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domenica 31 agosto 2025

SEMI DI PACE E DI SPERANZA


 Nel segno dell’ecumenismo la Giornata del Creato del 1° settembre

Le celebrazioni per la Giornata Mondiale di preghiera per il Creato che si apriranno domani, primo settembre, sono ispirate quest’anno dal 1700° anniversario del Concilio Ecumenico di Nicea e dal messaggio del Papa per la Giornata, il cui tema – Semi di pace e di speranza - era stato scelto da Papa Francesco.

 Vatican News.

Si celebra domani, 1° settembre, la Giornata Mondiale di preghiera del Creato, i cristiani di tutto il mondo si uniranno in preghiera perché vivere il Tempo del Creato è un'opportunità per unirsi ai numerosi sforzi di chi nel mondo lavora a favore della conversione ecologica.  Il Tempo del Creato è un’iniziativa ecumenica che ogni anno si celebra dal 1° settembre al 4 ottobre, festa di San Francesco d'Assisi, ed è promossa e sostenuta da diverse realtà, tra cui il Movimento Laudato Si il Consiglio Ecumenico delle Chiese, la Federazione Luterana Mondiale, la Comunione Anglicana.

Nel 1989 il Patriarca ecumenico Dimitrios I ha proclamato per i cristiani ortodossi la Giornata di Preghiera per il Creato il 1° settembre. Successivamente, il Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) ha prolungato la celebrazione fino al 4 ottobre. Nel 2015 Papa Francesco ha pubblicato l’enciclica Laudato si’ e poi ha istituito la “Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato”. Per l’occasione viene pubblicato un Messaggio e questo anno 2025 ha come tema: “Semi di Pace e di Speranza”, scelto da Papa Francesco. Inoltre, Papa Leone XIV ha proclamato il Decreto del formulario della Messa per la Custodia della Creazione, Missa pro custodia creationis, e lui stesso ha celebrato questa Messa il 9 luglio scorso nel Borgo Laudato sì a Castel Gandolfo.

Per animare le celebrazioni di quest'anno, il Consiglio Ecumenico delle Chiese, l'organismo che riunisce le Chiese ortodosse e protestanti, ha pubblicato un nuovo video sulla storia e il simbolismo di questa Giornata.

Molte conferenze episcopali, soprattutto nel sud del mondo, stanno incoraggiando le loro parrocchie a celebrare la Giornata con il formulario della Messa per la Custodia della Creazione come accadrà nelle Filippine, secondo quanto ha confermato monsignor Gerardo Alminaza, vescovo di San Carlos, e in altri Paesi latinoamericani, come ha reso noto il segretario generale del CELAM, il Consiglio Episcopale Latinoamericano, monsignor Estrada Herrera Lizardo, vescovo ausiliare di Cuzco.

Il 2025 vede due importanti anniversari: i 1700 anni dal Concilio di Nicea e la pubblicazione dieci anni fa della Laudato si’. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha proposto la Giornata del Creato come occasione per ricordare l’importanza del Credo nel Dio “creatore del cielo e della terra”, “per mezzo del quale tutte le cose sono state create”.

L'iniziativa “Tempo del Creato” è coordinata a livello mondiale dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, presieduto dal vescovo Heinrich Bedford-Strohm, in collaborazione con varie chiese cristiane mondiali e partner. Ogni anno viene organizzato un servizio di preghiera online per celebrare il Giorno del Creato, organizzato da un comitato ecumenico e vedrà la partecipazione del cardinale Fridolin Ambongo, presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar (SECAM), del vescovo luterano della Colombia Atahualpa Hernandez e del reverendo Hyunju Bae della Chiesa presbiteriana coreana.

