venerdì 9 ottobre 2026

LA SIGNORA DELLA RESILIENZA

 


«Così 

ci si rialza 

dopo 

un trauma» 




Cristina,  la signora della resilienza

Parla la psicologa che ha introdotto in Italia gli studi sulla capacità di adattarsi agli eventi e li ha diffusi nel mondo

La professoressa Castelli a 83 anni apre il cassetto dei ricordi: le missioni nello Sri Lanka devastato dallo tsunami, nell’Haiti del post-terremoto, per poi trasformare il dramma in speranza

-di ANTONELLA MARIANI

Quando la vedono arrivare, con il suo sorriso aperto e gli occhi che brillano, i professori e gli assistenti che incrocia nei corridoi dell’Università Cattolica di Milano le chiedono: «Oggi cosa hai inventato?». Perché Cristina Castelli ha lo sguardo lungo e le cose non si limita a pensarle, ma fa di tutto per realizzarle. Pioniera degli studi sulla resilienza, che ha introdotto in Italia dalla Francia alla fine del secolo scorso, la professoressa a 83 anni ancora programma, studia, ispira generazioni di studenti e studentesse dall’ufficio che ha conservato come direttrice dell’Unità di ricerca sulla resilienza (Ri-Res). Una struttura innovativa da lei creata 20 anni fa, insieme a un Master assai frequentato in “Relazione d’aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione”, dopo una missione nello Sri Lanka del post tsunami, una delle decine che ha condotto in ogni angolo di mondo per insegnare la resilienza a grandi e bambini. 

Allora iniziamo da qui: cos’è la resilienza, professoressa Castelli? « In fisica è la capacità di un materiale di adattarsi ai colpi. Trasferita alle persone, è l’adattamento positivo a situazioni che cambiano. In altre parole, è il superamento di difficoltà utilizzando le risorse di cui si dispone, interne, come il carattere o il temperamento, o esterne, come la famiglia o le persone che entrano in una relazione di aiuto». Fin qui, il “manuale”. Ma Cristina Castelli, pur essendo una accademica di rango internazionale, con una carica di vicepresidente del Bei, il Bureau International Catholique de l’Enfance con sede a Parigi e decine di premi «chiusi in un cassetto», dice, è soprattutto una donna d’azione. La prima “missione” fu a 23 anni, nel 1966, quando ancora studentessa di Magistero arrivò da Milano in una Firenze alluvionata con il suo Maggiolone carico di lattine di carne in scatola da distribuire a chi era rimasto senza casa. 

Poco dopo con un carico di stufette portò nel capoluogo toscano anche Agostino Fusconi, assistente di Economia alla Cattolica poi diventato compagno di una vita e padre delle sue tre figlie. «Venne e ritornò a venire. Correva e rideva e lavorava con allegria, con l’impegno di costruire una casa che resista a tutte le acque», le scrisse in una dedica padre Lupi, il domenicano che l’aveva chiamata a Firenze. La sua vocazione al “prendersi cura” ha portato la giovane Cristina a specializzarsi in Psicologia, a scalare tutta la carriera universitaria e a fare da “madrina” a uno stuolo di ricercatori e ricercatrici sul tema della relazione di aiuto. 

Le sue tecniche per affinare la capacità di resistere e riprendersi dopo un trauma, in seguito a disastri naturali o a conflitti, sono arrivate nei quattro angoli del mondo: dall’Irpinia terremotata del 1980 al Kosovo appena pacificato del 1999, dallo Sri Lanka appena riemerso dallo tsunami del dicembre 2004 al Cile, dal Nepal al Libano, da Haiti all’Iraq, fino all’Ucraina e alla Palestina degli ultimi anni. I n ognuno di questi Paesi Cristina Castelli e i suoi collaboratori hanno portato aiuti concreti per la ricostruzione e formazione per insegnanti ed educatori affinché diventassero “tutori di resilienza” per bambini e ragazzi. « In ogni contesto abbiamo elaborato metodi diversi – racconta la docente, che non fatica a frugare nei ricordi di una vita intensa per mettere a fuoco date, eventi, luoghi, persone -. 

