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venerdì 30 agosto 2024

LA GRATITUDINE, DONO SOCIALE

 


«Le persone grate determinano una atmosfera, creano attorno a sé un senso di fiducia e di benessere che coinvolge gli altri»

  Parla suor Alessandra Smerilli, docente di economia e segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale «È una delle parole chiave che guidano un’economia basata sulla condivisione, la solidarietà e il rispetto per l’ambiente»

 

-         di CRISTINA  UGUCCIONI

 

La fecondità della dimensione sociale della gratitudine è al centro della riflessione che in questa conversazione offre suor Alessandra Smerilli, salesiana, docente di Economia politica alla Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione Auxilium e segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale.

La gratitudine ha dimensione sociale e fecondità sociale: come le descriverebbe?

Credo ci siano molte implicazioni pubbliche della gratitudine. Sottolineo un aspetto che è ogni giorno alla portata di tutti. Anzitutto le persone grate determinano una atmosfera, creano attorno a sé un senso di fiducia e di benessere grazie al quale è più facile che anche altri passino dal lamento e dalla sfiducia a un atteggiamento costruttivo. Questo perché le persone grate fanno sentire importante chi hanno di fronte, sono portate a sintonizzarsi sul meglio che è negli altri e a chiamarlo in gioco. La loro capacità di concentrarsi sulla crescita e la loro natura altruistica creano spazio per far fiorire gli altri. Sono persone umili perché la gratitudine le porta a riconoscere il debito che le lega ai doni altrui. Ma “umile” rimanda all’humus, alla fertilità della terra che ogni ambiente umano può diventare. Chiaramente, “fertile” può farci pensare anche alle conseguenze economiche e sociali di una convivenza segnata da queste attenzioni, dal saper dire grazie. In effetti, se una comunità ha forte consapevolezza di ciò che uno deve all’altro e di come le sfide si vincono insieme, la sua crescita è più dinamica e felice rispetto alla situazione in cui si combatte tutti contro tutti.

 In che modo la gratitudine può dare forma all’economia?

Già Adam Smith, padre fondatore della Scienza Economica, nel suo libro “ La teoria dei sentimenti morali” sostiene che la gratitudine giochi un ruolo vitale nel rendere il mondo un posto migliore. Benedetto XVI ha dedicato la Caritas in Veritate a mostrare come la gratuità, la logica del dono, non sia un di più, ma un aspetto fondante la dinamica economica. È un aspetto che le teorie economiche classiche hanno ampiamente sottovalutato e che la Chiesa ha contributo e sta contribuendo a portare in evidenza: protagonisti dell’economia sono gli esseri umani che, nonostante il peccato, non sono per natura irrimediabilmente egoisti e votati all’interesse proprio. I loro scambi, i loro progetti, le soluzioni che costruiscono per far fronte alla vita di ogni giorno, hanno in sé una continua vocazione al bene dell’incontro e della cooperazione. In questo ambito, la parola gratitudine può assumere la sfumatura della restituzione: a un territorio, alle generazioni successive, a coloro cui si deve la propria crescita. Gratitudine e restituzione implicano anche il superamento di quelle disuguaglianze che si devono alla storia e allo sfruttamento degli uni sugli altri. Noi dobbiamo ai poveri giustizia: questo è un aspetto drammaticamente attuale e poco riconosciuto della gratitudine. L’economia civile e altre ricerche di nuovi modelli di sviluppo vorrebbero manifestare più chiaramente come uno sguardo grato alla vita debba generare un’economia del dono, mostrando che si tratta di un’economia non di decrescita, ma di una crescita a più alta intensità: più inclusiva, più ecologica, più integrale.

Una delle parole chiave di The Economy of Francesco (EoF) è proprio gratitudine: questo processo/movimento, nato cinque anni fa, sta cominciando ad avere rilevanza sul piano internazionale?

Sì, ma è ancora un movimento in fase di sviluppo e di crescita. La gratitudine è una delle parole chiave che guida i giovani coinvolti, i quali promuovono un’economia basata sulla condivisione, la solidarietà e il rispetto dell’ambiente. Molti giovani imprenditori, economisti e attivisti stanno aderendo a questo movimento e contribuendo a diffondere i suoi principi e valori in tutto il mondo. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare per trasformare realmente il sistema economico attuale e portare avanti un’economia più equa e sostenibile. La gratitudine è uno dei punti di forza dell’EoF che i giovani possono capitalizzare per raggiungere questo obiettivo.

A chi desidera rivolgere parole di ringraziamento?