 

Vatican News

 

mercoledì 15 maggio 2024

A ROMA I BAMBINI DEL MONDO

 


"I piccoli al centro", presentata la Giornata Mondiale dei Bambini


A Roma il 25 e il 26 maggio il grande evento internazionale con i bimbi di tutto il mondo. Allo Stadio Olimpico un corteo di bambini in abiti tradizionali, in rappresentanza di 101 nazioni, porterà un messaggio di pace. Nel pomeriggio l’arrivo del Papa che risponderà alle domande. Domenica, in Piazza San Pietro, la Messa presieduta dal Pontefice. In conclusione, un monologo di Benigni

L'Osservatore Romano

Un grande raduno ecclesiale che ha come protagonisti i più piccoli e che ravviva in tutti la speranza nel futuro per la Chiesa e per la società umana. Così il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, ha sottolineato il valore della Giornata mondiale dei bambini, che si svolgerà a Roma il 25 e il 26 maggio. Presentandola ai giornalisti questa mattina, 16 maggio, nella Sala Stampa della Santa Sede il porporato ha ricordato che i valori della libertà, del rispetto reciproco, della solidarietà possono essere trasmessi e vissuti fin dalla più tenera età. In questo senso, la Giornata vuole offrire un segno di comunione e una “profezia” di unità e di pace.

Iniziative nelle diverse Chiese locali

Il cardinale ha spiegato che nei due giorni confluiranno a Roma moltissimi gruppi, associazioni, singoli; ma l’evento prevede anche iniziative a livello diocesano, lasciate alla creatività delle diverse Chiese locali. L’intenzione è coinvolgere l’intera comunità ecclesiale, in modo che l’incontro costituisca per tutti un invito a diventare come i bambini per cogliere le novità suscitate dallo Spirito. Successivamente, padre Enzo Fortunato, coordinatore della Giornata, ha sottolineato la «portata mondiale» dell’avvenimento, che rappresenta un «controcanto di speranza» e «un segnale ai signori della guerra. Vogliamo guardare il mondo con gli occhi dei bambini, che sono la speranza dei popoli, il loro futuro». La semplicità del loro cuore, ha osservato, «è un dono di Dio e, per chi sappia accoglierlo, la possibilità della pace». Si tratta, in sostanza, di una risposta alla triste situazione di tanti bambini che vengono strumentalizzati, feriti, fatti soffrire, senza cibo e senza acqua, indottrinati alla violenza, a cui si consegna non pane, ma un’arma, non il verbo dell’amore ma dell’odio.

Il programma

Il francescano conventuale ha poi illustrato il programma dell’incontro. Nella mattinata del primo giorno si apriranno il Children’s Village e successivamente lo Stadio Olimpico. Sarà Carlo Conti a condurre la manifestazione, che inizierà con un corteo di bambini in abiti tradizionali, in rappresentanza di 101 nazioni, per portare il loro messaggio di pace. Seguiranno il saluto del cardinale de Mendonça e l’esecuzione dell’inno dell’evento, preparato dal maestro Marco Frisina ed eseguito dal coro dello Zecchino d’Oro e dalle corali della Galassia dell’Antoniano, per un totale di circa 1500 bambini cantori. Poi, vi sarà l’esibizione di alcuni piccoli e di artisti “grandi” come Renato Zero, Al Bano, Orietta Berti, Carolina Benvenga. Seguiranno spettacoli, canti, riflessioni, oltre a riflessioni spirituali e testimonianze. Interverranno, tra gli altri, Catherine Russell, direttore esecutivo di Unicef, Lino Banfi, il regista Matteo Garrone, con il protagonista del suo ultimo film “Io Capitano”, il senegalese Seydou Sarr.

Il Papa allo Stadio Olimpico

Nel pomeriggio, è previsto l’arrivo del Papa allo Stadio. Dopo il momento di accoglienza, Francesco risponderà alle domande formulate da rappresentanti dei bambini di tutto il mondo. Si svolgerà poi una partita di calcio di cinque minuti tra bambini e alcuni calciatori famosi a livello internazionale, capitanati dal portiere Gianluigi Buffon. Sarà proprio il Pontefice a dare il calcio di inizio. Seguirà uno spettacolo del Cirque du soleil. L’evento sarà trasmesso in mondovisione.

