-di Vito Maucuso
Per quanto esistano da sempre nella storia del pensiero umano, esse, a dispetto di alcuni filosofi che hanno preteso il contrario, non hanno mai trovato né mai troveranno una risposta certa e incontrovertibile tale da generare un sapere assoluto da tutti accettato e condiviso come avviene in ambito scientifico.
Noi non sapremo mai
rispondere in modo esente da dubbi alle questioni sulla nostra identità,
sull’essenza e il senso del tempo, sull’origine e il fine del desiderio, e su
altre questioni decisive dell’esistere.
Ad esempio: cos’è il
bene? Cos’è il male? È più forte il bene o il male? Nel mondo esiste la
giustizia o esiste solo la legge imposta dal più forte? Esiste l’amore, o
esiste solo la libido e qualche sentimento variamente cangiante? C’è una
bellezza oggettiva e universale, o è tutto questione di gusti? C’è Dio? C’è una
vita dopo la morte? L’anima muore con il corpo, oppure “va in cielo”, oppure
trasmigra in altri corpi?
Perché c’è l’essere e non
il nulla? Perché c’è questo essere ordinato, e non l’essere allo stato caotico?
Qual è l’origine della vita? Qual è il suo senso (direzione e significato)? Che
cosa mi spinge a domandare? Cos’è la coscienza? Come spiegare che un pezzo di
materia divenga cosciente e consapevole di sé? E come spiegare che diventi
anche coscienza morale? Perché il mondo è così bello e produce così tanto
dolore?
Nonostante la mancanza di
risposte certe porsi interrogativi che non hanno possibilità di risposte
definitive serve pur sempre a qualcosa, perché ponendoceli, noi diventiamo
esseri pensanti. E diventando esseri pensanti, diventiamo più attenti, più
veri, nel senso di più veritieri, più miti, meno duri, meno intransigenti, meno
superbi.
Il pensare è sempre
capacità di ricerca, vuole conoscere ma parte dal dubbio; anzi, fa del dubitare
il suo metodo, secondo quanto viene definito, a partire da Cartesio, «dubbio
metodico».

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