 Il primo pensiero va a coloro che mi hanno donato la vita e trasmesso una fede radicata nella semplicità della terra e della vita quotidiana. Si tratta dei miei genitori e di quelle persone a cui sono legate la mia infanzia e la mia adolescenza in Abruzzo. Desidero ringraziare anche chi, in oratorio, ha allargato la mia esperienza di fiducia e di casa, nell’amorevolezza del metodo educativo salesiano. Sono poi grata a coloro che mi hanno chiesto dei passi, a volte delle vere e proprie obbedienze, che hanno plasmato il cammino della mia vita adulta. La vita religiosa, in questo, credo sia per tutti una provocazione, l’invito a pensare che l’adulto non è chi si fa da sé, ma chi accoglie creativamente e attivamente anche le circostanze che non avrebbe pensato adatte a sé: da sola non avrei scelto di studiare Economia, ma poi mi sono accorta di quanto preziosa è stata l’intuizione delle mie formatrici. E da sola non avrei pensato alla Curia Romana come a un luogo di cura e di incontro.

www.avvenire.it

 

mercoledì 2 agosto 2023

GRAZIE DI CUORE

 "Non tralasciamo di ringraziare: se siamo portatori di gratitudine, anche il mondo diventa migliore, magari anche solo di poco, ma è ciò che basta per trasmettergli un po' di speranza"(Papa Francesco).

Ringraziare qualcuno è il segreto della felicità, sia per chi dice grazie sia per chi lo riceve, è un modo per dare importanza a qualcosa che si è fatto, a qualcosa che si è detto: è un modo per dare importanza a qualcuno.

“Grazie” è la migliore preghiera che chiunque possa dire. Grazie esprime gratitudine estrema, umiltà, comprensione (Alice Walker).

-         di Valeria Bonora

 

Chi riceve un ringraziamento si sente meglio, sa di essere stato utile, sa di aver fatto qualcosa di buono e questo aumenta la sua autostima e si sente motivato a offrire di più, dall’altro lato chi ringrazia sa che sta dando valore e questo lo rende felice, aumenta il livello di buona salute fisica, può rafforzare le relazioni sociali, produrre stati emotivi positivi e aiuta a far fronte in modo migliore ai periodi di stress nella vita.

 A dimostrare questa teoria sono stati Adam M. Grant e Francesca Gino i quali hanno esaminato, in una serie di studi pubblicati recentemente sul Journal of Personality and Social Psychology, un campione di persone alle quali veniva chiesto di aiutare un fantomatico ragazzo a scrivere una lettera di accompagnamento al curriculum. Gli studi hanno dimostrato che coloro i quali avevano ricevuto lettere di ringraziamento da parte del giovane che avevano aiutato sono stati più propensi sia a continuare ad aiutarlo che ad aiutare anche un altro ragazzo, rispetto a coloro che non avevano ricevuto ringraziamenti in risposta alla loro offerta di aiuto.

 Dire grazie non è solo una questione di buone maniere. E una questione di buona spiritualità ( Alfred Painter).

 A supportare questa teoria c’è anche la consapevolezza che vivere positivamente sia sicuramente una tecnica magica per vivere meglio, ogni giorno ringraziare qualcuno per qualcosa, raccogliere le idee alla sera e ringraziare per un bel momento passato durante la giornata, ringraziare il compagno per un gesto carino, ringraziare i genitori per il loro amore, ringraziare i figli perché esistono, ringraziare…. fa subito sentire meglio, trasmette positività e la espande verso l’esterno, verso gli altri.

 A volte bisogna ringraziare anche per qualcosa che non ci ha aiutato o magari ci ha fatto soffrire, perché ogni esperienza dona alla vita un insegnamento, e la prossima volta si saprà come affrontarlo.

 Una sola parola, logora, ma che brilla come una vecchia moneta: “Grazie!”

~ Pablo Neruda

 Ci sono tre motivi validi per dire grazie:

1. Essere in grado di dire “grazie” rende più felici.

2. Dire “grazie” fa bene alla salute e alla psiche.

3. Ringraziare aiuta nel rapporto con gli altri.


Quando si ringrazia qualcuno non è solo un atto di gentilezza, ma è un gesto di stima e di amore, che fa uscire il meglio da entrambi le parti e questo è indiscutibilmente un atto che rende felici.

 Uno studio effettuato da un team di ricercatori di un’azienda americana che si occupa di temi esistenziali, ha riscontrato un aumento della felicità in un gruppo di persone che ha ringraziato qualcuno che avesse avuto una grande influenza su di loro, e ha riscontrato un aumento notevole di felicità in coloro che ricevevano i ringraziamenti.

