sabato 26 settembre 2026

TESTIMONE DI PACE

 

Il Papa nel suo discorso nella Sala I dell'Unesco 

Il Papa all'Unesco: 

la vita è dono, non merce.


 La guerra la più terribile

 opera umana

Seconda tappa del viaggio di Leone XIV a Parigi nella sede dell’organismo Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. Il Pontefice denuncia le forme di dispotismo o di barbarie di quest’epoca, come pure la “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione delle macchine. Indica come “banco di prova” di azioni e affermazioni sul rispetto della dignità umana la cura dei “bambini nel grembo materno e nei teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti"

-di Salvatore Cernuzio - Inviato a Parigi

Si presenta come “testimone di pace”, Leone XIV, nella sede dell’Unesco di Parigi, tempio laico in cui “linguaggi e culture si incontrano” per contribuire alla pace attraverso educazione, scienze, cultura. È la seconda tappa del viaggio in Francia; la prima visita di un Pontefice nel nuovo millennio dopo l’ultima e unica di Giovanni Paolo II il 2 giugno del 1980. Quarantasei anni e un mondo sconvolto da squilibri, indigenza, forme di dispotismo o di barbarie che “fomentano rivalità e conflitti”, una “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione lasciata invece alla “intelligenza” di macchine e computer. Per questo il Papa, in un monumentale discorso – l’unico in inglese del viaggio – rilancia il progetto di “costruire insieme un mondo giusto”, quale “spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinché ogni popolo possa crescere nella pace”.

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Il ricordo di Giovanni Paolo II e una mostra d'arte

Ad ascoltare il messaggio del Papa ci sono rappresentanti degli Stati membri e delle organizzazioni internazionali, del mondo accademico e della società civile che attendono l'arrivo del Papa con una serie di filmati che ricordano, tra le altre cose, la visita di Wojtyla. Fuori gruppi di giovani con cartelloni e bandiere che gridano compostamente al passaggio del Pontefice. Sul palco c’è il direttore generale Khaled El-Enany, con il quale si svolge un bilaterale nella Biblioteca. All’uscita, in Piazza della Tolleranza - con la Tour Eiffel che si staglia all'orizzonte - il Papa innaffia un albero di ulivo. Saluti, foto ufficiale, la firma del Libro d'Onore ("Spero che, con l’aiuto di Dio, l’Unesco continui a promuovere in modo così prezioso la cooperazione internazionale nei settori dell’istruzione, della scienza e della cultura", è la dedica); poi Leone fa il suo ingresso nella Sala I, dopo aver attraversato la Salle des pas perdus, dove l’occasione sono state esposte opere d’arte dei gruppi regionali dell’Unesco.

La vera pace

El-Enany pronuncia parole di benvenuto e al Papa consegna il Libro della Pace. “Pace” è la parola che torna circa 20 volte nel discorso di Leone XIV. La pace che, sottolinea, “non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte”.

La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volontà retta può riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come sé stessi

Tutti figli, tutti poveri per nascita

Siamo fratelli e sorelle perché siamo anzitutto “figli”, puntualizza il Papa. Essere umani significa “essere figli”: “Nessuno di noi ha scelto di esserlo. Nessuno ha deciso da chi, o quando, o dove nascere. Questa evidenza illumina un fatto non solo biologico, ma etico: come figli, siamo tutti fratelli e sorelle. La nostra umanità è da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilità”. In secondo luogo, “tutti nasciamo nudi e bisognosi”, tutti “siamo poveri per nascita”, “indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto”, rileva il Papa. Da adulti rischiamo di dimenticarcene e delle “conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanità viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata”.

L’oblio della nostra nascita oscura l’idea di vita umana, perché la distacca dalla storia comune a tutti noi. Allora la vita non viene più concepita come dono, ma come merce. Non è più vista come un richiamo alla cura e alla responsabilità, ma un prodotto da sfruttare

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La libertà...

