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sabato 24 aprile 2021

DARE LA VITA

 
Il buon pastore 

dà la propria vita per le pecore.

Gv 10,11-18

¹¹Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. ¹²Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; ¹³perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

¹⁴Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, ¹⁵così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. ¹⁶E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. ¹⁷Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. ¹⁸Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

 Commento di p. Paolo Curtaz

Dare la vita

Per cinque volte in poche righe Gesù spiega come riesce a difendere la nostra vita: dona la sua vita. Donare è il segreto per una vita bella come bello (non solo buono) è il pastore coraggioso che veglia sul gregge radunato per la notte. Dona la vita, la spende, la spande, la frantuma, la divide, la offre, la riversa su di noi, su di me. Ma di un amore libero e maturo, adulto e fiorito. Senza aspettarsi nulla in cambio. Senza giocare ai piccoli, velati ricatti che rischiano di intorbidire anche la più bella delle relazioni. È libero, il Signore, perché vero, perché centrato su Dio, perché orientato verso l’essenziale. Dio è la fonte dell’amore che riversa. Non le sue passioni, le sue emozioni, i suoi sentimenti. Che, sì, sono illuminati anch’essi dall’amore che deriva da Dio. E illuminanti. Siamo amati di un amore divino e se ce ne lasciamo riempire diventiamo capaci di amare di un amore divino. Scoprendoci amati, diventiamo amanti, amabili.

Dare e riprendere

E insiste su un aspetto affatto marginale. La vita la dà e poi se la riprendere, la riprende quando vuole. Un amore maturo sa donare senza lasciarsi travolgere, senza lasciarsi ingabbiare e manipolare. Troppe volte, fra noi cattolici, persone generose che credono al Vangelo cercano di amare come Gesù. E vengono sbranati. Dalle pecore, non dai lupi. Portati via. Fatti a pezzi. Se il gesto di chi ama può essere carico di buone intenzioni, non sempre chi accoglie questo amore agisce allo stesso modo. Anzi.

 Ne ho visti di cristiani amorevoli restare amareggiati e delusi, feriti e piagati dopo avere fatto esperienze di comunità. Ne ho visti pretini luminosi ed entusiasti essere sbranati da falsi devoti che vivono nella finzione. Bene dice altrove il Maestro: Dio comanda di amare gli altri come noi stessi. Di amare noi, quindi, per primi. Ma non dell’amore narcisistico ed egotico tanto di moda oggi, no. Dell’amore libero e concreto che ci deriva da Dio. Quell’amore definitivamente espresso dall’alto della croce, un amore libero e liberante che attira tutti. Ti posso amare bene senza lasciarmi impigliare nelle tue spire divoranti. Ti posso amare bene sapendo che tu, come me, come tutti, porti nel cuore delle ombre. Gesù ama bene. Perciò ci può difendere, anche dal lupo che portiamo nel cuore.

Vocazioni

Oggi la Chiesa prega per le vocazioni. Ci sarebbe tanto da scrivere. Perché i tanti dibattiti su cosa sia una vocazione, una chiamata, rischiano sempre di perdere di vista l’essenziale: Dio non è moralista, non vuole una pia società organizzata. Dio è passione, amore travolgente, bruciante, a volte insostenibile. E così è per chi lo segue. Prete, suora, famiglia, laico.  Siamo tutti vocati. A fare esperienza di Dio come siamo. Come siamo.  Al mercenario, dice Gesù, non importano le pecore. A Dio sì. A Dio importa di me. Essere vocati significa farne esperienza. E raccontare agli altri che anche di loro Dio si occupa. Tutto qui.

 Cerco il tuo volto



 

martedì 29 settembre 2020

ITALIA. IN CALO LE DONAZIONI E L'IMPEGNO NEL VOLONTARIATO


 Rapporto IID. 

Calate le donazioni nel 2019. 