La Messa a San Pietro

Domenica 26 maggio, in piazza San Pietro, la messa presieduta dal Papa sarà preceduta dall’ingresso di alcuni bambini in abiti tradizionali e, dopo la recita del Regina Caeli, Roberto Benigni darà vita a un monologo che concluderà la giornata. Da parte sua, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha evidenziato il tema della pace, emerso attraverso disegni, lettere ed elaborati realizzati dagli stessi bambini, i quali ripetono con insistenza il messaggio che solo Papa Francesco può aiutare l’umanità a riconciliarsi con se stessa. Impagliazzo ha poi spiegato che molti dei piccoli presenti sono arrivati in Italia attraverso i corridoi umanitari. Alcuni di loro provengono dalla Repubblica Democratica del Congo, altri dall’Afghanistan, altri ancora dalla Siria. Tra di loro ci sono bambini dai 7 agli 11 anni che non sono mai andati a scuola, perché nati in un campo profughi, in Uganda, Kenya, Libano o in Etiopia; ma anche ucraini che sono ospiti di famiglie della Sant’Egidio e delle parrocchie italiane fin dall’inizio della guerra. Sarà presente anche una delegazione da Gaza, con alcuni bambini feriti, arrivati grazie alla missione umanitaria del governo italiano e accolti dalla stessa Comunità. Questa giornata, ha concluso Impagliazzo, è chiamata a dare una risposta a una domanda lacerante: cioè se l’umanità si sta assuefacendo alla sofferenza dei bambini.

La testimonianza di due studentesse

È stata poi la volta di due giovani studentesse che hanno offerto la loro testimonianza: Hanna Imordi, della Nigeria, e Rahila Saya, dell’Afghanistan, che seguono il programma Global Humanities all’Università La Sapienza di Roma. La prima è giunta in Italia attraverso il Mediterraneo sei anni fa; la seconda è una profuga che cerca di dare voce alle donne del suo Paese.

Infine, Aldo Cagnoli, vice coordinatore della Giornata, ha sottolineato che questo evento diventa un cammino e traccia un solco per andare avanti. In precedenza avevano preso la parola Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, illustrando alcuni aspetti logistici legati all’assistenza e al trasporto dei bambini, e il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che aveva rimarcato l’impegno profuso per collaborare all’organizzazione dell’evento. Infine, il presidente di “Sport e salute”, Marco Mezzaroma, aveva assicurato di aver accolto con gioia l’invito a mettere a disposizione lo stadio Olimpico e il parco del Foro italico per la Giornata.

 

GIORNATA MONDIALE BAMBINI

Vatican News


sabato 10 febbraio 2024

GIORNATA MONDIALE DEI BAMBINI



Un abbraccio 

ai piccoli 


delle periferie 

del mondo


Presentata in Sala Stampa vaticana la prima edizione della Gmb che si svolgerà a Roma il 25 e 26 maggio prossimi e sarà celebrata anche a livello locale nelle singole diocesi. Il cardinale Tolentino de Mendonça: desiderio di Francesco è che l’incontro diventi un momento a cadenza regolare per la Chiesa. Il coordinatore dell’evento padre Fortunato: proporremo tre percorsi di preparazione, spirituale, solidale e culturale

VIDEO: https://youtu.be/SiigVc3BaJo

 -        -  di Tiziana Campisi - Città del Vaticano

 “Ci sarà un giorno una Giornata mondiale per i bambini?”. La domanda l’aveva rivolta al Papa proprio un bambino, Alessandro, 9 anni, facendosi spazio tra alcuni giovani “in dialogo” con Francesco in un podcast, il Popecast, alla vigilia della Gmg. “Sarebbe bello, mi piace tanto”, aveva commentato il Papa trovandola una buona idea. “Ci penserò e vedrò come farla”, aveva aggiunto. E la sua risposta non si è fatta attendere. Francesco ha incontrato oltre 7 mila piccoli di tutto il mondo lo scorso 6 novembre all’iniziativa “Impariamo dai bambini e dalle bambine” e un mese dopo, l’8 dicembre, all’Angelus ha annunciato per il 25 e 26 maggio 2024 la celebrazione della prima Giornata mondiale dei bambini (Gmb), presentata oggi, 2 febbraio, nella Sala Stampa della Santa Sede. Per prendervi parte, ci si potrà iscrivere già da oggi sul portale www.worldchildrenday.org .

