venerdì 27 febbraio 2026

SCUOLE APERTE

 


Scuole Aperte in 10 passi:

 così si riducono 

le disuguaglianze.

Ecco il Vademecum

Le esperienze realizzate a Roma, Bergamo, Bologna e Milano, con oltre 230 istituti coinvolti stanno dimostrando che le Scuole Aperte funzionano: riducono le disparità e moltiplicano le opportunità. Ora vengono messe a sistema, in un vero e proprio Vademecum zeppo di dati, racconti e analisi delle criticità e delle possibili soluzioni. L’obiettivo? Rendere le Scuole Aperte una leva strutturale delle politiche educative

di Chiara Ludovisi

Scuole aperte il pomeriggio e anche nei mesi estivi, non solo come spazio di socialità e di crescita per i ragazzi e le ragazze, ma anche come presidio sociale e culturale sul territorio: sono circa 230, ad oggi, gli istituti comprensivi coinvolti nel progetto avviato dai comuni di RomaMilanoBologna Bergamo

Oggi quelle esperienze, nate in contesti e momenti diversi, vengono messe a sistema e diventano un vero e proprio Vademecum (qui la versione integrale), che racconta in 10 punti cosa siano le Scuole Aperte e in 70 pagine «perché ne abbiamo bisogno e come realizzarle», come recita il titolo del volume. 

Il documento è stato presentato questa mattina a Roma, in un incontro patrocinato da Anci, alla presenza di rappresentanti istituzionali – tra cui il sindaco di Roma Gualtieri e gli assessori alla Scuola dei diversi comuni coinvolti – e del Terzo settore.

Le Scuole Aperte sono poli che irradiano valori e senso di comunità e aiutano a ridurre diseguaglianze, perché la scuola è generatore di pari opportunità e irradiatore di civiltà

«A Roma abbiamo impiantato solidamente questo modello, che è straordinario, perché valorizza e rafforza il ruolo delle scuole anche per il rapporto biunivoco con il quartiere e il territorio, valorizzando ricchezza associativa e portando la scuola fuori dalle sue mura», ha detto in apertura il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. «Le scuole diventano così poli che irradiano valori e senso di comunità e aiutano a ridurre diseguaglianze, perché la scuola è generatore di pari opportunità e irradiatore di civiltà. Farle vivere e sostenerle per noi è una priorità».

«Scuole Aperte è una visione in cui si cerca di far percepire il valore della scuola come presidio di comunità», spiega Elena Carnevali, sindaca di Bergamo e delegata Anci all’Istruzione e Politiche educative. «Da anni si parla di Scuole aperte, che oggi sono diffuse in molte parti del territorio. Qui si crea reciprocità tra territorio e scuola e quest’ultima si trasforma in bene comune, che da un lato supporta la comunità, dall’altro recupera la sua funzione cardine di accompagnamento dei giovani verso la scelta del proprio futuro», ha detto.

Le scuole e i servizi educativi, dal canto loro, non sono solo erogatori di prestazione, ma presidi di prossimità e spazi quotidiani di costruzione di fiducia, di equità e di possibilità

Elena Carnevali, sindaca di Bergamo

Carnevali ha poi fatto riferimento al contesto attuale: «Viviamo un tempo in cui Comuni e scuole non sono semplicemente chiamati ad applicare norme e gestire servizi, ma a ricomporre senso dentro un sistema educativo più complesso, più fragile e al tempo stesso più necessario. È qui che si gioca parte decisiva del futuro delle nostre comunità».

Per questo, ha detto ancora, «la cura delle relazioni, dei tempi e degli spazi della crescita è un investimento pubblico strutturale. I Comuni non sono meri soggetti attuatori ma snodi di regia, luoghi in cui si tengono insieme politiche educative, sociali, scelte urbanistiche, risorse e alleanze territoriali. Le scuole e i servizi educativi, dal canto loro, non sono solo erogatori di prestazione, ma presidi di prossimità e spazi quotidiani di costruzione di fiducia, di equità e di possibilità. Sappiamo che la fatica è diffusa, perciò momenti come questo di oggi servono non solo a celebrare ciò che funziona ma anche a nominare e leggere insieme le tensioni e chiederci cosa va tenuto fermo quando tutto cambia. E cosa invece va ripensato».

Tante diverse esperienze, quelle delle Scuole Aperte, accomunate dallo stesso obiettivo, come spiega l’assessora alla Scuola di Roma Capitale, Claudia Pratelli: «Contrastare le disuguaglianze educative non con interventi emergenziali o individualizzanti, ma rafforzando i luoghi dell’educazione, costruendo alleanze stabili tra scuola, enti locali, terzo settore, comunità educanti, riconoscendo il valore del lavoro educativo che si svolge anche oltre il tempo strettamente curricolare».

Una visione contraria, quindi, a quella che «riduce la scuola a uno spazio chiuso, da proteggere magari con i metal detector, o che immagina l’educazione come un fatto privato, delegato alle risorse delle singole famiglie. Noi crediamo nella scuola pubblica come cardine della democrazia, capace di generare coesione, partecipazione e opportunità reali, soprattutto nei contesti più fragili. In questa sfida, che richiama le istituzioni alle proprie responsabilità e ai propri compiti, oggi abbiamo segnato un punto, mettendo a disposizione uno strumento utile non solo ai comuni promotori, ma ancor di più alle amministrazioni che si stanno avvicinando a questa possibilità e guardano a questa esperienza con interesse», conclude Pratelli.