Questa drammatica alternativa ricorda che “essere umani significa essere liberi per natura”. E la “libertà” che Dio ha donato ad una umanità “magnifica”, cioè “piena di potenzialità, seppur segnata da molti mali e ingiustizie”, può risplendere nella sua bellezza o essere deturpata. “È bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere”. Mediante il suo impegno, l’uomo “può coltivare o sfigurare la terra, produrre arte o distruggere”.

...e la guerra, la più terribile delle opere umane

In questo particolare momento, “la più terribile delle opere umane è la guerra; poiché in essa la scienza stessa è posta a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere”, denuncia Papa Leone XIV. Lo afferma pure il Preambolo della Costituzione Unesco, formulato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.

Poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace

Rivalità e conflitti

“L’umanità – aggiunge Papa Leone - aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze”. Oggi, in particolare, il principio stesso della pace è minato da rivalità e conflitti. Ma anche da sfide nel mondo scientifico ed educativo, innanzitutto quella delle nuove tecnologie, ambito per il quale Leone chiede “sforzi” affinché “rimangano al servizio della persona umana, anziché diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia”.

L'intelligenza delle macchine

Il focus è sull’Intelligenza artificiale, tematica al centro della enciclica Magnifica humanitats: ad alcuni “sistemi artificiali è stato persino attribuito il nome della nostra facoltà umana di pensiero: intelligenza”, osserva. “Allo stesso tempo, però, le nostre idee e relazioni rischiano di venire impoverite da un processo di disumanizzazione”.

Mentre l’“intelligenza” viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non più produttive, respinte e scartate

È una realtà “dolorosa” che invita a riflettere “sia sulla fragilità della nostra natura umana che sull’immensa dignità di ogni persona”. Quella che, scandisce il Vescovo di Roma, “non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace”; al contrario, “richiede cura amorevole in ogni fase della vita”.

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Torre di Babele o Piazza di Pentecoste?

Dalle parole del Successore di Pietro emergono due immagini bibliche: la torre di Babele e la piazza di Pentecoste. La prima a rappresentare “un’unità imposta attraverso il dominio”; la seconda, l’unità che non annulla le differenze ma, anzi, le valorizza. La torre di Babele “svela che più il potere opprime, più si indebolisce, mostrando il suo volto disumano”, spiega Papa Leone. Lo si vede “nelle sofferenze e nelle ingiustizie che il dispotismo causa”, nonché “nello sfruttamento che ferisce la società e l’ambiente”.

Oggi, la tentazione di Babele si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternità, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei contatti senza legami che riducono la vita umana al commercio. La stessa scienza, quando viene ridotta a una tecnica di potere, non serve più a elevare la persona umana, ma rischia invece di degradare i frutti dell’impegno

Isolamento, fake news, miseria spirituale

Anche qui, un paradosso: strumenti capaci di collegare istantaneamente persone e continenti, ma che creano “nuove forme di isolamento, miseria materiale e spirituale, abbandono”; comunicazione molto più rapida, ma “non necessariamente più veritiera”; informazione abbondante, ma “informazioni false” e “parole senza significato” che si moltiplicano.

L’IA accentua il problema: sistemi “in grado di correlare dati”, ma non di “rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana”. Eppure gli esseri umani non possono vivere senza senso “ossigeno della mente”, assicura il Pontefice. Perciò “le sfide comunicative, che sono sempre sfide educative, impongono la questione della verità come tema di giustizia sociale e di equità storica”. Ecco perché l’educazione è “essenziale”, secondo Leone XIV, che incoraggia il programma Unesco di Alfabetizzazione ai media e all’informazione.

La giustizia trattata come merce

“Senza la verità, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti. Gli altri vengono così esclusi nel nome del profitto, e gli innocenti vengono uccisi nel nome della libertà”, è il monito papale.