 Per aumentare questo senso di felicità c’è una cosa semplice da fare e cioè smettere di dare tutto per scontato e cominciare nuovamente a meravigliarsi come i bambini.

 Anche varie religioni affermano che la gratitudine porta felicità e attraverso la felicità si riesce a trovare una pace interiore che giova al sistema immunitario, aiuta a de-contrarre la muscolatura, e ad innestare sinapsi di pensieri positivi. Questo lega la psiche al corpo e aiuta anche ad affrontare meglio le difficoltà con fiducia ed ottimismo.

 Dicendo “grazie” tu crei amore (Daphne Rose Kingma)

 E come ultima cosa ma non meno importante, dire grazie aiuta a sentirsi meno soli ma connessi con gli altri socialmente, in rapporti dove non ci sono perdenti, dove da entrambe le parti si ricevono solo benefici e sintonia.

 Tutti sanno quanto sia difficile ringraziare per questo motivo bisogna allenarsi per rendere il dire grazie un atto sincero, normale e sentito.

 Per prima cosa bisogna ringraziare senza chiedere niente in cambio, senza aspettarsi nulla, basta un messaggio, una telefonata, un bigliettino che faccia da catalizzatore perché si inneschi questa pratica. Ringraziare la vita, gli obiettivi raggiunti, i dolori passati, le battaglie superate perché non è tutto così scontato. Poi bisogna imparare a non invidiare chi sembra avere di più o, meglio, in fondo non è tutto oro quel che luccica e solo noi conosciamo la strada che ha portato a determinati risultati.

E come ultimo esercizio per imparare a dire grazie bisogna imparare a essere gentili sempre, cercando di comprendere, di imparare e crescere sfruttando ogni occasione sia bella che brutta e per questa crescita ringraziare.

 Nessuno è più povero di colui che non ha gratitudine. La gratitudine è una moneta che possiamo coniare da soli, e spendere senza timore di fallimento (Fred De Witt Van Amburgh)

 Quando si impara a ringraziare per le piccole cose allora si scoprirà un mondo migliore dove la felicità e l’amore potranno finalmente trionfare.

 

Eticamente




venerdì 14 aprile 2023

IL GRAZIE DI GIUSEPPE


 Giuseppe legge libri insieme agli alunni: 

un susseguirsi di doni e scoperte 

e un grazie reciproco.

 E un dono in più: una lettera di Pietro Abelardo

- di  Corrado Bagnoli

In tempi di ChatGPT, di dibattiti e di sfide tra intelligenze vere e virtuali, di emergenze educative che si riaccendono e si aggravano ogni giorno, il mio vecchio amico Giuseppe prosegue imperterrito, anche da pensionato qual è ormai da qualche anno, il suo mestiere. Il mestiere di leggere ai ragazzi un libro, di chiedere loro di ragionarci su, di scriverci sopra per scoprire che cosa hanno dentro. Non i libri, ma loro, i ragazzi. E che non servono programmi e artifici se quel libro, quel professore ti mette con le spalle al muro e con gli occhi dritti puntati sul tuo mondo e su quello che hai intorno.

Anche quest’anno Giuseppe ha finito il suo percorso con le classi seconde. E i ragazzi gli hanno scritto lettere e-mail sorprendenti. Cose mai viste. Quando stava a scuola e faceva il professore, era come se ciò che faceva fosse considerato scontato: se sei un professore di ruolo, svolgi il tuo ruolo. Non si pensava che ci fosse bisogno di dirsi altro, forse. Quello che contava era quel mestiere di vivere giorno dopo giorno, crescendo – e per lui invecchiando – insieme; di fare, come voleva Betocchi nella sua poesia, un’opera comune.

Ma adesso che finito il libro lui se ne va via e la scuola per i ragazzi continua, adesso legge e rilegge le mail e non può starsene in silenzio. Io gli ho chiesto di darmi un ritaglio di quello che si sono scritti – grazie alla scuola, oltre la scuola, dopo la scuola – lui e i ragazzi. Senza ChatGPT, senza nemmeno correttore automatico: le lettere degli alunni mostravano con soddisfazione qualche errore grammaticale o sintattico, ma non era questo che c’era in ballo.