Perché la resilienza, cioè la capacità di superare le difficoltà, si può coltivare attraverso la musica, lo sport, l’arte. Se una persona si trova in un torrente tumultuoso, sopraffatta delle acque, sono tre gli elementi che possono decidere la sua salvezza: la forza fisica, la capacità di allungare il braccio per chiedere aiuto, e la presenza di qualcuno che dal bordo del fiume possa tirarla fuori. 

Ecco, i tutori della resilienza sono coloro che vengono in soccorso». M olto dell’entusiasmo di Cristina Castelli deriva dalla sua fede incrollabile nella Provvidenza, dal rigore affettuoso vissuto nel collegio milanese delle Marcelline dove il padre, svizzero di Lugano, la collocò fin dalle elementari per disciplinare la sua indole ribelle, e dal servizio al prossimo imparato durante la sua militanza negli scout. La Provvidenza, dunque:  la missione in Sri Lanka degli psicologi e volontari dell’Università Cattolica nella parrocchia di padre Charles Hewawasam a Matara, nel nord del Paese, iniziò per caso, perché la professoressa aveva ascoltato alla radio un resoconto dei danni provocati dallo tsunami del 26 dicembre 2004 alla chiesa e alla scuola. « In quattro e quattr’otto arrivai lì, erano trascorse appena poche settimane dal disastro. Una statua molto antica della Madonna che stava nella chiesa ed era stata già recuperata dalle acque due volte nei secoli passati, era andata perduta insieme a 22 vite umane. Dopo qualche giorno, si è presentato un uomo che l’aveva trovata a chilometri di distanza, ricoperta di fango ma intatta». 

La Provvidenza dimostrò che si poteva risorgere da un cataclisma di quelle proporzioni, affidandosi alla speranza e a due braccia che portano aiuto. «Il progetto è durato due anni: con l’équipe di psicologi e studenti della Cattolica prima abbiamo contribuito a ricostruire la scuola, poi abbiamo formato insegnanti ed educatori a stimolare la resilienza dei bambini attraverso attività ludiche e creative». Castelli ha distribuito nella parrocchia 5mila “kit della resilienza” di sua invenzione: «Un gioco di costruzioni, per mostrare che si può andare avanti, uno strumento musicale, colori e un album per disegnare e un arancio come il sole che dà speranza», elenca. 

Dopo il devastante terremoto di Haiti, nel gennaio del 2010, l’équipe della Cattolica guidata da Castelli accanto alla formazione degli educatori ha puntato su un altro strumento, il silent book, il “libro silenzioso”, cioè con poco testo e molti bellissimi disegni che illustravano storie locali a lieto fine. «Laddove intorno ai bambini c’erano solo macerie e distruzione, abbiamo lavorato con gli educatori al ripristino dell’ordine e dunque di una situazione confortevole per i bambini, ai quali abbiamo fornito i nostri silent book. Si tratta di un principio della resilienza: quando tutto è distrutto, occorre far vedere che la bellezza esiste ancora» . Castelli oggi si dedica a un’altra sua creatura, l’associazione Francesco Realmonte ETS, nata nel 2009 per realizzare progetti di cooperazione internazionale a fianco dell’Unità di ricerca sulla resilienza (RiRes) del Dipartimento di Psicologia della Cattolica di Milano, da cui è ospitata.

Tra le situazioni che richiedono una enorme resilienza ci sono le guerre. “Tutori di resilienza” sono stati formati a Betlemme per mettersi al servizio delle piccole vittime della guerra, e ora il sogno è avviare un progetto anche nella Striscia di Gaza. Intanto Cristina Castelli ha firmato un libro con Arnoldo Mosca Mondadori e Anna Pozzi che raccoglie “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi” (Piemme, 2026) da Gaza all’Ucraina. Ma esisterà mai un mondo senza guerre, professoressa? « I bambini giocano alla guerra, ma poi fanno la pace. Penso che nell’animo umano sia insita la reazione istintiva e bellicosa. Ma c’è anche la relazione positiva, la pace e il bisogno di stare insieme con gli altri. È necessario che attraverso l’educazione si sviluppi la seconda opzione».

«I bambini giocano alla guerra, ma poi fanno la pace. Penso che nell’animo umano sia insita la reazione istintiva e bellicosa. Ma c’è anche la relazione positiva, la pace e il bisogno di stare insieme con gli altri» Una vita spesa ad aiutare bambini e comunità a ricominciare: «Quando tutto è distrutto, occorre far vedere che la bellezza esiste ancora».

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