Anziché rispettare la legge, chi detiene il potere la invoca quando serve ai propri interessi e la ignora quando li limita, trattando persino la giustizia come una merce da comprare e vendere. Se riconosciamo che la corruzione della legge parte dalla corruzione del cuore, possiamo apprezzare il fatto che qualsiasi scienza rischia di perdere senso se condotta senza etica, cessando così di servire e rispecchiare la dignità umana

Tutelare i piccoli e i giovani

La raccomandazione del Papa, dinanzi a un simile scenario, è di tutelare bambini e giovani perché mai, nell’epoca digitale, la loro vulnerabilità diventi “occasione di sfruttamento”. Piuttosto le tecnologie devono sostenerne crescita, formazione, relazioni, libertà di pensiero e discernimento.

Leone introduce così l’altra immagine della Piazza di Pentecoste, da dove si eleva “un messaggio di pace”, cioè “la vittoria della vita sulla morte, la salvezza che dà speranza al mondo”. La Pentecoste è la manifestazione che “la comunione non impedisce affatto la diversità”, che l’unità “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo”. “Chi opera nel campo dell’educazione sa che solo la verità ci fa liberi”, incalza il Pontefice. “Chi insegna e chi fa ricerca sa che l’errore ci rende schiavi dell’ignoranza e della superstizione”.

C’è una sola terra per tutti, e una sola, comune natura umana. L’essere umano non può essere compreso separando ciò che appartiene a un insieme: corpo e anima, vita personale e relazioni, il nostro rapporto con gli altri e con l’ambiente

Prendersi cura di persone e Creato

A questo proposito, Leone XIV sulla scia dei predecessori - Benedetto XVI che ha parlato di “ecologia della persona umana” e Francesco di “ecologia integrale” – rinnova l’invito a “prenderci cura della persona umana e del creato insieme”. Perché “coltivare la terra implica coltivare l’umanità che la abita”.

La pietra di paragone è la cura verso i più piccoli e i poveri: “Bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti e rifugiati, e tutti coloro che la superbia esclude come non produttivi”. “Sono loro – afferma il Papa - il banco di prova delle nostre affermazioni sul rispetto della dignità umana, la cui tutela e promozione si estendono anche al creato”. All’opposto sta “una volontà di sfruttamento e di rapina, che mira a spremere quanto più possibile da ogni essere vivente, consumando senza custodire e distruggendo senza coltivare”.

L’attuale crisi ecologica è una crisi antropologica

La crisi di efficienza delle istituzioni

“Habitat” della persona umana è la società: “Nella pace sociale, i popoli prosperano secondo giustizia”, annota ancora il Pontefice. L’Unesco ha nel “lavoro paziente di costruzione della pace” uno dei suoi più alti compiti educativi e scientifici, specie in un tempo in cui “il mondo guarda alle istituzioni internazionali con sentimenti contrastanti”. Le istituzioni sperimentano, infatti, “una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all’azione anziché una risorsa per la pace, come una forma d’ipocrisia anziché un’opportunità per cercare insieme il bene”. Per il Papa si tratta di “derive”; l’antidoto è la “fiducia”. Fiducia che “le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia”; fiducia che “il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da sé”.

La Santa Sede desidera infondere questa fiducia nell’Unesco, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell’autentico progresso, che unicamente la pace può garantire. Non si tratta di predicare un ottimismo ingenuo, che ignori le difficoltà, bensì di perseverare nella speranza che il bene è sempre possibile

Far fiorire la pace

“L’Unesco testimoni questa speranza favorendo l’intesa tra le Nazioni, mediante il dialogo tra le rispettive culture”, conclude Papa Leone. L’educazione, è il suo auspicio, “sia lo strumento per superare reciproche paure” e “la scienza possa servire la vita di ogni essere umano, seminando nel presente il buon raccolto del futuro”.

Dedicandoci tutti con coerenza alla nostra magnifica umanità potrà finalmente fiorire la pace.

Vatican News

 


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