E Giuseppe ha scritto così ad Alessandro, Francesca, Claudia, Marta, Flavio, Marta, Tommaso, Sara, Tommaso, Lorenzo, Giulia, Luca, Tommaso, Christian, Elisabetta Laura, Maria, Christian, Lisa (la gemella buona), Giada, Stefano, Sabrina, Giulia, Noemi, Elisa, Angelica, Cesare, Giorgio, Francesco, Tomas, Diego e Alessio, Sofia, Alessio, Jennifer, Mario: “grazie davvero! Come abbiamo letto insieme, in … dovremmo imparare a dire grazie. Ricominciare a farlo. E io lo faccio qui, più che commosso per quanto avete scritto nelle vostre lettere a fine percorso; per quanto avete confessato nei vostri testi durante l’anno; per come siete stati capaci di lasciarvi interrogare dalle pagine del libro e dalle mie domande. Qualcuno di voi dice che ha imparato ad amare la lettura, altri dicono che hanno scoperto il piacere della scrittura; altri ancora che si sono sentiti parte di un’avventura di crescita e maturazione in cui non credevano all’inizio. Tutti però ringraziate: me, i vostri compagni e amici, la vostra insegnante. Tutti ringraziate per la commozione di alcuni di voi; per le verità che abbiamo scoperto in queste ore; persino per il divertimento che, nonostante la serietà che vi è stata chiesta, abbiamo vissuto. È un susseguisi di grazie. E non soltanto nel senso del dire grazie. È un susseguirsi di doni e scoperte, cioè di grazie, appunto, quello che è accaduto tra noi: certo ci siamo impegnati, abbiamo lavorato insieme, ma per me – e anche per voi, come si vede bene dalle vostre parole – quanto poi è accaduto è sempre molto di più di quanto uno possa immaginarsi all’inizio pensando a un progetto. Una grazia, quindi. Sono qui con in tasca ancora le vostre parole, con dentro gli occhi alcuni gesti capitati tra noi e ho davvero un grande desiderio: quello che questa cosa possa ripetersi per noi. Nulla è scontato: non sto pensando solo alla proposta dell’attività anche per l’anno prossimo. Voglio invece che possa riaccadere sempre questa grandezza, questa bellezza che abbiamo vissuto e provato. Con un altro libro l’anno prossimo, certo. Ma, ancora di più, ogni giorno in quello che facciamo e viviamo quotidianamente. Senza smentirmi mai, vi consegno ancora qualche parola da leggere, un piccolo testo di Pietro Abelardo al figlio Astrolabio, contenuto in un libricino dal titolo Insegnamenti al figlio. È una paginetta in cui si parla dell’imparare e dell’insegnare. E ormai l’abbiamo capito tutti: nessuno insegna, se non impara; spesso anzi impara di più colui che dovrebbe insegnare. E proprio da quelli che dovrebbero imparare da lui. Così è successo a me con voi. Eccola, leggetela insieme alla prof. Fateci su qualche pensiero. E non stanchiamoci mai di dire grazie”.

“Astrolabio, figlio mio, dolcezza della mia esistenza, ti lascio questo piccolo testamento spirituale, come insegnamento dell’apprendere e dell’insegnare. Sii teso ad apprendere più che a insegnare, poiché insegnando sei utile agli altri, ma solo imparando farai il tuo bene; e non abbandonare lo studio fino a quando non avrai la certezza di non aver più nulla da apprendere. Subisci il fascino di ciò che è detto e non di chi lo dice, evitando in tal modo l’accettazione passiva del sapere, e preoccupati che il tuo docente non ti impedisca di progredire per tuo conto, tenendoti legato a sé per amore. Come è vero che ci si nutre del frutto e non delle foglie del melo, così anteponi sempre il significato al significante e ricorda: la persuasione ha bisogno di catturare gli animi con discorsi ornati, ma all’insegnamento si addice la chiarezza. Là dove manchi la ricchezza dei contenuti abbondano le parole; è infatti costume di chi non ha progetto moltiplicare le strade o sfinirsi in tentativi. Che certezza potrà mai trasmetterti chi dubita di sé? Solo chi ha una logica di azione resta se stesso, fermo come il Sole, mentre lo stolto è instabile come l’erratica Luna; poiché chi ha una mente provvida incede con passo sicuro: prima medita a lungo e poi parla correttamente, per non doversi giudicare con vergogna. Il desiderio di comprendere ciò che dicono i dotti e ciò che fanno i buoni arda sempre nel tuo cuore”.