 La dirompente novità dei bambini

A colloquio con i giornalisti il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, organismo al quale il Papa ha affidato il compito di organizzare il primo World Children's Day, ha ricordato il clima di gioia che ha caratterizzato l’appuntamento, circa tre mesi fa, con i bambini. “Sembrava di guardare una sorgente il cui getto vivace rinfrescava di speranza la terra e la Chiesa”, ha detto, per questo desiderio di Francesco è che l’incontro dei più piccoli con il Papa “diventi un momento che abbracci effettivamente la Chiesa intera con cadenza regolare”. La Gmb si celebrerà a livello universale a Roma, in Vaticano, dove confluiranno le diverse delegazioni nazionali, e a livello diocesano, lasciando l’organizzazione alle singole Chiese locali. “Caratteristica dei bambini è la loro dirompente novità”, ha aggiunto il porporato, affermando che “i bambini sono il commento più bello e vivace, scritto in carne, sangue e spirito, al passo dell’Apocalisse “Ecco io faccio nuove tutte le cose”, che è il tema scelto da Francesco per il primo appuntamento del prossimo maggio. "C'è una novità nel Vangelo che i bambini e le bambine, esprimono in un modo loro - ha evidenziato al microfono di Radio Vaticana - Vatican News il cardinale - ed è quello che la Chiesa vuole mettere al centro, mostrando un'immagine di una Chiesa che sa di essere madre, ma sa anche di essere bambina e essere più giovane. I bambini sono grandi mediatori di gioia. In un tempo di nichilismo, di tanto pessimismo storico come quello che viviamo, i bambini sono portatori di una fede concreta nell'umanità".

 Per il prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione la Gmb - che offre la possibilità di diventare protagonisti in momenti molto forti di convivialità, preghiera e formazione - può essere un momento per una evangelizzazione propositiva, di fronte al dilagante analfabetismo religioso di giovani e giovanissimi, cui ha fatto cenno un cronista. “Noi viviamo una crisi di trasmissione che non è solo della Chiesa - ha osservato il porporato - ma anche delle famiglie, della scuola, e questa giornata è un contributo per una trasmissione bella, adeguata ai bambini”. Ma la Giornata con i bambini si può leggere anche come una chiamata a mettere i più piccoli al centro dell’interesse della società e delle famiglie, dunque, una iniziativa positiva dopo i casi di sfruttamento e abuso emersi negli ultimi decenni, ricordati da una giornalista.

 Partita la macchina organizzativa

Padre Enzo Fortunato, coordinatore della Giornata ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico che insieme a un comitato ha iniziato a lavorare all’evento, con il coinvolgimento di diverse istituzioni, diocesi e del Vicariato di Roma. “La cosa più bella è partire dai bambini - ha sottolineato - e chi più dei bambini può insegnarci a farlo? E quale sogno più grande della pace? Ripartiamo da loro, dalla loro semplicità e voglia di futuro”. Il religioso francescano ha spiegato che verranno proposti tre percorsi di preparazione, uno legato alla spiritualità, uno alla solidarietà, uno alla cultura, con la possibilità di scegliere quello di propria preferenza. A Roma, il 25 maggio, alle 15, ci si ritroverà in un luogo ancora da individuare in base al numero delle iscrizioni. Il pomeriggio avrà lo schema dell’incontro di novembre, considerato l’edizione "zero" della Gmb, con testimonianze, artisti, le voci dei bambini e il dialogo con il Papa. Il 26 maggio, alle 10.30, la Messa in piazza San Pietro celebrata da Francesco. La preparazione dell’inno della giornata è stata affidata a monsignor Marco Frisina, che collaborerà anche con i cori dello Zecchino d’oro che animeranno la “vigilia”. Per quanti vorranno prendere parte alla prima Gmb, il portale dedicato offre indicazioni, suggerisce alloggi e illustra le agevolazioni offerte per alcuni mezzi di trasporto.

Bambini che vivono in zone ad alto rischio

Della partecipazione di bambini provenienti da zone di guerra e di conflitto ha offerto chiarimenti Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio. “Ci impegneremo ad accogliere, in maniera particolare, bambini dalle periferie” ha precisato, specificando, rispondendo alla domanda di un giornalista, che ci saranno minori rifugiati in Italia, provenienti dall’Eritrea, dalla Siria, dall’Afghanistan, e che verranno invitati bambini da Haiti, Palestina, Ucraina, Sud Sudan, Mozambico, Nigeria e Colombia, anche di altre fedi religiose. La presenza di questi ultimi si armonizzerà nell’intero contesto di preghiera, ha chiarito il cardinale Tolentino de Mendonça, in risposta a un'altra domanda. Noi crediamo e professiamo la nostra fede accanto ad altri credenti, ha fatto notare, e questo è stato evidente nell’esperienza della Gmg di Lisbona, che ha avuto anche iniziative ecumeniche. “Quando preghiamo siamo universali e i bambini daranno un grande esempio” ha evidenziato il porporato.