E quest'anno preoccupa


Francesco Riccardi 

 

Diminuisce di un punto percentuale il numero degli italiani che fanno offerte in denaro. In discesa anche l'impegno nel volontariato. Tengono solo le cessioni di sangue

 Doniamo meno. E ciò che forse è peggio, ci siamo impegnati meno anche nel volontariato. I dati relativi al 2019 del rapporto dell'Istituto Italiano della Donazione (IID) segnalano come per la prima volta rallenti la generosità degli italiani dopo anni sempre in crescita. Un dato che preoccupa e soprattutto per la proiezione sul 2020. Un anno davvero speciale a causa della pandemia, nel quale c'è stata sì una mobilitazione notevole di risorse private a favore, ad esempio, degli interventi della Protezione civile. Ma le donazioni si sono molto concentrate verso lo Stato e nel settore della sanità, lasciando scoperti gli altri segmenti dell'associazionismo, della cooperazione e del volontariato.

Il rapporto dell'Istituto italiano del dono, basato su più fonti statistiche a partire da quelle Istat, segnala infatti che lo scorso anno è calata dal 14,5 al 13,4% la quota di nostri concittadini che hanno effettuato donazioni. Stesso trend in un'indagine svolta dalla Bva Doxa che, nel suo campione, registra una diminuzione dal 49% del 2018 al 44%del 2019, seppure con un incremento della cifra media da 70 a 77 euro. Le cause per cui si dona sono soprattutto la ricerca medico-scientifica, poi il contrasto alla povertà e il sostegno a malati e disabili.

I numeri dell'Istat certificano un lieve calo anche dell'impegno nelle associazioni di volontariato: donare tempo e competenze è sempre un'attività che riguarda una quota minoritaria di popolazione, ma risulta in ulteriore calo dal 10,5% del 2018 al 9,8% del 2019. In cifra assoluta si passa da una stima di 5.538.000 a 5.174.000 persone. Se a queste aggiungiamo anche il numero di persone che prestano volontariato in associazioni non di volontariato il numero totale arriva a 6.854.000 persone con un calo sull'anno precedente, però, di 506.000. Le regioni con più volontari fra la popolazione sono ancora il Trentino Alto Adige (21,4%), la Valle D'Aosta (17,2%), e il Veneto 13,9%. Aumenta invece il numero di italiani che si impegnano specificatamente in associazioni ecologiche, per i diritti civili o la pace sulla scia del forte coinvolgimento dell'opinione pubblica su questi temi negli ultimi anni: sono stati 866.000 nel 2019, 60.000 in più rispetto al 2018. La maggior parte sono giovani donne tra i 14 e i 24 anni.

Tengono, e anzi sono in leggero incremento, le donazioni biologiche. Secondo i dati del Centro Nazionale Sangue, infatti, nel 2019 sono stati 1.683.470 gli italiani che hanno donato il sangue almeno una volta (+0,04% rispetto al 2018) e il 92% di loro sono iscritti ad associazioni.

"In occasione del Giorno del Dono - spiega il presidente dell'IID Stefano Tabò - forniamo un'analisi che permette di avere una panoramica dell'andamento delle pratiche di dono e di sostegno al non profit relativi all'anno precedente, uno "stato dell'arte" utile a tutti coloro che operano nel mondo del terzo settore e non solo. Il focus del Rapporto sono gli italiani: la loro disponibilità economica ad aiutare gli altri, il loro impegno diretto nel volontariato, la loro volontà di donare sangue, organi e tessuti per aiutare chi sta male. Mettendo insieme autorevoli dati riusciamo a dare una panoramica rappresentativa della situazione e a leggere meglio la società in cui opera il terzo settore".

Il rapporto completo sarà presentato e discusso il 2 ottobre alle 11 in un convegno in live streaming sulla pagina Facebook e il canale YouTube dell'IID. Il presidente Stefano Tabò per IID e la Portavoce Forum Nazionale Terzo Settore Claudia Fiaschi apriranno i lavori alle ore 11.

 

www.avvenire.it


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