SCUOLA/ Studenti e prof, la regola "delle cinque A" per amare la lettura

www.ilsussidiario.it

 

 

 

venerdì 4 febbraio 2022

BELLO MONDO


 Bello Mondo

 *

 Io ringraziare desidero il divino

labirinto delle cause e degli effetti

per la diversità delle creature

che popolano questo universo singolare

ringraziare desidero

per l’amore, che ci fa vedere gli altri

come li vede la divinità

per il pane e per il sale

per il mistero della rosa

che prodiga colore e non lo vede

per l’arte dell’amicizia

per l’ultima giornata di Socrate

per il linguaggio, che può simulare la sapienza

io ringraziare desidero

per il coraggio e la felicità degli altri

per la patria sentita nei gelsomini

 e per lo splendore del fuoco

che nessun umano può guardare

senza uno stupore antico

e per il mare

che è il più vicino e il più dolce

fra tutti gli Dèi

Io ringraziare desidero

perché sono tornate le lucciole

e per noi

per quando siamo ardenti e leggeri

per quando siamo allegri e grati

per la bellezza delle parole

natura astratta di Dio

per la lettura, la scrittura

che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

 per la quiete della casa

per i bambini che sono

nostre divinità domestiche

per l’anima, perché se scende dal suo gradino

la terra muore

per il fatto di avere una sorella

Ringraziare desidero per tutti quelli

che sono piccoli, limpidi e liberi

per l’antica arte del teatro, quando

ancora raduna i vivi e li nutre

 per l’intelligenza d’amore

per il vino e il suo colore

per l’ozio con la sua attesa di niente

per la bellezza tanto antica e tanto nuova

Io ringraziare desidero per le facce del mondo

che sono varie e alcune sono adorabili

per quando la notte

si dorme abbracciati

per quando siamo attenti e innamorati

per l’attenzione

che è la preghiera spontanea dell’anima

per i nostri maestri immensi

per chi nei secoli ha ragionato in noi

per tutte le biblioteche del mondo

per quello stare bene fra gli altri che leggono

 per il bene dell’amicizia

quando si dicono cose stupide e care

per tutti i baci d’amore

per l’amore che rende impavidi

per la contentezza, l’entusiasmo, l’ebrezza

per i morti nostri

che fanno della morte un luogo abitato.

 Ringraziare desidero

perché su questa terra esiste la musica

per la mano destra e la mano sinistra

e il loro intimo accordo

per chi è indifferente alla notorietà

per i cani, per i gatti

esseri fraterni carichi di mistero

per i fiori

e la segreta vittoria che celebrano

per il silenzio e i suoi molti doni

per il silenzio che forse è la lezione più grande

per il sole, nostro antenato.

Io ringraziare desidero

per Borges

per Whitman e Francesco d’Assisi

per Hopkins, per Herbert

perché scrissero già questa poesia,

per il fatto che questa poesia è inesauribile

e cambia secondo gli uomini

e non arriverà mai all’ultimo verso.

Ringraziare desidero

per i minuti che precedono il sonno,

per gli intimi doni che non enumero

per il sonno e la morte

quei due tesori occulti.

 E infine ringraziare desidero

per la gran potenza d’antico amor

per l’amor che se move il sole e l’altre stelle.

E muove tutto in noi.


Mariangela Gualtieri

 

 

 


 

mercoledì 25 novembre 2020

CON GRATITUDINE


 José Tolentino Mendonça

Ci è più facile ricordarci delle piccole gratitudini che gli altri ci devono, piuttosto che della gratitudine che ci rende smisuratamente debitori di tutti. Noi non facciamo caso, o non sempre, a quanto la nostra vita sia sostenuta da un’anonima coreografia di gesti che generosamente confluiscono incontro a noi; a quanto essa sia nutrita dalla quotidiana moltiplicazione di doni, dalla laboriosa fatica di una folla di conosciuti e di sconosciuti, dalla benevola cospirazione dell’amore.

Non facciamo caso, o non sempre, a quanto noi dipendiamo da questo flusso di vita che è più grande di noi e nel quale tante donne e uomini si spendono a fondo. 

Ci è più facile considerare che tutto ciò che abbiamo è un diritto naturale e acquisito, anziché accettare la più palese delle verità: che la vita è dono, che le cose più importanti le riceviamo come pura grazia, che tutto ciò che ha a che vedere con l’amore ci supera. 

Ci è più facile oscillare tra rivendicazione aspra e brontolio esasperato, prigionieri di una sonnambula ingratitudine che si volge in labirinto, invece di trovare tempo per quella gentilezza spirituale che ci fa esprimere più e più volte la fondamentale riconoscenza che noi dobbiamo agli altri. 

Per questo ti prego, Signore: dammi un cuore buono, umile e grato. Dammi un cuore consapevole fino alla fine di essere un cuore ipotecato.

 www.avvenire.it