Il logo

Nel corso della conferenza stampa è stato anche presentato il logo della Giornata mondiale dei bambini, dove un tratto grafico minimalista raffigura il profilo stilizzato della Cupola di San Pietro, con la croce e la lanterna all’interno della quale ci sono le impronte delle mani di tanti bambini. Il significato è stato illustrato dall’ideatore Marco Capasso: la Cupola abbraccia, accoglie e protegge i più piccoli rappresentati dalle impronte, i cui diversi colori richiamano la molteplicità delle culture che si compongono in un’unità che accoglie e valorizza le differenze; la lanterna è metafora dei cristiani “portatori di luce”, mentre la croce simboleggia la passione e resurrezione del Figlio di Dio, che per noi si è fatto uomo.

 Vatican News

  

lunedì 25 settembre 2023

GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI ... in arrivo !


Giornata Mondiale degli Insegnanti. 

Mancano 10 giorni. 

E’ opportuno prepararsi.

 


La Giornata Mondiale degli Insegnanti si celebrerà il 5 ottobre (giovedì).

 Mancano solo dieci giorni per la celebrazione della Giornata Mondiale degli Insegnanti. Essa mira  ad apprezzare, valutare e migliorare l'istruzione del mondo, e fornire alle scuole e alle associazioni che si interessano di problemi educativi un'opportunità per considerare le questioni relative agli insegnanti e all'insegnamento.

Celebrata ogni anno il 5 ottobre dal 1994, la Giornata mondiale degli insegnanti commemora l'anniversario dell'adozione della Raccomandazione UNESCO del 1966 sullo status degli insegnanti. La  Raccomandazione stabilisce parametri di riferimento per quanto riguarda i diritti e le responsabilità degli insegnanti e gli standard per la loro preparazione iniziale, per  il reclutamento, la formazione continua, l'occupazione e le condizioni di insegnamento e apprendimento. La Raccomandazione riguardo lo status del personale docente dell'istruzione superiore è stata adottata nel 1997 per integrare la Raccomandazione del 1966  a proposito del personale docente e di ricerca nell'istruzione superiore.

La Giornata mondiale degli insegnanti è convocata in collaborazione con l'UNICEF, l'Organizzazione internazionale del lavoro e l'istruzione internazionale.

Sebbene l'insegnamento sia davvero una carriera nobile, è anche impegnativa. Sembra che più che mai gli insegnanti stiano attraversando un momento difficile. Alcuni dei problemi che si contendono all'interno delle scuole e delle singole classi ogni giorno sono causati anche da mancanza di risorse e di tempo. In particolare gli insegnanti che hanno molti studenti, hanno grandi difficoltà a fornire un'attenzione personalizzata. Gli insegnanti preparano gli studenti per il futuro. E', perciò, è molto importante che mai riconoscere il difficile lavoro che svolgono ed aiutarli a sempre meglio operare.

L'UNESCO afferma che tutti possono aiutare gli insegnanti valorizzando la professione, generando consapevolezza sui problemi degli insegnanti e assicurando che il rispetto degli insegnanti sia parte dell'ordine naturale delle cose. Le scuole e gli studenti, ad esempio, possono preparare particolari iniziative per gli insegnanti durante questa giornata, coinvolgendo anche le famiglie. 

Inoltre, è opportuno valorizzare e sostenere le associazioni di insegnanti che operano a livello locale, nazionale e internazionale. Dette associazioni sono una preziosa risorsa per le comunità scolastiche e per la società.

 Più di 100 paesi celebrano la Giornata mondiale degli insegnanti e ognuno organizza le proprie celebrazioni, come ad esempio nell'India, che ogni 5 settembre celebra la Giornata degli insegnanti, la Polonia che festeggia il 14 ottobre, oppure la Spagna il 27 novembre.