Le Scuole Aperte, in 10 punti

Ma in cosa consistono, concretamente, le Scuole Aperte? Il Vademecum le descrive in 10 punti: 

1.     Sono presìdi civici e culturali: punti di riferimento nei quartieri, luoghi di costruzione di comunità e palestre di cittadinanza attiva. Nascono per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica, ma anche fragilità sociali e isolamento.

2.     Nascono da un’alleanza educativa tra Ente locale, istituzioni scolastiche e comunità educante. Non sono progetti calati dall’alto, ma percorsi condivisi negli intenti e nelle strategie.

3.     Superano l’orario scolastico tradizionale: aprono i plessi nel pomeriggio, la sera, nei fine settimana e nei periodi di chiusura – come l’estate – trasformando la scuola in uno spazio vissuto tutto l’anno.

4.     Coinvolgono scuole di ogni ordine e grado, dagli istituti comprensivi alle secondarie di secondo grado.

5.     Sono aperte al territorio per definizione: costruiscono e animano reti con associazioni di genitori e studenti, Terzo settore, servizi territoriali, realtà culturali, artistiche e sportive.

6.     Hanno obiettivi chiari e misurabili: prevenire e contrastare la dispersione scolastica, ampliare le opportunità educative e culturali, rafforzare la coesione sociale e sostenere la conciliazione vita-lavoro delle famiglie.

7.     Garantiscono accessibilità economica: offrono attività gratuite o a costi calmierati, assicurando comunque la gratuità per chi si trova in condizioni di maggiore difficoltà.

8.     Sono inclusive per vocazione: accolgono differenze e fragilità, valorizzano talenti e competenze, riducono le disuguaglianze.

9.     Coinvolgono l’intera comunità: partono da studentesse e studenti ma si aprono a genitori, docenti, abitanti del quartiere, costruendo responsabilità condivisa.

10. Sono laboratori permanenti di innovazione: propongono attività artistiche, sostegno allo studio, sport, ascolto psicologico, innovazione didattica, educazione civica, uscite culturali e percorsi di cittadinanza attiva, adattandosi ai bisogni dei territori.

Scuole Aperte, 4 Comuni e tanto in comune

I contesti in cui le esperienze sono state avviate sono assai diversi, perché diverse sono le caratteristiche delle quattro città. L’obiettivo però è condiviso: trasformare le scuole in punti di riferimento per le comunità.

Ecco una breve carrellata su come il progetto si traduca nei quattro comuni.

Bergamo, il progetto “Scuole Aperte” ha introdotto attività extrascolastiche come laboratori di potenziamento linguistico, matematico e scientifico, gruppi di studio, laboratori di comunicazione, attività sportive e momenti di socializzazione nei “Club“. Questi spazi offrono un ambiente sicuro e stimolante per i ragazzi, con personale educativo dedicato per studenti con disabilità.  

Bologna, il progetto “Scuole Aperte tutto l’anno” offre attività di supporto allo studio, corsi, laboratori culturali e sportivi, uscite e percorsi di partecipazione giovanile. ​ Durante l’estate, le attività si concentrano su esperienze all’aperto, escursioni e laboratori creativi. ​

Milano, le “Scuole Aperte” propongono attività educative, ludiche, sportive e culturali, oltre a corsi di recupero scolastico, laboratori e campus. ​ Durante la pandemia, il progetto ha fornito dispositivi digitali e connessioni internet agli studenti per garantire la continuità educativa. ​

Roma, il progetto “Scuole Aperte il pomeriggio, la sera e nei weekend” (qui la Mappa della città educante) include corsi di recupero scolastico, laboratori di scrittura creativa, educazione affettiva, spazi di ascolto e attività culturali. ​ Le scuole fungono da presidi educativi e sociali, soprattutto nei quartieri più vulnerabili. ​

I nodi critici e come scioglierli

Aprire le scuole è una sfida che comporta criticità e ostacoli, messi in evidenza anche questi nel Vademecum, insieme alle possibili soluzioni. In sintesi, le principali difficoltà riguardano responsabilità e sicurezza, coinvolgimento del personalepartecipazione delle famiglie e sostenibilità economica.

Rispetto al primo punto, le città hanno predisposto patti di corresponsabilitàcoperture assicurative dedicate e linee guida operative condivise. Rispetto alla partecipazione di docenti e dirigenti, questa non è uniforme, ma tavoli permanenti di confronto favoriscono un’alleanza che si rivela funzionale alla buona riuscita del progetto. Anche la co-progettazione e il protagonismo delle associazioni di genitori sono decisivi.

A livello economico, la continuità è la sfida principale: il vademecum suggerisce, a tal proposito, modelli integrati di finanziamento e programmazione pluriennale.

In generale, il tratto comune delle quattro città è l’aver trasformato l’apertura delle scuole in una politica di rete, in cui ente locale, istituzione scolastica e comunità educante condividono obiettivi e strategie. 

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