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mercoledì 19 aprile 2023

SCUOLA, LABORATORIO DI CONDIVISIONE

Ascolto e progetti pedagogici 

per una cultura dell’infanzia




 La scuola come laboratorio di condivisione «È indispensabile coinvolgere famiglie e territorio perché l’educazione avviene nell’intera comunità e non può prescindere da essa»

 

- di GIOVANNI BATTISTA SERTORI

 Chiamiamo infanzia la prima età dell’uomo compresa, in senso stretto, fra la nascita e l’uso completo della parola e definiamo bambino l’uomo che vive questa prima età. Per molto tempo il bambino è stato considerato come un adulto in miniatura, una persona da adultizzare precocemente. È il messaggio che, purtroppo, ancora oggi i media, la moda e alcuni programmi televisivi trasmettono e che fa da riferimento educativo agli atteggiamenti e alle aspettative di quei genitori che mettono al primo posto non il ben- essere dei figli, ma il successo da raggiungere a tutti i costi.

 Psicologi, sociologi e pedagogisti, in particolare a partire dal secolo scorso, hanno evidenziato come il bambino debba essere riconosciuto e valorizzato come tale perché l’infanzia ha “dignità propria, da vivere in modo rispettoso delle caratteristiche, delle opportunità, dei vincoli che connotano ciascuna fase dell’esistenza umana” ( Linee pedagogiche per il sistema integrato zero sei).

 L’infanzia, allora, è molto più di un periodo della vita, è la concezione che l’adulto e la società hanno del bambino. A ogni idea di infanzia corrisponde un atteggiamento educativo da parte del mondo adulto. Alla visione di infanzia che ha una propria dignità corrisponde un atto educativo che sa valorizzare la specificità di questa età, senza lasciarsi condizionare da logiche dominanti che, nella pratica, annullano la distanza tra il mondo del bambino e il mondo degli adulti.

 Dalla dignità riconosciuta all’infanzia discendono i diritti dei bambini. Dare risposte ai loro diritti e rispettare le caratteristiche di questa stagione della vita è proprio di una visione dell’infanzia che si concretizza in un’azione educativa che sa evitare precocismi, dà attenzione ai vissuti concreti, non forza i tempi del bambino e lo accoglie con i suoi limiti e potenzialità per valorizzarlo nella sua unicità e originalità. L’azione educativa per essere efficace chiede la capacità di ascolto dei bambini perché l’ascolto forma e aggiorna la cultura dell’infanzia evitando che resti vincolata a visioni del passato senza aprirsi ai nuovi sguardi che la complessità della società chiede di assumere per rispondere ai bisogni dei bambini di oggi.

 Parliamo di cultura dell’infanzia non perché le singole fasi della vita sono divise da confini e separate da barriere, ma perché siamo chiamati a creare le condizioni che permettano ad ogni bambino di essere protagonista della sua crescita.

 Cultura deriva da coltivare. Si coltiva la terra prendendo gli opportuni accorgimenti per rispettare e valorizzare la tipologia di terreno che ha caratteristiche diverse da terreno a terreno, da zona a zona, si “coltiva” l’uomo preparando un ambiente educativo che, valorizzando la dignità dell’infanzia, rispettando l’unicità e l’originalità di ognuno e personalizzando le azioni educative, permetta ad ogni bambino di sviluppare tutte le potenzialità di relazione, autonomia, creatività e apprendimento.

 Oggi i servizi e le scuole dell’infanzia che costituiscono il “sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni” sono chiamati a vivere la cultura dell’infanzia con una visione unitaria del percorso educativo.

 È il grande compito affidato ai servizi e alle scuole dell’infanzia: progettare e vivere un percorso educativo, da condividere con le famiglie e il territorio, che ha come riferimento l’infanzia con la sua dignità e suoi diritti e come fine lo sviluppo armonico e integrale della personalità. Si progetta, allora, non per disegnare schemi rigidi, ma per ricondurre sempre alla finalità i diversi momenti educativi.

 La scuola, esercitando la sua autonomia che la rende libera nei confronti del pensiero dominante, si contrappone, allora, a una rappresentazione dell’infanzia che confonde il mondo dei bambini con il mondo degli adulti, per proporre alle famiglie e al territorio un progetto educativo che salvaguarda il pensiero, la meraviglia, lo stupore del bambino di fronte alla realtà alla quale si avvicina con modalità che si differenziano da quelle degli adulti.

 È indispensabile coinvolgere famiglie e territorio nel processo educativo perché l’educazione avviene nell’intera comunità e non può prescindere da essa. La scuola diventa così un laboratorio di comunità per condividere e vivere insieme la cura dell’infanzia con la consapevolezza che le relazioni che si vivono nel territorio danno forma alla vita di ognuno.

 Vivere nella comunità la cultura dell’infanzia permetterà a ogni bambino esperienze di vita buona che lo aiuteranno a dar forma alla sua vita e, diventato adulto, anche dovesse dimenticare le azioni che l’hanno coinvolto e le opportunità che gli sono state offerte, vivrà sempre il sapore e il profumo della cura ricevuta e la bellezza della sua infanzia.