 UNESCO – STATUS INSEGNANTI

TEACHERS DAY 2023

COMUNICATO UMEC-WUCT - it-en-fr-es



domenica 6 marzo 2022

DONNE, SPERANZA E RESILIENZA


Donne, motore di speranza e resilienza 

nelle crisi di tutto il mondo

Per celebrare la Giornata internazionale della donna, l’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche ha organizzato un webinar in cui si sono confrontate le leader donna di diverse confessioni religiose e alcuni ambasciatori presso la Santa Sede. Le riflessioni hanno messo in risalto la capacità di accoglienza, resilienza e mediazione dell’universo femminile sempre più protagonista delle nuove prospettive di fratellanza

 

-di Marco Guerra – Città del Vaticano

“Donne, crisi e resilienza”, è il titolo del webinar promosso dall'Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (UMOFC/WUCWO) in collaborazione con il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, con il patrocinio delle Ambasciate presso la Santa Sede di Argentina, Australia, Colombia, Irlanda e Paesi Bassi. L’evento che si è svolto questo pomeriggio ha lo scopo di celebrare la Giornata internazionale della donna aprendo una riflessione riguardo la capacità creativa e di rinnovamento che le donne hanno mostrato nelle attuali crisi mondiali, manifestando una spiccata resilienza.

Evento interreligioso

L’iniziativa, proprio per il suo carattere interreligioso, è stata arricchita dalla partecipazione e dagli interventi di donne leader delle comunità religiose musulmane, indù, buddiste, ebraiche, ecumeniche e cattoliche e di ambasciatori presso la Santa Sede. Tutte personalità che hanno contribuito con le loro riflessioni sulla necessità di costruire un mondo più inclusivo e giusto, con sguardi differenti e attraverso i diversi bagagli di sapienza e valori religiosi. Il tutto nella cornice valoriale del Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune (2019) e dell'enciclica Fratelli tutti (2020), che sono stati oggetto delle celebrazioni di questa Giornata internazionale negli ultimi due anni.

La preghiera per la Pace

Tutte le relatrici hanno elevato una preghiera per la pace in Ucraina in apertura dell’evento, invocando l’aiuto di Dio per promuovere la fratellanza umana.  Subito dopo è stato trasmesso il videomessaggio del cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (PCDI), che ha portato gli auguri della Santa Sede ed ha evidenziato la capacità della donne di valorizzare il perdono che dà loro l’energia necessaria di amare di più. “Il dolore si trasforma in storie di vittorie sul male di perdono sulla rivendicazione”, ha affermato, sottolineando anche che “la dimensione ecumenica dell’evento offre un’opportunità di imparare da donne che di fronte a situazioni terribili hanno tratto forza dalle loro trazioni spirituali". "Ogni tradizione religiosa", infatti, "ha le sue storie di coraggio e resistenza come quelle raccontate nella Bibbia”. Secondo il cardinale il webinar è un successo perché mette in luce storie riparatrici che alimentano la resilienza e promuovono il bene comune e in questa cornice l’UMOFC coltiva la migliore prassi per guardare il mondo con occhi mariani.

L’indole naturale all’accoglienza

Dopo l’intervento del porporato è stata la volta delle testimonianze di donne leader di diverse tradizioni religiose. Mary Elizabeth Stewart Blogoslawski, vicepresidente generale dell’UMOFC e vicepresidente regionale per l’America del Nord ha parlato dell’azione dell’UMOFC per promuovere la dignità di tutte le donne e i diritti umani. “Oggi celebriamo – ha spiegato - la resilienza che permette alle donne di avanzare coraggiosamente nella prospettiva che siamo tutti fratelli e sorelle”. Il webinar è proseguito con la “prospettiva islamica” illustrata dalla teologa iraniana Shahrzad Houshmand che ha attinto al Corano per raccontate la resilienza delle donne nel mondo islamico: “La donna naturalmente ha un potere di accoglienza maggiore. La donna, biologicamente, ha una marcia in più per accogliere la vita e offrire la vita al mondo. La donna deve tornare nella scena mondiale per portare guarigione e curare le ferite dell’umanità, per portare tutti a vedere nell’altro il fratello da amare”.

