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lunedì 9 febbraio 2026

I MONO-DISCIPLINARI

 


 “Gli insegnanti

 devono essere 

esperti di processi 

di apprendimento, 

non solo 

della propria materia”


Di Andrea Carlino

Il pedagogista Daniele Novara, intervistato dal Corriere della Sera sulla questione dei metal detector nelle scuole, ha posto l’accento sul ruolo centrale degli insegnanti nella gestione delle dinamiche sociali in classe.

La riflessione parte dal riconoscimento che la scuola rappresenta oggi l’unico contesto in cui i ragazzi possono fare autentiche esperienze di socialità. Le competenze pedagogiche dei docenti diventano quindi decisive per prevenire situazioni di conflitto e violenza, ben più dei dispositivi di controllo.

La scuola come unico ambiente di socialità reale

Daniele Novara ha sottolineato che la scuola è rimasta l’unico ruolo in cui gli adolescenti vivono esperienze sociali autentiche. Il pedagogista ha risposto affermativamente alla domanda del giornalista, confermando che questo dato impone una responsabilità maggiore agli insegnanti. La classe rappresenta uno spazio di relazione unico nel percorso di crescita dei giovani, dove imparano a confrontarsi con i pari e a gestire le dinamiche di gruppo. Tale aspetto rende ancora più urgente la necessità che i docenti siano preparati a gestire non solo gli aspetti didattici ma anche quelli relazionali e sociali. La competenza disciplinare da sola non basta per rispondere alle sfide educative contemporanee.

La necessità di nuove competenze per gli insegnanti

Il fondatore del Centro Psicopedagogico ha delineato un profilo rinnovato del docente durante l’intervista al Corriere della Sera. Novara ha dichiarato: “Gli insegnanti devono essere più pronti e preparati anche da questo punto di vista”. La preparazione richiesta va oltre la conoscenza della materia insegnata e si estende alla capacità di gestire i processi di comunicazione tra studenti. Gli insegnanti devono saper far vivere la classe come gruppo coeso, sviluppando competenze sociali che permettano ai ragazzi di relazionarsi in modo costruttivo. La formazione dei docenti dovrebbe quindi includere strumenti per riconoscere e gestire le tensioni, prevenire i conflitti e promuovere un clima di collaborazione.

La critica agli insegnanti mono-disciplinari

Daniele Novara ha espresso una critica diretta al modello tradizionale di insegnamento. Il pedagogista ha chiesto: “L’insegnante che conosce solo la sua materia, che insegnante è?”. La risposta che Novara ha fornito al Corriere della Sera delinea una figura professionale più complessa e articolata. Il vero insegnante è un esperto di processi di apprendimento, non semplicemente un trasmettitore di contenuti disciplinari. Questa visione richiede una trasformazione profonda della professione docente, che deve integrare competenze pedagogiche, psicologiche e relazionali. La capacità di far comunicare i ragazzi e di gestire la classe come comunità di apprendimento diventa parte integrante del lavoro dell’insegnante, al pari della preparazione nella propria disciplina.