 

www.avvenire.it


mercoledì 29 luglio 2020

SALUTE, RELAZIONI, DIDATTICA. LE STRATEGIE PER RIPARTIRE A SCUOLA


Rendere generativo ciò che la scuola ha saputo offrire nell’emergenza: il documento Fism «Per un accompagnamento alla riapertura delle scuole dell’infanzia». Flessibilità e inclusione. E la riconquista dello spazio esterno

Non sarà una riapertura consueta. 
Gli scenari che i servizi 0-6 si troveranno a prefigurare per settembre, oltre che con le normative igienico sanitarie in continua ridefinizione, dovranno misurarsi con l’esperienza che ha segnato questo tempo eccezionale. Ma se gli eventi di marzo hanno colto tutti impreparati, costringendoci a rivedere rapidamente riferimenti che credevamo certi e consolidati, ora abbiamo - pur nella innegabile incertezza - una possibilità in più. Quella di poter rendere generativo tutto ciò che la scuola ha saputo offrire ai bambini, alle famiglie, alla società; tutto ciò che la scuola ha sollecitato nella comunità professionale interrogando la collegialità come luogo di elaborazione di un pensiero educativo condiviso; tutto ciò che la scuola ha promosso per continuare a tessere relazioni, prendendosi cura anche di fragilità, distanze, sconnessioni. Una possibilità che è anche una responsabilità. 
La responsabilità di fare memoria dei movimenti professionali e dell’innovazione didattica che hanno caratterizzato le sperimentazioni e i diversi percorsi di ricerca per continuare a mantenere i tratti distintivi dell’essere scuola. Per continuare a impegnarci, grazie a nuove consapevolezze, nel riscoprire nuove forme, nuove modalità, nuove energie per ripartire. 
Proprio per non disperdere la ricchezza generata in questo tempo la Fism ha messo a disposizione delle scuole associate il documento progettuale “Per un accompagnamento alla riapertura delle scuole dell’infanzia” messo a punto dalla Commissione tecnica del Settore pedagogico nazionale. Il documento delinea un percorso che, nel quadro delle prescrizioni igienico-sanitarie, invita le scuole a ripensarsi accogliendo la sfida di trasformare i vincoli in occasioni di apprendimento. Con attenzione a ciò che può essere rinnovato, insieme a ciò che, di questo tempo, può essere
custodito e rilanciato.
La scuola, anche in tempo di emergenza, dev'essere una scuola che non viene meno alle proprie finalità; anzi proprio nello sforzo di far fronte alla crisi contingente, le ricomprende in modo più dinamico e le declina in traguardi innovativi e adeguati alle esigenze di ciascun bambino, valorizzando sia le buone pratiche già presenti prima dell’emergenza, sia quanto maturato in questo periodo. Significativo e di grande testimonianza dal punto di vista della capacità di fare sistema si è rivelato il prezioso contributo di quanto emerso dal lavoro e dal confronto a livello nazionale. Le linee guida contenute nel documento sono infatti l’esito del dialogo aperto con le esperienze nei territori, con le insegnanti e le coordinatrici di rete, con i referenti regionali del Settore pedagogico nazionale.
Gli step attraverso i quali si snoda la proposta danno vita a un processo dinamico non consequenziale né lineare, ma circolare e ricorsivo così da assicurare integrazione e flessibilità. Organizzare e garantire un ambiente sicuro dal punto di vista igienico- sanitario, attraverso la cura di spazi, tempi e materiali suggerisce strade interessanti per progettare gli ambienti. Un esempio è la riflessione sulle potenzialità dello spazio esterno; spazio finalmente da riconquistare, non accessorio ma parte integrante dell’azione educativa, occasione per dare vita, con progetti strutturati e articolati nel tempo, a quei laboratori o aule didattiche all'aperto di cui spesso si è parlato in questi anni.
Anche i materiali da mettere a disposizione dei bambini dovranno garantire qualità e ricchezza perché la riduzione della quantità non deve tradursi in 'povertà' delle opportunità e dell’articolazione delle esperienze. Inoltre il rispetto delle norme sanitarie potrà aprire all'introduzione di tipologie di materiali non consuete o solitamente poco presenti. Un altro aspetto importante sarà quello di curare lo scambio e il dialogo tra bambini evitando che il distanziamento fisico si traduca in proposte unicamente individualizzate all’interno di ciascun gruppo o di proposte distinte e non comunicanti tra i vari sottogruppi presenti a scuola. È necessario invece mantenere un collegamento alla scuola come 'intero' e trovare modalità che non facciano perdere ai bambini la dimensione di 'scuola' e il contatto con i percorsi degli altri sottogruppi.
Sarà significativo tener conto di quanto è stato proposto a casa nel periodo di chiusura, come riferimento a quanto vissuto e per potersi raccontare. Altra attenzione sarà quella di progettare esperienze educativo-didattiche in modo che possano essere proseguite in tempi - e anche luoghi - differenziati.

(Il documento è scaricabile dal sito www.fism.net)

La Commissione tecnica del Settore pedagogico nazionale