venerdì 2 ottobre 2026

COLTIVARE SPERANZA E RELAZIONI

 


Ansia, scuola e legami perduti, il viaggio filosofico di Luigina Mortari alla ricerca della vera educazione, tra la fragilità dell’essere umano e la necessità di coltivare speranza e relazioni

Di Andrea Carlino

Luigina Mortari, docente di Pedagogia Generale e Sociale presso l’Università degli Studi di Verona, già presidente dell’INDIRE, ha lanciato una riflessione profonda durante il Meeting di Rimini, analizzando le radici dell’ansia giovanile attraverso una lente filosofica che risale agli insegnamenti di Platone e Socrate.

L’intervento della studiosa ha messo in luce come la società contemporanea, caratterizzata da un “alto livello di competitività“, stia chiedendo troppo ai giovani, generando quel disagio che oggi osserviamo con crescente preoccupazione.

Il paradosso della dismisura: quando la realtà diventa insostenibile

Mortari ha illustrato il concetto centrale della sua analisi partendo da un episodio emblematico: una bambina di quattro anni che, di fronte a un semplice compito di ritaglio nella scuola dell’infanzia, si è bloccata e ha iniziato a tremare, confessando “ho paura di sbagliare, non voglio sbagliare perché poi lo sanno la mia mamma e il mio papà“. Il caso rappresenta, secondo la docente, la manifestazione precoce di una società che ha perso il senso della misura naturale delle cose.

La filosofa ha richiamato il concetto antico di “catafusing” – agire secondo natura – spiegando come gli antichi greci avessero individuato nel “giusto metro” delle azioni umane la chiave del benessere. “L’animo umano spesso non sa sopportare troppa realtà“, ha sottolineato Mortari, citando i poeti antichi e evidenziando come questa “troppa realtà” non sia quella autentica, ma quella “smisurata, che manca di misura“. Il problema, dunque, non risiede nelle richieste legittime che la vita pone, ma in quelle eccessive che superano i limiti naturali dell’essere umano.

La trasformazione della scuola: da “skolé” a macchina dell’istruzione

L’analisi più incisiva della professoressa Mortari ha riguardato la trasformazione del sistema scolastico. Richiamando l’etimologia della parola “scuola” – che deriva dal greco “skolé” e significava “tempo libero” – la docente ha evidenziato come l’istituzione educativa sia diventata un luogo di “istruzione” piuttosto che di “coltivazione dell’anima“.

“Instruo vuol dire portare dentro“, ha spiegato Mortari, “e se pensiamo a cosa succede spesso nei contesti formativi, si portano dentro conoscenze e conoscenze nella mente dell’altro e non si lascia all’altro il tempo di respirare, il tempo di coltivarsi”. La scuola contemporanea, secondo questa visione, ha tradito la sua funzione originaria di luogo di crescita integrale della persona, trasformandosi in una struttura che sottopone continuamente gli studenti a valutazioni e misurazioni.

La critica si estende alle prove Invalsi e al sistema di valutazione costante: “Pensiamo nelle scuole quanta valutazione c’è, ma quanto stress viene sopportato dai nostri ragazzini quando sono sottoposti a così tanta valutazione?”. Per Mortari, questa pressione valutativa continua impedisce quel tempo libero dell’anima che è necessario per una crescita autentica e armoniosa.

La speranza come antidoto: dai legami nasce il bene

Nonostante la diagnosi severa, Mortari ha indicato anche la via d’uscita, richiamando l’insegnamento platonico secondo cui “il bene c’è laddove ci sono dei legami“. La professoressa ha sottolineato l’importanza dell’amicizia come forma più alta di relazione umana, quella in cui “si vuole il bene dell’altro senza chiedere nulla per sé” e dove si ha “la capacità di dire all’altro la verità e sostenere la verità”.

L’educazione autentica, secondo Mortari, deve recuperare quella “paideia” che i greci intendevano come “coltivazione dell’anima”, un processo che richiede tempo, rispetto dei ritmi naturali e soprattutto la costruzione di legami autentici. Solo in questo contesto relazionale, caratterizzato dalla ricerca della verità e dal desiderio del bene, è possibile offrire ai giovani quegli strumenti interiori necessari per affrontare le sfide della vita senza essere sopraffatti dall’ansia e dalla paura del fallimento.

La proposta di Mortari rappresenta un invito a ripensare profondamente il nostro approccio educativo, partendo dalla consapevolezza che la fragilità è costitutiva dell’essere umano e che solo attraverso legami autentici e un’educazione che rispetti i tempi dell’anima è possibile costruire una società più equilibrata e meno ansiogena per le nuove generazioni.

 Orizzonte Scuola

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