"Le parole hanno un peso:
lasciano segni, accendono
ricordi, aprono i cuori.
Non sono fatte d’aria, spostano
le vite e decidono l’amore"
Il pensiero di Massimo
Recalcati sul valore della parola, capace di dare forma alle relazioni, al
silenzio e all’esperienza più profonda dell’essere umano
Basterebbe soffermarsi
solo un attimo per comprendere fino in fondo come le parole abbiano un peso:
ogni parola pronunciata con amore, infatti, può arrivare dritta al cuore,
accarezzando la nostra anima, mentre ogni parola pronunciata con disprezzo può
mortificarci o umiliarci.
Ad avvalorare tale tesi è
proprio lo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati che in
merito ha così espresso il suo pensiero: “L’esperienza della psicoanalisi
insegna il peso delle parole. Le parole non sono fatte d’aria, possiedono una
loro consistenza: spostano le vite delle persone, lasciano segni, accendono
entusiasmi e ricordi, aprono i cuori, armano le mani, sentenziano, liberano,
incatenano, sconvolgono, sospingono all’odio o all’amore, aprono o chiudono i
mondi”.
Si pensi, ad esempio,
allo psicoanalista che paradossalmente trascorre la maggior parte del suo tempo
in silenzio, senza parlare; eppure il silenzio è una merce rara e preziosa ed è
la sola cosa che davvero onora la parola, così come spiegatogli molto dettagliatamente
dal saggista italiano.
Ed allora a cosa
assomiglia davvero la parola? Massimo Recalcati, in via esemplificativa, ci
propone tre diverse immagini.
Luce
“La prima è un’immagine
inconsueta perché noi siamo abituati nel nostro tempo a pensare che la
parola sia uno strumento che serve alla comunicazione. In realtà la prima
immagine che vi voglio offrire è che la parola assomiglia alla luce. Ed il
fatto che la parola assomiglia alla luce ci è indicato dalla nipotina di
Sigmund Freud che soffriva di disturbi del sonno e dunque chiedeva a sua madre
di starle vicino fino a notte fonda. Ad un certo punto la madre spazientita
dice alla piccola: ‘adesso vado di là, ho sonno, spengo la luce, dormi ’ e la
bambina rivolta alla madre dice: ‘sì, tu spegni la luce, ma continua a parlarmi
perché la tua parola è luce’. La parola porta la luce nella misura in cui
allarga l’orizzonte del nostro mondo, nella misura in cui moltiplica i mondi,
nella misura in cui, illuminando le cose, le fa esistere in modo nuovo. E
questa è la dimensione più straordinaria, bella, della parola”, in tal modo il
saggista italiano continua la sua significativa disamina.
Proiettile
“Ma la psicoanalisi ci
insegna che accanto a questa rappresentazione della parola luce ce n’è
un’altra: quando la parola assomiglia ad un proiettile. Parole che ci hanno
attraversato, che ci hanno ferito, che ci hanno fatto sanguinare, che ci hanno
fatto soffrire, che ci hanno umiliato, che ci hanno offeso. Quando la parola
diventa proiettile? Quando assomiglia all’insulto. La parola può essere molto
pericolosa. Dunque, si arresta il movimento luminoso della parola e prevale la
violenza sulla parola. Ciò si verifica quando viene meno lo sforzo degli adulti
di assumersi le conseguenze delle parole che pronunciano.
Coraggio
“Infine, il terzo
ritratto, che è il più breve ma che è anche il più significativo per uno
psicoanalista, è la parola come appuntamento mancato, sono le parole che non
abbiamo detto, le parole che non abbiamo avuto il coraggio di pronunciare, di
dire, di affermare. La parola che è rimasta chiusa nella nostra bocca. Queste
per gli psicoanalisti sono le parole che fanno ammalare: le parole non dette
sono le parole che si convertono in sofferenza. A volte il corpo nella sua
sofferenza dice le parole che non abbiamo osato dire”, attraverso tale terza
immagine Massimo Recalcati conclude la sua profonda riflessione.
Non dobbiamo mai
dimenticare, pertanto, quanto siano importanti le parole che pronunciamo:
queste ultime, infatti, sono in grado di portare la luce nella misura in cui
allargano l’orizzonte del nostro mondo; ma al contempo le parole possono ferire
proprio come proiettili, infliggendoci sofferenza e mortificandoci fin nel
profondo della nostra anima.
Per te, lettore che ci
segui, ti sei mai chiesto quali parole hanno lasciato un segno nella tua vita e
quali, invece, avresti voluto dire e non hai detto? Le parole restano, nel
tempo e nella memoria, molto più di quanto immaginiamo.
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