Donne mediatrici dei conflitti

La “prospettiva buddista” è stata offerta dalla vicepresidente dell'Unione italiana buddhisti, reverenda Elena Seishin Viviani, che si è soffermata sulle iniziative della comunità buddhista tese a dare voce alle sofferenze delle donne, in particolare sui progetti per aiutare le religiose a continuare gli studi nei monasteri e promuovere la parità di genere. Oltre 600 monache beneficiano di sostegno economico e corsi di formazione. Non meno importante lo sforzo fatto per l’accoglienza dei rifugiati provenienti da paesi limitrofi all'Afghanistan.  Un'altra testimonianza che ha arricchito l’evento è stata quella di Swamini Hamsananda Ghiri, vicepresidente dell'Unione induista italiana, che ha parlato della forza dello spirito che guida le donne indù indiane: “L’Induismo attribuisce molta importanza alla consapevolezza interiore. Questa attitudine religiosa non è passività ma ricerca dell’armonia, tensione costante al divino nelle opere”. Swamini ha poi raccontato il ruolo svolto dalle donne nelle famiglie indiane durante la pandemia, un lavoro svolto con successo che ha rafforzato le loro capacità di mediatrici dello stress e dei conflitti domiciliari.

Donne africane protagoniste durante il Covid

Nadine Iarchy, presidente del Comitato interconfessionale e interculturale del Consiglio internazionale delle donne ebree (ICJW) ha preso d’esempio la figura di Sara moglie di Abramo e la sua fede che le ha permesso di fidarsi del marito. Iarchy ha ricordato che le donne ebree hanno trasmesso la fede durante la persecuzione spagnola e nel corso della Seconda guerra mondiale e della Shoah, e ha poi affermato che si arriva alla resilienza credendo nell’umanità e nella solidarietà tra i popoli. La “prospettiva ecumenica” è stata approfodita dalla prof.ssa Isabel Apawo Phiri, vicesegretaria generale del World Council of Churches, che ha parlato delle grandi difficolta affrontate dalle donne africane durante questi ultimi due anni segnati dalla pandemia. Un periodo che ha visto l’aumento delle violenze sessuali e dei matrimoni precoci, l’incremento della povertà e la diminuzione dell’accesso all’istruzione. “Tuttavia le donne africane di ogni regione sono resilienti di fronte questa crisi senza precedenti – ha spiegato Phiri - sono state incrollabili assistenti, hanno offerto cure e sostegno. In Paesi come il Ghana sono diventate capofamiglia guadagnando voce nei processi decisionali”. Phiri ha chiuso il suo intervento parlando dei programmi per fermare le violenze e difendere donne. “Con gli sforzi congiunti possiamo contrastare coscienze disumanizzate”.

Gli interventi degli ambasciatori

A chiudere la sessione delle donne leader è stata Monica Santamarina Noriega, tesoriera generale dell’UMOFC, che ha fatto da portavoce della “prospettiva cattolica”. Noriega ha riferito sull’attività dell’osservatorio dell’UMOFC volto a creare sinergie per lo sviluppo integrale delle donne. In alleanza con il Consiglio episcopale americano è stato realizzato un lavoro sull’impatto del Covid sulle donne, in cui sono emerse molte criticità da affrontare, come l’aumento della disoccupazione femminile, del divario digitale, della violenza di genere e un impoverimento generalizzato. Milioni donne indigene del Sud America sono finite a mendicare per sostentare economicamente le proprie famiglie. Nonostante tutto le donne sono state le più pronte a reagire e a mostrare solidarietà.  In conclusione, la parola è passata alle ambasciate presso la Santa Sede che hanno patrocinato il webinar. L’ambasciatore d’Irlanda Derek Hannon ha raccontato delle capacità di resilienza delle donne irlandesi durante lock down, in particolare quelle in gravidanza che hanno dovuto affrontare molti momenti importati da sole. L’ambasciatore argentino Maria Fernanda Silva ha citato Papa Francesco per dire che “nessuno si salva da solo” e che l’esistenza di molte donne rappresenta tutta la collettività. L’ambasciatore dell’Australia, Chiara Porro, ha evidenziato che le donne sono in prima linea e artefici del cambiamento e non sono vittime passive degli eventi. Porro ha quindi illustrato una serie di progetti per promuovere la resilienza nelle aree più soggette a disastri nel pacifico. Infine, l’ambasciatore dei Paesi Bassi Gabriella Weijers ha omaggiato la capacità di resilienza delle donne nelle crisi e la loro attitudine “a rimettersi in piedi” dopo le avversità.