ORIZZONTE SCUOLA

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lunedì 25 giugno 2018

IDENTITA', QUALITA', BENE COMUNE. CRITERI PER L'EDUCAZIONE

Papa Francesco: "...... Solo cambiando l’educazione si può cambiare il mondo. Per fare questo vorrei proporvi qualche suggerimento.
1. Anzitutto è importante fare rete”. Fare rete significa mettere insieme le istituzioni scolastiche e universitarie per potenziare l’iniziativa educativa e di ricerca, arricchendosi dei punti di forza di ciascuno, per essere più efficaci al livello intellettuale e culturale.
Fare rete significa anche mettere insieme i saperi, le scienze e le discipline, per affrontare le sfide complesse con la inter- e trans-disciplinarità, come sollecitato nella Veritatis gaudium (cfr n. 4c).
Fare rete significa creare luoghi d’incontro e di dialogo all’interno delle istituzioni educative e promuoverli al di fuori, con cittadini provenienti da altre culture, di altre tradizioni, di religioni differenti, affinché l’umanesimo cristiano contempli l’universale condizione dell’umanità di oggi.
Fare rete significa anche fare della scuola una comunità educante nella quale i docenti e gli studenti non siano collegati solo da un piano didattico, ma da un programma di vita e di esperienza, in grado di educare alla reciprocità fra generazioni diverse. E questo è tanto importante per non perdere le radici.
D’altronde, le sfide che interrogano l’uomo di oggi sono globali in un senso più ampio di come spesso si ritiene. L’educazione cattolica non si limita a formare menti a uno sguardo più esteso, capace di inglobare le realtà più lontane. Essa si rende conto che, oltre a estendersi nello spazio, la responsabilità morale dell’uomo di oggi si propaga anche attraverso il tempo, e le scelte di oggi ricadono sulle future generazioni.
2. Un’altra attesa a cui l’educazione è chiamata a rispondere e che ho indicato nella Esortazione apostolica Evangelii gaudium è quella di «non lasciarci rubare la speranza» (n. 86)Con tale sollecitazione ho inteso incoraggiare gli uomini e le donne del nostro tempo a incontrare positivamente il cambiamento sociale, immergendosi nella realtà con la luce irradiata dalla promessa della salvezza cristiana.
Siamo chiamati a non perdere la speranza perché dobbiamo donare speranza al mondo globale di oggi. «Globalizzare la speranza» e «sostenere le speranze della globalizzazione» sono impegni fondamentali nella missione dell’educazione cattolica, come affermato nel recente documento Educare all’umanesimo solidale della Congregazione per l’Educazione Cattolica (cfr nn. 18-19). Una globalizzazione senza speranza e senza visione è esposta al condizionamento degli interessi economici, spesso distanti da una retta concezione del bene comune, e produce facilmente tensioni sociali, conflitti economici, abusi di potere. Dobbiamo dare un’anima al mondo globale, attraverso una formazione intellettuale e morale che sappia favorire le cose buone portate dalla globalizzazione e correggere quelle negative.
Si tratta di traguardi importanti, che potranno essere raggiunti attraverso lo sviluppo della ricerca scientifica, affidata alle università e anche presente nella missione della Fondazione Gravissimum Educationis. Una ricerca di qualità, che ha di fronte a sé un orizzonte ricco di sfide. Alcune di queste, esposte nell’Enciclica Laudato si’, fanno riferimento ai processi dell’interdipendenza globale, che da una parte si propone come una forza storica positiva, perché segna una maggiore coesione fra gli esseri umani; dall’altra, produce ingiustizia e mostra la stretta relazione tra le miserie umane e le criticità ecologiche del pianeta. La risposta è nello sviluppo e nella ricerca di un’ecologia integrale. Vorrei sottolineare ancora la sfida economica, basata sulla ricerca di migliori modelli di sviluppo, adeguati a una concezione più autentica di felicità e capaci di correggere certi meccanismi perversi del consumo e della produzione. E ancora la sfida politica: il potere della tecnologia è in continua espansione. Uno dei suoi effetti è la diffusione della cultura dello scarto, che risucchia cose ed esseri umani senza fare alcuna distinzione. Tale potere implica un’antropologia fondata sull’idea di uomo come un predatore e il mondo in cui abita come risorsa da depredare a piacimento.
Il lavoro non manca di certo agli studiosi e ai ricercatori che collaborano con la Fondazione Gravissimum Educationis!
3. Il lavoro che vi attende, con il vostro sostegno a progetti educativi originali, per essere efficace deve obbedire a tre criteri essenziali.
Anzitutto, l’identità. Essa esige coerenza e continuità con la missione delle scuole, delle università e dei centri di ricerca nati, promossi o accompagnati dalla Chiesa e aperti a tutti. Tali valori sono fondamentali per innestarsi nel solco tracciato dalla civilizzazione cristiana e dalla missione evangelizzatrice della Chiesa. Con ciò potrete contribuire a indicare le strade da intraprendere per dare risposte aggiornate ai dilemmi del presente, avendo uno sguardo di preferenza per i più bisognosi.
Un altro nodo essenziale è la qualità. È il faro sicuro per illuminare ogni iniziativa di studio, ricerca ed educazione. Essa è necessaria per realizzare quei «poli di eccellenza interdisciplinari» che sono raccomandati dalla Costituzione Veritatis gaudium (cfr n. 5) e che la Fondazione Gravissimum Educationis aspira a sostenere.
E poi nel vostro lavoro non può mancare l’obiettivo del bene comune. Il bene comune è di difficile definizione nelle nostre società segnate dalla convivenza di cittadini, gruppi e popoli di culture, tradizioni e fedi differenti. Bisogna allargare gli orizzonti del bene comune, educare tutti all’appartenenza alla famiglia umana.
Per adempiere alla vostra missione, dunque, ponete le basi nella coerenza con l’identità cristiana; predisponete i mezzi conformi alla qualità dello studio e della ricerca; perseguite fini in armonia col servizio al bene comune.
Un programma di pensiero e d’azione improntato su questi saldi pilastri potrà contribuire, attraverso l’educazione, alla costruzione di un avvenire nel quale la dignità della persona e la fraternità universale siano le risorse globali a cui ogni cittadino del mondo possa attingere.... "
Roma, 25.6.2018