanzata. Non ha avuto paura ad andare a se stesso, a seguire la voce interiore di quel Dio senza nome e senza volto che lo sfida a mettersi in gioco, che gli promette una discendenza, una progenie infinita.

Ma gli anni sono passati e non c’è nessun erede a rallegrare la sua vecchiaia. Ha preso con sé l’orfano Eleazar di Damasco e, su insistenza di Sara, avrà un figlio da Agar, la loro schiava. Ma la promessa non si è veramente realizzata. Arriverà un figlio, dopo molto tempo, molte traversie, molte incertezze: Isacco. Abramo ancora non lo sa ma non è Isacco il destinatario della promessa, ma noi. Siamo noi, cercatori di Dio, che come Abramo seguiamo la nostra chiamata interiore, ad essere sua discendenza.

Per fede

L’autore della lettera agli Ebrei, anch’egli cercatore, tesse le lodi della fede di Abramo. Una fede messa a dura prova, che ha superato mille scogli, partendo senza sapere dove andava e offrendo suo figlio a quel Dio che glielo aveva donato (salvo poi litigare con Dio per l’assurda prova).

Ha creduto Abramo, si è fidato anche quando il futuro era incerto, anche quando il presente era apparentemente illogico. Come sta accadendo anche a noi. No, non sappiamo dove veramente stiamo andando. Siamo confusi e stanchi da quanto sta accadendo. Non abbiamo certezze, checché ci dicano. Ma sappiamo che non siamo soli. Che siamo amati.

Datti pace: sei amato. Anche se parti sulla fiducia, come Abramo. Anche se, come lui, devi scegliere se avere fede nel Dio compassionevole o quello sadico che ti chiede il sacrificio di un figlio. Anche se la realizzazione della promessa non è come ti saresti aspettato.

 Datti pace: sei amato. Anche se, come Maria e Giuseppe, ti trovi la vita ribaltata come un guanto. Anche se ti trovi davanti a imprevisti che minano profondamente la tua serenità. Anche se la banalità di Nazareth ti obbliga a ripensare radicalmente la tua idea di santità e di presenza di Dio.

 Noi

Allora questa è davvero una festa. La festa di quello che siamo nella concretezza. Festa delle nostre famiglia, così come sono. E delle persone che amiamo, chiunque esse siano (perché l’amore proviene sempre da Dio), fuori dagli stereotipi. Esiste forse una famiglia meno convenzionale di quella di Nazareth? Celebriamo la Santa famiglia per rendere sante le nostre famiglie. Sante, cioè abitate da Dio. Che gattona per casa, che fa i capricci, che si addormenta ascoltando i racconti delle imprese degli eroi di Israele.

Datti pace: sei amato!

 

Cerco il tuo volto