Francesco,
la laurea al DAMS
con una tesi su Beethoven:
ora
sogna la musica da film
A
24 anni, il giovane con sindrome di Down ha completato il percorso
all’Università di Palermo, con 110 e lode, accompagnato dalla famiglia, dai
servizi universitari e dalle relazioni con i colleghi
-di Caterina Ganci
Dietro quella festa,
però, non c’è soltanto una laurea. C’è una storia fatta di passione,
impegno, relazioni e opportunità. E c’è anche un tema più grande: quello di
un’inclusione che diventa concreta quando intorno a una persona esiste una rete
capace di sostenerla. «È stato un percorso positivo, reso possibile anche
grazie al supporto dei servizi universitari», racconta il papà, Vincenzo
Militello.
La musica, per Francesco,
non è arrivata per caso. È una passione che affonda le radici già negli anni
della scuola media e che lo ha accompagnato fino al liceo musicale. Poi la
scelta dell’università, il DAMS, dove ha costruito passo dopo passo il suo
percorso accademico. Ma la strada verso la laurea non è stata fatta soltanto di
libri, esami e studio. È stata anche una questione di servizi e di
organizzazione, di persone capaci di ascoltare e di adattare il percorso alle
esigenze individuali.
«È stata fondamentale la positività del percorso, resa possibile anche dai
servizi messi a disposizione dall’università – spiega il padre – i
servizi di assistenza, il tutoraggio didattico, il trasporto dedicato: sono
strumenti importanti».
Un sistema che ha
funzionato, pur con alcuni aspetti che, secondo la famiglia, possono essere
ulteriormente migliorati. Il punto, infatti, non è soltanto garantire un
servizio. È fare in modo che quel servizio permetta davvero alla persona di
vivere la propria esperienza insieme agli altri. Ed è proprio questa la parte
più significativa della storia di Francesco. Non un percorso separato, ma un
percorso insieme.
Francesco ha frequentato l’università, ha studiato con gli altri ragazzi, ha avuto colleghe e colleghi con cui scambiare appunti e informazioni. Ha costruito relazioni. Ha potuto vivere la dimensione universitaria senza che le sue esigenze diventassero un ostacolo alla partecipazione. «È sempre riuscito a fare un percorso integrato insieme agli altri. Ed è questa la vera sfida», racconta il padre.
L’integrazione, in questo
senso, non è una parola astratta. È la possibilità di essere presenti,
partecipare, imparare, confrontarsi e costruire relazioni. È poter chiedere un
appunto a un collega, condividere un’informazione, arrivare a un esame attraverso
tempi e modalità compatibili con le proprie caratteristiche. Per Francesco
fondamentale è stato poter contare sulla famiglia e su alcune persone amiche,
su quello che il padre definisce un «cerchio sensibile». Una rete
affettiva che ha accompagnato il suo impegno, senza sostituirsi ad esso. «È
un ragazzo che si appassiona molto». E la sua passione emerge anche dalla
conoscenza del mondo musicale, che spazia dalla musica classica al jazz.
Un patrimonio di conoscenze costruito nel tempo, seguendo un interesse che ha
trovato nell’università uno spazio per crescere.
La sua storia racconta
così una cosa essenziale: non esiste un unico modo di costruire un percorso di
vita. «Ogni percorso è individuale – sottolinea il padre -. È stato
importante fare un passo alla volta e seguire le inclinazioni che Francesco
manifestava. Significa osservare la persona, conoscerne le caratteristiche,
ascoltare ciò che emerge nel tempo. Significa non imporre necessariamente una
strada già tracciata, ma creare le condizioni perché ciascuno possa trovare la
propria».
In questo senso, i
servizi pubblici hanno un ruolo decisivo. La famiglia è fondamentale, ma non
può essere lasciata sola. L’inclusione non può dipendere esclusivamente dalla
disponibilità economica, dal tempo o dalle possibilità della singola famiglia.
Ha bisogno di servizi accessibili, competenti e continuativi. «I ragazzi
come Francesco hanno bisogno di essere sostenuti», dice il padre.
Sostenuti, però, non significa sostituiti. Significa avere accanto una rete che
permetta di sviluppare autonomia, competenze e relazioni. È una differenza
importante, perché l’obiettivo dell’integrazione non è fare le cose al posto di
una persona, ma metterla nella condizione di poterle fare.
La laurea, dunque, non è
un punto di arrivo definitivo. È una tappa. Adesso Francesco guarda al futuro e
coltiva un sogno: trasferirsi a Roma per specializzarsi nella musica da
film. Un nuovo percorso ancora tutto da costruire. «Stiamo cercando di
capire cosa è possibile fare per lui», spiega il papà di Francesco. Per
ora, intanto, c’è una ragione per fermarsi e festeggiare. «Al momento
assaporiamo questo risultato».
Nel frattempo Francesco
sta partecipando anche a un progetto di una Sartoria Sociale, legato al
riuso dei tessuti e all’economia circolare. Qui è stato coinvolto
nell’accoglienza, un ruolo scelto anche in considerazione delle sue
caratteristiche comunicative. È un altro tassello di una storia che continua a
mettere insieme competenze, passioni e relazioni.
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