 Vatican News

 

 

sabato 2 ottobre 2021

5 ottobre - GIORNATA MONDIALE INSEGNANTI

 


Questa Giornata commemora la sottoscrizione delle Raccomandazioni dell'UNESCO sullo status di insegnante, la principale  struttura di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti su scala mondiale, ed ha come obiettivo fondamentale quello di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti.Con l'adozione dell'Obiettivo 4 di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, "Istruzione di qualità", gli insegnanti vengono riconosciuti come soggetti chiave per l'attuazione dell'Agenda 2030 sull'educazione. 

Il loro impegno infatti è fondamentale per fornire  un'educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti, con l'obiettivo di incrementare il livello di alfabetizzazione globale e ridurre l'abbandono scolastico precoce,  contribuendo a migliorare la vita delle persone e a raggiungere lo sviluppo sostenibile. 

In occasione di questa Giornata, il  5 ottobre l'Associazione Culturale "Network Arene di Roma" organizzerà alcuni eventi nell'ambito del "Roma Intercultural Festival", nei quali verranno coinvolti docenti, scuole, rappresentanti della comunità, istituzioni e associazioni del territorio. 

Qui potete leggere il messaggio del Direttore Generale dell'UNESCO Irina Bokova in occasione della Giornata degli insegnanti.


        UNESCO - GIORNATA INSEGNANTI



domenica 14 gennaio 2018

14 gennaio - GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2018

[14 gennaio 2018]
“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare
i migranti e i rifugiati”

Cari fratelli e sorelle!
«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,34).
Durante i miei primi anni di pontificato ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Si tratta indubbiamente di un “segno dei tempi” che ho cercato di leggere, invocando la luce dello Spirito Santo sin dalla mia visita a Lampedusa l’8 luglio 2013. Nell’istituire il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, posta ad tempus sotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta.
Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43). Il Signore affida all’amore materno della Chiesa ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore.[1] Tale sollecitudine deve esprimersi concretamente in ogni tappa dell’esperienza migratoria: dalla partenza al viaggio, dall’arrivo al ritorno. E’ una grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà, i quali sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità.
Al riguardo, desidero riaffermare che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».[2]
Considerando lo scenario attuale, accogliere significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione. In tal senso, è desiderabile un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare. Allo stesso tempo, auspico che un numero maggiore di paesi adottino programmi di sponsorship privata e comunitaria e aprano corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti. Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.[3] Torno a sottolineare l’importanza di offrire a migranti e rifugiati una prima sistemazione adeguata e decorosa. «I programmi di accoglienza diffusa, già avviati in diverse località, sembrano invece facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo».[4] Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI,[5] ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera. Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base. In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.[6] ......


sabato 30 dicembre 2017

1° gennaio 2018 - GIORNATA MONDIALE DELLA PACE - Messaggio di Papa Francesco

MESSAGGIO 
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO

PER LA CELEBRAZIONE DELLA 
LI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2018

Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace



1. Augurio di pace
Pace a tutte le persone e a tutte le nazioni della terra! La pace, che gli angeli annunciano ai pastori nella notte di Natale,[1] è un’aspirazione profonda di tutte le persone e di tutti i popoli, soprattutto di quanti più duramente ne patiscono la mancanza. Tra questi, che porto nei miei pensieri e nella mia preghiera, voglio ancora una volta ricordare gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati. Questi ultimi, come affermò il mio amato predecessore Benedetto XVI, «sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace».[2] Per trovarlo, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta.
Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale.
Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate. Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, «nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento».[3] Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico, per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare.[4]
2. Perché così tanti rifugiati e migranti?
In vista del Grande Giubileo per i 2000 anni dall’annuncio di pace degli angeli a Betlemme, San Giovanni Paolo II annoverò il crescente numero di profughi tra le conseguenze di «una interminabile e orrenda sequela di guerre, di conflitti, di genocidi, di “pulizie etniche”»,[5] che avevano segnato il XX secolo. Quello nuovo non ha finora registrato una vera svolta: i conflitti armati e le altre forme di violenza organizzata continuano a provocare spostamenti di popolazione all’interno dei confini nazionali e oltre.
Ma le persone migrano anche per altre ragioni, prima fra tutte il «desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la “disperazione” di un futuro impossibile da costruire».[6] Si parte per ricongiungersi alla propria famiglia, per trovare opportunità di lavoro o di istruzione: chi non può godere di questi diritti, non vive in pace. Inoltre, come ho sottolineato nell’Enciclica Laudato si’, «è tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale».[7] ......